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	<title>Giugno 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Oct 2025 07:14:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Giugno 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>L’opinione dei medici sull’antibiotico resistenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/lopinione-dei-medici-su-batteri-resistenti-agli-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 22:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni respiratorie]]></category>
		<category><![CDATA[pneumologia]]></category>
		<category><![CDATA[prescrizione antibiotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’indagine condotta tra gli pneumologi di 60 Paesi fornisce un quadro delle loro opinioni rispetto alle infezioni respiratorie da germi resistenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/lopinione-dei-medici-su-batteri-resistenti-agli-antibiotici/">L’opinione dei medici sull’antibiotico resistenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa ne pensano i medici della sempre più diffusa resistenza dei batteri agli antibiotici? Un’indagine della AMR-Lung Clinical Research Collaboration condotta in 60 Paesi (compresa l’Italia) di 6 continenti che ha coinvolto 279 pneumologi e ricercatori nel campo delle malattie respiratorie ha cercato di dare risposta a questa domanda, concentrandosi in questo caso sulle malattie respiratorie infettive.</p>
<h3>Quale fotografia emerge dallo studio</h3>
<p>Circa la metà dei rispondenti al questionario ha detto di avere a che fare settimanalmente con batteri resistenti agli antibiotici ma che in tre quarti dei casi è frequente una gestione non adeguata nella scelta degli antibiotici da utilizzare. Su questo punto le critiche si sono concentrate sul fatto che nel 60% dei casi né in ospedale né sul territorio sono stati attivati programmi di gestione appropriata degli antibiotici (<em>antimicrobial stewardship</em>) che aiuterebbero a ridurre le terapie antibiotiche inutili o non adeguate.<br />
Alla domanda su che cosa potrebbe aiutare per scegliere con maggior consapevolezza l’antibiotico da somministrare la maggior parte dei medici ha indicato l’importanza di avere a disposizione nuovi test rapidi, che consentano di individuare il germe che ha causato l’infezione, e molti più dati sulla situazione epidemiologica locale, cioè su quanto siano diffusi nei vari ambiti i batteri più spesso responsabili delle infezioni respiratorie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/lopinione-dei-medici-su-batteri-resistenti-agli-antibiotici/">L’opinione dei medici sull’antibiotico resistenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I vaccini si confermano farmaci sicuri</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-vaccini-si-confermano-farmaci-sicuri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 22:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[AIFA]]></category>
		<category><![CDATA[farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[reazioni avverse]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati del Rapporto Vaccini 2023 fotografano la situazione italiana, con eventi avversi rari e per lo più lievi, non sempre riferibili alla vaccinazione stessa</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/i-vaccini-si-confermano-farmaci-sicuri/">I vaccini si confermano farmaci sicuri</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di vaccini, le reazioni sono le più varie: dai convinti sostenitori, agli scettici, fino agli oppositori. Ma al di là delle opinioni personali, sono la scienza e i dati a parlare. A dirci qualcosa sulla loro sicurezza è il <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Rapporto_vaccini_2023.pdf">Rapporto Vaccini</a> pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che raccoglie tutte le informazioni sulle sospette reazioni avverse successive alla vaccinazione registrate in Italia nel corso del 2023. Ma perché sospette? Cerchiamo di vederci chiaro.</p>
<h3>È possibile avere un evento avverso dopo un vaccino?</h3>
<p>Sì, i vaccini, come tutti i farmaci, possono accompagnarsi a eventi avversi, più o meno gravi. Tuttavia, il fatto che un evento si verifichi dopo la vaccinazione non significa automaticamente che questa ne sia la causa.<br />
Stabilire un legame diretto, quello che in termini tecnici si chiama nesso di causalità, è un processo complesso che richiede l’analisi del singolo caso, la consultazione della letteratura scientifica e dati su larga scala. Per questo si parla di sospette reazioni avverse: l’associazione temporale non basta a dire che ci sia una relazione causa-effetto.</p>
<h3>I numeri del 2023 in Italia</h3>
