<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Luglio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
	<atom:link href="https://infarmaco.it/category/2025/luglio-2025/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://infarmaco.it/category/2025/luglio-2025/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Sep 2025 13:22:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2024/09/cropped-App_H-32x32.png</url>
	<title>Luglio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
	<link>https://infarmaco.it/category/2025/luglio-2025/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Al via il primo corso di formazione a distanza del progetto COSIsiFA</title>
		<link>https://infarmaco.it/al-via-il-primo-corso-di-formazione-a-distanza-del-progetto-cosisifa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 22:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziano]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[revisione della terapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3963</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il corso affronta il tema della revisione della terapia e della deprescrizione utili nella gestione quotidiana dei pazienti anziani, contribuendo concretamente a una pratica clinica più consapevole e sicura</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/al-via-il-primo-corso-di-formazione-a-distanza-del-progetto-cosisifa/">Al via il primo corso di formazione a distanza del progetto COSIsiFA</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È online il primo corso di formazione a distanza del progetto <a href="https://infarmaco.it/formazione/">COSIsiFA</a>, gratuito e rivolto a tutti gli operatori sanitari delle Regioni aderenti all’iniziativa.<br />
Il tema? Revisione della terapia e riduzione dei farmaci nell’anziano.<br />
Se sei un operatore sanitario e desideri accedere al corso, <a href="https://www.saepe.it/corso/corsi-cosisifad/revisione-terapia-riduzione-farmaci-anziano">clicca qui</a>.<br />
Il corso di formazione, strutturato in sei moduli, propone videolezioni, videoclip animate, materiale di approfondimento, esercitazioni pratiche e questionari di valutazione, con l’obiettivo di fornire conoscenze aggiornate e strumenti operativi per affrontare una delle principali sfide della medicina geriatrica: la gestione della polifarmacoterapia.<br />
Il corso, che eroga 14 crediti ECM, è solo il primo appuntamento formativo di una collana di corsi che, nei due anni a venire, affronterà altre tematiche rilevanti legate al farmaco.</p>
<h3>Perché questo tema?</h3>
<p>Secondo il rapporto OsMed 2023, il 68% degli <em>over</em> 65 italiani assume almeno cinque farmaci contemporaneamente e quasi un terzo più di dieci. Una situazione spesso inevitabile, ma che comporta rischi significativi: interazioni farmacologiche, prescrizioni inappropriate, eventi avversi evitabili e scarsa aderenza terapeutica.<br />
L’obiettivo del corso è supportare i professionisti sanitari nella revisione periodica e ragionata delle terapie farmacologiche, promuovendo un uso più sicuro, efficace e personalizzato dei farmaci, in base all’età, alla fragilità clinica, alle comorbilità e agli obiettivi individuali di cura.<br />
Un processo complesso, che richiede competenze specifiche, aggiornamento continuo e una comunicazione efficace con pazienti, familiari e <em>caregiver</em>.</p>
<h3><em>Focus</em> sui contenuti del corso di formazione</h3>
<p>Tra i principali contenuti del corso figurano:</p>
<ul>
<li>epidemiologia della multimorbilità, polifarmacoterapia e appropriatezza prescrittiva</li>
<li>interazioni farmacologiche (anche con alimenti e integratori) clinicamente rilevanti</li>
<li>aderenza terapeutica e strategie per favorirla</li>
<li>ricognizione e riconciliazione farmacologica</li>
<li>revisione della terapia e deprescrizione</li>
<li>benefici attesi nei diversi contesti assistenziali.</li>
</ul>
<p>Un’occasione formativa concreta per tutti i professionisti sanitari che desiderano contribuire a una pratica clinica più consapevole e centrata sulla persona, migliorando la qualità delle cure rivolte agli anziani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/al-via-il-primo-corso-di-formazione-a-distanza-del-progetto-cosisifa/">Al via il primo corso di formazione a distanza del progetto COSIsiFA</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batteri resistenti nei gatti randagi</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-gatti-randagi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 22:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Escherichia coli]]></category>
