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	<title>Agosto 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 Aug 2025 11:57:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Agosto 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Cefalosporine: antibiotici preziosi da usare con prudenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/cefalosporine-antibiotici-preziosi-da-usare-con-prudenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 22:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[nuove molecole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settimo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA esplora usi clinici e rischi di resistenza delle cefalosporine, con un focus sulle molecole di nuova generazione e sull’importanza di un impiego appropriato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro del <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/08/M7_minidossier_cefalosporine_def.pdf">settimo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA</a> ci sono le cefalosporine, antibiotici che, in decenni di utilizzo clinico, hanno rivoluzionato il trattamento di molte infezioni grazie alla capacità di agire su batteri sia Gram positivi sia Gram negativi.<br />
In Italia, le cefalosporine rappresentano il 14,1% degli antibiotici usati in ambito umano. Nel 2023 i consumi hanno registrato un aumento del 13,2% rispetto al 2022. A guidarne l’uso è il Sud, dove il ricorso a questi antibiotici resta molto alto, fino a cinque volte superiore al Nord.<br />
Oggi ne conosciamo cinque generazioni, ognuna con un profilo di attività più ampio e maggiore resistenza agli enzimi batterici che inattivano gli antibiotici. Le più recenti, come la quinta generazione, sono efficaci contro ceppi multiresistenti come lo <em>Staphylococcus aureus</em> meticillino-resistente (MRSA).<br />
Le nuove combinazioni con inibitori delle betalattamasi rappresentano un’arma contro le infezioni più difficili, ma richiedono un uso mirato e consapevole. L’uso inappropriato infatti favorisce lo sviluppo di ceppi batterici resistenti, come <em>Escherichia coli</em> e <em>Klebsiella pneumoniae</em> produttori di enzimi inattivanti, che impongono il ricorso a molecole “di riserva”, più costose e con maggiori rischi per i pazienti.<br />
Per questo, l’uso delle cefalosporine deve avvenire solo su prescrizione medica e seguendo attentamente le linee guida aggiornate, così da garantirne l’efficacia e limitare il rischio di resistenze.</p>
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		<item>
		<title>Cefalosporine di uso consolidato e di nuova generazione</title>
		<link>https://infarmaco.it/cefalosporine-di-uso-consolidato-e-di-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 12:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[nuove molecole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cefalosporine rappresentano oltre il 14% degli antibiotici usati in ambito umano in Italia. Un impiego così esteso non è privo di rischi, primo tra tutti lo sviluppo di batteri resistenti e la conseguente perdita di efficacia terapeutica. Questo <em>Minidossier</em> affronta il tema offrendo una panoramica sulle molecole oggi disponibili e sulle innovazioni di ultima generazione.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le cefalosporine rappresentano oltre il 14% degli antibiotici usati in ambito umano in Italia. Un impiego così esteso non è privo di rischi, primo tra tutti lo sviluppo di batteri resistenti e la conseguente perdita di efficacia terapeutica. Questo <em>Minidossier</em> affronta il tema offrendo una panoramica sulle molecole oggi disponibili e sulle innovazioni di ultima generazione.</p>
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		<item>
		<title>La frequenza delle infezioni causate da batteri multiresistenti</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-frequenza-delle-infezioni-causate-da-batteri-multiresistenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 22:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri multiresistenti]]></category>
