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	<title>batteri Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>batteri Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Batteri presenti in frutta e verdura fresche</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-presenti-in-frutta-e-verdura-fresche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presenza di batteri resistenti nei vegetali mangiati freschi pone qualche preoccupazione e richiede che l’UE definisca i controlli a tutela dei consumatori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Batteri resistenti agli antibiotici si possono ritrovare anche nella frutta e nella verdura fresche, ma non c’è per ora una normativa europea a garanzia dei consumatori.</p>
<h3>Le raccomandazioni dell’UE</h3>
<p>Le Raccomandazioni dell’UE per combattere la diffusione della antibiotico resistenza secondo un approccio <em>One Health</em> (“una sola salute”, che mette insieme la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente) sottolineano l’importanza di un controllo degli alimenti. Ciò non si limita al controllo delle carni, ma anche a quello di frutta e verdura. In particolare la presenza nelle acque reflue degli antibiotici usati per uso umano e animale fa sì che questi siano diffusi nell’ambiente a concentrazioni subletali per i batteri, che in tal modo grazie a questa pressione selettiva possono sviluppare forme di resistenza. Questi batteri resistenti possono poi ritrovarsi su frutta e vegetali e arrivare così sulle nostre tavole.<br />
Ciononostante la normativa europea al momento non contempla alcuna raccomandazione riguardo ai controlli microbiologici su frutta e verdure fresche, né prevede che venga fatta una ricerca a campione di batteri resistenti agli antibiotici nei vegetali a uso umano per garantirne la sicurezza ai consumatori.</p>
<h3>Uno studio italiano</h3>
<p>Per capire quanto sia diffusa la presenza di batteri resistenti agli antibiotici su frutta e verdura fresche è stata condotta in Italia una ricerca che ha analizzato 52 campioni di frutta e verdura (comprese le confezioni di verdure pronte all’uso, come i sacchetti di insalata).<br />
Ebbene una percentuale significativa dei campioni ospitava batteri resistenti agli antibiotici. Mentre alcuni batteri, come le temute salmonelle, erano del tutto assenti, altri enterobatteri erano presenti nel 70% dei campioni e nella metà dei casi si trattava di ceppi microbici resistenti agli antibiotici.</p>
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		<title>Funzionano i monoclonali per combattere i batteri?</title>
		<link>https://infarmaco.it/funzionano-i-monoclonali-per-combattere-i-batteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 23:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[nuove terapie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strada di ricorrere agli anticorpi monoclonali per combattere le malattie infettive batteriche richiede molte ulteriori sperimentazioni per dimostrarne l’efficacia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’attesa di trovare nuove classi di antibiotici in grado di superare le resistenze sviluppate dai batteri, la ricerca si muove in diverse altre direzioni, tra cui l’impiego di anticorpi monoclonali.</p>
<h3>Cosa sono gli anticorpi monoclonali</h3>
<p>Gli anticorpi monoclonali sono proteine sintetizzate in laboratorio che si legano con estrema precisione ai bersagli cellulari (gli antigeni): possono essere diretti per esempio contro le cellule tumorali, oppure essere impiegati in malattie del sistema immunitario.<br />
Ora vengono proposti anche come farmaci in grado di bloccare l’azione patogena dei batteri, affiancando la terapia antibiotica o proponendosi come alternativa.<br />
L’idea di partenza è semplice: sviluppare terapie contro i germi più aggressivi e quelli multiresistenti agli antibiotici neutralizzandone la virulenza (per esempio bloccando l’azione di eventuali tossine) o mirando specificamente a componenti strutturali dei batteri per impedirne la sopravvivenza o la moltiplicazione.<br />
Poiché si tratta di farmaci mirati a un bersaglio ben preciso dovrebbero anche accompagnarsi a un minor numero di effetti avversi rispetto agli antibiotici.<br />
