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	<title>qualità di vita Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 21:41:11 +0000</lastBuildDate>
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	<title>qualità di vita Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>L’aderenza alla terapia migliora la vita di chi ha la bronchite cronica</title>
		<link>https://infarmaco.it/laderenza-alla-terapia-migliora-la-vita-di-chi-ha-la-bronchite-cronica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 22:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza alla terapia]]></category>
		<category><![CDATA[BPCO]]></category>
		<category><![CDATA[broncopneumopatia cronica ostruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei pazienti con BPCO una maggiore aderenza alle terapie prescritte è fondamentale per controllare i sintomi e permettere di conseguenza una migliore qualità della vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/laderenza-alla-terapia-migliora-la-vita-di-chi-ha-la-bronchite-cronica/">L’aderenza alla terapia migliora la vita di chi ha la bronchite cronica</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>BPCO: una malattia che pesa sulla vita quotidiana</h3>
<p>La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle patologie respiratorie più diffuse e invalidanti a livello globale. La sua prevalenza è stimata intorno al 10% della popolazione e chi ne soffre convive quotidianamente con tosse cronica, dispnea e una progressiva riduzione della tolleranza allo sforzo, sintomi che limitano in modo significativo le attività quotidiane, l’autonomia della persona e di conseguenza la qualità di vita.<br />
Nonostante la disponibilità di terapie in grado di controllare i sintomi e di ridurre il rischio di riacutizzazioni, molti pazienti faticano a seguirle con regolarità (anche per la difficoltà nell’uso di alcuni dispositivi inalatori), con possibili ripercussioni sulla qualità della vita. Su questo aspetto si è concentrato uno studio osservazionale che ha analizzato il rapporto tra l’aderenza alla terapia prescritta dal medico e la qualità della vita nelle persone con BPCO.</p>
<h3>Quasi la metà dei pazienti non segue la terapia</h3>
<p>Lo studio ha coinvolto 424 persone con BPCO in Arabia Saudita. I partecipanti sono stati intervistati telefonicamente per raccogliere informazioni demografiche e cliniche, tra cui età, sesso, livello di istruzione, aderenza ai farmaci prescritti e qualità della vita, valutata attraverso un questionario validato specifico per la malattia.<br />
I risultati mostrano che solo il 56% dei pazienti rispettava le indicazioni ricevute dal medico riguardo alla terapia, mentre i restanti avevano una scarsa aderenza rispetto ai farmaci da assumere. La qualità della vita in questo gruppo di pazienti era complessivamente ridotta, ma lo era di più in coloro che non aderivano correttamente alla terapia.<br />
Le persone meno inclini a seguire le indicazioni del medico erano quelle più anziane, che fumavano, che avevano anche altre malattie (comorbilità) o disabilità.<br />
Sebbene lo studio non consenta di stabilire un rapporto di causa-effetto, questi risultati indicano che l’aderenza alla terapia è un elemento rilevante nella gestione della BPCO e nel mantenimento della qualità della vita.</p>
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		<title>Quando si rimpiange la scelta fatta</title>
		<link>https://infarmaco.it/quando-si-rimpiange-la-scelta-fatta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
		<category><![CDATA[rimpianto tumore in fase avanzata]]></category>
		<category><![CDATA[scelta terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pazienti anziani con tumore in fase avanzata in diversi casi si rammaricano di avere iniziato le terapie per il carico non indifferente degli effetti collaterali</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta nell’anziano di iniziare una terapia antitumorale anche quando la malattia è già in fase avanzata non sempre è considerata dal malato la migliore. In molti, dopo qualche mese di terapia, cambiano parere sull’opportunità di averla iniziata.</p>
<h3>Il rimpianto della scelta fatta</h3>
<p>Oltre la metà dei casi di cancro e delle relative morti si verificano nelle persone anziane. Ciononostante negli studi clinici condotti per valutare l’efficacia dei farmaci gli anziani sono spesso sotto rappresentati, per cui restano dubbi in particolare sulla sicurezza e tollerabilità delle cure, considerato che spesso si tratta di pazienti fragili, con altre malattie per le quali prendono già numerosi farmaci.<br />
Negli ultimi anni si è sempre più posta l’attenzione sulla persona per valutare le scelte terapeutiche soppesando benefici e rischi anche rispetto alla situazione generale. Tra gli altri parametri di cui si è cominciato a tenere conto c’è l’opinione del malato sulla scelta terapeutica fatta a distanza di qualche mese dall’inizio, quando cioè si possono considerare i primi risultati ottenuti ma anche gli effetti delle cure sulla qualità di vita.<br />
Un’indagine statunitense ha analizzato quello che si chiama il “rimpianto della scelta” fatta, se cioè a distanza di tempo si ritiene che forse sarebbe stato meglio non iniziare le cure. La valutazione di questo parametro, prettamente soggettivo e legato alla singola persona, è particolarmente rilevante quando si propone una cura a un anziano con una malattia tumorale già in fase avanzata, in cui l’efficacia delle terapie si riduce.<br />