		<category><![CDATA[epidemiologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4050</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dati spagnoli indicano che le infezioni da batteri multiresistenti agli antibiotici pongono un serio problema di sanità pubblica, con un carico crescente di morti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati di diffusione dell’antibiotico resistenza in Europa mostrano un continuo incremento. È importante avere un quadro di ciò che sta avvenendo nei vari Paesi, anche perché i microbi… non conoscono le frontiere. Per questo sono molto utili i dati rilevati in un ampio studio spagnolo che ha stimato la frequenza di infezioni e morti causate da batteri multiresistenti agli antibiotici fotografando la situazione nel Paese iberico nel 2018, nel 2019 e nel 2023, dopo la pandemia di COVID-19.</p>
<h3>I risultati dello studio condotto in Spagna</h3>
<p>Per poter stimare il numero di infezioni dovute a batteri multiresistenti a livello nazionale, i ricercatori hanno registrato quanto rilevato in oltre 100 ospedali. Hanno poi estrapolato da questi dati una proiezione nazionale, confrontando la frequenza delle infezioni da batteri multiresistenti e il numero di morti causate negli anni di studio.<br />
Si sono così calcolate oltre 155.000 infezioni di questo tipo nel 2018, oltre 210.000 nel 2019 e oltre 173.000 nel 2023. Se il numero di casi è calato dal 2019 al 2023, a seguito della pandemia, è aumentato però progressivamente il numero di morti dovute a infezioni da batteri multiresistenti: circa 20.000 nel 2018, circa 18.000 nel 2019 e quasi 25.000 nel 2023.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ripetere la stessa terapia se il melanoma ricompare?</title>
		<link>https://infarmaco.it/ripetere-la-stessa-terapia-se-il-melanoma-ricompare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 22:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’associazione di ipilimumab e nivolumab potrebbe essere riprovata qualora ci sia una recidiva di melanoma, anche qualora la risposta non sia stata buona in prima istanza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se la terapia con farmaci contro un tumore non è efficace come primo approccio non è detto che non lo sia in uno successivo. Questa morale si potrebbe trarre da uno studio olandese che ha valutato in caso di melanoma in fase avanzata se le terapie fatte in passato possano essere ripetute e con quale efficacia.</p>
<h3>L’immunoterapia anti tumorale</h3>
<p>In caso di melanoma in fase avanzata l’immunoterapia è un approccio spesso efficace. Lo schema di solito usato prevede due anticorpi monoclonali, l’ipilimumab e il nivolumab, somministrati insieme perché hanno un’azione che si completa, agendo entrambi su molecole e recettori che bloccano la risposta immunitaria dell’organismo al tumore. Grazie alla loro azione i linfociti T non sono più frenati dal tumore e possono quindi esplicare la loro azione difensiva nei confronti del tumore.<br />
Sovente la somministrazione di questi farmaci consente un controllo della malattia, ma in alcuni casi non c’è una risposta al trattamento e in altri la malattia si ripresenta a distanza di tempo, ci si chiede allora quale terapia possa essere adottata e tra le scelte c’è anche quella di riproporre gli stessi farmaci usati in precedenza.</p>
<h3>Lo studio olandese</h3>
<p>Analizzando i dati relativi a quasi 4.000 pazienti trattati in precedenza con un’immunoterapia per un melanoma, alcuni oncologi olandesi hanno identificato una settantina di casi in cui era stata riproposta l’associazione ipilimumab più nivolumab come terapia in caso di ripresa della malattia. Ebbene, si è osservata una risposta al trattamento in un terzo circa dei casi con un allungamento significativo della sopravvivenza rispetto ad altri approcci. Addirittura in 15 pazienti l’accoppiata di farmaci è risultata efficace quando non lo era stata in precedenza. Ciò a fronte comunque di frequenti eventi avversi associati alla somministrazione dei farmaci, dei quali deve essere preventivamente informato il malato prima di decidere quale terapia adottare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rivedere la terapia nei pazienti con frattura dell’anca aiuta</title>
		<link>https://infarmaco.it/rivedere-la-terapia-nei-pazienti-con-frattura-dellanca-aiuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[frattura dell'anca]]></category>
		<category><![CDATA[revisione terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La revisione dei farmaci negli anziani con frattura dell’anca aiuta a ridurre prescrizioni inappropriate e complicanze se inserita in un percorso di cura integrato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle persone anziane che subiscono una frattura dell’anca, il percorso di cura è spesso complesso, tra chirurgia e riabilitazione. A complicare il quadro c’è il fatto che questi pazienti assumono spesso molti farmaci per altre malattie e, dopo l’incidente, le prescrizioni possono aumentare ulteriormente, condizionando anche il rischio di cadute successive.<br />
