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	<title>Cronicità e polifarmacoterapia Archivi - InFarmaco</title>
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	<link>https://infarmaco.it/focus/cronicita-e-polifarmacoterapia/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Jul 2026 15:12:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cronicità e polifarmacoterapia Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Si può interrompere la terapia con betabloccanti dopo un infarto?</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-puo-interrompere-la-terapia-con-betabloccanti-dopo-un-infarto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 22:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[betabloccanti]]></category>
		<category><![CDATA[deprescribing]]></category>
		<category><![CDATA[infarto miocardico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In condizioni clinicamente stabili si può valutare la sospensione dei betabloccanti dopo un anno di terapia dall’infarto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Interrompere la terapia con i betabloccanti dopo un anno dall’infarto miocardico è possibile, senza che aumentino i rischi di un nuovo infarto, di ricovero in ospedale per scompenso cardiaco o di morte. Ciò vale però solo per le persone clinicamente stabili, che hanno una funzione cardiaca ancora abbastanza conservata .</p>
<h3>I betabloccanti dopo l’infarto</h3>
<p>Per anni, dopo un infarto miocardico, i betabloccanti sono stati prescritti a tempo indeterminato. Questi farmaci infatti riducono la frequenza cardiaca e il lavoro del cuore, contribuendo anche ad abbassare la pressione arteriosa. I benefici della terapia sono evidenti ma ci si è posti l’interrogativo se ciò valga per tutti i pazienti o se nei casi in cui non c’è uno scompenso cardiaco si possa a un certo punto interrompere la terapia senza correre rischi. Alcuni studi osservazionali hanno infatti messo in dubbio i benefici del trattamento prolungato, richiamando l’attenzione sui suoi possibili effetti indesiderati associati alla terapia.<br />
Un gruppo di ricercatori coreani ha quindi valutato se, nei pazienti che assumono un beta bloccante da almeno un anno dopo l’infarto, l’interruzione della terapia sia una strada percorribile.</p>
<h3>Lo studio coreano</h3>
<p>Sono state coinvolte oltre 2.500 persone con una storia di infarto miocardico in terapia con un beta bloccante da almeno un anno dopo l’evento acuto. Tutte erano clinicamente stabili, non avevano segni di scompenso cardiaco e avevano una funzione cardiaca conservata, con una frazione di eiezione del ventricolo cardiaco sinistro almeno del 40% rispetto al normale.<br />
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a interrompere o a continuare la terapia con i betabloccanti e sono stati seguiti per alcuni anni valutando tre diversi esiti: il rischio di nuovo infarto, il rischio di ricovero in ospedale a causa di uno scompenso cardiaco e il rischio di morte.<br />
A distanza di quattro anni dall’inizio dello studio l’interruzione della terapia non aumentava il rischio di un esito negativo, non c’erano infatti differenze significative nella prognosi tra chi aveva interrotto il farmaco dopo un anno e chi aveva continuato a prenderlo.</p>
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		<item>
		<title>Integratori per capelli, pelle e unghie negli anziani: quali rischi</title>
		<link>https://infarmaco.it/integratori-per-capelli-pelle-e-unghie-negli-anziani-quali-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Integratori alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni farmacologiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I benefici degli integratori per capelli, pelle e unghie negli anziani sono spesso limitati a fronte di rischi concreti legati a un uso eccessivo o senza supervisione medica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capelli più forti, pelle più giovane, unghie più sane: sono queste le promesse che accompagnano molti integratori alimentari destinati soprattutto alle persone anziane e non sorprende quindi che il loro utilizzo sia molto diffuso. Negli Stati Uniti, per esempio, circa l’80% delle donne sopra i 60 anni dichiara di assumere almeno un integratore.<br />
