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	<title>cancro della prostata Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>cancro della prostata Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Tumore della prostata: terapie efficaci sì, ma attenzione all’osso</title>
		<link>https://infarmaco.it/tumore-della-prostata-terapie-efficaci-si-ma-attenzione-allosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della prostata]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aggiunta di un farmaco che inibisce la via degli androgeni al trattamento ormonale tradizionale aumenta ulteriormente il rischio di frattura</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il trattamento del tumore della prostata si usano terapie ormonali che contrastano l’azione degli ormoni maschili (gli androgeni), i quali aiutano il tumore a crescere. Queste cure (si parla di deprivazione androgenica) vengono sempre più spesso potenziate aggiungendo altri farmaci (chiamati ARPI), che rendono il blocco ormonale ancora più efficace, interagendo con un recettore specifico della via degli androgeni. Questo approccio permette di allungare la sopravvivenza ma aumenta il rischio di osteoporosi e di fratture. Per ridurre questo rischio la terapia dovrebbe prevedere un trattamento di protezione per le ossa.</p>
<h3>Cancro della prostata e salute dell’osso</h3>
<p>Le terapie che bloccano gli ormoni maschili possono rendere le ossa più fragili nel tempo favorendo la perdita di densità delle ossa e aumentando il rischio di osteoporosi e di frattura. Questo effetto non va sottovalutato in quanto si può compromettere l’autonomia e la mobilità soprattutto perché spesso si tratta di pazienti anziani. Per capire meglio l’impatto delle terapie potenziate un gruppo di ricercatori italiani ha condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica per valutare se il rischio di frattura aumenta con le terapie potenziate e se vengono adottate strategie per salvaguardare la salute dell’osso.</p>
<h3>I dati dalla letteratura scientifica</h3>
<p>Sono stati analizzati 17 studi per un totale di oltre 16.000 uomini con tumore della prostata trattati con la terapie ormonale usuale o con quella potenziata con gli ARPI. I risultati mostrano che chi riceve la terapia combinata ha un rischio circa doppio di fratture rispetto a chi riceve la terapia singola, indipendente dal farmaco ARPI (ce ne sono diversi) che viene utilizzato.</p>
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		<title>Omega 3 per il tumore della prostata?</title>
		<link>https://infarmaco.it/omega-3-per-il-tumore-della-prostata-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 23:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della prostata]]></category>
		<category><![CDATA[olio di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[omega 6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si discute se gli omega 3 assunti con la dieta possano rallentare il tumore della prostata in fase iniziale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cancro della prostata è uno dei tumori più diffusi nell’uomo e i dati mostrano un aumento del numero di diagnosi negli ultimi 20 anni nei paesi occidentali. A fronte di questo incremento si ha una sostanziale stabilità nella mortalità. Ciò significa che in molti casi la malattia non si evolve rapidamente e quindi non richiede un trattamento medico o chirurgico immediato, ma è solo necessario verificare periodicamente che la situazione del tumore continui a essere stabile (sorveglianza attiva).<br />
Uno studio ha cercato di capire se in questa fase di osservazione sia utile seguire una dieta ricca di acidi grassi omega 3 e povera di acidi grassi omega 6, cioè che preveda l’uso di olio di oliva al posto dell’olio di semi e prediliga alla carne l’assunzione di pesce azzurro. Dopo un anno i partecipanti che hanno seguito la dieta e assunto capsule di olio di pesce (ricche di omega 3) avevano una situazione più stabile: la valutazione di un indice di proliferazione cellulare indicava infatti una minore attività della malattia. .<br />
I risultati dello studio devono essere presi con cautela, in quanto non è chiaro se il miglioramento osservato sia dovuto all’incremento degli acidi grassi omega 3 nella dieta oppure alle capsule di olio di pesce. Inoltre non si sa quanto il dato osservato abbia poi una ricaduta clinica significativa. Bisogna infine considerare i possibili conflitti di interesse dichiarati da alcuni autori dello studio.</p>
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		<title>Omega 3 per il tumore della prostata?</title>
		<link>https://infarmaco.it/omega-3-per-il-tumore-della-prostata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 23:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della prostata]]></category>
		<category><![CDATA[olio di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[omega 6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si discute se gli omega 3 assunti con la dieta possano rallentare il tumore della prostata in fase iniziale</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/omega-3-per-il-tumore-della-prostata/">Omega 3 per il tumore della prostata?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Seguire per almeno un anno una dieta ricca di acidi grassi omega 3 e povera di acidi grassi omega 6, associata all’assunzione di integratori di olio di pesce potrebbe essere utile nel ridurre la proliferazione cellulare in caso di cancro della prostata in fase iniziale. Molte forme del tumore non richiedono un intervento perché hanno un andamento lento a tal punto da non essere clinicamente rilevanti, in questi casi si adotta un atteggiamento di sorveglianza attiva.<br />
Uno studio prospettico randomizzato di fase II ha coinvolto 100 uomini con cancro alla prostata a rischio basso o intermedio per valutare se una dieta ricca di acidi grassi omega 3 e povera di acidi grassi omega 6, associata alla somministrazione di un integratore di olio di pesce, possa influire sull’evoluzione del tumore, rispetto a un gruppo di controllo. Il parametro di efficacia valutato, grazie a un controllo bioptico eseguito all’inizio dello studio e uno a distanza di un anno, era l’indice Ki-67, un indicatore della velocità di replicazione cellulare. Nel gruppo che ha seguito la dieta e ha assunto l’integratore l’indice Ki-67 è diminuito di circa il 15% in un anno (da 1,34% a 1,14%), mentre nel gruppo di controllo è aumentato del 24% (da 1,23% a 1,52%), con una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi (p=0,043). Non sono invece emerse differenze significative negli esiti secondari valutati come il grado del tumore, la dimensione, o i valori di PSA.<br />
Lo studio presenta alcuni limiti. Infatti i partecipanti non sono stati sottoposti a un intervento dietetico specifico ma hanno ricevuto consulenze nutrizionali personalizzate con un dietista che li ha indirizzati verso una alimentazione più sana e meno calorica. Di conseguenza, è difficile stabilire se i miglioramenti osservati siano effettivamente attribuibili esclusivamente agli acidi grassi omega-3 e agli integratori di olio di pesce, o se siano il risultato di cambiamenti più generali nello stile di vita. Inoltre l’esito primario è un esito surrogato rispetto all’andamento clinico del tumore. Infine non bisogna trascurare le possibili conseguenze dei conflitti di interesse segnalati dagli autori.</p>
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