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	<title>eventi cardiovascolari Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>eventi cardiovascolari Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>A volte si può ridurre la terapia antipertensiva senza intaccarne l’efficacia</title>
		<link>https://infarmaco.it/a-volte-si-puo-ridurre-la-terapia-antipertensiva-senza-intaccarne-lefficacia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 22:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[eventi cardiovascolari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i residenti in strutture di lungodegenza, la deprescrizione dei farmaci antipertensivi non sembra aumentare il rischio di infarto cardiaco e ictus</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/a-volte-si-puo-ridurre-la-terapia-antipertensiva-senza-intaccarne-lefficacia/">A volte si può ridurre la terapia antipertensiva senza intaccarne l’efficacia</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ridurre la dose o persino sospendere i farmaci per il controllo della pressione arteriosa non sembrano aumentare il rischio di avere un infarto o un ictus negli anziani ricoverati in residenze assistenziali.<br />
A suggerirlo è uno studio statunitense che ha valutato in oltre 13.000 anziani ricoverati in residenze assistenziali, l’effetto della riduzione della dose dei farmaci per l’ipertensione o la loro interruzione, una pratica chiamata deprescrizione.<br />
L’ipotesi di fondo è che le persone che vivono in questi contesti di cura si trovano spesso in condizioni di fragilità, affette da più patologie croniche e con un’aspettativa di vita limitata. In questi casi, i benefici del trattamento dell’ipertensione potrebbero essere superati dai rischi degli effetti collaterali dovuti ai farmaci. I ricercatori si sono quindi chiesti se non fosse più opportuno ridurre o sospendere la terapia, piuttosto che proseguirla. Per questo motivo, sono stati messi a confronto due gruppi: chi aveva interrotto o ridotto i farmaci per la pressione e chi aveva continuato la terapia come prima.<br />
I risultati sembrano confermare l’ipotesi iniziale: nei due anni successivi alla deprescrizione, il tasso di ricoveri per ictus o infarto è stato simile tra chi aveva ridotto o interrotto la terapia antipertensiva e chi l’aveva continuata senza modificazioni.</p>
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		<title>Deprescrizione dei farmaci antipertensivi e rischio cardiovascolare</title>
		<link>https://infarmaco.it/deprescrizione-dei-farmaci-antipertensivi-e-rischio-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 22:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[eventi cardiovascolari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i residenti in strutture di lungodegenza, la deprescrizione dei farmaci antipertensivi non sembra aumentare il rischio di infarto cardiaco e ictus</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/deprescrizione-dei-farmaci-antipertensivi-e-rischio-cardiovascolare/">Deprescrizione dei farmaci antipertensivi e rischio cardiovascolare</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La deprescrizione dei farmaci antipertensivi non sembra correlarsi a un aumento del rischio di ospedalizzazione per infarto del miocardio e ictus negli anziani residenti in strutture di lungodegenza.<br />
È quanto emerge da uno studio condotto su 13.096 ultrasessantacinquenni statunitensi ricoverati in questi contesti assistenziali, tutti in terapia con almeno un farmaco antipertensivo tra il 2006 e il 2019.<br />
L’obiettivo dello studio, che simulava un trial controllato e randomizzato per gli obiettivi posti ma che in realtà era osservazionale, condotto sui dati archiviati dallo US Department of Veterans Affairs, era valutare l’effetto della deprescrizione di questi farmaci, intesa come la sospensione della terapia o la riduzione della dose, sugli esiti cardiovascolari, in una popolazione con un elevato carico di condizioni croniche, in cui la complessità clinica rende più difficile valutare il bilancio tra rischi e benefici di un trattamento. È stata quindi messa a confronto l’incidenza di ricoveri ospedalieri per infarto del miocardio o ictus nei pazienti residenti in RSA a cui era stata ridotta la dose o il numero di antipertensivi e coloro che avevano invece proseguito la terapia senza modifiche. Nel 17,8% dei partecipanti era stata fatta una deprescrizione dei farmaci antipertensivi.<br />
Il tasso di ricovero in ospedale per ictus o infarto del miocardio nei due anni successivi è risultata simile tra coloro in cui era stata fatta la deprescrizione e coloro che avevano continuato immutata la terapia antipertensiva (11,2% rispetto a 8,8%). Anche dopo l’aggiustamento per potenziali fattori di confondimento come l’età avanzata, la presenza di demenza, valori di pressione sistolica superiori a 140 mmHg e diastolica oltre 80 mmHg, il risultato era sovrapponibile.</p>
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