		<category><![CDATA[gatti randagi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3919</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il cinque per cento dei gatti randagi alberga batteri resistenti agli antibiotici, contribuendo a diffondere il fenomeno globale della antibiotico resistenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-gatti-randagi/">Batteri resistenti nei gatti randagi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri non riguarda solo l’uomo, ma anche gli animali e l’ambiente ed è per questo che la visione “One health” (cioè “una salute”) affronta questo problema come un tutt’uno in cui uomini, animali e ambiente costituiscono un terreno fertile per i batteri resistenti, con la possibilità di passaggio dall’uno all’altro.<br />
Uno studio italiano condotto nella provincia di Lodi si è posto l’obiettivo di valutare quanto i gatti randagi possano essere portatori di batteri resistenti ai comuni antibiotici.</p>
<h3>Un sistema di controllo sul territorio</h3>
<p>Nella provincia lombarda c’è una sorta di anagrafe dei gatti randagi che ha consentito di registrare 1.770 gatti randagi appartenenti a 221 colonie feline. Protagonisti dello studio sono stati proprio questi gatti, di cui sono state raccolte e analizzate le feci per vedere se albergavano ceppi di <em>Escherichia coli</em> (un batterio intestinale che causa malattie nell’uomo) resistenti agli antibiotici. Ebbene quasi 100 gatti (il 5,3% del campione) avevano nelle feci l’<em>Escherichia coli</em> resistente agli antibiotici. Come ci si poteva attendere, nella maggior parte dei casi si trattava di gatti con problemi di salute, ma anche alcuni animali del tutto sani avevano nelle feci i batteri resistenti. Batteri che diffusi nell’ambiente avrebbero poi potuto causare malattie nell’uomo difficili da trattare per la resistenza ai comuni antibiotici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-gatti-randagi/">Batteri resistenti nei gatti randagi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli effetti a lungo termine della chemioterapia sul DNA</title>
		<link>https://infarmaco.it/gli-effetti-a-lungo-termine-della-chemioterapia-sul-dna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 22:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[mutazioni somatiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3903</guid>

					<description><![CDATA[<p>La chemioterapia accelera il processo di accumulo di mutazioni somatiche nelle cellule sane con possibili conseguenze a lungo termine</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/gli-effetti-a-lungo-termine-della-chemioterapia-sul-dna/">Gli effetti a lungo termine della chemioterapia sul DNA</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni chemioterapici agiscono danneggiando il DNA delle cellule tumorali portandole così alla morte, ma in molti casi non sono in grado di distinguere tra le cellule maligne e quelle sane dell’organismo. Particolarmente sensibili a questi danni sono le cellule in rapida moltiplicazione. Nel breve termine ciò ne comporta la morte con conseguenze cliniche rilevanti, per esempio il calo dei globuli bianchi deputati alle difese dell’organismo, con un aumento del rischio di infezioni. Queste sono conseguenze acute del trattamento, che richiedono un trattamento mirato. Ma che cosa accade a lungo termine?</p>
<h3>L’analisi del DNA</h3>
<p>Se l’è chiesto un gruppo di ricercatori britannici che hanno studiato le cellule del sangue apparentemente sane in 23 persone tra i 3 e gli 80 anni di età sopravvissute a un tumore per il quale erano state trattate con cicli di chemioterapia. L’analisi del DNA ha permesso di identificare numerose mutazioni somatiche, alcune tipiche per una certa classe di chemioterapici, altre non così specifiche. Normalmente nel corso degli anni il DNA delle nostre cellule accumula via via mutazioni somatiche, ma l’uso di chemioterapici sembra accelerare di molto questo processo, per cui anche nelle cellule del sangue dei giovani trattati con chemioterapia si ritroverebbe nel tempo un numero di mutazioni molto più alto di quello attendibile alla loro età.<br />
Lo studio si è concentrato soprattutto sui globuli bianchi (linfociti B e T), ma un processo analogo potrebbe riaguardare altri tipi di cellule. Le conseguenze? Questi effetti a lungo termine della chemioterapia potrebbero spiegare la comparsa di un nuovo tumore in chi ne ha già avuto uno o interferire con la fertilità. Sono al momento solo ipotesi, che vanno comunque tenute presenti e che richiedono ulteriori studi di conferma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/gli-effetti-a-lungo-termine-della-chemioterapia-sul-dna/">Gli effetti a lungo termine della chemioterapia sul DNA</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se non si riconosce l’identità di genere rallentare la pubertà aiuta la salute mentale</title>