Per controllare il dolore, prevenire le complicanze chirurgiche e trattare malattie concomitanti, si ricorre spesso a farmaci antidolorifici, anticoagulanti, antibiotici e altri ancora. Si entra così facilmente nella polifarmacoterapia, una condizione che, pur talvolta necessaria, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Un carico di farmaci troppo elevato infatti aumenta il rischio di interazioni pericolose, effetti collaterali e nuove cadute.</p>
<h3>Perché la revisione dei farmaci è importante</h3>
<p>Rivedere la terapia farmacologica in questi pazienti non dovrebbe essere un’opzione, ma un passaggio necessario per capire, insieme al medico, se e quali farmaci sospendere o sostituire, mantenendo solo quelli realmente utili e sicuri.<br />
Per valutare i benefici di questo intervento negli anziani con frattura dell’anca, è stata condotta una revisione sistematica che ha preso in esame sei studi pubblicati in letteratura scientifica tra il 2014 e il 2024.</p>
<h3>Un intervento da integrare</h3>
<p>Dallo studio è emerso che la revisione dei farmaci riduce le prescrizioni inappropriate di farmaci, limita il rischio di ulteriori cadute, nuove fratture e reazioni avverse associate ai farmaci. Inoltre, si traduce in ricoveri ospedalieri più brevi e a una minor frequenza di complicanze post operatorie, come trombosi venosa profonda, ictus e cardiopatia ischemica.<br />
Nonostante i benefici, però, la revisione della terapia non sembra ridurre significativamente la mortalità e il numero di ricoveri. Per questo va integrata in un approccio multidisciplinare che includa la riabilitazione e il monitoraggio continuo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La terapia antiaggregante protegge dalla comparsa di metastasi?</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-terapia-antiaggregante-protegge-dalla-comparsa-di-metastasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 22:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[acido acetilsalicilico]]></category>
		<category><![CDATA[metastasi cerebrali]]></category>
		<category><![CDATA[tumore del polmone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel tumore del polmone non a piccole cellule l’acido acetilsalicilico potrebbe avrebbe un’azione preventiva rispetto allo sviluppo di metastasi cerebrali</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’acido acetilsalicilico, meglio conosciuto da tutti con il suo nome commerciale di aspirina, potrebbe ridurre il rischio di metastasi cerebrali nelle persone che hanno un tumore del polmone in fase avanzata.</p>
<h3>Il tumore del polmone e la sua evoluzione</h3>
<p>Ci sono diversi tipi di tumore del polmone ma quello più frequente e legato soprattutto, ma non solo, al fumo di sigaretta è il tumore del polmone non a piccole cellule, che nella sola Europa colpisce 480.000 persone, con un prognosi sul lungo periodo (cinque anni) non ancora buona, nonostante le terapie poste in atto.<br />
La malattia neoplastica si evolve nel tempo e si dissemina nell’organismo con la comparsa di metastasi dovute al fatto che alcune cellule del tumore sono passate in circolo e hanno raggiunto altri organi, dove possono moltiplicarsi. Nel caso del tumore del polmone sono molto frequenti le metastasi al cervello, che nelle fasi avanzate della malattia colpiscono un malato su quattro peggiorando significativamente la qualità di vita perché possono causare deficit motori, convulsioni, declino cognitivo e un’ipertensione endocranica. Ma c’è modo di ridurre il rischio che il tumore del polmone dia metastasi al cervello?</p>
<h3>Il ruolo delle piastrine</h3>
<p>Alcuni studiosi stanno concentrando la propria attenzione sul ruolo delle piastrine presenti nel sangue, che hanno un’azione chiave nella coagulazione bloccando i sanguinamenti. Alcune ricerche hanno suggerito un loro ruolo anche nello sviluppo delle metastasi, il tumore infatti attiverebbe le piastrine, si formerebbe un complesso tra piastrine e cellule tumorali che in questo modo sarebbero meno attaccabili dalle difese immunitarie dell’organismo e potrebbero spostarsi nel sangue più facilmente per raggiungere altri organi. Inoltre le piastrine faciliterebbero la formazione di metastasi aumentando l’adesione vascolare e la possibilità per le cellule tumorali di uscire dai vasi e arrivare ai tessuti.</p>
