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	<title>Settembre 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<link>https://infarmaco.it/category/2025/settembre-2025/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Oct 2025 17:04:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Settembre 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>L’uso degli antibiotici macrolidi per bocca nel bambino</title>
		<link>https://infarmaco.it/luso-degli-antibiotici-macrolidi-per-bocca-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 22:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[Azitromicina]]></category>
		<category><![CDATA[Claritromicina]]></category>
		<category><![CDATA[Eritromicina]]></category>
		<category><![CDATA[Macrolidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo uno studio di farmacovigilanza l’uso di azitromicina, claritromicina ed eritromicina potrebbe associarsi ad alcuni rari eventi avversi come gonfiore delle labbra ed emorragia gastrica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo nausea e vomito. Tra gli effetti avversi degli antibiotici macrolidi impiegati nel bambino potrebbero esserci anche il gonfiore delle labbra e l’emorragia gastrointestinale. Sono i segnali che emergono da uno studio cinese di farmacovigilanza che ha analizzato le reazioni indesiderate associate ad antibiotici di comune utilizzo come azitromicina, claritromicina ed eritromicina.</p>
<h3>Gli antibiotici macrolidi e gli eventi avversi</h3>
<p>Gli antibiotici macrolidi sono tra i più prescritti per il trattamento delle infezioni respiratorie e cutanee nel bambino. In generale sono ben tollerati, ma come tutti i farmaci possono causare effetti indesiderati.<br />
Alcuni di questi effetti negativi sono noti da tempo, specie quelli di tipo gastrointestinale. Tutti i farmaci una volta autorizzati, vengono sottoposti a farmacovigilanza, ossia a un sistema di raccolta e analisi delle segnalazioni di eventi avversi che potrebbero non essere emersi negli studi fatti per valutare efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci. Le segnalazioni possono essere fatte da parte di medici, farmacisti e cittadini attraverso le schede apposite disponibili sul sito di AIFA (<a href="https://servizionline.aifa.gov.it/schedasegnalazioni/#/">clicca qui</a>). I segnali giunti vengono poi analizzati per valutare se realmente un evento avverso è dovuto al farmaco in questione e se così è si parla di reazione avversa.</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>Lo studio cinese ha valutato le segnalazioni che sono state raccolte nel database della FDA, l’Agenzia per il farmaco statunitense. Dal 2004 al 2024 sono state raccolte 2.179 segnalazioni di eventi avversi legati all’assunzione orale di uno dei tre antibiotici macrolidi. Nel 32% dei casi si trattava, come previsto, di disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale.<br />
L’azitromicina risultava implicata nel 57% delle segnalazioni, la claritromicina nel 36% e l’eritromicina nel 6%. Gli eventi più comuni erano vomito, diarrea e nausea. Lo studio ha identificato però anche eventi avversi inattesi, tra cui alcuni casi di gonfiore delle labbra dopo l’assunzione ed emorragia gastrica.</p>
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		<title>Troppi batteri resistenti in ospedale</title>
		<link>https://infarmaco.it/troppi-batteri-resistenti-in-ospedale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 22:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobial stewardship]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4272</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oltre un terzo dei germi isolati in ospedale è resistente agli antibiotici, causando infezioni gravate da un’alta mortalità</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/troppi-batteri-resistenti-in-ospedale/">Troppi batteri resistenti in ospedale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre un terzo dei batteri che causano infezioni nelle persone ricoverate in ospedale è resistente agli antibiotici, rendendo difficili le cure e la guarigione nei casi più gravi.<br />
L’allarme lanciato dall’OMS sull’importanza di contenere la diffusione della resistenza agli antibiotici per evitare di arrivare alla stima prevista per il 2050 di 10 milioni di morti all’anno al mondo a causa di malattie causate da batteri resistenti agli antibiotici è quanto mai pressante e si basa su dati reali che indicano il costante aumento dei casi di resistenza.</p>
<h3>La situazione negli ospedali</h3>
