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	<title>Aprile 2026 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 20:26:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Aprile 2026 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>N° 5 Aprile 2026</title>
		<link>https://infarmaco.it/n-5-aprile-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 20:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/n-5-aprile-2026/">N° 5 Aprile 2026</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/n-5-aprile-2026/">N° 5 Aprile 2026</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Coinvolgere i pazienti nella deprescrizione fa davvero la differenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/coinvolgere-i-pazienti-nella-deprescrizione-fa-davvero-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[opuscoli informativi]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5573</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fornire ai pazienti informazioni chiare sulla deprescrizione aumenta la probabilità che ne parlino  e discutano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La deprescrizione, ovvero la riduzione o sospensione di farmaci non più necessari o potenzialmente dannosi, è sempre più riconosciuta come una strategia importante per favorire l’appropriatezza prescrittiva e ridurre i rischi della polifarmacoterapia (dover prendere cioè più di 5 farmaci al giorno). Nonostante ciò, la sua applicazione nella pratica clinica resta limitata: da un lato i medici non sono sempre formati adeguatamente sulla deprescrizione, dall’altro i malati possono percepirla come un abbandono delle cure.<br />
Ma come si può favorire un dialogo più efficace tra medico e paziente su questo tema? Uno studio statunitense condotto su oltre 3.000 anziani seguiti in ambulatori di medicina generale ha valutato se l’invio, prima di una visita programmata, di opuscoli informativi specifici sul farmaco potesse aumentare il coinvolgimento dei pazienti e stimolare discussioni sulla deprescrizione.</p>
<h3>I farmaci analizzati e i risultati</h3>
<p>Lo studio ha preso in esame tre categorie di farmaci potenzialmente a rischio d’uso inappropriato:</p>
<ul>
<li>gli inibitori di pompa protonica, spesso utilizzati per il reflusso gastroesofageo per periodi più lunghi del necessario</li>
<li>il gabapentin, impiegato nel trattamento del dolore neuropatico ma associato, soprattutto ad alte dosi, a un aumento del rischio di cadute</li>
<li>alcuni farmaci per il diabete, che possono causare episodi di ipoglicemia.</li>
</ul>
<p>I risultati mostrano che circa un malato su tre ha discusso con il proprio medico la possibilità di ridurre o sospendere il farmaco durante la visita successiva al ricevimento dell’opuscolo. Tra questi, il 78% ha avviato spontaneamente la conversazione e il 57% ha fatto esplicito riferimento al materiale informativo ricevuto.</p>
<h3>Chi è più propenso a discutere e chi meno</h3>
<p>Il coinvolgimento non è risultato uniforme. I pazienti con un livello di istruzione più elevato o con una buona alfabetizzazione sanitaria, cioè la capacità di comprendere e utilizzare le informazioni mediche, si sono dimostrati più propensi ad avviare il confronto.<br />
Al contrario, quelli in trattamento con insulina e quelli con minore familiarità con le informazioni sanitarie hanno partecipato meno attivamente, suggerendo la necessità di sviluppare materiali informativi semplici e comprensibili anche alle fasce di popolazione più vulnerabili.</p>
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		<item>
		<title>Aumenta il consumo di antidepressivi nel mondo</title>
		<link>https://infarmaco.it/aumenta-il-consumo-di-antidepressivi-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:22:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antidepressivi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5568</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel decennio 2010-2020 il consumo di antidepressivi nei Paesi OCSE è aumentato in modo costante ponendo qualche dubbio sull’appropriatezza prescrittiva</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli antidepressivi sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Trovano impiego nel trattamento della depressione, dei disturbi d’ansia e di altre condizioni psichiatriche e il loro utilizzo è in costante crescita. Ma come è cambiato il consumo nel tempo e con quali differenze a livello globale?<br />