		<link>https://infarmaco.it/se-non-si-riconosce-lidentita-di-genere-rallentare-la-puberta-aiuta-la-salute-mentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 22:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[identità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[pubertà]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento ormonale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il blocco farmacologico della progressione della pubertà può aiutare gli adolescenti con problemi di genere, sono però ancora poco chiari gli effetti a lungo termine</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/se-non-si-riconosce-lidentita-di-genere-rallentare-la-puberta-aiuta-la-salute-mentale/">Se non si riconosce l’identità di genere rallentare la pubertà aiuta la salute mentale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni bambini e bambine manifestano disagio e sintomi depressivi perché non si riconoscono nel genere che viene loro attribuito alla nascita. Per aiutarli a comprendere la propria identità, può essere proposta &#8211; prima dell’inizio della pubertà &#8211; una terapia che blocca temporaneamente lo sviluppo. In pratica il corpo viene messo in pausa, impedendo che compaiano i caratteri sessuali secondari – come la crescita del seno nella femmina, la barba o la voce più profonda nel maschio – che per alcuni ragazzi e ragazze sono fonte di disagio. Bloccare temporaneamente la pubertà può permettere loro di riflettere con maggiore serenità sulla propria identità di genere, ma comporta ovviamente possibili conseguenze che devono essere attentamente valutate e discusse.</p>
<h3>Efficacia e sicurezza della terapia</h3>
<p>La terapia si basa su alcuni farmaci gli agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRHa).<br />
Un gruppo di ricercatori italiani ha valutato l’efficacia e la sicurezza di questi farmaci, raccogliendo e analizzando i risultati di una cinquantina di studi al riguardo pubblicati a oggi nella letteratura scientifica.<br />
Dall’analisi è emerso che la terapia:</p>
<ul>
<li>è efficace nel fermare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari</li>
<li>contribuisce al miglioramento della salute mentale, riducendo ansia, depressione e pensieri suicidari se alla terapia soppressiva viene fatta seguire una terapia ormonale per affermare il nuovo genere</li>
</ul>
<p>Tuttavia, sono stati osservati anche alcuni effetti collaterali importanti, come il rallentamento della crescita in altezza o la riduzione della densità ossea fondamentale in fase di sviluppo. Inoltre mancano dati di sicurezza di queste terapie a lungo termine, non si sa per esempio se il trattamento influisca sulla futura fertilità, se aumenti il rischio di osteoporosi e se possa incidere sull’insorgenza di tumori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/se-non-si-riconosce-lidentita-di-genere-rallentare-la-puberta-aiuta-la-salute-mentale/">Se non si riconosce l’identità di genere rallentare la pubertà aiuta la salute mentale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La resistenza dei batteri nelle infezioni delle vie urinarie</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-resistenza-dei-batteri-nelle-infezioni-delle-vie-urinarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 22:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni delle vie urinarie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3905</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dati italiani confermano l’elevata frequenza di batteri resistenti agli antibiotici, che complicano la gestione delle infezioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-resistenza-dei-batteri-nelle-infezioni-delle-vie-urinarie/">La resistenza dei batteri nelle infezioni delle vie urinarie</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I batteri che causano le infezioni delle vie urinarie possono essere resistenti agli antibiotici. Il dato è molto variabile da Paese a Paese e anche nelle diverse aree di ciascun Paese, per cui è importante conoscere la situazione locale per poter gestire in maniera appropriata queste infezioni e soprattutto prevenire l’ulteriore diffusione di germi resistenti alla terapia.<br />