<h3>La terapia antiaggregante contro le metastasi</h3>
<p>Visto il ruolo svolto dalle piastrine in caso di tumore, si è ipotizzato che il ricorso a farmaci che ne bloccano l’attività possa in qualche modo proteggere dalla formazione di metastasi, nel caso specifico di uno studio condotto in Spagna dalla formazione di metastasi cerebrali in caso di tumore del polmone non a piccole cellule.<br />
I ricercatori hanno analizzato a posteriori la storia di 650 pazienti con il tumore, per vedere se ci fosse una correlazione tra l’uso dell’aspirina, il più noto e diffuso antiaggregante piastrinico, e la presenza di metastasi cerebrali. Si è così scoperto che il rischio di sviluppare metastasi cerebrali era inferiore nei malati che per qualunque motivo prendevano l’antiaggregante; non solo, ma quelli che già prendevano il farmaco per altri motivi (per esempio come protezione cardiovascolare) prima della diagnosi di tumore avevano una probabilità minore di avere già metastasi cerebrali al momento della diagnosi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa</title>
		<link>https://infarmaco.it/otite-media-acuta-ricorrente-allinizio-basta-una-vigile-attesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 22:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[Otite media]]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel bambino la maggior parte dei casi si risolve spontaneamente, per cui la terapia antibiotica va riservata ai casi gravi o che non guariscono da sé dopo due o tre giorni</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/otite-media-acuta-ricorrente-allinizio-basta-una-vigile-attesa/">Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’otite media acuta ricorrente nel bambino va trattata con antibiotici solo dopo due o tre giorni che sono iniziati i sintomi e che non sono migliorati, scegliendo l’antibiotico adatto e somministrandolo per cinque giorni.</p>
<h3>Che cos’è l’otite media acuta ricorrente</h3>
<p>L’otite media acuta è una malattia infettiva che compare di solito in bambini piccoli perfettamente sani. Si stima che oltre il 60% dei bambini sotto i tre anni di età abbia almeno un episodio di otite media acuta e che uno su quattro soffra di episodi ricorrenti di questa malattia. In particolare si parla di forma ricorrente se gli episodi sono almeno tre nell’arco di sei mesi o quattro nell’arco di un anno.<br />
La malattia si manifesta con un improvviso e forte dolore all’orecchio, che può essere accompagnato da altri sintomi non specifici come febbre, irritabilità, pianto, inappetenza, tosse.</p>
<h3>Batteri o virus?</h3>
<p>L’infezione può essere dovuta sia a batteri sia a virus. Clinicamente non è facile distinguere le due forme, anche se alcuni segni possono indirizzare il medico. Poiché le forme virali e quelle batteriche più lievi vanno incontro di solito a una risoluzione spontanea senza bisogno di terapia, se non quella sintomatologica (per esempio quella per abbassare la febbre), la raccomandazione è di aspettare a iniziare una terapia antibiotica, osservando come vanno le cose per due o tre giorni (l’80% dei bambini guarisce spontaneamente nell’arco di tre giorni), dopo i quali, se la situazione non migliora o peggiora, è indicato il ricorso agli antibiotici.</p>
<h3>Quali antibiotici scegliere</h3>
<p>Alcune società scientifiche italiane hanno stilato un documento di consenso che cala le raccomandazioni delle linee guida internazionali nella realtà italiana, tenendo presente che l’otite media è una delle cause più frequente di prescrizione di antibiotici nei bambini piccoli e che in Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, c’è un uso eccessivo di antibiotici ad ampio spettro che facilitano la comparsa di resistenze batteriche.<br />
Le raccomandazioni che emergono dal documento di consenso, che è partito dall’analisi degli studi al riguardo pubblicati nella letteratura scientifica, sono chiare e sono basate sul fatto che i batteri più spesso in causa sono pochi:</p>
<ul>
<li>in caso di otite media ricorrente adottare un atteggiamento di vigile attesa e non somministrare la terapia antibiotica prima di 48-72 ore dall’inizio dei sintomi se il bambino è sano</li>
<li>usare come antibiotico l’amoxicillina per la durata di cinque giorni, con la suddivisione in tre dosi giornaliere</li>