<p>Nel 2023, sono state raccolte complessivamente 4.349 segnalazioni di sospetti eventi avversi successivi alla vaccinazione, di cui 1.224 (il 28,3% del totale) relative ai vaccini anti COVID-19, seguono quelle relative ai vaccini anti meningococco (18,6%), ai vaccini anti herpes zoster (11,6%), ai vaccini trivalenti (9,0%) e ai vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella (8,5%).<br />
Rispetto all’anno precedente, si è registrato un forte calo: −86% per tutte le segnalazioni e −94% per quelle relative a COVID-19. Un dato spiegabile con la drastica riduzione delle dosi di vaccino anti COVID-19 somministrate, ma anche con la fine della farmacovigilanza attiva per monitorare la situazione e la minore attenzione mediatica.<br />
La buona notizia è che nel 73,6% dei casi gli eventi sono stati classificati come non gravi. Nei casi rimanenti (26,4%) si è trattato di eventi gravi, ma anche qui bisogna essere cauti: non significa infatti automaticamente che il vaccino ne sia la causa. In termini di esito, nel 49% dei casi i sintomi si sono risolti o sono migliorati, nel 31,4% erano ancora presenti al momento della segnalazione (che di solito avviene poco dopo l’inizio dei sintomi), nel 7,8% dei casi hanno lasciato qualche postumo e nel 2,6% dei casi è stato riportato un decesso (anche in questo caso da dimostrare che fosse legato in qualche modo al vaccino somministrato).</p>
<h3>Che cosa fare in caso di un evento avverso</h3>
<p>Se dopo la vaccinazione si manifesta un sintomo (i più comuni sono un’irritazione a livello locale e la comparsa di febbre), il primo passo è parlarne con il medico.<br />
E poi? Tutti, cittadini e operatori sanitari, possono segnalare l’evento sul portale dell’AIFA attraverso l’apposito <a href="https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse">servizio online</a>. Se per i cittadini la segnalazione è un invito, per i professionisti sanitari è un obbligo. In ogni caso, le segnalazioni contribuiscono a migliorare la conoscenza e la sicurezza dei vaccini per tutta la comunità e quindi tutti sono chiamati in causa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le cure oncologiche in gravidanza sono possibili</title>
		<link>https://infarmaco.it/le-cure-oncologiche-in-gravidanza-sono-possibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pur essendo scarsi i dati a disposizione, le terapie oncologiche iniziate dopo la 14a settimana di gestazione sembrano essere sicure per la salute fetale e l’esito della gravidanza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevere una diagnosi di tumore durante la gravidanza pone molti interrogativi. Si stima che in una gravidanza ogni mille si abbia la diagnosi di un tumore e questo impone di capire quanto siano sicure le terapie da mettere in atto per curare la malattia senza esporre il futuro nascituro a troppi rischi. Quando possibile, i medici cercano di posticipare la terapia fino al parto. Tuttavia, in molti casi non è possibile aspettare e il trattamento va iniziato durante la gestazione.</p>
<h3>Che cosa fare quando non si può attendere</h3>
<p>Il consiglio in questi casi è di cercare comunque di iniziare le cure oncologiche una volta trascorse le prime 14 settimane, durante le quali si formano gli organi del feto e si potrebbe correre il rischio di malformazioni fetali o di aborto.<br />
Una revisione sistematica ha cercato in letteratura scientifica tutti gli studi nei quali erano forniti dati sull’esito della gravidanza in donne con un tumore scoperto e trattato nei nove mesi con chemioterapia, terapia endocrina o immunoterapia. I risultati della ricerca sono tranquillizzanti anche se i dati disponibili sono pochi, soprattutto concentrati sulla chemioterapia, e non consentono di trarre conclusioni definitive. Le cure oncologiche iniziate durante la gravidanza sembrano non aumentare il rischio di aborto spontaneo, di morte del neonato o di basso peso alla nascita. Potrebbe invece esserci un aumento del rischio di parto prematuro, con le conseguenze del caso. Nelle donne trattate con le terapie oncologiche si è visto infatti un numero più alto di nascite prima della 37&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; settimana, anche se va detto che in molti casi il parto viene anticipato volutamente dal medico per poter poi trattare in maniera più incisiva il tumore della madre.<br />
Per quanto riguarda le possibili malformazioni fetali queste non sembrano aumentare nelle donne trattate con i farmaci oncologici, ma anche qui i dati sono frammentari e molto dipende dal trimestre in cui viene iniziata la terapia, quanto più è precoce tanto più aumenta il rischio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le raccomandazioni dell’OMS per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale</title>