L’Italia è purtroppo ai primi posti in Europa nell’antibiotico resistenza, secondo i dati del 2015 è addirittura il Paese con la maggiore incidenza di infezioni causate da germi resistenti agli antibiotici in Europa. Avere dati aggiornati sulla situazione reale è quindi molto importante e a ciò ha mirato uno studio retrospettivo condotto a Messina per fotografare la situazione relativa alle infezioni delle vie urinarie in quell’area geografica.</p>
<h3>Le infezioni delle vie urinarie</h3>
<p>Le infezioni delle vie urinarie comprendono varie forme più o meno gravi, dalla semplice presenza di batteri nelle urine (batteriuria), che non richiede una terapia antibiotica, alle cistiti, alle uretriti, alle pielonefriti, che coinvolgono anche il rene. Si stima che un terzo delle donne (più esposte al rischio di infezione per questioni anatomiche) nella vita abbia un’infezione delle vie urinarie e che un quinto soffra di cistiti ricorrenti. Se poi si considerano i pazienti con un catetere urinario, specie uomini, il rischio di infezione aumenta esponenzialmente.<br />
Si tratta quindi di condizioni comuni che possono essere gestite dal medico di famiglia ma che nei casi più gravi portano al ricovero in ospedale. A volte i germi che le causano sono resistenti agli antibiotici, per cui diventa difficile curarle. Ma quanto spesso ciò accade?</p>
<h3>I dati di Messina</h3>
<p>Tra il gennaio 2019 e il 2023 sono stati raccolti quasi 16.000 campioni di urina sia da persone che avevano sintomi che potevano far pensare a un’infezione delle vie urinarie e a cui era stato perciò richiesto dal medico un esame delle urine con urinocoltura per identificare il germe responsabile sia da persone che erano giunte in ospedale per lo stesso motivo.<br />
Al di fuori dell’ospedale solo una persona su quattro che lamentava sintomi urinari aveva in realtà dei batteri nelle urine, rispetto a tre su quattro di quelle arrivate in ospedale per forme evidentemente più gravi.<br />
Ebbene in un quarto circa dei casi a causare l’infezione era un batterio resistente agli antibiotici, in particolare erano particolarmente “cattivi” i batteri Gram negativi (resistenza nel 30% dei casi) rispetto ai Gram positivi (22% dei casi).</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-resistenza-dei-batteri-nelle-infezioni-delle-vie-urinarie/">La resistenza dei batteri nelle infezioni delle vie urinarie</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché alcune persone non vogliono prendere le statine?</title>
		<link>https://infarmaco.it/perche-alcune-persone-non-vogliono-prendere-le-statine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 22:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[mancata terapia]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[statine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3921</guid>

					<description><![CDATA[<p>I motivi sono diversi, dalla preferenza per le modifiche dello stile di vita, al numero di farmaci già presi alla paura degli effetti collaterali</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/perche-alcune-persone-non-vogliono-prendere-le-statine/">Perché alcune persone non vogliono prendere le statine?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le statine sono una pietra angolare della riduzione del rischio cardiovascolare, grazie alla loro azione di riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue. In particolare sono importanti nelle persone che hanno già avuto un evento cardiovascolare e sono quindi a rischio di averne uno successivo. Tuttavia, il rifiuto della loro assunzione da parte di pazienti ad alto rischio è un fenomeno piuttosto frequente. Al riguardo è importante distinguere tra non accettazione di una terapia e la non aderenza al trattamento: nel primo caso, la persona rifiuta di iniziare la terapia, mentre nel secondo, interrompe il trattamento dopo averlo già avviato o prende meno farmaco rispetto a quello prescritto dal medico, spesso a causa della comparsa di effetti collaterali.<br />
Uno studio di coorte condotto negli Stati Uniti ha cercato di approfondire le motivazioni del rifiuto alla terapia con statine, analizzando le risposte fornite da circa cinquecento pazienti ad alto rischio cardiovascolare (affetti cioè da malattia aterosclerotica o diabete o con colesterolo LDL ≥ 190 mg/dl) che hanno deciso di non seguire la raccomandazione medica di iniziare una terapia con statine.</p>
<h3>Le ragioni principali del rifiuto</h3>
<p>Il rifiuto delle statine è stato motivato in vario modo:</p>
<ul>