<p>Molte delle infezioni da batteri resistenti a uno o più antibiotici si verificano in ospedale e per questo è importante avere un quadro globale della situazione nelle varie geografiche del mondo. A tal fine è stata condotta una revisione sistematica con metanalisi che ha messo insieme i dati di 34 studi pubblicati nella letteratura scientifica relativi a oltre 20.000 pazienti ricoverati in 18 Paesi. Purtroppo non tutte le aree geografiche sono state coperte per mancanza di dati e tra queste alcune nelle quali la diffusione dei batteri resistenti è sicuramente alta, come l’Africa, il Medioriente, la Russia e l’India.<br />
I risultati della ricerca non lasciano spazio a dubbi sulla criticità della situazione e sulla necessità di porvi rimedio: il 36% dei batteri isolati in ospedale sono risultati resistenti agli antibiotici. A dimostrazione della difficoltà di curare le infezioni dovute a questi germi sta l’alta mortalità: chi era colpito da un’infezione dovuta a un batterio resistente agli antibiotici aveva una probabilità del 64% maggiore di morire a causa della malattia rispetto a chi aveva un’infezione da germi sensibili agli antibiotici (al riguardo leggi anche l’articolo <a href="https://infarmaco.it/il-contributo-dellantimicrobico-resistenza-alle-morti-in-ospedale/">Il contributo dell’antimicrobico resistenza alle morti in ospedale</a>).</p>
<h3>Che cosa si può fare</h3>
<p>In ambito ospedaliero occorre incentivare politiche di <em>antimicrobial stewardship</em> cioè di gestione oculata e uso appropriato degli antibiotici. Il primo passo è rispettare quanto stabilito dal sistema <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1811463/Manuale_antibiotici_AWaRe.pdf">AWaRE</a> definito dall’OMS, che suddivide gli antibiotici in tre fasce da usare progressivamente in modo da evitare di prescrivere in prima battuta antibiotici ad ampio spettro (quindi meno selettivi), mirare il trattamento e preservare alcune classi di antibiotici riservandole solo ai casi più gravi.<br />
Interventi di questo tipo condotti in ospedale hanno già dimostrato la loro efficacia (al riguardo leggi anche l’articolo <a href="https://infarmaco.it/i-successi-della-gestione-appropriata-degli-antibiotici/">I successi della gestione appropriata degli antibiotici</a>).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La terapia che previene il tumore dello stomaco</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-terapia-che-previene-il-tumore-dello-stomaco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 22:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Helicobacter pylori]]></category>
		<category><![CDATA[terapia eradicante]]></category>
		<category><![CDATA[tumore dello stomaco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4262</guid>

					<description><![CDATA[<p>La triplice e la quadruplice terapia per eradicare l’<I>Helicobacter pylori </I> riducono significativamente il rischio di sviluppare nel tempo un cancro dello stomaco</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-terapia-che-previene-il-tumore-dello-stomaco/">La terapia che previene il tumore dello stomaco</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La terapia che eradica dallo stomaco l’<em>Helicobacter pylori</em>, il germe responsabile dell’ulcera peptica, è efficace anche nel prevenire il successivo sviluppo di un tumore. La conferma di questo effetto viene da una revisione sistematica che ha raccolto e analizzato gli studi pubblicati in letteratura scientifica sull’argomento.</p>
<h3>Il batterio dell’ulcera peptica</h3>
<p>L’infezione da <em>Helicobacter pylori</em>, un batterio capace di resistere nell’ambiente acido dello stomaco, è molto diffusa. Si stima che possa colpire il 40% delle persone, rimanendo silente nella maggior parte dei casi. Il contagio avviene di solito prima dei 10 anni di età, soprattutto in ambito familiare. Se è vero che l’infezione nella maggior parte dei casi non comporta conseguenze per la salute, nel 10% circa delle persone infette può aversi però un’ulcera con il rischio successivo di sviluppare un tumore dello stomaco. Per questo sono necessari controlli seriati nel tempo.<br />
È importante riconoscere la presenza del germe e trattare l’infezione. A questo fine ci sono a disposizione farmaci molto attivi: il trattamento prevede la somministrazione di più farmaci (triplice o quadruplice terapia) a diversa azione (antibiotici e farmaci che riducono l’acidità gastrica).<br />
Poiché il batterio aumenta il rischio di tumore dello stomaco è importante conoscere se la terapia per eradicarlo riduca anche nel lungo periodo questo pericolo.</p>
<h3>I risultati della revisione sistematica</h3>
