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	<title>Gennaio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jan 2025 20:59:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gennaio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Con il diabete e molti farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/con-il-diabete-e-molti-farmaci-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 23:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[comorbilità]]></category>
		<category><![CDATA[diabete di tipo 2]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre di più le persone con diabete di tipo 2 che assumono più farmaci simultaneamente, rendendo essenziale una gestione attenta e condivisa delle terapie.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, per chi ha un diabete di tipo 2 è diventato sempre più comune dover prendere molti farmaci contemporaneamente, un fenomeno noto come polifarmacoterapia.<br />
Il diabete di tipo 2, quello che di solito si presenta con l’avanzare dell’età e si caratterizza per livelli elevati di zuccheri nel sangue, è una condizione molto diffusa. Spesso si accompagna ad altre condizioni croniche, come l’ipertensione e il colesterolo alto, che a loro volta richiedono trattamenti farmacologici. Per queste persone quindi prendere molti farmaci non è un’eccezione ma una realtà quotidiana, confermata da uno studio condotto in Danimarca.<br />
Nel Paese scandinavo, dal 2000 al 2020, la percentuale di pazienti con diabete trattati che prendeva cinque farmaci o più è aumentata dal 53% al 76%. I farmaci per il controllo della glicemia sono stati in assoluto i più utilizzati, ma si è registrato negli anni un forte aumento nell’uso di quelli per la pressione alta, contro il colesterolo, quelli per il dolore e i protettori gastrici.<br />
Come si spiega questa crescita? Da un lato i progressi della medicina hanno portato allo sviluppo di nuove terapie ampliando le possibilità di cura delle malattie croniche. Dall’altro l’allungamento della vita implica molto spesso la gestione simultanea di più problemi di salute. La combinazione di questi fattori ha reso la polifarmacoterapia una realtà sempre più comune per chi convive già con il diabete di tipo 2.</p>
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		<item>
		<title>Batteri resistenti nei nostri mari</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-nostri-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle acque del Mediterraneo si ritrovano molti geni di resistenza agli antibiotici che possono essere trasferiti a batteri responsabili di malattie umane</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le acque del Mediterraneo albergano molti geni di resistenza agli antibiotici che possono essere trasmessi ai batteri che causano malattie nell’uomo e nell’animale: in questo modo i batteri diventano resistenti alle terapie, per cui malattie infettive prima curabili con un dato antibiotico non lo sono più.<br />
Uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alla Marina Militare Italiana mirava proprio a identificare la presenza di alcuni geni di resistenza agli antibiotici nelle acque marine, sia del bacino del Mediterraneo, sia dell’oceano. Nel Mediterraneo i prelievi di acqua marina erano fatti a circa 12 miglia nautiche dalla costa, quindi ben lontano dalle acque di scarico. Ogni campione prevedeva la raccolta di cinque litri d’acqua che dopo diverse filtrazioni erano congelati ed esaminati per la ricerca dei geni di resistenza agli antibiotici.<br />
Si è così scoperto che i geni di resistenza ad alcuni degli antibiotici comunemente usati (betalattamici, sulfonamidi, tetracicline) sono praticamente ubiquitari e non solo nel Mediterraneo, dove hanno le concentrazioni maggiori, ma anche nelle acque oceaniche lontane dall’uomo, come nell’Artico.</p>
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		<title>Migliora la vita per i giovani con il diabete</title>
		<link>https://infarmaco.it/migliora-la-vita-per-i-giovani-con-il-diabete-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 23:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[diabete di tipo 1]]></category>
		<category><![CDATA[emoglobina glicosilata]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie ai progressi della medicina nel giro di 10 anni è decisamente migliorata la gestione dei giovani con diabete di tipo 1</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni si sono avuti molti progressi tecnologici e terapeutici che hanno migliorato la gestione del diabete di tipo 1 nel giovane.<br />
Questa condizione compare di solito nell’adolescenza ed è dovuta alla mancata produzione da parte del pancreas dell’insulina, ormone deputato al controllo dei livelli di zucchero nel sangue (glicemia). Per questo motivo l’unica terapia efficace è la somministrazione di insulina che può avvenire però in diverso modo, anche con sofisticati sistemi automatizzati.<br />