Tuttavia, dietro la falsa idea che questi prodotti siano innocui perché “naturali” si nasconde una realtà ben più complessa. Gli anziani assumono spesso diversi farmaci ogni giorno e l’aggiunta di uno o più integratori può aumentare il rischio di interazioni ed effetti indesiderati con conseguenze non sempre trascurabili (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/i-rischi-tra-farmaci-e-integratori-alimentari-negli-anziani/">I rischi tra farmaci e integratori alimentari negli anziani</a>” e ascolta il podcast “<a href="https://www.spreaker.com/episode/integratori-alimentari-i-miti-da-sfatare--66707476">Integratori alimentari i miti da sfatare</a>”).<br />
A richiamare l’attenzione su questo tema è una revisione narrativa che ha analizzato 64 studi sugli integratori più utilizzati per la salute di capelli, pelle e unghie tra cui biotina, nicotinamide, acido ialuronico, collagene, zinco, vitamine A, C ed E. Il messaggio che emerge è piuttosto chiaro e cioè che per la maggior parte di questi prodotti le prove di efficacia sono deboli o del tutto assenti, mentre i rischi legati a un uso eccessivo e non supervisionato sono documentati.</p>
<h3>Molte promesse, poche conferme</h3>
<p>Gli integratori sembrano offrire benefici soprattutto quando esiste una reale carenza del nutriente che contengono, nelle persone che seguono un’alimentazione equilibrata, invece, i vantaggi sono spesso modesti o assenti. È il caso della biotina, uno degli ingredienti più pubblicizzati per rinforzare capelli e unghie, che non ha dimostrato benefici significativi nelle persone sane. Anche per il collagene e l’acido ialuronico assunti per bocca le prove disponibili restano ancora insufficienti per trarre conclusioni definitive.<br />
Tra tutti gli integratori esaminati, la nicotinamide è quella sostenuta dalle prove più solide anche se il suo utilizzo riguarda soprattutto persone selezionate ad alto rischio e non un generico effetto antietà sulla pelle.</p>
<h3>I rischi da non sottovalutare</h3>
<p>Se le prove dei benefici sono spesso deboli, quelle sui possibili effetti indesiderati sono decisamente più consistenti:</p>
<ul>
<li>la biotina può interferire con i risultati di diversi esami del sangue, compresi quelli per la funzionalità tiroidea e il dosaggio della troponina, un importante indicatore di danno cardiaco</li>
<li>lo zinco, se assunto a dosi elevate, può ridurre l’assorbimento di altri minerali importanti come il rame e diminuire l’efficacia di alcuni antibiotici</li>
<li>la vitamina A, essendo una vitamina liposolubile, tende ad accumularsi nell’organismo. Un eccesso può provocare disturbi gastrointestinali, danni al fegato e, nei casi più gravi, aumento della pressione intracranica</li>
<li>la vitamina C, spesso presente negli integratori in quantità molto superiori al fabbisogno quotidiano, può causare disturbi gastrointestinali e aumentare il rischio di calcoli renali nelle persone predisposte</li>
<li>la vitamina E, ad alte dosi, può aumentare il rischio di sanguinamenti e interagire con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Mi sento stanco e ho comprato un integratore alimentare molto pubblicizzato. Posso prenderlo tranquillamente anche se assumo già dei farmaci?</title>
		<link>https://infarmaco.it/domanda/mi-sento-stanco-e-ho-comprato-un-integratore-alimentare-molto-pubblicizzato-posso-prenderlo-tranquillamente-anche-se-assumo-gia-dei-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 07:18:11 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?post_type=domanda&#038;p=6038</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli integratori alimentari non vanno assunti con leggerezza e senza prima averne parlato con il proprio medico, specialmente quando si sta assumendo una terapia farmacologica. Gli integratori, infatti, possono interagire con i farmaci riducendo l&#8217;efficacia della terapia e aumentando il rischio di possibili effetti avversi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli integratori alimentari non vanno assunti con leggerezza e senza prima averne parlato con il proprio medico, specialmente quando si sta assumendo una terapia farmacologica. Gli integratori, infatti, possono interagire con i farmaci riducendo l’efficacia della terapia e aumentando il rischio di possibili effetti avversi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/domanda/mi-sento-stanco-e-ho-comprato-un-integratore-alimentare-molto-pubblicizzato-posso-prenderlo-tranquillamente-anche-se-assumo-gia-dei-farmaci/">Mi sento stanco e ho comprato un integratore alimentare molto pubblicizzato. Posso prenderlo tranquillamente anche se assumo già dei farmaci?