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	<title>inibitori del check point Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>inibitori del check point Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Problemi di cuore con i farmaci antitumorali</title>
		<link>https://infarmaco.it/problemi-di-cuore-con-i-farmaci-antitumorali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori del check point]]></category>
		<category><![CDATA[tossicità cardiaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chemioterapia e immunoterapia possono avere un effetto negativo sul sistema cardiovascolare, suggerendo l’importanza dei controlli periodici</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/problemi-di-cuore-con-i-farmaci-antitumorali/">Problemi di cuore con i farmaci antitumorali</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la chemioterapia e l’immunoterapia abbiano cambiato radicalmente il destino dei malati di cancro aumentandone significativamente le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, bisogna fare i conti con gli effetti avversi dei trattamenti, tra cui importanti sono quelli sul sistema cardiovascolare.</p>
<h3>Chemioterapici antitumorali e cuore</h3>
<p>L’efficacia dei chemioterapici è basata sulla loro capacità di eliminare le cellule tumorali, agendo però parallelamente anche sulle cellule sane. Da ciò nascono i possibili effetti avversi. Fin dalla metà degli anni settanta era stata segnalata la possibile tossicità cardiaca della doxorubicina, specie ad alte dosi. Da allora numerosi farmaci antitumorali sono stati collegati a possibili rischi per il cuore, tanto che si stima che la seconda causa di morte per i malati di cancro sopravvissuti sia proprio quella cardiovascolare associata alle terapie fatte.<br />
I farmaci chemioterapici che possono più facilmente dare problemi cardiaci sono:</p>
<ul>
<li>le antracicline, usate come trattamento di prima linea in diversi tumori, tra cui il tumore al seno, i linfomi, le leucemie acute, i derivati del platino</li>
<li>i taxani, usati nel trattamento dei tumori al seno, dell’ovaio, del polmone e della prostata</li>
<li>gli antimetaboliti, usati soprattutto per leucemie e linfomi</li>
<li>gli agenti alchilanti, usati in leucemie, linfomi, mieloma multiplo, sarcomi.</li>
</ul>
<p>Tutti questi avrebbero un’azione simile sulle cellule del miocardio, porterebbero cioè a un’accelerazione del loro invecchiamento naturale, con un processo di vera e propria senescenza che comporta la perdita delle cellule cardiache sostituite da tessuto non più efficiente.</p>
<h3>Immunoterapia antitumorale e cuore</h3>
<p>Gli inibitori del <em>check point</em> immunitario agiscono stimolando le difese dell’organismo contro i tumori. La loro introduzione in clinica ha cambiato la prognosi di alcuni tumori in fase già avanzata (melanoma, tumore del polmone, leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/melanoma-le-promesse-dellimmunoterapia/">Melanoma: le promesse dell’immunoterapia</a>”) a fronte di alcuni effetti avversi correlati alla risposta immunitaria, tra cui una possibile cardiotossicità. Si tratta per lo più di malattie cardiache legate a uno stato infiammatorio come la miocardite (l’evenienza più comune e importante), la pericardite, la vasculite, o l’aggravamento di una situazione già presente come l’aterosclerosi con complicanze ischemiche, fino allo scompenso cardiaco.<br />
Le complicanze cardiache legate all’immunoterapia possono essere acute ed emergere abbastanza rapidamente (come per la miocardite acuta) oppure comparire a lungo termine, diverso tempo dopo la conclusione del trattamento.</p>
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		<item>
		<title>L’immunoterapia antitumorale non fa differenze di sesso</title>
		<link>https://infarmaco.it/limmunoterapia-antitumorale-non-fa-differenze-di-sesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori del check point]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presunta maggiore efficacia antitumorale negli uomini degli inibitori del <em>check point</em> immunitario non è suffragata dai dati reali</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/limmunoterapia-antitumorale-non-fa-differenze-di-sesso/">L’immunoterapia antitumorale non fa differenze di sesso</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’immunoterapia contro i tumori è ugualmente efficace nelle donne, a differenza di quanto ipotizzato a seguito di alcune osservazioni nelle quali sembravano ottenerne un maggior beneficio gli uomini. Lo conferma una revisione sistematica della letteratura scientifica sull’argomento.</p>
<h3>L’immunoterapia antitumorale</h3>