La domanda però è: funzionano?</p>
<h3>La revisione condotta da ricercatori italiani</h3>
<p>La risposta a questa domanda viene da una revisione della letteratura scientifica che è stata realizzata da un gruppo di ricercatori italiani, i quali anzitutto hanno trovato che gli studi specifici pubblicati in letteratura non sono molti e in pochissimi casi fanno cenno al fatto se le infezioni trattate fossero dovute a germi resistenti agli antibiotici.<br />
Alla fine di un’accurata selezione sono stati identificati 18 ricerche che riguardavano l’uso degli anticorpi monoclonali contro lo stafilococco o contro lo pseudomonas. Alcuni erano diretti contro proteine batteriche strutturali, altri contro tossine.<br />
Alla resa dei conti i pochi studi disponibili hanno offerto ben poche certezze: in linea di massima si tratta di farmaci sicuri, con pochi effetti avversi, almeno nel breve periodo, e la necessità di poche somministrazioni per la loro lunga emivita plasmatica. Sul piano dell’efficacia però si è osservata generalmente una riduzione della colonizzazione batterica senza però un’efficacia clinicamente rilevante: gli anticorpi monoclonali riducono cioè la moltiplicazione dei batteri ma non modificano l’andamento della malattia infettiva.</p>
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		<title>Batteri, cani e gatti randagi</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-cani-e-gatti-randagi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 06:28:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[animali randagi]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli animali randagi albergano diversi batteri che in una buona percentuale dei casi sono multiresistenti agli antibiotici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cani e gatti di strada albergano batteri che possono partecipare alla diffusione della resistenza agli antibiotici anche da parte di microbi che causano malattie umane.<br />
È sempre più chiaro che il fenomeno della antibiotico resistenza può essere valutato e contrastato solo se si considerano insieme, in una visione <em>One Health</em>, il mondo umano, quello animale e l’ambiente perché i microbi sono diffusi ovunque e non ci sono barriere o limiti per la diffusione dei geni che contengono le istruzioni per la resistenza ai farmaci.<br />
Se molti studi recenti si sono concentrati sugli animali da allevamento (leggi anche la news &#8220;<a href="https://infarmaco.it/troppi-antibiotici-nel-mondo-per-gli-animali-dallevamento/">Troppi antibiotici nel mondo per gli animali d’allevamento</a>”), sugli animali da compagnia e su quelli selvatici (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/batteri-resistenti-si-ritrovano-anche-negli-animali-selvatici/">Batteri resistenti si ritrovano anche negli animali selvatici</a>”), meno informazioni sono disponibili sui cani e sui gatti randagi, frequenti nei nostri paesi e nelle nostre città.</p>
<h3>La resistenza agli antibiotici negli animali randagi</h3>
<p>Cani e gatti che vivono per strada rappresentano una cartina al tornasole per studiare la diffusione della resistenza batterica. Proprio perché randagi, infatti, non sono mai stati curati con gli antibiotici. Eppure i batteri che li abitano possono avere i geni della resistenza agli antibiotici. Sapere quanto è frequente questo fenomeno aiuta ad avere un quadro globale dell’andamento della antibiotico resistenza e a porre in atto eventuali azioni mirate.<br />
I batteri che infettano cani e gatti sono per lo più diversi da quelli che infettano l’uomo, ma in alcuni casi le specie sono le stesse, per cui può aversi una zoonosi, una malattia cioè trasmessa dall’animale all’uomo (o viceversa). Il problema che si pone è duplice: da un lato potersi infettare, dall’altro avere a che fare con germi resistenti che non rispondono agli antibiotici abituali.<br />
Le feci e le urine degli animali di strada contengono batteri che possono resistere nel suolo, nell’acqua o nell’aria e questa contaminazione può avere conseguenze sulla salute pubblica, specie nelle aree molto popolose.</p>
<h3>Una ricerca condotta a Napoli</h3>
