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	<title>ipertensione Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 May 2026 10:29:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ipertensione Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Che cosa accade se si sospendono i farmaci antipertensivi negli anziani?</title>
		<link>https://infarmaco.it/che-cosa-accade-se-si-sospendono-i-farmaci-antipertensivi-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La deprescrizione sembra essere una strada percorribile, ma va decisa dal medico caso per caso sulla base delle condizioni cliniche e del rapporto rischi/benefici</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/che-cosa-accade-se-si-sospendono-i-farmaci-antipertensivi-negli-anziani/">Che cosa accade se si sospendono i farmaci antipertensivi negli anziani?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ipertensione arteriosa è una condizione sempre più frequente con l’avanzare dell’età, colpendo oltre due terzi delle persone <em>over</em> 60, ed è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare: aumenta infatti il rischio di ictus, di infarto del miocardio, di scompenso cardiaco e di malattia renale cronica. Controllarla con le modifiche dello stile di vita e con i farmaci è quindi importante per preservare la salute nel lungo periodo.<br />
I farmaci antipertensivi, tuttavia, come tutti i medicinali, non sono privi di rischi. Possono avere effetti indesiderati, interagire con altri farmaci e, soprattutto negli anziani, spesso già alle prese con regimi terapeutici complessi (polifarmacoterapia), rendere ancora più difficile la gestione quotidiana delle cure. Per questo, in alcuni casi, è giusto chiedersi se sia possibile sospenderli o ridurne la dose senza correre rischi (ne abbiamo parlato anche in questa news “<a href="https://infarmaco.it/a-volte-si-puo-ridurre-la-terapia-antipertensiva-senza-intaccarne-lefficacia/">A volte si può ridurre la terapia antipertensiva senza intaccarne l’efficacia</a>”).</p>
<h3>La revisione della Cochrane Collaboration</h3>
<p>A questa domanda ha cercato di rispondere una revisione sistematica pubblicata nel Cochrane Database of Systematic Reviews, la principale raccolta internazionale di revisioni sistematiche in campo medico. L’analisi ha incluso sei studi clinici randomizzati, per un totale di poco più di mille partecipanti sopra i 50 anni d’età, confrontando rispetto alla comparsa di eventi cardiovascolari maggiori chi interrompeva o riduceva la terapia antipertensiva con chi invece la continuava.</p>
<h3>Un quadro ancora incompleto</h3>
<p>I risultati mostrano che chi sospende i farmaci antipertensivi va incontro, come atteso, a un rialzo dei valori pressori, con un aumento medio di circa 10 mmHg. Questo incremento, tuttavia, non sembra tradursi in un maggior rischio di morte, ricovero ospedaliero o ictus, suggerendo quindi la possibilità di interrompere la terapia antipertensiva in alcuni casi.<br />
Va però sottolineato un limite importante: gli studi valutati erano di piccole dimensioni e di breve durata (da un mese a poco più di un anno), con un periodo di osservazione probabilmente insufficiente per rilevare eventi gravi ma relativamente rari, come l’infarto cardiaco. Per questo motivo, non si possono trarre conclusioni definitive sulla sicurezza della sospensione della terapia antipertensiva nel lungo periodo.</p>
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		<title>Quale farmaco è meglio scegliere per l’ipertensione nel bambino?</title>
		<link>https://infarmaco.it/quale-farmaco-e-meglio-scegliere-per-lipertensione-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 22:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In caso di insufficienza renale cronica nel bambino e nell’adolescente il ricorso a un ACE inibitore o a un sartano sembra essere più efficace dell’uso di un calcioantagonista</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini e adolescenti che hanno un’insufficienza renale cronica hanno anche un’ipertensione e la riduzione dei valori pressori è uno dei capisaldi della terapia per proteggere il rene. Ma quali sono i farmaci più efficaci a tal fine?</p>
<h3>Il legame rene e ipertensione</h3>
<p>Nei bambini e nei giovani con malattia renale cronica i reni fanno più fatica a filtrare il sangue in modo corretto e a eliminare acqua e sodio in eccesso. Questo porta a un aumento dei liquidi in circolo e favorisce l’aumento della pressione arteriosa. A sua volta, la pressione alta danneggia i piccoli vasi sanguigni e i filtri del rene, riducendone ulteriormente la capacità di funzionare bene. Si crea così un circolo vizioso: il rene malato favorisce lo sviluppo di ipertensione e l’ipertensione accelera il danno renale.<br />
Si stima che nel mondo ci siano sette milioni e mezzo di giovani con meno di 20 anni che convivono con un’insufficienza renale cronica.</p>
<h3>I farmaci antipertensivi nei bambini</h3>
<p>Nei bambini con malattia renale e ipertensione i farmaci più usati appartengono soprattutto a due classi: quelli che agiscono sul sistema renina-angiotensina (ACE inibitori e sartani) e i calcioantagonisti che agiscono invece dilatando i vasi sanguigni.<br />
Ma quale di queste due classi di farmaci è preferibile? Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori statunitensi ha confrontato nella pratica clinica quotidiana i due approcci terapeutici.<br />
Sono stati valutati oltre 2.700 bambini e adolescenti: circa 1.700 erano stati trattati con farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina e un migliaio con calcioantagonisti. Dall’analisi è emerso che il rischio di peggioramento dell’insufficienza renale cronica, fino al ricorso alla dialisi, era significativamente inferiore in chi era stato trattato con i farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina piuttosto che con i calcioantagonisti.</p>
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