Uno studio ha analizzato i dati di consumo di antidepressivi in 30 Paesi dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), un gruppo di Paesi ad alto reddito che include Europa, Nord America, Australia e Giappone, nell’arco di un decennio, dal 2010 al 2020, confrontando le tendenze nazionali con la media dell’area.</p>
<h3>I numeri del consumo</h3>
<p>Il consumo medio di antidepressivi in questi Paesi è aumentato significativamente nel corso del decennio. Per confrontare i consumi i ricercatori hanno utilizzato un’unità standard chiamata dose definita giornaliera (DDD), che rappresenta la quantità di farmaco assunta mediamente da un adulto in un giorno. Il valore è passato da 52,4 nel 2010 a 69,5 DDD nel 2020 ogni 1.000 abitanti, con un aumento progressivo. I Paesi con consumi stabilmente superiori alla media OCSE includono Australia, Belgio, Canada, Islanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito. L’Italia, insieme a Germania, Grecia e altri Paesi dell’Europa centro-orientale, si è collocata invece stabilmente al di sotto della media.</p>
<h3>La situazione dell’Italia</h3>
<p>Secondo gli ultimi dati dell’OCSE il consumo di antidepressivi è comunque andato via via aumentando, pur sempre sotto la media degli altri Paesi. Ecco i dati delle DDD per gli antidepressivi usati dal 2011 al 2024, ultimo dato disponibile:</p>
<ul>
<li>2011 38,3 DDD</li>
<li>2012 38,6 DDD</li>
<li>2013 39,0 DDD</li>
<li>2014 39,2 DDD</li>
<li>2015 39,6 DDD</li>
<li>2016 39,8 DDD</li>
<li>2017 40,4 DDD</li>
<li>2018 41,6 DDD</li>
<li>2019 42,8 DDD</li>
<li>2020 43,7 DDD</li>
<li>2021 44,6 DDD</li>
<li>2022 45,8 DDD</li>
<li>2023 47,1 DDD</li>
<li>2024 48,5 DDD.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>La sicurezza dei bambini passa dalla ricerca clinica</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-sicurezza-dei-bambini-passa-dalla-ricerca-clinica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 09:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[studi clinici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5565</guid>

					<description><![CDATA[<p>Occorre garantire l’inclusione dei bambini negli studi clinici, per evitare di somministrare loro farmaci senza prove solide di efficacia e sicurezza per la loro fascia d’età.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proteggere i bambini con la ricerca, non dalla ricerca. È il principio che emerge dal nuovo rapporto delle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine statunitense. Secondo gli autori, l’eccessiva cautela nell’inclusione dei bambini nelle sperimentazioni cliniche rischia di limitare concretamente la possibilità di migliorare la salute dei piccoli.</p>
<h3>L’importanza di cambiare approccio</h3>
<p>Fino ai primi anni Duemila, i bambini sono stati esclusi dagli studi clinici, per ragioni di sicurezza. L’intento era evitare esposizione a farmaci non ancora adeguatamente valutati. Ciò però ha determinato l’uso off-label dei farmaci, che vengono cioè usati in modo diverso (per età, dosaggio, via di somministrazione o indicazione) rispetto alle indicazioni ufficialmente approvate (leggi anche la notizia <a href="https://infarmaco.it/farmaci-nei-bambini-ancora-troppo-poco-studiati/">Farmaci nei bambini ancora troppo poco studiati</a>).<br />
Nonostante i progressi normativi e scientifici degli ultimi anni, negli studi clinici per valutare l’efficacica e la sicurezza dei farmaci i bambini sono raramente coinvolti.</p>
<h3>Il nuovo rapporto</h3>
<p>Il nuovo documento d’oltreoceano sottolinea la necessità di includere in modo sistematico i bambini negli studi clinici. La tutela resta imprescindibile ma deve essere bilanciata con il diritto dei bambini a ricevere cure fondate su prove solide, che possono essere acquisite solo attraverso le sperimentazioni.<br />
Secondo gli esperti, l’esclusione dei bambini dalla ricerca:</p>
<ul>
<li>limita lo sviluppo delle conoscenze cliniche specifiche</li>
<li>aumenta il ricorso a trattamenti non adeguatamente studiati</li>
<li>riduce le possibilità di migliorare gli esiti di salute nel lungo periodo.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Nessun legame tra pillola anticoncezionale e leucemia</title>
		<link>https://infarmaco.it/nessun-legame-tra-pillola-anticoncezionale-e-leucemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 22:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[contraccettivi ormonali]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia]]></category>