<p>I ricercatori hanno analizzato 24 studi che avevano seguito per diversi anni le persone con l’infezione da <em>Helicobacter pylori</em>, sia quelle che pur avendo l’infezione non avevano alcun sintomo sia quelle che avevano già una forma iniziale di tumore dello stomaco. Ebbene il ricorso alla terapia eradicante anti Helicobacter riduceva del 40-50% il rischio di avere un tumore dello stomaco nelle persone che avevano l’infezione asintomatica ed era efficace anche nell’evitare che le forme iniziali di tumore evolvessero verso forme più avanzate.</p>
<p>Per approfondire ulteriormente l’argomento si rimanda anche alla notizia <a href="https://infarmaco.it/eliminare-un-batterio-aiuta-a-prevenire-il-tumore-dello-stomaco/">Eliminare un batterio aiuta a prevenire il tumore dello stomaco</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paracetamolo e ibuprofene per la febbre e il dolore nel bambino</title>
		<link>https://infarmaco.it/paracetamolo-e-ibuprofene-per-la-febbre-e-il-dolore-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 22:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[febbre]]></category>
		<category><![CDATA[ibuprofene]]></category>
		<category><![CDATA[paracetamolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gestione della febbre e del dolore da parte dei pediatri di famiglia in Italia è coerente con quanto raccomandato dalle linee guida, salvo in alcuni casi</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/paracetamolo-e-ibuprofene-per-la-febbre-e-il-dolore-nel-bambino/">Paracetamolo e ibuprofene per la febbre e il dolore nel bambino</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene la febbre sia una condizione frequente nel bambino, è spesso fonte di preoccupazione per i genitori, che si rivolgono al pediatra per sapere come gestirla al meglio. Lo stesso vale per il dolore, che può presentarsi in forme più o meno intense e soprattutto nei bambini più piccoli è difficile comprenderne l’intensità.<br />
Secondo la Società Italiana di Pediatria, i pediatri di famiglia si trovano ogni giorno a fornire indicazioni pratiche ai genitori per queste due condizioni che spesso richiedono la somministrazione di farmaci. Per rendere più appropriate le prescrizioni sono state elaborate linee guida e raccomandazioni specifiche (vedi le <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27810155/">linee guida per per la gestione della febbre</a> e le<a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10156497/"> linee guida per la gestione del dolore acuto nel bambino</a>).</p>
<h3>Linee guida e consigli degli specialisti</h3>
<p>Ma le indicazioni che i pediatri danno ogni giorno ai genitori sono sempre coerenti con quanto raccomandato nelle linee guida? Uno studio italiano ha provato a verificare l’operato dei pediatri somministrando loro un questionario anonimo. Sono stati coinvolti tra luglio e ottobre 2024 900 pediatri di famiglia, di questi hanno risposto 244 specialisti fornendo indicazioni sulle proprie abitudini prescrittive e sulla percezione di efficacia e di sicurezza dei farmaci più utilizzati. È stata quindi valutata la coerenza del loro comportamento con quanto raccomandato dalle linee guida.</p>
<h3>I farmaci più usati per la febbre e per il dolore</h3>
<p>Coerentemente con le linee guida paracetamolo e ibuprofene sono i due principi attivi che vengono più prescritti dai pediatri di famiglia in Italia sia per la febbre sia per il dolore. In particolare in caso di febbre nel bambino il 96% dei medici opta come prima scelta per il paracetamolo, in quanto viene percepito come più sicuro (82% dei rispondenti), in caso di dolore la prima scelta rimane il paracetamolo, ma cresce la percentuale di pediatri che preferisce sommnistrare come prima scelta l’ibuprofene (26%), soprattutto in caso di dolore moderato-grave o in presenza di malattie infiammatorie.</p>
<h3>Dosaggi e correttezza nella prescrizione</h3>
<p>Il 64% dei pediatri prescrive dosaggi corretti per entrambi i farmaci, ma il 40% non modifica il dosaggio a seconda che si tratti di febbre o dolore contrariamente a quanto indicato nelle linee guida. Per il dolore infatti le linee guida raccomandano di iniziare con una dose iniziale maggiore, pari a 20 mg/kg, a differenza dei 10 mg/kg raccomandati per la febbre. Inoltre, i pediatri che lavorano nelle aree rurali sembrano più propensi a a prescrivere dosaggi più alti di quanto viene raccomandato.<br />
In un terzo dei casi i pediatri preferiscono alternare i due farmaci a disposizione, paracetamolo e ibuprofene per la febbre, pratica non raccomandata dalle linee guida, mentre il 15% utilizza l’alternanza anche per trattare il dolore.</p>
<h3>Associazione ibuprofene e paracetamolo</h3>