L’obiettivo è che i livelli di glicemia siano sempre controllati, non troppo alti per evitare le complicanze della malattia, ma nemmeno troppo bassi per evitare le crisi ipoglicemiche. Un semplice esame del sangue, l’emoglobina glicosilata o HbA1c, consente di valutare se negli ultimi mesi la glicemia è rimasta nei limiti grazie al trattamento o se i livelli di zucchero nel sangue sono stati per lo più sopra la norma.<br />
Uno studio internazionale ha analizzato la situazione dei giovani con diabete di tipo 1 nel 2013 e nel 2022 per valutare se ci sono stati dei miglioramenti. In totale sono stati esaminati 145.000 giovani sotto i 18 anni di età con la malattia. Si è così visto che il controllo dei valori glicemici è migliorato, con livelli medi di emoglobina glicosilata più bassi rispetto a quelli che si riuscivano a ottenere dieci anni fa. Ciò si associa a un minor rischio di crisi ipoglicemiche e di complicanze acute della malattia come la chetoacidosi diabetica. La spiegazione di questi miglioramenti sta nella maggiore diffusione delle pompe insuliniche, che erogano l’insulina sulla base dei valori glicemici rilevati, e nella disponibilità di dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia.</p>
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		<item>
		<title>Omega 3 per il tumore della prostata?</title>
		<link>https://infarmaco.it/omega-3-per-il-tumore-della-prostata-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 23:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della prostata]]></category>
		<category><![CDATA[olio di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[omega 6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si discute se gli omega 3 assunti con la dieta possano rallentare il tumore della prostata in fase iniziale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cancro della prostata è uno dei tumori più diffusi nell’uomo e i dati mostrano un aumento del numero di diagnosi negli ultimi 20 anni nei paesi occidentali. A fronte di questo incremento si ha una sostanziale stabilità nella mortalità. Ciò significa che in molti casi la malattia non si evolve rapidamente e quindi non richiede un trattamento medico o chirurgico immediato, ma è solo necessario verificare periodicamente che la situazione del tumore continui a essere stabile (sorveglianza attiva).<br />
Uno studio ha cercato di capire se in questa fase di osservazione sia utile seguire una dieta ricca di acidi grassi omega 3 e povera di acidi grassi omega 6, cioè che preveda l’uso di olio di oliva al posto dell’olio di semi e prediliga alla carne l’assunzione di pesce azzurro. Dopo un anno i partecipanti che hanno seguito la dieta e assunto capsule di olio di pesce (ricche di omega 3) avevano una situazione più stabile: la valutazione di un indice di proliferazione cellulare indicava infatti una minore attività della malattia. .<br />
I risultati dello studio devono essere presi con cautela, in quanto non è chiaro se il miglioramento osservato sia dovuto all’incremento degli acidi grassi omega 3 nella dieta oppure alle capsule di olio di pesce. Inoltre non si sa quanto il dato osservato abbia poi una ricaduta clinica significativa. Bisogna infine considerare i possibili conflitti di interesse dichiarati da alcuni autori dello studio.</p>
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		<item>
		<title>Test cutanei per individuare l&#8217;allergia</title>
		<link>https://infarmaco.it/test-cutanei-per-individuare-lallergia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 23:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[test cutanei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rischio di avere una reazione allergica sistemica a seguito di un  test cutaneo per stabilire l’allergia a un farmaco è molto basso, ma occorre eseguire sempre questi esami in un ambiente protetto.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si sospetta una reazione allergica a un farmaco per indagare se veramente c’è un nesso tra farmaco preso e comparsa dell’allergia, il medico può prescrivere dei test cutanei: il prick test oppure, se il risultato è dubbio, il test intradermico. Questi esami consistono nell’applicazione, attraverso un ago sottile, di piccole quantità di allergene (la sostanza sospettata di causare la reazione) sugli strati cutanei superficiali (prick test), oppure negli strati più profondi della pelle (test intradermico).<br />
Sebbene questi test siano generalmente considerati sicuri, in rari casi possono verificarsi delle reazioni allergiche sistemiche, come difficoltà respiratorie, gonfiore, fino a uno shock anafilattico.<br />
Uno studio condotto in Turchia ha esaminato un migliaio di bambini sottoposti a questi test in un centro specializzato dal 2017 al 2020. Si sono verificate in tutto 12 reazioni avverse, solo 4 delle quali erano reazioni allergiche, di cui 3 gravi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno stile di vita sano riduce il rischio di prendere troppi farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/uno-stile-di-vita-sano-riduce-il-rischio-di-prendere-troppi-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 23:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[stili di vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adottare uno stile di vita sano riduce il rischio di prendere più farmaci, migliorando la qualità della vita e diminuendo la mortalità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Adottare uno stile di vita sano non aiuta solo a sentirsi meglio, ma può anche ridurre il rischio di dover assumere più farmaci (polifarmacoterapia).<br />