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Farmaci per il diabete e cadute negli anziani</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-per-il-diabete-e-cadute-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 22:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[cadute]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[glicemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli anziani con diabete in terapia con sulfoniluree o insulina non sembra aumentare il rischio di cadute e di fratture tali da comportare un ricovero in ospedale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le terapie per abbassare la glicemia negli anziani con diabete di tipo 2 non sembrano influenzare il rischio di caduta.<br />
Mantenere la glicemia sotto stretto controllo è importante in questi pazienti per prevenire le complicanze della malattia. Da tempo, però, esiste il timore che alcuni farmaci tradizionalmente utilizzati per abbassare la glicemia, in particolare le sulfoniluree e l’insulina, possano aumentare il rischio di cadute e fratture. La preoccupazione nasce dal fatto che questi trattamenti possono causare episodi di ipoglicemia, cioè un abbassamento eccessivo dei livelli di glucosio nel sangue che può manifestarsi con capogiri, debolezza, confusione e perdita di equilibrio, aumentando di conseguenza il rischio di cadute.<br />
Per capire quanto questo rischio sia reale, un gruppo di ricercatori britannici ha analizzato i dati di oltre 21.000 persone con più di 70 anni d’età, affette da diabete di tipo 2, seguite in media per 5 anni, attraverso i registri del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito.</p>
<h3>I risultati dello studio</h3>
<p>I ricercatori hanno confrontato pazienti che mantenevano valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7%, un indicatore del controllo glicemico medio negli ultimi tre mesi, mentre assumevano sulfoniluree o insulina, con altri pazienti che avevano valori di emoglobina glicata più elevati. Dai risultati dello studio è emerso che il rischio di ricovero a seguito di una caduta e il rischio di una frattura era sostanzialmente identico nei due gruppi di pazienti. Anche considerando il rischio sul lungo periodo, nell’arco di dieci anni, le differenze erano minime e non clinicamente rilevanti, sia per chi assumeva sulfoniluree sia per chi assumeva insulina.<br />
Va però sottolineato che lo studio ha preso in considerazione solo le cadute e le fratture che hanno richiesto un ricovero ospedaliero, non quelle gestite in Pronto soccorso o ambulatorialmente, che potrebbero raccontare una storia diversa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Terapia ormonale sostitutiva in menopausa e rischio cardiovascolare</title>
		<link>https://infarmaco.it/terapia-ormonale-sostitutiva-in-menopausa-e-rischio-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 06:59:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
		<category><![CDATA[vampate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza cardiovascolare della terapia ormonale sostitutiva in menopausa sembra variare in base all’età di inizio del trattamento</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’uso della terapia ormonale per i sintomi vasomotori della menopausa (vampate di calore e sudorazioni notturne) resta un tema controverso da quando lo studio <em>Women’s Health Initiative</em> (WHI), un ampio studio sulla salute delle donne statunitensi in postmenopausa, aveva sollevato, oltre vent’anni fa, dubbi sul possibile aumento del rischio cardiovascolare.<br />
Una nuova analisi secondaria dello stesso studio ha cercato di chiarire se questo rischio dipenda dall’età della donna al momento dell’inizio del trattamento. Lo studio ha coinvolto oltre 27.000 donne in postmenopausa, trattate con estrogeni da soli o in combinazione con un progestinico, seguite in media per 6-7 anni.</p>
<h3>Sicura sotto i 60 anni, da evitare dopo i 70</h3>
<p>I risultati mostrano un rischio cardiovascolare diverso a seconda delle fasce d’età:</p>
<ul>