		<link>https://infarmaco.it/le-raccomandazioni-delloms-per-proteggere-i-neonati-dal-virus-respiratorio-sinciziale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[nirsevimab]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione RSV]]></category>
		<category><![CDATA[virus respiratorio sinciziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un anticorpo monoclonale per i neonati e un vaccino per le donne in gravidanza sono le soluzioni raccomandate dall’OMS per proteggere i più piccoli dal virus respiratorio sinciziale</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/le-raccomandazioni-delloms-per-proteggere-i-neonati-dal-virus-respiratorio-sinciziale/">Le raccomandazioni dell’OMS per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le prime <a href="https://www.who.int/publications/i/item/who-wer-10022-193-218">indicazioni ufficiali</a> per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale, uno dei principali responsabili di bronchiolite e polmonite nei bambini sotto i 5 anni d’età.<br />
Questo virus, noto con l’acronimo RSV, è molto comune e nella maggior parte dei casi provoca sintomi lievi, simili a quelli di un raffreddore. Tuttavia, nei neonati e nei bambini piccoli può essere causa di forme gravi di malattia, tali da richiedere il ricovero d’urgenza in ospedale e, in alcuni casi, il supporto respiratorio.<br />
Si stima che ogni anno, nel mondo, il virus causi oltre 100.000 decessi e più di 3,6 milioni di ricoveri tra i bambini piccoli, ragione per cui la prevenzione è una tappa fondamentale.</p>
<h3>Vaccino e anticorpo monoclonale: le due soluzioni raccomandate dall’OMS</h3>
<p>L’OMS raccomanda due strumenti efficaci per proteggere i neonati dall’infezione:</p>
<ul>
<li>un vaccino per le future mamme, da somministrare tra la 24ª e la 36ª settimana di gravidanza. Questo vaccino consente di trasferire anticorpi al bambino prima della nascita, offrendo protezione fin dai primi giorni di vita</li>
<li>un anticorpo monoclonale (nirsevimab), da somministrare direttamente al neonato alla nascita. Garantisce una protezione di almeno 5 mesi, cioè per tutto il periodo in cui il rischio di malattia è più alto. Per saperne di più leggi anche quest’altra notizia che abbiamo pubblicato sul nostro portale InFarmaco: “<a href="https://infarmaco.it/un-anticorpo-monoclonale-contro-il-virus-respiratorio-sinciziale/">Un anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale</a>”.</li>
</ul>
<h3>La situazione in Italia</h3>
<p>In Italia negli ultimi anni sono state adottate misure per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale.<br />
Dalla stagione 2024-2025, le Regioni italiane hanno avviato un programma di prevenzione rivolto a tutti i bambini nati tra ottobre e marzo, periodo in cui il virus circola di più. È inoltre disponibile in Italia il vaccino per le donne in gravidanza, approvato in Europa nel 2023, da somministrare come detto tra la 24ª e la 36ª settimana, per proteggere il bambino già alla nascita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/le-raccomandazioni-delloms-per-proteggere-i-neonati-dal-virus-respiratorio-sinciziale/">Le raccomandazioni dell’OMS per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Che cosa fare se il bambino vomita dopo aver assunto un farmaco per bocca?</title>
		<link>https://infarmaco.it/che-cosa-fare-se-il-bambino-vomita-dopo-aver-assunto-un-farmaco-per-bocca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 22:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[somministrazione per bocca]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3567</guid>

					<description><![CDATA[<p>In caso di vomito nel bambino prima di somministrare una nuova dose di farmaco per bocca va valutato il motivo della prescrizione e l’urgenza della terapia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/che-cosa-fare-se-il-bambino-vomita-dopo-aver-assunto-un-farmaco-per-bocca/">Che cosa fare se il bambino vomita dopo aver assunto un farmaco per bocca?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vomito del bambino subito dopo la somministrazione di un farmaco per bocca è un evento piuttosto comune, che spesso lascia i genitori incerti su che cosa fare. A questo punto è meglio ripetere la dose o attendere e somministrare a tempo debito la successiva?<br />
Nonostante il vomito nel bambino sia un evento frequente mancano indicazioni precise su come comportarsi con il farmaco preso da poco. In generale, il consiglio che viene dato è di considerare il tempo intercorso tra la somministrazione del farmaco e il momento del vomito. Se il vomito è immediato o comunque entro i 30 minuti e soprattutto se si vedono residui del farmaco nel materiale vomitato occorre somministrarlo nuovamente perché con quasi assoluta certezza il farmaco non è stato assorbito. Se invece il vomito avviene dopo un’ora è meglio non ripetere la dose, perché il farmaco è stato assorbito, almeno in parte, e somministrandolo di nuovo si rischia un sovradosaggio, cioè di darne troppo con il rischio di tossicità.<br />