A oltre 600 pazienti con queste caratteristiche a distanza di tre mesi dall’inizio della cura proposta è stato somministrato un questionario che richiedeva quanto si fosse o meno d’accordo su cinque affermazioni: “Penso che iniziare la terapia sia stata la scelta giusta”, “Mi pento della scelta che è stata fatta”, “Avrei fatto la stessa scelta se mi trovassi nuovamente in questa situazione”, “La scelta fatta mi ha causato un sacco di problemi”, “La decisione presa è stata saggia”.<br />
Ebbene quasi i tre quarti dei partecipanti hanno mostrato un pentimento sulla scelta fatta, che in un quinto dei casi era assoluto e negli altri meno deciso. A pentirsi di avere accettato di iniziare una terapia sono stati soprattutto, come attendibile, i pazienti che hanno avuto più effetti avversi associati alle terapie o che avevano le forme più avanzate di malattia.</p>
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		<title>Antitumorali: il fastidio generato dagli effetti avversi può durare mesi</title>
		<link>https://infarmaco.it/antitumorali-il-fastidio-generato-dagli-effetti-avversi-puo-durare-mesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 23:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
		<category><![CDATA[tollerabilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al termine delle terapie oncologiche una persona su cinque continua a segnalare fastidi da moderati a gravi secondari alle cure fatte</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto al passato le terapie oncologiche hanno fatto importanti passi avanti aumentando la sopravvivenza per molti tipi di tumore. Gli effetti avversi delle cure, però, possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita non solo durante il trattamento, ma anche nel periodo successivo. Per questo è utile valutare gli effetti collaterali anche dopo la sospensione della terapia, per capire quanto durano e quanto pesano sulla vita quotidiana della persona.</p>
<h3>La durata degli effetti avversi</h3>
<p>Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori americani ha analizzato i dati di tre studi clinici, in cui i pazienti compilavano periodicamente questionari standard relativi alla propria qualità di vita. In particolare si è valutato se la persona provi fastidio o disagio a seguito del trattamento, non solo nel periodo in cui viene somministrato ma anche a distanza di mesi. Si tratta quindi di una valutazione soggettiva, che solo il malato può riferire.<br />
I risultati indicano che il problema non si esaurisce con la fine della terapia: al primo controllo dopo la fine del trattamento circa il 20% delle persone continuava a lamentare fastidi da moderati a importanti legati agli dagli effetti avverso dei farmaci antitumorali. Inoltre, chi dichiarava i livelli più alti di fastidio tendeva anche a riportare più stanchezza e più dolore.</p>
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		<item>
		<title>L’importanza della qualità di vita</title>
		<link>https://infarmaco.it/limportanza-della-qualita-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 23:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
		<category><![CDATA[tumore del fegato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In caso di tumore del fegato in fase avanzata l’immunoterapia sembra essere la scelta migliore in termini di efficacia e di qualità della vita</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il tumore è in fase avanzata e quindi non ci sono più possibilità di guarigione occorre prendere in considerazione oltre all’efficacia dei farmaci nel controllare la malattia anche le ricadute sulla qualità vita.<br />
L’obiettivo è di usare sempre, nel singolo paziente, le cure più efficaci che garantiscano anche una buona qualità di vita.</p>
<h3>Il tumore del fegato in fase avanzata</h3>
<p>Quando il tumore del fegato è in fase avanzata, non è cioè più operabile e ha dato metastasi ad altri organi, le possibilità di cura della malattia non ci sono più ma è sempre possibile ricorrere a terapie farmacologiche che consentono di prolungare la sopravvivenza. Non sono però molte le certezze riguardo a quale sia la scelta migliore, tenendo presente non solo l’efficacia dei farmaci (cioè l’allungamento della sopravvivenza globale) ma anche la qualità della vita. Allungare la sopravvivenza è infatti un obiettivo primario però bisogna considerare se a fronte di questa efficacia si abbia un peggioramento della qualità di vita.</p>
<h3>Lo studio italiano</h3>
<p>Un gruppo di ricercatori italiani si è posto la seguente domanda: qual è il trattamento che ha il miglior rapporto efficacia e qualità di vita per le persone che hanno un tumore del fegato in fase avanzata?<br />
A parte le terapie locali o la radioterapia in questi casi viene di solito proposta una terapia sistemica con farmaci di vario tipo. Se la chemioterapia in queste situazioni è meno usata, sia per la scarsa efficacia sia per gli effetti collaterali importanti, altri due sono gli approcci di prima linea più diffusi: l’immunoterapia, con farmaci che stimolano la risposta dell’organismo contro il tumore, o l’uso di terapie mirate che prevedono l’impiego di farmaci diretti contro alcuni bersagli del tumore.<br />
La revisione sistematica della letteratura scientifica condotta dai ricercatori italiani ha identificato 9 studi clinici nei quali si valutava l’effetto di queste terapie sia sulla sopravvivenza globale sia sulla qualità della vita. È così emerso che il trattamento che si associava alla maggiore efficacia e alla migliore qualità di vita era l’immunoterapia.</p>
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