<p>L’avvento dell’immunoterapia ha cambiato la prospettiva per molti pazienti con un tumore, allungandone significativamente la sopravvivenza (vedi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/limmunoterapia-allunga-la-vita-nel-tumore-del-polmone/">L’immunoterapia allunga la vita nel tumore del polmone</a>”). L’obiettivo di questo trattamento non è quello di colpire direttamente il tumore (come accade invece con la chemioterapia), ma di risvegliare le difese dell’organismo perché possano contrastare la crescita del tumore. Visto il diverso meccanismo d’azione, immunoterapia e chemioterapia vengono spesso usate insieme per ottenere i migliori risultati.<br />
Diversi tumori, grazie all’azione su alcuni meccanismi biologici, sono in grado di frenare le risposte immuni che l’organismo normalmente dovrebbe attivare contro di loro per eliminare le cellule cancerose. Così facendo si proteggono e continuano a proliferare. Gli inibitori del <em>check point</em> immunitario sono farmaci che tolgono questo freno ai linfociti che devono difenderci in modo che possano svolgere correttamente la loro funzione.</p>
<h3>Donne e uomini pari sono</h3>
<p>Alcuni ricercatori avevano avanzato l’ipotesi che l’immunoterapia potesse essere più efficace nell’uomo che nella donna date le loro diversità biologiche. In particolare non bisogna dimenticare che per esempio le malattie autoimmuni, quelle in cui il sistema difensivo dell’organismo reagisce contro cellule proprie non riconoscendole più come tali, sono significativamente più frequenti nelle donne che negli uomini.<br />
Un revisione sistematica della letteratura toglie ogni dubbio al riguardo e conclude che l’efficacia dell’immunoterapia è analoga e indipendente dal sesso.<br />
Sono stati identificati un’ottantina di studi sugli inibitori del<em> check point</em> immunitario somministrati a oltre 50.000 pazienti, 30.000 dei quali uomini e 20.000 donne.<br />
La buona notizia è che l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia consentiva una riduzione media di oltre il 20% della mortalità, la seconda è che questa azione benefica si aveva allo stesso modo in uomini e donne.</p>
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		<title>L’importanza dei controlli dopo l’immunoterapia per un tumore</title>
		<link>https://infarmaco.it/limportanza-dei-controlli-dopo-limmunoterapia-per-un-tumore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 22:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori del check point]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=3466</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli inibitori del <em>checkpoint</em> immunitario, efficaci in diverse forme di cancro, possono provocare effetti avversi anche dopo molto tempo dalla fine della terapia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli effetti negativi di alcuni farmaci per l’immunoterapia dei tumori possono protrarsi nel tempo e alcune conseguenze possono addirittura comparire dopo oltre un anno dal termine delle cure. Per questo è importante seguire i controlli programmati dal medico e segnalargli subito eventuali nuovi disturbi.</p>
<h3>Che cos’è l’immunoterapia dei tumori?</h3>
<p>Il nostro organismo, grazie al sistema immunitario, ha capacità di difesa naturali, queste possono agire contro i microbi per contrastare le infezioni, ma anche contro la comparsa di cellule atipiche, quelle cellule che moltiplicandosi danno origine ai tumori. In questo hanno un ruolo fondamentale alcune cellule, i linfociti T.<br />
Si è osservato che in molti tipi di cancro, proprio a causa del tumore, queste difese immunitarie sono frenate. Negli ultimi anni si è perciò sviluppato un filone di ricerca che ha mirato a togliere questo freno, in modo che i linfociti T siano anzi stimolati a combattere le cellule neoplastiche. È nata così una classe di farmaci noti come inibitori del <em>checkpoint</em> immunitario, così detti perché inibendo questo freno favoriscono l’azione delle difese immunitarie.<br />
Queste terapie sono risultate molto efficaci soprattutto in alcuni tipi di tumore come il melanoma, alcune forme di tumore del polmone o il tumore del rene.<br />
Stimolando il sistema immunitario questi farmaci potrebbero però anche avere effetti avversi non solo durante o subito dopo la somministrazione della terapia ma anche a distanza di tempo e di ciò si è occupata una ricerca statunitense.</p>
<h3>Che cosa dice lo studio</h3>
<p>Un gruppo di oncologi del Massachusetts ha raccolto retrospettivamente le cartelle cliniche di quasi 800 pazienti con tumore trattati con l’immunoterapia tra il 2011 e il 2022, per vedere se nei mesi o negli anni successivi ci fossero stati dei ricoveri dovuti alla comparsa di effetti collaterali gravi imputabili all’uso di questi farmaci.<br />
Si è visto che nella maggior parte dei casi questi disturbi comparivano nei primi mesi dopo la terapia, ma che nel 15% dei casi si manifestavano dopo 6-12 mesi e nell’11% dei casi addirittura dopo un anno. Gli effetti avversi tardivi riguardavano soprattutto il rene e il sangue.</p>
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