		<category><![CDATA[pillola anticoncezionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’uso dei contraccettivi ormonali non è associato a un aumento del rischio di leucemia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un grande studio condotto in Danimarca conferma la sicurezza delle pillole anticoncezionali, escludendo un possibile legame tra l’uso dei contraccettivi ormonali e il rischio di leucemie.</p>
<h3>Il legame tra ormoni sessuali e cellule del sangue</h3>
<p>Gli ormoni sessuali femminili non regolano solo il ciclo mestruale, ma agiscono anche sul sistema ematopoietico, responsabile della produzione delle cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). In particolare:</p>
<ul>
<li>regolano la velocità con cui queste cellule vengono prodotte</li>
<li>influenzano la loro maturazione e differenziazione nelle diverse tipologie cellulari.</li>
</ul>
<p>Inoltre alcune cellule leucemiche (cellule del sangue diventate tumorali) presentano recettori che consentono loro di rispondere agli ormoni. Per questo motivo si è ipotizzato che gli ormoni sessuali, e quindi anche quelli contenuti nelle pillole anticoncezionali usate comunemente, possano influenzare la comparsa di leucemie. Per verificare la solidità di questa ipotesi, un gruppo di ricercatori danesi ha condotto uno studio nazionale di coorte.</p>
<h3>I risultati confortanti dello studio</h3>
<p>Sono state valutate quasi 2 milioni di donne tra i 15 e i 49 anni, seguite dal 1995 al 2021, di cui era noto l’uso o meno della pillola anticoncezionale.<br />
Nel periodo di studio sono stati identificati 671 casi di leucemia. Ebbene, il rischio di sviluppare una leucemia per le donne che avevano fatto uso della pillola o che la stavano ancora prendendo era del tutto sovrapponibile a quello delle donne che non ne avevano fatto uso. Non sono emerse differenze neppure tra i diversi tipi di pillola, o nella durata dell’uso.</p>
<h3>La sicurezza dei contraccettivi ormonali</h3>
<p>Poiché nel mondo più di 400 milioni di donne tra i 15 e i 49 anni assumono contraccettivi ormonali, sotto varie forme, il tema della sicurezza è particolarmente rilevante. L’ipotesi che ci sia un legame tra contraccettivi e leucemie, basata per lo più su studi con pochi casi e molti margini di incertezza, è seccamente smentita dallo studio danese.<br />
Le prove attualmente disponibili confermano la sicurezza dei metodi contraccettivi ormonali sia in ambito oncologico in generale (leggi anche la notizia <a href="https://infarmaco.it/nuovi-dati-confermano-la-sicurezza-dei-contraccettivi-ormonali/">Nuovi dati confermano la sicurezza dei contraccettivi ormonali</a>) sia per il rischio di trombosi (leggi anche <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Carta_informativa_per_la_donna_26.06.2018.pdf">La carta informativa per la donna</a> di AIFA).</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Serve l’ipratropio bromuro nell’asma acuta del bambino?</title>
		<link>https://infarmaco.it/serve-lipratropio-bromuro-nellasma-acuta-del-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:40:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[asma]]></category>
		<category><![CDATA[Ipratropio bromuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei bambini con asma, l’aggiunta dell’ipratropio bromuro per nebulizzazione a cortisone e salbutamolo sembra ridurre il rischio di doversi ricoverare per la gravità della crisi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da una revisione sistematica, l’ipratropio bromuro può essere aggiunto alla terapia standard con cortisone e betastimolanti per controllare le crisi asmatiche acute nel bambino.</p>
<h3>Le linee guida sull’uso dell’ipratropio bromuro</h3>
<p>Attualmente c’è ancora poca chiarezza riguardo all’uso dell’ipratropio bromuro per l’asma nei bambini. Le linee guida suggeriscono di aggiungerlo alla somministrazione di salbutamolo (un farmaco betastimolante che dilata i bronchi) nella terapia dell’attacco d’asma moderato-grave, a dosaggio stabilito in base all’età e alla gravità del quadro clinico e raccomandano la somministrazione di tali farmaci per via inalatoria.<br />
In Italia l’<a href="https://www.aifa.gov.it/-/modifica-di-indicazioni-e-popolazione-autorizzata-dei-medicinali-a-base-dell-associazione-fissa-fdc">Agenzia italiana del farmaco</a> (AIFA) è intervenuta nel 2023 con una revisione delle indicazioni dei medicinali contenenti l’associazione ipratropio bromuro/salbutamolo, limitandone l’uso, non raccomandando l’uso di associazioni fisse dei due farmaci nei bambini. Tale restrizione si è resa necessaria in quanto è stato osservato un aumento del numero di eventi avversi non lievi.<br />