Questa è la regola generale ma le variabili possono essere molteplici. In particolare mancano indicazioni specifiche su che cosa fare, per esempio, se il vomito avviene tra i 30 e i 60 minuti dalla somministrazione del farmaco, oppure su come comportarsi con i diversi tipi di farmaco e in bambini in condizioni cliniche che richiedono la certezza che il farmaco sia stato preso e assorbito.<br />
Un gruppo di ricercatori svedesi ha sviluppato uno strumento di supporto decisionale, che si basa sulla valutazione di tre aspetti fondamentali.</p>
<h3>Gli elementi da considerare</h3>
<p>I tre aspetti principali che devono essere valutati sono:</p>
<ul>
<li>la condizione del bambino, se la terapia è stata prescritta per un problema acuto come la febbre alta, un attacco epilettico o un dolore acuto è importante garantire che venga assunto in modo completo il farmaco e quindi può essere indicata la ripetizione della dose</li>
<li>il tempo trascorso dalla somministrazione all’evento, come anticipato in precedenza, se il vomito avviene entro 30 minuti è più probabile che il farmaco non sia stato assorbito, mentre dopo 60 minuti lo è stato quasi certamente</li>
<li>le caratteristiche del farmaco, in quanto alcuni farmaci, come gli sciroppi, vengono assorbiti più rapidamente rispetto ad altri, come le compresse. A parità di tempo trascorso quindi sarà maggiore la quantità di farmaco assorbita con uno sciroppo rispetto a una compressa.</li>
</ul>
<p>Occorre inoltre capire perché il bambino abbia vomitato e se è possibile prevenire un nuovo episodio per evitare, in caso il farmaco venga risomministrato, che questo sia nuovamente espulso con il vomito. Nei più piccoli, per esempio, il vomito può dipendere dal sapore sgradevole del farmaco, ma anche da uno stato di ansia o agitazione legato al momento della somministrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/che-cosa-fare-se-il-bambino-vomita-dopo-aver-assunto-un-farmaco-per-bocca/">Che cosa fare se il bambino vomita dopo aver assunto un farmaco per bocca?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il farmaco in parole semplici</title>
		<link>https://infarmaco.it/il-farmaco-in-parole-semplici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 22:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aziende farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima videopillola di InFarmaco esplora il percorso del farmaco dalla sua scoperta fino all’utilizzatore finale</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-farmaco-in-parole-semplici/">Il farmaco in parole semplici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Inauguriamo oggi una nuova rubrica di InFarmaco, “Il farmaco in parole semplici”, che raccoglierà una serie di videopillole con cui verranno affrontati temi inerenti al farmaco, presentati in modo comprensibile a tutti.<br />
Il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=XYhxcQDb2us">primo episodio</a> esplora il lungo percorso che un farmaco compie dalla sua scoperta fino ad arrivare nelle nostre mani.<br />
Lo sviluppo di un farmaco inizia molto prima che questo possa essere immesso sul mercato. Si tratta di un processo lungo e complesso, spesso costellato da ostacoli, tanto che solo una piccola parte delle molecole inizialmente studiate arriva a essere approvata e somministrata all’uomo.<br />
Nonostante queste difficoltà, la ricerca ha fatto grandi progressi negli anni, grazie anche al contributo delle moderne tecnologie. Oggi perfino l’intelligenza artificiale si sta dimostrando un supporto prezioso in diverse fasi dello sviluppo di un farmaco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-farmaco-in-parole-semplici/">Il farmaco in parole semplici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Allergia alla penicillina: l’aumento delle resistenze</title>
		<link>https://infarmaco.it/allergia-alla-penicillina-laumento-delle-resistenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 22:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[penicillina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3559</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle persone allergiche alla penicillina il ricorso ad altri antibiotici favorisce la comparsa di batteri resistenti ai farmaci</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’apparentemente diffusa allergia alla penicillina comporta la probabilità di usare, in caso di infezione, altri antibiotici al suo posto che possono però favorire lo sviluppo di batteri resistenti.</p>
<h3>L’allergia alla penicillina</h3>