<li>nella maggior parte dei casi (51,5%) è stata indicata la preferenza per modifiche dello stile di vita che possono ridurre il rischio cardiovascolare (fare attività fisica, non fumare, avere una dieta appropriata). Queste persone vogliono cercare di ridurre il rischio con la dieta e l’esercizio fisico piuttosto che usare un farmaco</li>
<li>al secondo posto per frequenza (19,1%) c’era un’avversione generale a prendere farmaci, non specifica quindi rispetto alle statine</li>
<li>al terzo posto (17,1%) il fatto che la persona stava già prendendo molti farmaci (polifarmacoterapia) e non voleva aggiungerne un altro</li>
<li>infine, in una minoranza dei casi (10,9%) c’era il timore degli effetti collaterali legati alla terapia.</li>
</ul>
<p>Più in generale, le ragioni del rifiuto alla terapia erano fortemente influenzate dall’esperienza clinica personale, sia passata sia presente. Il carico di farmaci già in uso gioca infatti un ruolo cruciale: chi assume più farmaci è statisticamente più propenso a rifiutare l’aggiunta delle statine. Inoltre, lo studio ha rilevato che ogni precedente reazione avversa a un qualsiasi farmaco aumentava del 13% la probabilità di rifiutare le statine, segno di quanto il vissuto della persona condizioni la fiducia nelle terapie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/perche-alcune-persone-non-vogliono-prendere-le-statine/">Perché alcune persone non vogliono prendere le statine?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CAR-T una rivoluzione nella cura dei tumori</title>
		<link>https://infarmaco.it/car-t-una-rivoluzione-nella-cura-dei-tumori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 22:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[CAR-T]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3911</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’AIFA dedica un episodio del suo podcast alle CAR-T, spiegando che cosa sono, come funzionano e perché rappresentano una svolta nella lotta contro il cancro</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/car-t-una-rivoluzione-nella-cura-dei-tumori/">CAR-T una rivoluzione nella cura dei tumori</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di tumori, si sente dire spesso che la scienza ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni. Ed è davvero così: una delle scoperte più rivoluzionarie in questo campo è rappresentata dalle CAR-T (dall’inglese <em>Chimeric Antigen Receptor T-cell therapies</em>) ovvero terapie a base di cellule T con recettore chimerico per l’antigene. Ma di che cosa si tratta? E perché se ne parla sempre più spesso?<br />
A queste e altre domande risponde il <a href="https://open.spotify.com/episode/6S4kcneKcZmE5jhfV1VD6z">nuovo episodio</a> dei podcast dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che illustra che cosa sono le CAR-T, come funzionano e perché rappresentano una vera svolta nella lotta contro il cancro.</p>
<h3>Come funziona la terapia CAR-T</h3>
<p>Le CAR-T fanno parte delle cosiddette terapie avanzate, personalizzate per ogni paziente. Si tratta di immunoterapie che sfruttano le cellule del sistema immunitario (i linfociti T), prelevate dal paziente stesso e modificate geneticamente in laboratorio per riconoscere uno specifico bersaglio tumorale, e poi reinfuse nell’organismo per attaccare le cellule cancerose.</p>
<h3>La storia delle CAR-T inizia tempo fa</h3>
<p>È verso la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta che si osservò per la prima volta come alcune cellule del sistema immunitario fossero in grado di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Da questa intuizione nacque l’idea di potenziare quella capacità naturale dei linfociti T attraverso l’ingegneria genetica.<br />
Ci sono voluti però molti anni prima che questa intuizione si trasformasse in una reale opzione terapeutica. Solo nel 2017 negli Stati Uniti e l’anno seguente in Europa, infatti, è stata approvata la prima terapia CAR-T, inizialmente destinata a persone affette da leucemia linfoblastica acuta a cellule B, in forma refrattaria o recidivante.</p>
<h3>Una terapia rivoluzionaria, ma non infallibile</h3>
<p>Le CAR-T si sono dimostrate efficaci nei tumori del sangue, ottenendo remissioni complete anche in pazienti che non rispondevano ad altre terapie.<br />
Tuttavia, in alcuni tumori solidi (come quelli al polmone, al fegato o al pancreas), l’efficacia è più limitata, a causa dell’ambiente tumorale, più difficile da penetrare, e dei meccanismi messi in atto dai tumori per proteggersi.<br />
