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	<title>terapia ormonale sostitutiva Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>terapia ormonale sostitutiva Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Terapia ormonale sostitutiva in menopausa e rischio cardiovascolare</title>
		<link>https://infarmaco.it/terapia-ormonale-sostitutiva-in-menopausa-e-rischio-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 06:59:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[rischio cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
		<category><![CDATA[vampate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza cardiovascolare della terapia ormonale sostitutiva in menopausa sembra variare in base all’età di inizio del trattamento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’uso della terapia ormonale per i sintomi vasomotori della menopausa (vampate di calore e sudorazioni notturne) resta un tema controverso da quando lo studio <em>Women’s Health Initiative</em> (WHI), un ampio studio sulla salute delle donne statunitensi in postmenopausa, aveva sollevato, oltre vent’anni fa, dubbi sul possibile aumento del rischio cardiovascolare.<br />
Una nuova analisi secondaria dello stesso studio ha cercato di chiarire se questo rischio dipenda dall’età della donna al momento dell’inizio del trattamento. Lo studio ha coinvolto oltre 27.000 donne in postmenopausa, trattate con estrogeni da soli o in combinazione con un progestinico, seguite in media per 6-7 anni.</p>
<h3>Sicura sotto i 60 anni, da evitare dopo i 70</h3>
<p>I risultati mostrano un rischio cardiovascolare diverso a seconda delle fasce d’età:</p>
<ul>
<li>nelle donne tra i 50 e i 59 anni, la terapia ormonale ha ridotto efficacemente i sintomi vasomotori senza aumentare il rischio di malattie cardiovascolari</li>
<li>nelle donne tra i 60 e i 69 anni, il rischio era leggermente più elevato, ma senza una certezza in questo senso</li>
<li>nelle donne di 70 anni o più, invece, il rischio cardiovascolare era significativamente aumentato, fino a triplicarsi nel caso di utilizzo delle combinazioni estro-progestiniche.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Scelte condivise tra medico e paziente</title>
		<link>https://infarmaco.it/scelte-condivise-tra-medico-e-paziente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 23:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4995</guid>

					<description><![CDATA[<p>La controindicazione all’uso di estrogeni nelle donne con tumore al seno andrebbe discussa e soppesata tra rischi di recidiva e benefici attesi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una decisione condivisa tra medico e paziente è la scelta migliore per stabilire se la terapia ormonale sostitutiva per contrastare i sintomi della menopausa possa essere sicura nelle donne che hanno un tumore della mammella.</p>
<h3>La terapia ormonale sostitutiva</h3>
<p>La terapia ormonale sostitutiva mira a controllare i sintomi della menopausa (non solo le cosiddette vampate) riportando i livelli di estrogeni nella donna a una soglia tale da ridurre anche il rischio di fratture legate all’osteoporosi secondaria alla carenza di estrogeni.<br />
Questa terapia, che viene oggi proposta con maggiore cautela alle donne in menopausa perché si associa a un aumento del rischio di tumore al seno, è controindicata quando si ha già un tumore della mammella, perché gli estrogeni, in particolare in alcune forme di cancro, stimolano la crescita del tumore, contrastando in tal modo l’azione delle terapie endocrine antitumorali.<br />
I farmaci endocrini usati nella cura del tumore della mammella (il tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi), che hanno appunto un’attività antiestrogenica, causano la comparsa dei sintomi tipici della menopausa (vampate di calore, secchezza vaginale, disfunzione sessuale, artralgie), riducendo la qualità di vita. Per ovviare a questi disturbi si cerca di prescrivere terapie non ormonali (per esempio antidepressivi e alcuni anticonvulsivanti) che però, oltre ad avere a loro volta effetti collaterali, sono meno efficaci della terapia ormonale sostitutiva.</p>
<h3>Il pannello di consenso</h3>
<p>Per valutare se veramente sia indispensabile evitare l’uso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne che hanno un tumore della mammella per non aumentare il rischio di recidiva della malattia, un gruppo di ricercatori britannici ha dapprima condotto una revisione per raccogliere i dati pubblicati in letteratura al riguardo e ha quindi organizzato una conferenza di consenso in cui ginecologi, oncologi e radiologi valutavano i dati per raggiungere un consenso sulle raccomandazioni da dare alle donne in questa condizione.<br />