<p>Molte persone dichiarano di essere allergiche alla penicillina per reazioni non meglio specificate avute in precedenza quando è stato loro somministrato il farmaco. Le reazioni possono essere lievi, come eruzioni cutanee, prurito, o più gravi con difficoltà respiratorie, edema della glottide, fino al possibile shock anafilattico.<br />
Il medico raccoglie questa informazione dal paziente e in caso di sospetta allergia propende per la somministrazione di un altro antibiotico, spesso ad ampio spettro o comunque di seconda linea, che più facilmente può indurre la comparsa di antibiotico resistenza. Secondo studi d’oltremanica nel Regno Unito il 6% dei pazienti che vanno dal medico di famiglia e il 14% di quelli ricoverati segnalano di essere allergici alla penicillina; dati statunitensi indicano una prevalenza nella popolazione del 10%, senza che ve ne sia però una certezza. In realtà, infatti, non tutti quelli che dichiarano di essere allergici alla penicillina lo sono realmente, perché le reazioni avute non dipendevano dal farmaco assunto, ma ciò induce il medico a evitare di risomministrare il farmaco secondo un principio di cautela.</p>
<h3>Che cosa dice lo studio</h3>
<p>Una revisione sistematica della letteratura scientifica sull’argomento si è posta la domanda se in effetti il ricorso ad altri antibiotici nei pazienti che dichiarano di essere allergici alla penicillina possa avere un impatto sull’antimicrobico resistenza. Cumulando i dati ricavati da 33 studi è emerso che in effetti la segnalazione di allergia alla penicillina si associava a una maggior frequenza di batteri resistenti, in particolare di stafilococchi resistenti alla meticillina e di enterococchi resistenti alla vancomicina, ponendo quindi una maggiore difficoltà nella cura delle infezioni.</p>
<p>Per approfondire ulteriormente l&#8217;argomento si rimanda al minidossier <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/06/M4_minidossier_penicilline_def.pdf">Penicilline: aspetti generali, attività e resistenza.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/allergia-alla-penicillina-laumento-delle-resistenze/">Allergia alla penicillina: l’aumento delle resistenze</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Aderenza terapeutica: una buona pratica a beneficio di tutti</title>
		<link>https://infarmaco.it/aderenza-terapeutica-una-buona-pratica-a-beneficio-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 22:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza terapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[cronicità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3502</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel quinto <em>Minidossier</em> di COSIsiFA si parla della scarsa aderenza alle terapie negli anziani, un fenomeno spesso involontario che compromette la salute e aumenta i costi per il sistema sanitario</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/aderenza-terapeutica-una-buona-pratica-a-beneficio-di-tutti/">Aderenza terapeutica: una buona pratica a beneficio di tutti</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A tutti è capitato di doversi rivolgere al medico per un problema di salute e di ricevere uno o più medicinali, accompagnati da precise indicazioni su come prenderlo.<br />
Seguire con scrupolo queste istruzioni – la cosiddetta aderenza terapeutica – può sembrare un gesto semplice, eppure non sempre accade. Quando viene meno a rimetterci non è solo la salute della singola persona, ma anche la sostenibilità del sistema sanitario.<br />
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei Paesi sviluppati circa la metà dei pazienti con patologie croniche non segue correttamente le terapie prescritte dal medico. Una tendenza che peggiora con l’aumentare dell’età ed è più frequente nelle donne rispetto agli uomini. Si tratta di una realtà sottostimata, ma con conseguenze rilevanti: più eventi avversi, più ricoveri e più costi evitabili. Il fenomeno riguarda soprattutto chi è più fragile, come le persone anziane, chi richiede attenzione e interventi mirati.<br />
È proprio questo il tema del <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/06/M5_minidossier_aderenza_terapeutica_anziani_def.pdf">quinto <em>Minidossier</em></a> di COSIsiFA, scritto con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sulla scarsa aderenza alle terapie, un fenomeno tanto diffuso quanto poco noto.</p>
<h3>La scarsa aderenza terapeutica non è sempre una scelta volontaria</h3>
<p>Non sempre la mancata aderenza alle terapie è frutto di una scelta consapevole. Può dipendere infatti da dimenticanze, modifiche involontarie nell’orario o nel dosaggio, oppure da difficoltà oggettive nella gestione quotidiana dei farmaci. Per questo, negli ultimi anni, sono state sviluppate strategie di intervento efficaci per promuoverla.<br />