Questa posizione ha suscitato osservazioni da parte della <a href="https://www.fimp.pro/area-pediatri/informazione/considerazioni-critiche-in-merito-alla-nota-aifa">Federazione Italiana Medici Pediatri</a>, in quanto l’asma è una delle principali cause di accesso al Pronto soccorso nei bambini sotto i 15 anni. Secondo la Federazione sarebbe utile poter disporre di tutti i farmaci utili nella gestione dell’attacco asmatico acuto sia in ospedale sia a casa e quindi anche di questa associazione.</p>
<h3>Che cosa conclude la revisione</h3>
<p>La revisione della letteratura scientifica, che ha incluso 24 studi controllati per un totale di oltre 3.200 bambini trattati, ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’ipratropio bromuro somministrato per via inalatoria o tramite nebulizzazione.<br />
Nel complesso il tasso di ospedalizzazione osservato è rimasto identico nonostante l’aggiunta dell’ipratropio bromuro. Se però si consideravano solo i piccoli trattati con l’ipratropio bromuro somministrato per nebulizzazione, si aveva una riduzione significativa dei ricoveri ospedalieri, con una riduzione del 25% del rischio di doversi ricoverare.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Affidarsi all’intelligenza artificiale per avere nuovi antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/affidarsi-allintelligenza-artificiale-per-avere-nuovi-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5553</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale generativa può svolgere un grande lavoro nella selezione delle possibili nuove molecole attive contro i batteri resistenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/affidarsi-allintelligenza-artificiale-per-avere-nuovi-antibiotici/">Affidarsi all’intelligenza artificiale per avere nuovi antibiotici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale può aiutare nel costruire nuovi antibiotici che siano in grado di curare anche le infezioni dovute a germi resistenti alle attuali terapie.</p>
<h2>Lo sviluppo dei nuovi antibiotici</h2>
<p>Tra i punti chiave della lotta alla antimicrobico resistenza nelle politiche sanitarie indicate dall’OMS c’è anche l’importanza di cercare e sviluppare nuove molecole ad attività antibiotica, soprattutto molecole che agiscano con un meccanismo completamente o almeno in parte diverso dagli antibiotici già disponibili per ovviare al problema della resistenza alle terapie.<br />
Le ricerche in atto sono molte, anche se una delle preoccupazioni maggiori è che la cosiddetta pipeline delle aziende farmaceutiche sia quasi a secco nel produrre antibiotici innovativi, ciò sia per lo scarso interesse o le scarse risorse investibili dalle aziende, sia per la difficoltà di selezionare tra le molte molecole quelle che potrebbero avere un’azione contro i batteri. Si è cercato per esempio di trovare direttamente in natura sostanze antibatteriche, come le magainine presenti nella pelle di alcune rane sudamericane, ma si tratta di strade per ora poco efficienti.</p>
<h3>L’aiuto dell’intelligenza artificiale</h3>
<p>L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a individuare molecole potenzialmente attive contro i batteri. Una sperimentazione internazionale ha concentrato l’attenzione proprio su questo aspetto, sviluppando una rete di intelligenza artificiale generativa che sarebbe in grado di disegnare antibiotici di nuova struttura attraverso due approcci. Anzitutto è stata fatto uno screening in silico (simulazioni condotte al computer, quindi non nella realtà) su oltre 10 milioni di frammenti di molecole che potrebbero avere un’azione contro il batterio della gonorrea (la <em>Neisseria gonorrhoeae</em> o gonococco) e contro lo stafilococco aureo. In un secondo momento i frammenti che sembravano più promettenti a questo scopo sono stati riuniti in molecole più complesse, fino ad arrivare a isolarne 24, di cui sette avevano in effetti un’attività antibatterica selettiva. Due di queste si sono mostrate efficaci nell’animale per contrastare infezioni dovute a batteri (gonococchi o stafilococchi) multiresistenti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anziani con demenza e fragili trattati con troppi farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/anziani-con-demenza-e-fragili-trattati-con-troppi-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci potenzialmente inappropriati]]></category>