<p>Come ulteriore approfondimento si può leggere la notizia <a href="https://infarmaco.it/una-possibile-accoppiata-per-il-bambino-che-ha-male/">Una possibile accoppiata per il bambino che ha male</a>, nella quale si prende in considerazione la possibile associazione dei due principi attivi nel bambino con dolore da lieve a moderato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/paracetamolo-e-ibuprofene-per-la-febbre-e-il-dolore-nel-bambino/">Paracetamolo e ibuprofene per la febbre e il dolore nel bambino</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’AIFA conferma l’uso del paracetamolo in gravidanza</title>
		<link>https://infarmaco.it/laifa-conferma-luso-del-paracetamolo-in-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 15:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[paracetamolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’AIFA ha confermato la sicurezza d’uso del paracetamolo in gravidanza sulle base di tutte le prove scientifiche disponibili al riguardo</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/laifa-conferma-luso-del-paracetamolo-in-gravidanza/">L’AIFA conferma l’uso del paracetamolo in gravidanza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump su una possibile associazione tra utilizzo di paracetamolo durante la gravidanza e lo sviluppo di disturbi neurologici (autismo, ADHD) nei bambini, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato un <a href="https://www.aifa.gov.it/-/uso-del-paracetamolo-in-gravidanza-confermate-le-raccomandazioni-europee">comunicato</a> per confermare che non ci sono nuove prove tali da giustificare cambiamenti nelle raccomandazioni già in vigore.</p>
<p>Quindi il paracetamolo, utilizzato per ridurre la febbre e il dolore, può essere impiegato senza preoccupazioni durante la gravidanza. I dati disponibili infatti non mostrano alcuna associazione con un possibile aumento del rischio di autismo né con malformazioni del feto o del neonato.</p>
<p>L’AIFA ricorda che in gravidanza qualsiasi farmaco va comunque assunto solo quando strettamente necessario e sempre sotto supervisione medica.</p>
<h3>Per approfondire</h3>
<p>Nel nostro portale già a febbraio 2025 avevamo pubblicato la notizia di un importante studio che confermava la sicurezza del paracetamolo in gravidanza raccomandandone l’impiego alle dosi minime efficaci e per i tempi più brevi, sempre su indicazione del medico. <a href="https://infarmaco.it/paracetamolo-in-gravidanza/">Clicca qui</a> per leggere la notizia.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La perdita dei capelli con i farmaci antitumorali</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-perdita-dei-capelli-con-i-farmaci-antitumorali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 22:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[alopecia]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<category><![CDATA[perdita capelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una revisione della letteratura scientifica fa il punto sull’alopecia da antitumorali, fornendo dati sulla frequenza, sulla prevenzione e sulla gestione</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-perdita-dei-capelli-con-i-farmaci-antitumorali/">La perdita dei capelli con i farmaci antitumorali</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La perdita dei capelli (scientificamente chiamata alopecia) è una delle conseguenze più evidenti di molte terapie antitumorali, con impatto sulla salute mentale, sull’autostima, sulla propria immagine corporea, sulla sessualità e sulla vita sociale della persona. Si può fare qualcosa per prevenirla e per favorire la ricrescita dei capelli una volta terminata la terapia? Le risposte vengono da una revisione della letteratura scientifica condotta da un gruppo di medici statunitensi.</p>
<h3>I farmaci chemioterapici che causano alopecia</h3>
<p>I chemioterapici sono i farmaci antitumorali che più spesso causano la perdita parziale o completa dei capelli. Si stima che si verifichi nel 65% dei casi, e in particolare:</p>
<ul>
<li>i taxani (come il paclitaxel e il docetaxel), usati per molti tipi di cancro, da quello dell’endometrio al tumore del polmone, dal tumore della mammella al tumore della vescica, dal tumore della prostata al tumore dello stomaco, sono i farmaci che più spesso causano una alopecia, con una frequenza superiore all’80% dei casi</li>
<li>le antracicline (come la doxorubicina e la daunorubicina), usate per molti tipi di cancro, dalle leucemie ai sarcomi, dal tumore della mammella al tumore della vescica, causano frequentemente alopecia, si stima che si verifichi tra il 60 e il 100% dei casi</li>