Le prove trovate in letteratura scientifica erano di non buona qualità, alcune indagini però suggerivano che quasi la metà delle donne con tumore della mammella era disposta ad affrontare un piccolo incremento del rischio di recidiva a causa della terapia ormonale sostitutiva a fronte però degli effetti benefici di quest’ultima sui sintomi della menopausa, mettendo quindi la qualità di vita sullo stesso piano del controllo della malattia.</p>
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		<item>
		<title>Quali terapie per i sintomi della menopausa?</title>
		<link>https://infarmaco.it/quali-terapie-per-i-sintomi-della-menopausa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 22:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Antidepressivi]]></category>
		<category><![CDATA[Benzodiazepine]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio internazionale analizza il ricorso ai farmaci nelle donne in menopausa, rivelando quali sono i comportamenti e l’adesione alle terapie</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La menopausa è una fase naturale della vita di ogni donna che in genere si presenta tra la fine dei 40 e l’inizio dei 50 anni. Sebbene si tratti di un passaggio fisiologico, per molte donne comporta sintomi disturbanti: dalle vampate di calore al sonno irregolare, agli sbalzi d’umore, a difficoltà nella vita sessuale, tanto che molte donne chiedono al medico una cura per ovviare alla situazione.<br />
Ma quali sono i trattamenti più utilizzati a questo scopo e quante donne, una volta iniziati, li continuano nel tempo?<br />
A queste domande ha cercato di rispondere uno studio che ha analizzato i dati di oltre 1,6 milioni di donne tra i 40 e i 65 anni provenienti da tre Paesi (Stati Uniti, Regno Unito e Germania), seguite dal 2009 al 2022.</p>
<h3>Le terapie più prescritte in menopausa</h3>
<p>Circa un terzo delle donne ha ricevuto almeno una prescrizione per la gestione dei sintomi della menopausa nel periodo di studio (38,8% negli Stati Uniti, 33,4% nel Regno Unito, 28,8% in Germania). Ciò significa che due terzi delle donne o non si sono rivolte al medico riuscendo a tollerare bene i sintomi, o hanno fatto ricorso ad altri rimedi.<br />
Le terapie più prescritte sono state:</p>
<ul>
<li>la terapia ormonale sostitutiva (in quasi un caso su due negli Stati Uniti e nel Regno Unito e in oltre il 90% delle donne in Germania) che consente una riduzione delle vampate e un miglioramento dei sintomi legati al calo ormonale della menopausa</li>
<li>le benzodiazepine, molto usate negli Stati Uniti (da una donna su quattro) e meno nei Paesi europei, che oltre a contenere l’eventuale ansia vengono usate contro l’insonnia</li>
<li>gli antidepressivi, molto usati dalle donne del Regno Unito (una su tre ne ha fatto ricorso) e meno negli altri Paesi, che vengono prescritti per contrastare appunto i sintomi umorali.</li>
</ul>
<h3>L’interruzione precoce e le modifiche della terapia</h3>
<p>Dall’analisi dei dati dello studio emerge che in molti casi le donne che hanno iniziato una terapia poi non la proseguono oltre i sei mesi. Questo da un lato è positivo perché significa che i sintomi si sono risolti o che si è fatto un uso appropriato dei farmaci (per esempio l’uso delle benzodiazepine per l’insonnia è raccomandato solo per poche settimane e poi va interrotto per non creare dipendenza), ma dall’altro indica che spesso le donne non hanno trovato la soluzione ai propri problemi, visto che poi cercano altre terapie.<br />
A sei mesi dall’inizio della terapia:</p>
<ul>
<li>otto donne su dieci hanno interrotto la terapia ormonale sostitutiva, che andrebbe invece prolungata per un periodo maggiore di tempo, limitandone comunque la durata per il rischio di tumore della mammella</li>
<li>sette donne su dieci hanno interrotto gli antidepressivi</li>
<li>praticamente tutte non prendevano più le benzodiazepine.</li>
</ul>
<p>Riguardo al passaggio ad altre terapie sono emerse differenze tra i vari Paesi: negli Stati Uniti e nel Regno Unito le donne tendono di più a variare la terapia, mentre in Germania, dove la terapia ormonale resta la scelta predominante, le donne tendono a mantenerla più a lungo.</p>
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