Non mancano poi i rischi: le CAR-T, come tutte le terapie, possono provocare effetti collaterali anche gravi, motivo per cui è importante non lasciarsi guidare solo dall’entusiasmo per i risultati, ma valutare attentamente anche i possibili effetti avversi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/car-t-una-rivoluzione-nella-cura-dei-tumori/">CAR-T una rivoluzione nella cura dei tumori</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia</title>
		<link>https://infarmaco.it/ce-modo-di-contrastare-la-nausea-e-il-vomito-da-chemioterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 22:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>
		<category><![CDATA[Olanzapina]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3827</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’aggiunta dell’olanzapina a basso dosaggio dopo un ciclo chemioterapico rinforza, senza troppi effetti collaterali, l’azione anti vomito dei farmaci somministrati preventivamente</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/ce-modo-di-contrastare-la-nausea-e-il-vomito-da-chemioterapia/">C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni farmaci chemioterapici causano come effetto collaterale nausea e vomito, a volte incoercibili. Per ovviare a questo effetto, che peggiora molto la qualità di vita e la sopportazione delle terapie, si somministrano preventivamente più farmaci (di solito una combinazione di tre) che hanno un effetto antiemetico, riducono cioè la nausea e il vomito se somministrati prima del ciclo. A questi si può aggiungere un quarto farmaco, l’olanzapina, impiegata invece dopo il ciclo, quando si torna a casa, che riduce ulteriormente il rischio di vomito. Ha però il difetto di causare una certa sedazione al dosaggio abituale.</p>
<h3>Lo studio giapponese</h3>
<p>Uno studio clinico controllato e randomizzato condotto in Giappone si è posto l’obiettivo di valutare se un dosaggio ridotto dell’olanzapina (5 mg invece di 10 mg) potesse avere la medesima efficacia anti vomito riducendo però gli effetti indesiderati come la sedazione. Hanno partecipato alla ricerca 500 donne con un tumore al seno trattate con due chemioterapici per via endovenosa (un’antraciclina e la ciclofosfamide) che causano tipicamente nausea e vomito. Prima della somministrazione dei chemioterapici hanno ricevuto i tre farmaci impiegati a scopo preventivo , mentre una volta tornate a casa dopo il ciclo potevano prendere o l’olanzapina a basso dosaggio (5 mg) o un placebo di confronto.<br />
Il numero di donne che lamentavano ancora episodi di vomito nei cinque giorni successivi al ciclo era significativamente inferiore in quelle trattate con l’olanzapina rispetto al placebo, a indicare l’efficacia del farmaco. Ciò a fronte di sonnolenza o mancanza di concentrazione nell’1-2% dei casi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/ce-modo-di-contrastare-la-nausea-e-il-vomito-da-chemioterapia/">C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Criticità della normativa europea per i farmaci orfani</title>
		<link>https://infarmaco.it/criticita-della-normativa-europea-per-i-farmaci-orfani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 22:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[EMA]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci orfani]]></category>
		<category><![CDATA[malattie rare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3830</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo e l’approvazione di farmaci orfani per le malattie rare nel bambino è ancora ampiamente insufficiente, nonostante la regolamentazione del settore avvenuta nel Duemila</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/criticita-della-normativa-europea-per-i-farmaci-orfani/">Criticità della normativa europea per i farmaci orfani</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2000 l’Unione Europea ha introdotto una normativa speciale per incentivare lo sviluppo dei farmaci orfani, cioè quei medicinali destinati a curare malattie rare che colpiscono meno di 5 persone su 10.000. Si tratta di patologie per le quali le aziende farmaceutiche hanno scarso interesse economico, proprio a causa del numero limitato di persone che ne soffrono.<br />
Per superare questo ostacolo, la normativa ha previsto una serie di incentivi per le aziende farmaceutiche che si impegnano nel settore: agevolazioni fiscali, procedure di autorizzazione semplificate e un’esclusiva di mercato della durata di dieci anni. L’obiettivo era stimolare la ricerca e rendere disponibili nuove cure.<br />