<li>gli agenti alchilanti (come la ciclofosfamide), usati per molti tipi di cancro, dal tumore della mammella alle leucemie, dai linfomi al mieloma, dal cancro dell’ovaio al retinoblastoma, causano alopecia nel 60% dei casi e più</li>
<li>gli antimetaboliti (come il 5-fluorouracile e la capecitabina), usati per molti tipi di cancro, dal tumore della mammella al tumore dell’esofago, dai tumori genito-urinari a quelli gastrointestinali, causano alopecia nel 10-50% dei casi</li>
<li>in caso di chemioterapia con più farmaci il rischio di alopecia aumenta ulteriormente.</li>
</ul>
<p>La perdita dei capelli da farmaci chemioterapici è reversibile, con una graduale ricrescita a partire da tre a sei mesi dopo l’ultimo ciclo di terapia. C’è la possibilità che i capelli ricresciuti abbiano una diversa consistenza o siano di colore diverso dal precedente.</p>
<h3>Gli altri farmaci antitumorali</h3>
<p>I trattamenti ormonali usati per il trattamento dei tumori della mammella, dell’ovaio, dell’endometrio e della prostata possono causare alopecia, anche se meno spesso rispetto ai farmaci chemioterapici. A differenza dell’alopecia da chemioterapici, la perdita di capelli con i farmaci endocrini si presenta come un diradamento graduale e diffuso piuttosto che una perdita improvvisa e raramente causano una calvizie completa. La frequenza dell’alopecia è mediamente attorno al 5% dei casi, ma è maggiore (25% dei casi) con il tamoxifene e con gli inibitori dell’aromatasi (come l’anastrazolo).<br />
Anche le terapie antitumorali più recenti, come gli inibitori del <em>checkpoint</em> immunitario o le terapie con anticorpi possono causare la perdita dei capelli ma con frequenze molto inferiori.</p>
<h3>Che cosa si può fare</h3>
<p>L’unica prevenzione che ha mostrato qualche efficacia è il raffreddamento del cuoio capelluto (<em>scalp cooling</em>):</p>
<ul>
<li>l’applicazione di una cuffia o un casco refrigerante causa una vasocostrizione, in questo modo si riduce la quantità di farmaco antitumorale che arriva ai follicoli piliferi, riducendo il rischio della perdita dei capelli</li>
<li>i risultati migliori si hanno con l’applicazione di dispositivi che mantengano la temperatura sotto lo zero per almeno 30 minuti prima dell’infusione e per un’ora e mezza dopo l’infusione stessa</li>
<li>l’effetto è diverso a seconda dei farmaci impiegati, il raffredamento del cuoio capelluto sembra essere più efficace in caso di chemioterapie con taxani o antracicline</li>
<li>il raffreddamento non comporta particolari problemi, ma può causare mal di testa e un senso di fastidio dovuto alla bassa temperatura.</li>
</ul>
<p>Per favorire la ricrescita dei capelli dopo che sono caduti si può invece usare una lozione di un farmaco, il minoxidil a varia concentrazione, che sembra poter ridurre la durata dell’alopecia e rallentarne la progressione.<br />
I rimedi “naturali”, come la biotina o altri supplementi, non servono, perché non hanno alcuna efficacia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-perdita-dei-capelli-con-i-farmaci-antitumorali/">La perdita dei capelli con i farmaci antitumorali</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cartelle elettroniche per controllare l’uso degli antibiotici in pediatria</title>
		<link>https://infarmaco.it/cartelle-elettroniche-per-controllare-luso-degli-antibiotici-in-pediatria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2025 22:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[durata della terapia]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4243</guid>

					<description><![CDATA[<p>Analizzando le cartelle elettroniche è possibile capire come vengono utilizzati gli antibiotici nei reparti pediatrici, migliorando così la gestione dei trattamenti antimicrobici</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/cartelle-elettroniche-per-controllare-luso-degli-antibiotici-in-pediatria/">Cartelle elettroniche per controllare l’uso degli antibiotici in pediatria</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Capire come vengono utilizzati gli antibiotici è il primo passo per contrastarne l’uso inappropriato e prevenire la diffusione delle resistenze. In pediatria la valutazione di quanti antibiotici vengono utilizzati è più complessa perché non si può ricorrere alla dose giornaliera definita (DDD, <em>Defined Daily Dose</em>) parametro comunemente usato negli adulti che presuppone un paziente <em>standard</em> adulto con un peso medio di circa 70 kg. Nei bambini invece il dosaggio e il peso variano notevolmente con la crescita, rendendo il DDD inapplicabile.<br />
