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	<title>ricovero ospedaliero Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Mar 2026 09:38:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ricovero ospedaliero Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Deprescrizione dei farmaci negli anziani: il “come” fa la differenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/deprescrizione-dei-farmaci-negli-anziani-il-come-fa-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[reazione avversa]]></category>
		<category><![CDATA[ricovero ospedaliero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Interruzioni della terapia o riduzioni della dose possono incidere sulla successiva necessità di un ricovero ospedaliero, specie se riguardano i farmaci cardiovascolari</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una quota significativa dei ricoveri ospedalieri degli anziani è causata dai farmaci e circa la metà di questi casi sarebbe prevenibile. I motivi che portano al ricovero sono diversi e vanno dalle reazioni avverse alle terapie non più efficaci nel controllo della malattia. Meno sospettabile, ma comunque implicata in questi ricoveri, è la riduzione o la sospensione di un farmaco, volontaria e suggerita dal medico secondo una vera e propria deprescrizione.<br />
Se da un lato ridurre il carico farmacologico negli anziani è un obiettivo importante, perché meno farmaci significa anche meno effetti collaterali e meno interazioni pericolose, dall’altro smettere di prendere un medicinale, specie se in modo brusco, può provocare sintomi di rimbalzo o il peggioramento della malattia di base, con conseguenze anche gravi, portando a nuovi ricoveri.<br />
Ma quanto è frequente questa situazione? E quanto può pesare sulla salute di un anziano già fragile?</p>
<h3>Uno studio pilota per capire il ruolo della deprescrizione nei ricoveri</h3>
<p>Uno studio australiano di piccole dimensioni ha analizzato le cartelle cliniche di 10 pazienti over 65 che nel corso di un ricovero avevano ricevuto una deprescrizione (sospsensione o riduzione della dose) di uno o più farmaci. L’obiettivo era capire quanti nuovi ricoveri ospedalieri fossero riconducibili alla deprescrizione avvenuta durante il ricovero precedente. Si tratta di uno studio pilota, quindi condotto su un numero limitato di persone e non generalizzabile, ma i cui risultati offrono spunti importanti. I partecipanti erano “grandi anziani”, avevano un’età mediana di 93 anni assumevano in media 10 farmaci al giorno e durante il ricovero erano stati modificati, in media, due trattamenti per persona.</p>
<h3>Sospendere un farmaco può portare a nuove ospedalizzazioni?</h3>
<p>Su 33 sospensioni farmacologiche analizzate, 6 hanno verosimilmente contribuito a un nuovo ricovero ospedaliero.<br />
I medicinali più spesso coinvolti erano i diuretici (usati nel controllo della pressione arteriosa o nei casi si scompenso cardiaco) e altri farmaci cardiovascolari. La loro interruzione o riduzione di dosaggio ha frequentemente determinato il ritorno della ritenzione idrica, con edemio un peggioramento dello scompenso cardiaco, condizioni che nei pazienti molto anziani possono rapidamente richiedere un nuovo ricovero per riequilibrare la situazione.<br />
Un dato particolarmente significativo riguarda le modalità con cui è stata effettuata la deprescrizione: in diversi casi i farmaci erano stati interrotti bruscamente, senza una riduzione graduale della dose, oppure erano stati sospesi contemporaneamente più medicinali utili nel controllo della stessa condizione clinica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Continuare o no la terapia antipsicotica dopo le dimissioni negli anziani?</title>
		<link>https://infarmaco.it/continuare-o-no-la-terapia-antipsicotica-dopo-le-dimissioni-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 06:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Antipsicotici]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[delirium]]></category>
		<category><![CDATA[revisione terapia]]></category>