<li>usare l’associazione dell’amoxicillina con l’acido clavulanico solo in caso di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici o nei bambini con deficit immunitari, nei quali si può ricorrere anche alle cefalosporine di seconda generazione.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/otite-media-acuta-ricorrente-allinizio-basta-una-vigile-attesa/">Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dimezzare le dosi della chemioterapia: a volte si può</title>
		<link>https://infarmaco.it/dimezzare-le-dosi-della-chemioterapia-a-volte-si-puo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 22:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[citarabina]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia mieloide acuta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4008</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella terapia di mantenimento della leucemia mieloide acuta dell’adulto si può dimezzare la dose della citarabina a parità di efficacia ma con minori effetti indesiderati</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/dimezzare-le-dosi-della-chemioterapia-a-volte-si-puo/">Dimezzare le dosi della chemioterapia: a volte si può</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella terapia di mantenimento nella leucemia mieloide acuta dell’adulto si può dimezzare la dose della citarabina, il farmaco somministrato in questi casi, per ridurre il rischio di effetti avversi senza per questo peggiorare la prognosi. La buona notizia viene da uno studio controllato condotto in Francia.</p>
<h3>Che cos’è la leucemia mieloide acuta</h3>
<p>La leucemia mieloide acuta è la forma di leucemia acuta più diffusa negli adulti ed è dovuta alla proliferazione incontrollata di una cellula progenitrice nel midollo osseo.<br />
Si manifesta con la comparsa di diversi sintomi come affaticamento, pallore, sanguinamenti, febbre, infezioni.<br />
La cura prevede una chemioterapia iniziale (detta di “induzione”) che mira a ottenere la remissione della malattia, seguita da una chemioterapia di mantenimento, che può essere anche associata a un trapianto di cellule staminali emopoietiche, per ridurre il rischio di ricomparsa della malattia.</p>
<h3>I risultati dello studio</h3>
<p>Lo studio francese si è focalizzato sulla chemioterapia di mantenimento, che è indubbiamente efficace nel tenere controllata la leucemia, ma che si associa a numerosi effetti avversi, alcuni dei quali gravi (si ha una tossicità midollare con anemia, leucopenia, piastrinopenia, si può avere una neurotossicità, si possono avere alterazioni polmonari) o comunque disturbanti per il paziente (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, stomatite). La domanda che si sono posti i ricercatori è se si possa dimezzare la dose del farmaco ottenendo gli stessi effetti sulla sopravvivenza ma riducendo la probabilità degli eventi avversi legati al farmaco.<br />
Grazie ai dati raccolti su oltre mille pazienti con la malattia trattati con la dose alta di farmaco o con la dose bassa, si è visto che la sopravvivenza a cinque anni di distanza era identica, qualunque fosse la dose di citarabina somministrata, mentre in effetti erano meno frequenti gli eventi avversi dovuti al farmaco.</p>
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		<title>Ossa più fragili nei bambini asmatici in terapia con il cortisone</title>
		<link>https://infarmaco.it/ossa-piu-fragili-nei-bambini-asmatici-in-terapia-con-il-cortisone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[asma]]></category>
		<category><![CDATA[fratture]]></category>
		<category><![CDATA[steroidi per via inalatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rischio di fratture nei bambini asmatici che usano gli steroidi per via inalatoria è più alto rispetto ai controlli senza la malattia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini che soffrono di asma hanno un maggior rischio di andare incontro a fratture a causa della rarefazione ossea, soprattutto se assumono il cortisone per via inalatoria per controllare la malattia.</p>
<h3>Asma e fratture, una relazione nota</h3>
<p>In passato è già stata segnalata una correlazione tra la presenza di asma nei bambini e un aumento del rischio di fratture, in particolare nei maschi. La causa è attribuita allo stato infiammatorio cronico tipico di questa malattia respiratoria (vedi anche Journal of Paediatrics and Child Health, 2018). La situazione potrebbe però essere aggravata dai farmaci che si usano per curare l’asma, in particolare gli steroidi come il cortisone.</p>