<li>nelle donne tra i 50 e i 59 anni, la terapia ormonale ha ridotto efficacemente i sintomi vasomotori senza aumentare il rischio di malattie cardiovascolari</li>
<li>nelle donne tra i 60 e i 69 anni, il rischio era leggermente più elevato, ma senza una certezza in questo senso</li>
<li>nelle donne di 70 anni o più, invece, il rischio cardiovascolare era significativamente aumentato, fino a triplicarsi nel caso di utilizzo delle combinazioni estro-progestiniche.</li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra i fattori di rischio di caduta negli anziani c’è l’utilizzo di molti farmaci. Si può ridurre questo rischio intervenendo sui medicinali?</title>
		<link>https://infarmaco.it/domanda/tra-i-fattori-di-rischio-di-caduta-negli-anziani-ce-lutilizzo-di-molti-farmaci-si-puo-ridurre-questo-rischio-intervenendo-sui-medicinali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 07:48:35 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?post_type=domanda&#038;p=5991</guid>

					<description><![CDATA[<p>S&#236;, il medico pu&#242; ridurre o sospendere alcuni farmaci sulla base di un&#8217;attenta valutazione della fragilit&#224; della persona, delle malattie presenti e del bilancio rischio-beneficio della cura farmacologica. Alcuni medicinali che agiscono su sistema nervoso e cardiovascolare possono determinare vertigini e instabilit&#224; e aumentare di conseguenza il rischio di cadute nelle persone anziane. L&#8217;importante &#232; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/domanda/tra-i-fattori-di-rischio-di-caduta-negli-anziani-ce-lutilizzo-di-molti-farmaci-si-puo-ridurre-questo-rischio-intervenendo-sui-medicinali/">Tra i fattori di rischio di caduta negli anziani c’è l’utilizzo di molti farmaci. Si può ridurre questo rischio intervenendo sui medicinali?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, il medico può ridurre o sospendere alcuni farmaci sulla base di un’attenta valutazione della fragilità della persona, delle malattie presenti e del bilancio rischio-beneficio della cura farmacologica. Alcuni medicinali che agiscono su sistema nervoso e cardiovascolare possono determinare vertigini e instabilità e aumentare di conseguenza il rischio di cadute nelle persone anziane. L’importante è non fare da soli, interrompendo autonomamente farmaci indispensabili, ma rivolgersi sempre al medico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/domanda/tra-i-fattori-di-rischio-di-caduta-negli-anziani-ce-lutilizzo-di-molti-farmaci-si-puo-ridurre-questo-rischio-intervenendo-sui-medicinali/">Tra i fattori di rischio di caduta negli anziani c’è l’utilizzo di molti farmaci. Si può ridurre questo rischio intervenendo sui medicinali?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo chiave del paziente per ridurre gli inibitori di pompa</title>
		<link>https://infarmaco.it/il-ruolo-chiave-del-paziente-per-ridurre-gli-inibitori-di-pompa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 22:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Inibitori di pompa protonica]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5957</guid>

					<description><![CDATA[<p>Coinvolgendo il paziente nelle attività di deprescrizione si può ottenere una riduzione dell’uso inappropriato di inibitori di pompa protonica</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-ruolo-chiave-del-paziente-per-ridurre-gli-inibitori-di-pompa/">Il ruolo chiave del paziente per ridurre gli inibitori di pompa</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un intervento mirato a pazienti e medici prescrittori è possibile ridurre l’uso improprio degli inibitori di pompa protonica, farmaci che riducono l’acidità gastrica.<br />
Gli inibitori di pompa protonica sono largamente prescritti, spesso in modo inappropriato e per un tempo più lungo rispetto a quello necessario. L’ uso inappropriato può causare la comparsa di reazioni avverse e aumentare in modo significativo la spesa sanitaria (leggi anche il minidossier “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/05/minidossier_inibitori_di_pompa_protonica_def.pdf">Inibitori di pompa protonica: uso appropriato e reazioni avverse</a>”). Per queste ragioni, gli operatori sanitari sono chiamati ad attuare interventi di deprescrizione – cioè a valutare ed eventualmente sospendere le terapie con questi farmaci indebitamente prolungate nel tempo.</p>