Per superare questo limite, un gruppo di ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha analizzato l’impiego degli antibiotici nei reparti pediatrici utilizzando le cartelle cliniche elettroniche per calcolare due indicatori più specifici per l’età pediatrica:</p>
<ul>
<li>la Durata della Terapia (DOT), che misura la durata in giorni di ciascun antibiotico ricevuto</li>
<li>la Lunghezza della Terapia (LOT), che indica il numero di giorni nei quali un paziente ha ricevuto un antibiotico, indipendentemente dal numero di antibiotici (essendo possibili terapie in concomitanza con più antibiotici).</li>
</ul>
<h3>Quanti antibiotici e per quanto tempo</h3>
<p>Lo studio, condotto su oltre 21.000 di bambini ricoverati nel 2022, ha rilevato che quasi il 40% dei bambini ricoverati ha ricevuto almeno un antibiotico. I consumi risultano particolarmente elevati nei reparti di oncoematologia e di terapia intensiva, dove si è registrato un impiego frequente di antibiotici ad ampio spettro come piperacillina/tazobactam e meropenem.</p>
<h3>Perché è importante controllare l’uso degli antibiotici in pediatria</h3>
<p>L’uso delle cartelle cliniche elettroniche consente di raccogliere dati in modo automatico e sistematico, superando i limiti delle rilevazioni manuali. In questo modo diventa possibile identificare i reparti con i consumi più elevati, controllare l’andamento nel tempo e confrontarsi con altre realtà ospedaliere, mettendo in atto eventuali misure per contenere l’uso di alcuni antibiotici o promuovere quello di altri in base a una buona gestione delle terapie antibiotiche (<em>antibiotic stewardship</em>).</p>
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		<item>
		<title>La classificazione AWaRe per un uso più consapevole degli antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-classificazione-aware-per-un-uso-piu-consapevole-degli-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 22:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione AWaRE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4192</guid>

					<description><![CDATA[<p>La classificazione AWaRe dell’OMS è al centro del nono <em>Minidossier</em> di COSIsiFA, che ne analizza opportunità e criticità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La resistenza antimicrobica è una minaccia sanitaria globale che ogni anno causa, solo in Europa, oltre 35.000 morti, di cui quasi un terzo in Italia. Per contrastarla, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha introdotto nel 2017 la classificazione AWaRe, uno strumento pratico per orientare la scelta e l’uso corretto degli antibiotici. Ed è proprio questo il tema al centro del <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/09/M9_minidossier_AWaRE_def.pdf">nono <em>Minidossier</em></a> di COSIsiFA.</p>
<p>La classificazione AWaRe suddivide gli antibiotici in tre categorie:</p>
<ul>
<li><em>Access</em>, da utilizzare per infezioni comuni e da privilegiare. Dovrebbero rappresentare almeno il 60% dei consumi nazionali</li>
<li><em>Watch</em>, da usare con cautela e sotto sorveglianza</li>
<li><em>Reserve</em>, da riservare ai casi più gravi e resistenti.</li>
</ul>
<p>L’efficacia di questo strumento dipende però dalla capacità di adattarlo al contesto locale, dall’aggiornamento costante dei professionisti sanitari e dalla disponibilità di una diagnostica rapida e affidabile. Il<em> Minidossier</em> presenta esperienze, come quella del Regno Unito, che ha adattato la lista OMS per rispondere alle esigenze epidemiologiche nazionali, con risultati promettenti. Anche l’Italia sembra muoversi in questa direzione: l’AIFA ha tradotto e diffuso il manuale AWaRe e sviluppato l’app <em>Firstline</em> AIFA Antibiotici, che attraverso un sistema a “semaforo” vuole facilitare i professionisti sanitari nella scelta dell’antibiotico da utilizzare e informare i cittadini sulla sua appropriatezza.<br />
La classificazione AWaRe non deve essere intesa come una semplice lista, ma il tassello di una strategia globale contro la resistenza antimicrobica. Per tradurla in risultati concreti è necessario integrarla nei programmi di <em>stewardship</em> antimicrobica, sostenuti da un monitoraggio costante, la formazione continua e un impegno condiviso da professionisti sanitari e cittadini.</p>
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		<title>Farmaci da banco: usarli sì, ma con prudenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-da-banco-usarli-si-ma-con-prudenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 22:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci da banco]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4184</guid>