		<category><![CDATA[fragilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5550</guid>

					<description><![CDATA[<p>Polifarmacoterapia e prescrizioni potenzialmente inappropriate nell’anziano vanno a braccetto, rendendo essenziale una revisione periodica delle terapie</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/anziani-con-demenza-e-fragili-trattati-con-troppi-farmaci/">Anziani con demenza e fragili trattati con troppi farmaci</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle persone dopo i 75 anni d’età, la polifarmacoterapia, ovvero l’assunzione quotidiana di 5 o più farmaci, è molto frequente. Non di rado, il numero di medicinali presi ogni giorno sale addirittura a dieci o più e in tal caso si parla di iperpolifarmacoterapia, con il rischio sempre maggiore di ricevere prescrizioni che sono potenzialmente inappropriate e quindi più dannose che utili.<br />
Ma quanto incide la presenza di una demenza o una condizione di fragilità sul numero dei farmaci che vengono presi quotidianamente? Se lo è chiesto uno studio condotto su una coorte di quasi 4.000 anziani americani (età media 80 anni).</p>
<h3>I numeri della polifarmacoterapia negli anziani</h3>
<p>Nello studio di oltreoceano, i due terzi degli anziani prendevano cinque o più farmaci al giorno e quasi uno su cinque partecipanti ne assumeva dieci o più. Analizzando le prescrizioni si è anche visto che nel 24% dei casi almeno uno dei farmaci prescritti era potenzialmente inappropriato per l età, sconsigliato sulla base dei Criteri di Beers, criteri validati e periodicamente aggiornati che identificano i farmaci da usare con cautela o da evitare del tutto negli anziani per via di un profilo rischio-beneficio sfavorevole.</p>
<h3>Il ruolo aggravante di fragilità e demenza</h3>
<p>Le persone con demenza avevano quasi un raddoppio del rischio di ricevere almeno un farmaco potenzialmente inappropriato rispetto a chi era ancora lucido. Inoltre, il rischio di iperpolifarmacoterapia era circa 8 volte più alto nelle persone fragili rispetto a quelle in discreta salute fisica. Rischio che quasi 3 volte più alto anche nelle persone in uno stato di pre fragilità, ovvero in una condizione intermedia tra la buona salute e la fragilità conclamata, ancora reversibile con interventi mirati su attività fisica e nutrizione.</p>
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		<title>Quali farmaci sono più efficaci per l’obesità in età pediatrica?</title>
		<link>https://infarmaco.it/quali-farmaci-sono-piu-efficaci-per-lobesita-in-eta-pediatrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 22:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
		<category><![CDATA[real world]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5548</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati della pratica clinica corrente la semaglutide avrebbe un’efficacia un poco superiore, ma in ogni caso il ricorso a una terapia in età pediatrica richiede grande cautela </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sugli esiti dei farmaci per il trattamento dell’obesità in età pediatrica al di fuori degli studi clinici, nella pratica clinica quotidiana, sono ancora limitati.<br />
Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti su ragazze e ragazzi tra i 12 e i 21 anni, non ci sarebbero differenze rilevanti tra i diversi farmaci che possono essere impiegati, anche se la semaglutide sembra associarsi a risultati leggermente migliori.</p>
<h3>I farmaci per l’obesità nei ragazzi</h3>
<p>I farmaci oggi più usati per trattare l’obesità sono gli agonisti del recettore del GLP-1, come la semaglutide, medicinali che imitano un ormone naturale dell’intestino – il peptide 1 analogo del glucagone – che aiuta a:</p>
<ul>
<li>controllare l’appetito</li>
<li>aumentare il senso di sazietà</li>
<li>migliorare il controllo della glicemia.</li>
</ul>
<p>L’uso di questi farmaci in età pediatrica è discusso in quanto gli studi di efficacia e sicurezza sui bambini e sugli adolescenti sono pochi (leggi anche <a href="https://infarmaco.it/farmaci-per-lobesita-nei-bambini-aiutano/">Farmaci per l’obesità nei bambini: aiutano?</a> e <a href="https://infarmaco.it/obesita-nei-bambini-serve-un-farmaco-2/">Obesità nei bambini serve un farmaco?</a>).<br />
In Italia l’unico agonista del recettore GLP-1 autorizzato a partire dai 12 anni d’età per il trattamento dell’obesità è la liraglutide che va usato però solo se la dieta, l’attività fisica e gli interventi sullo stile di vita non sono stati sufficienti a far perdere peso.<br />