<h3>Indicazioni d’uso degli inibitori di pompa protonica</h3>
<p>Gli inibitori di pompa protonica sono indicati nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, dell’ulcera peptica, dell’eradicazione di <em>Helicobacter pylori</em> e altre condizioni associate a un’eccessiva produzione di acido nello stomaco.<br />
In Italia, le condizioni di prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale sono regolate dalla Nota AIFA N01, in vigore dal 22 marzo 2026 (che ha sostituito le precedenti Note 1 e 48) e che definisce le durate di trattamento specifiche per ciascuna indicazione e i criteri precisi per le eventuali terapie di mantenimento.</p>
<h3>Lo studio francese</h3>
<p>L’obiettivo dello studio è stato valutare se un intervento di deprescrizione rivolto al contempo ai pazienti e ai medici di famiglia funzioni per ridurre l’uso inappropriato degli inibitori di pompa protonica. Sono stati coinvolti oltre 34.000 pazienti di una certa età (età media vicina ai 70 anni) e 1.500 medici di medicina generale. I pazienti dovevano aver utilizzato gli inibitori di pompa protonica per almeno un anno. Gli ambulatori dei medici partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo casuale (random) a tre tipi di intervento con l’obiettivo di ridurre l’uso (deprescrizione) di inibitori di pompa:</p>
<ol>
<li>un intervento rivolto sia ai pazienti sia ai medici di medicina generale, nel quale i pazienti ricevevano un opuscolo che spiegava efficacia e rischi degli inibitori di pompa, con una lettera motivazionale, e i medici ricevevano una lettera e un supporto decisionale basato su un algoritmo per facilitare la deprescrizione</li>
<li>un intervento rivolto solo ai medici, che ricevevano la lettera e il supporto decisionale</li>
<li>lo standard usato nella pratica clinica quotidiana, quindi senza la distribuzione di materiali per sensibilizzare rispetto all’importanza della deprescrizione.</li>
</ol>
<h3>È meglio coinvolgere anche i pazienti</h3>
<p>Dopo un anno, lo studio ha mostrato che l’intervento combinato rivolto insieme a medico e paziente riduce l’uso di inibitori di pompa protonica in modo significativamente maggiore rispetto agli altri due tipi di intervento.<br />
In particolare un gruppo di pazienti è stato seguito nel tempo anche riguardo alla eventuale ricomparsa di sintomi da reflusso gastroesofageo dopo l’interruzione della terapia con inibitori di pompa. Ebbene la riduzione dei farmaci non ha comportato un peggioramento clinicamente rilevante dei sintomi gastro-esofagei nel lungo termine.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’aderenza alla terapia migliora la vita di chi ha la bronchite cronica</title>
		<link>https://infarmaco.it/laderenza-alla-terapia-migliora-la-vita-di-chi-ha-la-bronchite-cronica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza alla terapia]]></category>
		<category><![CDATA[BPCO]]></category>
		<category><![CDATA[broncopneumopatia cronica ostruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5936</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei pazienti con BPCO una maggiore aderenza alle terapie prescritte è fondamentale per controllare i sintomi e permettere di conseguenza una migliore qualità della vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/laderenza-alla-terapia-migliora-la-vita-di-chi-ha-la-bronchite-cronica/">L’aderenza alla terapia migliora la vita di chi ha la bronchite cronica</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>BPCO: una malattia che pesa sulla vita quotidiana</h3>
<p>La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle patologie respiratorie più diffuse e invalidanti a livello globale. La sua prevalenza è stimata intorno al 10% della popolazione e chi ne soffre convive quotidianamente con tosse cronica, dispnea e una progressiva riduzione della tolleranza allo sforzo, sintomi che limitano in modo significativo le attività quotidiane, l’autonomia della persona e di conseguenza la qualità di vita.<br />
Nonostante la disponibilità di terapie in grado di controllare i sintomi e di ridurre il rischio di riacutizzazioni, molti pazienti faticano a seguirle con regolarità (anche per la difficoltà nell’uso di alcuni dispositivi inalatori), con possibili ripercussioni sulla qualità della vita. Su questo aspetto si è concentrato uno studio osservazionale che ha analizzato il rapporto tra l’aderenza alla terapia prescritta dal medico e la qualità della vita nelle persone con BPCO.</p>