					<description><![CDATA[<p>I farmaci da banco sono al centro della campagna europea “I farmaci non sono caramelle”, promossa anche dall’AIFA, che mira a promuoverne un uso consapevole</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte ci è capitato di prendere un farmaco da banco per un mal di testa, un dolore improvviso, la febbre o i classici malanni stagionali? Questi medicinali possono essere acquistati senza ricetta medica in farmacia, parafarmacia, nei <em>corner</em> della grande distribuzione organizzata oppure <em>online</em>.<br />
E sono molte le persone a farne uso. Solo nel 2024, in Italia, i farmaci da banco hanno generato un giro d’affari di quasi 2,3 miliardi di euro, con oltre 207 milioni di confezioni vendute, seppur in lieve calo rispetto all’anno precedente.<br />
Ma quello che può sembrare un gesto semplice, assumere un farmaco senza prescrizione, non è del tutto privo di rischi. Per questo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), insieme alle altre autorità regolatorie europee, ha promosso la campagna “I farmaci non sono caramelle”, per sensibilizzare sull’importanza di un’automedicazione consapevole.</p>
<h3>I messaggi chiave per un uso sicuro dei farmaci da banco</h3>
<p>Che cosa è importante sapere sui farmaci da banco?</p>
<ul>
<li>Come tutti i farmaci, anche quelli che non richiedono la ricetta del medico non sono privi di rischi</li>
<li>Un uso scorretto di questi farmaci può causare effetti indesiderati e, in alcuni casi, anche dipendenza</li>
<li>I farmaci da banco sono sempre accompagnati da un foglietto illustrativo, che va consultato per conoscere dosaggi, controindicazioni, interazioni, durata d’uso e indicazioni da seguire scrupolosamente</li>
<li>I farmaci da banco devono essere assunti entro certi limiti, rispettando le indicazioni sulla durata e frequenza d’uso</li>
<li>Se i sintomi per cui si è preso il farmaco da banco persistono o compaiono effetti collaterali, bisogna rivolgersi al proprio medico, segnalando quale farmaco si è assunto.</li>
</ul>
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		<title>Vaccinare i bambini aiuta anche a ridurre l’uso di antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/vaccinare-i-bambini-aiuta-anche-a-ridurre-luso-di-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 22:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando i bambini sono vaccinati si riduce l’uso degli antibiotici e si contribuisce a contrastare la diffusione dell’antimicrobico resistenza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una buona copertura vaccinale non protegge solo i bambini da malattie potenzialmente pericolose, ma contribuisce anche a ridurre l’uso degli antibiotici e quindi a contrastare il fenomeno della resistenza agli antibiotici.</p>
<h3>I dati su vaccinazioni e uso di antibiotici</h3>
<p>Uno studio condotto negli Stati Uniti su quasi sette milioni di bambini sotto i cinque anni d’età ha analizzato l’andamento delle vaccinazioni e dell’uso degli antibiotici tra il 2000 e il 2019. In questo arco di tempo, la percentuale di bambini vaccinati contro alcune malattie comuni dell’infanzia – come influenza, pertosse, difterite, polmonite e Haemophilus influenzae – è aumentata dal 32,5% al 66,8%.<br />
Parallelamente l’uso degli antibiotici si è significativamente ridotto. Il calo è stato particolarmente marcato per alcune classi di farmaci molto utilizzate, come i macrolidi, il cui impiego si è quasi dimezzato, e gli antibiotici ad ampio spettro. Anche le infezioni respiratorie trattate con antibiotici nel bambino, come sinusiti e faringiti, sono diminuite sensibilmente.</p>
<h3>Macrolidi e antibiotici ad ampio spettro</h3>
<p>I macrolidi e gli antibiotici ad ampio spettro sono tra i farmaci più usati, ma anche tra quelli che più facilmente favoriscono la comparsa di batteri resistenti. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di utilizzarli solo quando strettamente necessari. I risultati dello studio d’oltreoceano suggeriscono che la vaccinazione contribuisca concretamente a contrastare l’antibiotico resistenza, un problema che riguarda la salute di tutti.<br />
I risultati della ricerca sono coerenti con quanto rilevato anche da altri studi indipendenti: per approfondire puoi leggere anche la News “<a href="https://infarmaco.it/i-vaccini-riducono-i-rischi-di-resistenza-agli-antibiotici/.">I vaccini riducono i rischi di resistenza agli antibiotici</a>”</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/vaccinare-i-bambini-aiuta-anche-a-ridurre-luso-di-antibiotici/">Vaccinare i bambini aiuta anche a ridurre l’uso di antibiotici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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