<p>Per controllare il numero di cani e gatti randagi, la ASL Napoli 1 ha attivato una campagna per la loro sterilizzazione. Duecentotrenta animali, tra cani e gatti, catturati per la sterilizzazione sono stati anche i protagonisti di uno studio che mirava a capire quali batteri albergassero sulla loro pelle o mucose e se questi batteri fossero resistenti agli antibiotici.<br />
I campioni prelevati venivano coltivati in laboratorio per vedere la presenza e la crescita di colonie batteriche e veniva fatto anche un antibiogramma per valutare la sensibilità o la resistenza a diversi antibiotici.<br />
Sia nei cani sia nei gatti i batteri isolati sulla cute o sulle mucose erano soprattutto Gram positivi (oltre il 90% dei casi) e la percentuale di microbi multiresistenti agli antibiotici era preoccupante: 81% dei batteri isolati nei cani e 61% di quelli isolati nei gatti.</p>
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		<title>La resistenza dei batteri nelle infezioni delle vie urinarie</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-resistenza-dei-batteri-nelle-infezioni-delle-vie-urinarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 22:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni delle vie urinarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dati italiani confermano l’elevata frequenza di batteri resistenti agli antibiotici, che complicano la gestione delle infezioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I batteri che causano le infezioni delle vie urinarie possono essere resistenti agli antibiotici. Il dato è molto variabile da Paese a Paese e anche nelle diverse aree di ciascun Paese, per cui è importante conoscere la situazione locale per poter gestire in maniera appropriata queste infezioni e soprattutto prevenire l’ulteriore diffusione di germi resistenti alla terapia.<br />
L’Italia è purtroppo ai primi posti in Europa nell’antibiotico resistenza, secondo i dati del 2015 è addirittura il Paese con la maggiore incidenza di infezioni causate da germi resistenti agli antibiotici in Europa. Avere dati aggiornati sulla situazione reale è quindi molto importante e a ciò ha mirato uno studio retrospettivo condotto a Messina per fotografare la situazione relativa alle infezioni delle vie urinarie in quell’area geografica.</p>
<h3>Le infezioni delle vie urinarie</h3>
<p>Le infezioni delle vie urinarie comprendono varie forme più o meno gravi, dalla semplice presenza di batteri nelle urine (batteriuria), che non richiede una terapia antibiotica, alle cistiti, alle uretriti, alle pielonefriti, che coinvolgono anche il rene. Si stima che un terzo delle donne (più esposte al rischio di infezione per questioni anatomiche) nella vita abbia un’infezione delle vie urinarie e che un quinto soffra di cistiti ricorrenti. Se poi si considerano i pazienti con un catetere urinario, specie uomini, il rischio di infezione aumenta esponenzialmente.<br />
Si tratta quindi di condizioni comuni che possono essere gestite dal medico di famiglia ma che nei casi più gravi portano al ricovero in ospedale. A volte i germi che le causano sono resistenti agli antibiotici, per cui diventa difficile curarle. Ma quanto spesso ciò accade?</p>
<h3>I dati di Messina</h3>
<p>Tra il gennaio 2019 e il 2023 sono stati raccolti quasi 16.000 campioni di urina sia da persone che avevano sintomi che potevano far pensare a un’infezione delle vie urinarie e a cui era stato perciò richiesto dal medico un esame delle urine con urinocoltura per identificare il germe responsabile sia da persone che erano giunte in ospedale per lo stesso motivo.<br />
Al di fuori dell’ospedale solo una persona su quattro che lamentava sintomi urinari aveva in realtà dei batteri nelle urine, rispetto a tre su quattro di quelle arrivate in ospedale per forme evidentemente più gravi.<br />
Ebbene in un quarto circa dei casi a causare l’infezione era un batterio resistente agli antibiotici, in particolare erano particolarmente “cattivi” i batteri Gram negativi (resistenza nel 30% dei casi) rispetto ai Gram positivi (22% dei casi).</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-resistenza-dei-batteri-nelle-infezioni-delle-vie-urinarie/">La resistenza dei batteri nelle infezioni delle vie urinarie</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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