<h3>Quasi la metà dei pazienti non segue la terapia</h3>
<p>Lo studio ha coinvolto 424 persone con BPCO in Arabia Saudita. I partecipanti sono stati intervistati telefonicamente per raccogliere informazioni demografiche e cliniche, tra cui età, sesso, livello di istruzione, aderenza ai farmaci prescritti e qualità della vita, valutata attraverso un questionario validato specifico per la malattia.<br />
I risultati mostrano che solo il 56% dei pazienti rispettava le indicazioni ricevute dal medico riguardo alla terapia, mentre i restanti avevano una scarsa aderenza rispetto ai farmaci da assumere. La qualità della vita in questo gruppo di pazienti era complessivamente ridotta, ma lo era di più in coloro che non aderivano correttamente alla terapia.<br />
Le persone meno inclini a seguire le indicazioni del medico erano quelle più anziane, che fumavano, che avevano anche altre malattie (comorbilità) o disabilità.<br />
Sebbene lo studio non consenta di stabilire un rapporto di causa-effetto, questi risultati indicano che l’aderenza alla terapia è un elemento rilevante nella gestione della BPCO e nel mantenimento della qualità della vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/laderenza-alla-terapia-migliora-la-vita-di-chi-ha-la-bronchite-cronica/">L’aderenza alla terapia migliora la vita di chi ha la bronchite cronica</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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		<title>Che cosa succede quando si sospende un antidepressivo?</title>
		<link>https://infarmaco.it/che-cosa-succede-quando-si-sospende-un-antidepressivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 22:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Antidepressivi]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi da sospensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5731</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sospensione degli antidepressivi può causare sintomi da lievi e transitori a più marcati, per cui va gestita gradualmente e sempre sotto controllo medico per ridurre i rischi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Milioni di persone nel mondo assumono ogni giorno farmaci antidepressivi per il trattamento della depressione, dei disturbi d’ansia e di altre condizioni psichiatriche con un utilizzo in continua crescita (vedi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/aumenta-il-consumo-di-antidepressivi-nel-mondo/">Aumenta il consumo di antidepressivi nel mondo</a>”). Ma che cosa succede quando si smette di assumerli?<br />
È noto che la sospensione degli antidepressivi, così come della gran parte dei farmaci attivi sul sistema nervoso centrale, si accompagna a sintomi la cui incidenza e natura sono solo in parte definite. Per cercare di chiarire questi aspetti è stata condotta una revisione sistematica con metanalisi che ha preso in esame i dati di 50 studi clinici randomizzati per un totale di quasi 18.000 pazienti. Per misurare i sintomi che compaiono dopo la sospensione del farmaco i ricercatori hanno utilizzato una scala standardizzata chiamata DESS (<em>Discontinuation-Emergent Signs and Symptoms</em>), un questionario di 43 domande che esplora sintomi tipici da sospensione come capogiri, nausea, irritabilità e disturbi del sonno.</p>
<h3>Capogiri, nausea e vertigini sono i sintomi più comuni</h3>
<p>Dai risultati è emerso che chi smette di prendere gli antidepressivi sperimenta in media solo un sintomo in più rispetto a chi sospende il placebo o continua ad assumerli. I sintomi più frequenti nella prima settimana dopo l’interruzione sono stati capogiri, nausea, senso di vertigine e nervosismo, probabilmente espressione della risposta del sistema nervoso all’assenza improvvisa del farmaco.<br />
Un dato particolarmente importante riguarda l’umore: nei pazienti che hanno sospeso il farmaco non è stato osservato un peggioramento dei sintomi depressivi rispetto a chi continuava il trattamento. Va però considerato che la maggior parte degli studi inclusi ha monitorato i pazienti solo per poche settimane, un tempo probabilmente insufficiente per cogliere eventuali ricadute depressive legate alla sospensione.</p>