Il <em>Minidossier</em> offre una panoramica aggiornata su queste soluzioni, dalla semplificazione dei regimi terapeutici all’impiego di strumenti tecnologici, dagli interventi educativi al supporto personalizzato. I risultati? Incoraggianti: gli studi dimostrano che migliorare l’aderenza riduce la frequenza di eventi avversi, complicanze e ospedalizzazioni evitabili, con benefici tangibili per la salute e risparmi significativi per il sistema sanitario.</p>
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		<title>Aderenza terapeutica nella persona anziana</title>
		<link>https://infarmaco.it/aderenza-terapeutica-nella-persona-anziana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 08:12:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza terapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[cronicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nei Paesi sviluppati circa la metà dei pazienti con malattie croniche non segua correttamente le terapie prescritte. La scarsa aderenza alle terapie ha effetti rilevanti per la singola persona e per il sistema sanitario. Questo <em>Minidossier</em> approfondisce le cause della scarsa aderenza negli anziani, una fascia di popolazione particolarmente a rischio, e illustra le strategie più efficaci per migliorarla, con benefici per la salute</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nei Paesi sviluppati circa la metà dei pazienti con malattie croniche non segua correttamente le terapie prescritte. La scarsa aderenza alle terapie ha effetti rilevanti per la singola persona e per il sistema sanitario. Questo <em>Minidossier</em> approfondisce le cause della scarsa aderenza negli anziani, una fascia di popolazione particolarmente a rischio, e illustra le strategie più efficaci per migliorarla, con benefici per la salute.</p>
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		<title>Si allunga la terapia endocrina per il tumore al seno</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-allunga-la-terapia-endocrina-per-il-tumore-al-seno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 22:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[terapia adiuvante]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[tumore mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La somministrazione della terapia endocrina in donne operate per tumore del seno in fase precoce, attualmente raccomandata per cinque anni, può essere proseguita con vantaggio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un intervento chirurgico per un tumore al seno identificato in fase precoce il consiglio è di fare anche una terapia endocrina adiuvante, che aiuta cioè a mantenere la situazione sotto controllo, evitando la ripresa della malattia. Ma quanto a lungo deve essere protratta?</p>
<h3>La terapia endocrina per il tumore del seno</h3>
<p>In molti casi le cellule di un tumore al seno hanno alla loro superficie i recettori per gli estrogeni, gli ormoni femminili. Si è visto che se, dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore, si blocca l’attività estrogenica, si hanno benefici a lungo termine, con un allungamento della sopravvivenza. A tal fine sono stati impiegati diversi farmaci: il primo è stato il tamossifene, seguito dai cosiddetti inibitori dell’aromatasi e negli ultimi tempi da alcuni farmaci in grado di bloccare la funzione ovarica.<br />
Le linee guida attuali raccomandano di prolungare la terapia endocrina per cinque anni, periodo sufficiente per ridurre del 30% la mortalità nel lungo periodo.<br />
I ricercatori, però, ora si chiedono se tali trattamenti non vadano prolungati oltre i cinque anni se cioè la somministrazione dei farmaci per altri anni comporti un ulteriore vantaggio in termini di sopravvivenza.</p>
<h3>Prolungare o no la terapia?</h3>
<p>Per rispondere a questa domanda è stata condotta una revisione sistematica che ha consentito di trovare nella letteratura scientifica 37 studi clinici, controllati, nei quali si era confrontato l’uso di questi farmaci per cinque anni o oltre, mettendolo in relazione alla sopravvivenza. Sono stati così valutati insieme i dati relativi a oltre 100.000 donne con un tumore al seno in fase precoce trattate per periodi diversi con la terapia endocrina adiuvante. I risultati confermano quanto già noto e cioè che la terapia endocrina adiuvante se condotta per cinque anni migliora la sopravvivenza, ma suggeriscono anche che se si continua la terapia per altri cinque anni, in particolare con gli inibitori dell’aromatasi, si ha un ulteriore miglioramento della sopravvivenza rispetto alle donne che dopo i primi cinque anni hanno interrotto il trattamento.</p>
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