Accanto a questi farmaci negli Stati Uniti, ma non in Europa, è disponibile anche la fentermina da sola o in associazione con il topiramato (farmaco autorizzato anche in Europa per il trattamento dell’epilessia e dell’emicrania). La fentermina è un anoressizzante che agisce sul sistema nervoso centrale per ridurre il senso di appetito, ma non è stata approvata dall’<a href="https://www.ema.europa.eu/it/documents/other/qsiva-epar-scientific-conclusions-and-grounds-refusal-marketing-authorisation-qsiva_it.pdf">Agenzia europea dei medicinali</a> principalmente per il rischio di eventi avversi cardiovascolari e psichiatrici.</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>I ricercatori hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche di 595 adolescenti con obesità trattati con diversi farmaci tra il 2003 e il 2025 (liraglutide, fentermina, fentermina/topiramato, semaglutide). L’esito principale valutato era la riduzione dell’indice di massa corporea.<br />
Tra il 64% e l’80% dei ragazzi ha ottenuto una riduzione clinicamente significativa (≥5%) dell’indice di massa corporea con tutti i farmaci. Il trattamento con semaglutide si associava però a una riduzione più marcata dell’indice di massa corporea (circa il 13% in meno), rispetto a valori compresi tra il 9 e l’11% in meno con gli altri farmaci.</p>
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		<title>Nuove sperimentazioni per contrastare la neuropatia da chemioterapici</title>
		<link>https://infarmaco.it/nuove-sperimentazioni-per-contrastare-la-neuropatia-da-chemioterapici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 07:17:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[neuropatia periferica]]></category>
		<category><![CDATA[Taxani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5545</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scoperta una nuova molecola che potrebbe ridurre il rischio di neuropatia periferica nei pazienti trattati con alcuni chemioterapici</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/nuove-sperimentazioni-per-contrastare-la-neuropatia-da-chemioterapici/">Nuove sperimentazioni per contrastare la neuropatia da chemioterapici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La neuropatia periferica, cioè la sofferenza dei nervi, che può associarsi ad alcune terapie antitumorali, come quella con i taxani, peggiora significativamente la qualità di vita e l’aderenza alla terapia, ma non ci sono cure per trattarla. In una sperimentazione non ancora arrivata all’uomo è stato provato un nuovo farmaco che potrebbe ridurre il rischio di danno neurologico.</p>
<h3>La neuropatia da chemioterapia</h3>
<p>La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia è un effetto avverso importante e frequente di molte terapie anticancro. Si stima che colpisca milioni di pazienti nel mondo ogni anno.<br />
I sintomi più caratteristici sono la comparsa di formicolii a braccia e gambe, una sensazione di bruciore, torpore e dolore agli arti.<br />
La situazione è spesso tale da obbligare a ridurre la dose dei farmaci chemioterapici, riducendo in tal modo l’efficacia delle cure antitumorali. In più, una volta interrotta la cura i disturbi possono persistere in un caso su quattro.<br />
Nonostante gli studi condotti al riguardo, a oggi non si è dimostrata efficace alcuna azione preventiva per evitare il danno ai nervi e la comparsa dei sintomi, così come c’è solo un farmaco che ha mostrato una qualche efficacia nel ridurre il dolore neuropatico da chemioterapia, la duloxetina.</p>
<h3>La nuova molecola sperimentale</h3>
<p>Un gruppo internazionale francese sta conducendo studi su una nuova molecola, battezzata Carba1 (trattandosi di un composto a base di carbazolo, alcuni derivati del quale sono già impiegati in ambito cardiologico e oncologico), di cui si è vista la possibile azione sinergica con i taxani, farmaci anticancro derivati originariamente dalla corteccia del tasso, impiegati per molti tumori, tra cui quelli del seno, dell’ovaio, del polmone e della prostata. In particolare la nuova molecola consentirebbe di ridurre le dosi del taxano riducendo così parallelamente il rischio di tossicità nervosa.<br />
I ricercatori hanno scoperto però che questa nuova molecola avrebbe anche un effetto neuroprotettivo diretto. Le prove sono state fatte dapprima in vitro, cioè su cellule isolate, e poi nell’animale da esperimento e in entrambi i casi sono emersi risultati promettenti.</p>
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