		<category><![CDATA[ricovero ospedaliero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli anziani senza disturbi psichiatrici, sospendere un antipsicotico iniziato in ospedale per la comparsa di un <em>delirium</em> sembra essere la scelta migliore dopo le dimissioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/continuare-o-no-la-terapia-antipsicotica-dopo-le-dimissioni-negli-anziani/">Continuare o no la terapia antipsicotica dopo le dimissioni negli anziani?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sospendere la terapia antipsicotica iniziata in ospedale per controllare un <em>delirium</em>, frequente nel paziente anziano che si trova disorientato nella nuova realtà, sembra ridurre il rischio di riospedalizzazione e morte negli anziani.<br />
A suggerirlo è uno studio di coorte statunitense che ha analizzato i dati di 27.424 ultrasessantacinquenni senza disturbi psichiatrici pregressi né uso precedente di antipsicotici. Tutti i partecipanti hanno ricevuto una prescrizione di antipsicotici per la gestione del <em>delirium</em> correlato al ricovero e di questi metà ha continuato la terapia dopo le dimissioni, mentre l’altra metà l’ha sospesa. L’obiettivo dello studio era capire se interrompere il trattamento potesse portare a esiti clinici più favorevoli rispetto alla prosecuzione.</p>
<h3>Sospendere gli antipsicotici sembra la scelta più appropriata</h3>
<p>A un <em>follow up</em> mediano di 180 giorni, chi ha interrotto la terapia dopo la dimissione aveva un rischio ridotto di andare incontro a eventi avversi rispetto a chi l’aveva continuata. In particolare, la sospensione dell’antipsicotico si associava a:</p>
<ul>
<li>un rischio minore di riospedalizzazione (<em>hazard ratio</em> 0,89, limiti di confidenza al 95% da 0,85 a 0,94)</li>
<li>una riduzione di nuovi episodi di <em>delirium</em> (<em>hazard ratio</em> 0,87, limiti di confidenza al 95% da 0,79 a 0,96)</li>
<li>meno accessi in Ponto soccorso o nuovi ricoveri (<em>hazard ratio</em> 0,77, limiti di confidenza al 95% da 0,67 a 0,90)</li>
<li>un rischio ridotto di infezioni urinarie (<em>hazard ratio</em> 0,79, limiti di confidenza al 95% da 0,66 a 0,94)</li>
<li>una mortalità per tutte le cause più bassa (<em>hazard ratio</em> 0,77, limiti di confidenza al 95% da 0,69 a 0,86).</li>
</ul>
<p>Non sono state osservate differenze significative per altri eventi come casi di polmonite o ictus.</p>
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		<title>Antipsicotici dopo la dimissione negli anziani: conviene continuare?</title>
		<link>https://infarmaco.it/antipsicotici-dopo-la-dimissione-negli-anziani-conviene-continuare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 06:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Antipsicotici]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[delirium]]></category>
		<category><![CDATA[revisione terapia]]></category>
		<category><![CDATA[ricovero ospedaliero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli anziani senza disturbi psichiatrici, sospendere un antipsicotico iniziato in ospedale per la comparsa di un <em>delirium</em> sembra essere la scelta migliore dopo le dimissioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando una persona anziana viene ricoverata in ospedale, può succedere che durante la degenza compaia uno stato di confusione acuta chiamato <em>delirium</em>. Chi ne è colpito appare disorientato e confuso, solitamente ha difficoltà a capire dove si trova, oppure mostra agitazione che deve essere controllata. In questi casi si può ricorrere all’uso di farmaci antipsicotici per calmare i sintomi e aiutare la persona a stabilizzarsi. Ma una volta tornati a casa o comunque alla propria residenza c’è motivo di continuare tale terapia, come spesso accade, o è meglio sospenderla essendo molto ridotto il rischio di <em>delirium</em> una volta rientrati nel proprio ambiente?</p>
<h3><strong>La risposta di uno studio statunitense</strong></h3>
<p>Un grande studio statunitense suggerisce che non sia il caso di continuare a prendere il farmaco antipsicotico in questi casi. I ricercatori hanno seguito oltre 27.000 anziani ultraottantenni senza malattie psichiatriche che erano però stati trattati con un antipsicotico per gestire il<em> delirium</em> comparso durante il ricovero in ospedale. Metà di loro ha continuato a prendere i farmaci dopo la dimissione, mentre all’altra metà era stata raccomandata la sospensione.<br />
A distanza di sei mesi, chi aveva interrotto la terapia stava meglio: andava infatti incontro meno facilmente a un nuovo ricovero, aveva meno complicazioni o nuovi episodi di <em>delirium</em> e soprattutto aveva un rischio di morte inferiore.</p>
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