<h3>Il ruolo del cortisone</h3>
<p>Uno studio coreano conferma l’associazione tra asma e rischio di fratture, ma sottolinea anche il ruolo svolto dai farmaci steroidei che vengono somministrati per via inalatoria per prevenire e contrastare le crisi asmatiche. È peraltro noto che gli steroidi favoriscono l’insorgenza di osteoporosi, facilitando in questo modo la comparsa di fratture. Si discute però se il cortisone somministrato per via inalatoria nei bambini possa interferire con il metabolismo osseo.<br />
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 13.000 bambini, seguiti dal 2002 al 2019, e hanno confrontato il rischio di fratture nei bambini asmatici rispetto ai coetanei senza asma. I risultati mostrano che il rischio di frattura quasi triplicava nei bambini che avevano assunto il cortisone per via inalatoria nei 90 giorni precedenti. Rischio che era tanto maggiore quanto maggiore era la dose di farmaco che era stata assunta.</p>
<h3>L’importanza della prevenzione</h3>
<p>Nonostante questi risultati, va ricordato che secondo le principali<a href="http://thorax.bmj.com/content/80/7/416"> linee guida internazionali</a> il cortisone per via inalatoria a basso dosaggio è il trattamento di prima scelta nei bambini asmatici con meno di 12 anni d’età. Per limitare la necessità di ricorrere a terapie farmacologiche, è essenziale puntare su una prevenzione efficace. L’asma nell’infanzia è spesso legata a fattori di rischio come basso peso alla nascita, parto pretermine, infezioni respiratorie nei primi mesi di vita, esposizione al fumo in gravidanza, ma anche obesità e inquinamento urbano. Secondo il Piano d’azione globale dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, la prevalenza futura dell’asma potrebbe essere ridotta grazie a una buona assistenza materno-infantile, alla diminuzione delle nascite pretermine e delle infezioni respiratorie nei neonati, e alla riduzione dell’obesità a tutte le età.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Farmaci antitumorali non sempre a misura di bambino</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-antitumorali-non-sempre-a-misura-di-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 22:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli studi clinici sono ancora poche le formulazioni specifiche per l’uso in età pediatrica, con il ricorso a farmaci non registrati per questa fascia d’età</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono oltre 400 i farmaci antitumorali impiegati negli studi clinici per valutare la loro sicurezza ed efficacia nei bambini, ma solo una piccola parte è registrata con l’indicazione per la cura dei tumori nei piccoli, essendo spesso usati medicinali approvati per gli adulti e “adattati” per l’età pediatrica.</p>
<h3>I numeri sui farmaci antitumorali nei bambini</h3>
<p>Per valutare quanto siano usati e quali siano i farmaci impiegati negli studi per la cura di diversi tumori in età pediatrica, un gruppo di ricercatori statunitensi, insieme a esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha analizzato oltre 5.000 studi clinici selezionandone alla fine oltre duemila per lo scopo della ricerca.<br />
In totale in questi studi erano stati sottoposti a verifica di efficacia e sicurezza 440 farmaci anti cancro, nella metà circa dei casi riconducibili all’immunoterapia (vedi <a href="https://infarmaco.it/limportanza-dei-controlli-dopo-limmunoterapia-per-un-tumore/">news L’importanza dei controlli dopo l’immunoterapia per un tumore</a>).<br />
Per la metà dei farmaci riportati negli studi erano disponibili anche informazioni sulla loro maneggevolezza, è così emerso che il 37% richiedeva una conservazione a bassa temperatura e che il 55% doveva essere protetto dalla luce solare per non deteriorarsi, due condizioni queste che rendono tali terapie poco fruibili nei Paesi più poveri, per via del clima e delle carenze nella catena del freddo.<br />
Colpisce il fatto che in meno della metà dei casi (45%) le medicine da prendere per bocca erano disponibili in formulazioni adatte all’età pediatrica. D’altra parte solo l’8% dei farmaci era stato approvato dall’EMA, l’Agenzia Europea dei medicinali, per la somministrazione in età pediatrica, nonostante in un terzo dei casi si trattasse di farmaci andati oltre le prime fasi di sperimentazione.</p>
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