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		<title>La nuova guida AIFA per un uso consapevole dei farmaci per diabete e obesità</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-nuova-guida-aifa-per-un-uso-consapevole-dei-farmaci-per-diabete-e-obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[agonisti GLP-1]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<category><![CDATA[incretino mimetici]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5665</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guida AIFA sui farmaci incretino-mimetici richiama a un uso consapevole e sotto controllo medico, evitando l’autosomministrazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-nuova-guida-aifa-per-un-uso-consapevole-dei-farmaci-per-diabete-e-obesita/">La nuova guida AIFA per un uso consapevole dei farmaci per diabete e obesità</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai tutti conoscono i farmaci per dimagrire. In più occasioni InFarmaco ha parlato di questi farmaci, gli agonisti del GLP-1 e i doppi agonisti del GIP/GLP-1, inizialmente sviluppati per il trattamento del diabete e rivelatisi poi efficaci, nell’ambito di un percorso che comprenda una dieta ipocalorica e l’esercizio fisico, anche nella gestione dell’obesità.<br />
Sono farmaci che imitando gli ormoni intestinali coinvolti nella regolazione dell’insulina (le incretine), rallentano lo svuotamento gastrico e riducono il senso di fame, con un duplice effetto sul controllo della glicemia e del peso corporeo (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/la-linea-guida-delloms-sugli-agonisti-del-glp-1-nellobesita/">La linea guida dell’OMS sugli agonisti del GLP-1 nell’obesità</a>” e il <em>Minidossier</em> “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/04/16_minidossier_incretino_mimetici_def.pdf">Incretino-mimetici e riduzione del peso corporeo</a>”).<br />
Gli effetti benefici sul controllo del peso, talvolta interpretati in modo riduttivo come una “promessa di dimagrimento senza sforzo”, hanno contribuito a diffonderne l’uso anche al di fuori delle indicazioni mediche e senza prescrizione, nonostante i rischi non trascurabili associati a queste terapie.</p>
<h3>La guida dell’AIFA</h3>
<p>Proprio per mettere in guardia dall’uso improprio, dall’autosomministrazione senza supervisione medica e dall’acquisto illegale attraverso canali non autorizzati, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha realizzato la guida “<a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3346516/guida_GLP-1_2026.pdf">Nuovi farmaci per il diabete e l’obesità: cosa sapere per un uso consapevole</a>”, disponibile anche in <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3346516/Brochure_farmaci_antidiabetici.pdf">versione divulgativa</a>.<br />
Il documento offre un quadro aggiornato sul profilo di sicurezza, sulle indicazioni terapeutiche autorizzate, sull’andamento dei consumi e sul corretto utilizzo clinico di questi medicinali, il cui impiego è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni, sia nel canale rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale sia negli acquisti privati.</p>
<h3>Il ruolo dello stile di vita</h3>
<p>Come sottolinea la guida, il trattamento farmacologico deve sempre inserirsi in una strategia integrata che includa una corretta alimentazione e una regolare attività fisica, sotto il costante controllo del medico prescrittore, che valuterà la risposta clinica tenendo conto dello stato di salute generale, di eventuali malattie concomitanti, dell’età e delle altre terapie assunte.<br />
Da ultimo, vale la pena ricordare che studi recenti hanno messo nero su bianco che interrompere il trattamento senza avere consolidato un cambiamento duraturo dello stile di vita favorisca un rapido recupero dei chili persi (il cosiddetto effetto “<em>rebound</em>” o “yo-yo”), segno che la perdita di peso, per essere stabile, richiede continuità degli interventi comportamentali e non può essere affidata al solo trattamento farmacologico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-nuova-guida-aifa-per-un-uso-consapevole-dei-farmaci-per-diabete-e-obesita/">La nuova guida AIFA per un uso consapevole dei farmaci per diabete e obesità</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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