Almeno in parte, il risultato è stato raggiunto: il numero di farmaci orfani approvati è cresciuto in modo significativo. Tuttavia, la gran parte di questi farmaci riguarda malattie rare relativamente “più comuni”, per le quali ci sono già altri trattamenti. Le patologie ultra rare, soprattutto quelle pediatriche, restano invece ancora largamente prive di opzioni terapeutiche.<br />
Confrontando i periodi 2001-2010 e 2011-2020 l’EMA ha comunque significativamente aumentato il numero delle approvazioni, passando da 63 nel primo decennio a 127 nel secondo.</p>
<h3>Farmaci orfani e bambini</h3>
<p>Un aspetto messo in luce da uno studio finlandese riguarda l’uso pediatrico dei farmaci orfani: la quota di farmaci approvati utilizzabili nei bambini è addirittura scesa dal 55% al 42% nei due ultimi decenni. Questo dato è ancora più critico se si considera che circa il 70% delle malattie rare esordisce proprio in età pediatrica ed è a partire da quel momento che occorrono cure efficaci.<br />
Secondo gli autori dello studio tra le cause di questa mancata attenzione per i più piccoli ci sono i vincoli che la normativa europea impone alle aziende per poter ottenere l’autorizzazione all’uso di un farmaco nel bambino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/criticita-della-normativa-europea-per-i-farmaci-orfani/">Criticità della normativa europea per i farmaci orfani</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I probiotici sono sempre sicuri?</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-probiotici-sono-sempre-sicuri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 22:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[probiotici]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3846</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno studio di farmacovigilanza fa luce sugli eventi avversi associati all’uso di probiotici, confermando comunque un profilo di sicurezza generalmente favorevole</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/i-probiotici-sono-sempre-sicuri/">I probiotici sono sempre sicuri?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I probiotici sono riconosciuti come una classe di microrganismi che, somministrati con criterio e al giusto dosaggio, potrebbero avere effetti benefici in determinate condizioni. Tuttavia, il loro uso è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni e con esso l’idea diffusa che assumerli faccia genericamente bene alla salute e non possa fare male. Le cose, però, non sono così semplici.<br />
Uno studio ha sollevato l’attenzione sulla sicurezza di questi prodotti di largo consumo e che non richiedono una ricetta medica, evidenziando che anche i probiotici possono essere associati a eventi avversi, seppur non gravi.</p>
<h3>Uno studio per indagare la sicurezza dei probiotici</h3>
<p>Il lavoro si basa sui dati del sistema statunitense di sorveglianza che raccoglie segnalazioni spontanee di eventi avversi legati a farmaci, dispositivi medici, integratori e prodotti biologici (per la differenza tra questi prodotti vedi il podcast <a href="https://www.spreaker.com/episode/integratori-alimentari-i-miti-da-sfatare--66707476"><em>Integratori alimentari: miti da sfatare</em></a>)<br />
I ricercatori hanno analizzato oltre 10 milioni di segnalazioni raccolte tra il 2004 e il 2023 nella banca dati statunitense, identificando così 74 segnalazioni associate all’uso di probiotici.<br />
Le prime segnalazioni sono comparse nel 2005, con un andamento irregolare nel tempo, fino a raggiungere il picco massimo nel 2022 con 13 casi segnalati. Il problema, pur raro, quindi esiste.</p>
<h3>Disturbi gastrointestinali ed epatobiliari, ma non solo</h3>
<p>Anche se i numeri assoluti sono bassi, i risultati offrono spunti importanti:</p>
<ul>
<li>circa il 33% dei casi ha riguardato persone con più di 60 anni d’età</li>
<li>nel 36% dei casi è stato necessario ricorrere a un ricovero ospedaliero.</li>
</ul>
<p>Gli effetti avversi più frequenti sono stati:</p>
<ul>
<li>dolore gastrointestinale</li>
<li>riduzione dell’appetito</li>
<li>flatulenza</li>
<li>disturbi del fegato e delle vie biliari.</li>
</ul>
<p>Tutti sintomi coerenti con quelli già indicati nei foglietti illustrativi di alcuni di questi prodotti. Tuttavia, i ricercatori hanno anche identificato eventi avversi non previsti, tra cui disturbi psichiatrici come ansia e agitazione.<br />
Un altro dato significativo è che il 67,57% delle segnalazioni proveniva direttamente dai consumatori e non dagli operatori sanitari che avevano seguito i pazienti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/i-probiotici-sono-sempre-sicuri/">I probiotici sono sempre sicuri?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