Mangiare bene, evitare l’alcol e il fumo e fare attività fisica sono abitudini spesso consigliate per migliorare la salute. Ora, due studi dimostrano che queste scelte possono anche limitare in modo significativo la necessità di prendere farmaci.<br />
Il primo studio, che ha coinvolto oltre 15.000 persone di 45 anni o più, ha valutato le abitudini dei partecipanti assegnando a ciascuno un punteggio chiamato <em>Healthy Behavior Score</em>. Chi otteneva punteggi alti, cioè seguiva uno stile di vita sano, aveva un rischio ridotto di polifarmacoterapia rispetto a chi aveva punteggi bassi. Inoltre, ogni miglioramento nello stile di vita abbassava sia il rischio di dover assumere molti farmaci, sia il rischio a lungo termine di morte.<br />
Il secondo studio, condotto su un campione più piccolo di poco più di 600 persone, si è focalizzato sugli anziani di 75 anni e oltre, arrivando a conclusioni analoghe: un’attività fisica regolare, un consumo abbondante di frutta e uno stile di vita sano in generale erano associati a un minor numero di farmaci prescritti. Al contrario, una dieta ricca di grassi era associata a un maggior ricorso ai farmaci.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Si accetta meglio una terapia se si è coinvolte</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-accetta-meglio-una-terapia-se-si-e-coinvolte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 23:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[gestione della terapia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia adiuvante]]></category>
		<category><![CDATA[tumore della mammella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2080</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non basta prescrivere un farmaco che si sa essere efficace, occorre anche rendere partecipi le persone per migliorare l’adesione al trattamento e la qualità di vita</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Coinvolgere le donne con tumore della mammella nelle decisioni e nella conoscenza riguardo alla terapia con farmaci endocrini non solo migliora la loro adesione al trattamento ma anche la loro qualità di vita.<br />
La terapia endocrina, cosiddetta adiuvante, per il tumore della mammella non è scevra di effetti collaterali, che a volte inducono la donna ad abbandonare il trattamento che sarebbe opportuno invece proseguire per ottenere la maggiore efficacia. È per cercare di ridurre il rischio di interruzione della terapia che un gruppo di ricercatori britannici ha ideato uno strumento per favorire le donne nelle decisioni riguardo ai farmaci.<br />
Un’ottantina di donne con tumore della mammella cui era stata prescritta una terapia con farmaci endocrini sono state seguite nel tempo con due diverse modalità: quella tradizionale, fornendo loro cioè informazioni prima di iniziare la terapia ed essendo disponibili in caso di bisogno, oppure coinvolgendole attivamente in un programma che oltre alla disponibilità di un sito internet con i consigli su come gestire autonomamente alcuni effetti collaterali dei farmaci prevedeva un primo incontro con la singola donna e tre successivi incontri di gruppo per discutere dei problemi legati ai farmaci.<br />
Le donne che erano state coinvolte attivamente avevano meno spesso abbandonato la terapia, segnalavano una migliore qualità di vita e meno stress.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Si può prevenire l&#8217;emicrania nei bambini?</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-puo-prevenire-lemicrania-nei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 23:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[emicrania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prevenzione con farmaci degli attacchi di emicrania in età pediatrica è possibile, ma va considerata caso per caso </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Erroneamente si pensa che il mal di testa, e in particolare l’emicrania, sia un disturbo tipico dell’adulto. In realtà possono soffrirne anche i bambini e con una certa frequenza. Le crisi di emicrania incidono sulla qualità della vita e sulle <em>performance</em> scolastiche. In alcuni casi, quando le crisi sono ripetute o particolarmente intense, oltre a trattare i singoli episodi con farmaci specifici, si può pensare a una cura preventiva che miri a ridurre la frequenza delle crisi. Uno studio ha analizzato tutti i dati disponibili nella letteratura scientifica riguardo ai principali trattamenti per la prevenzione dell’emicrania. Sono state così raccolte le storie di 3.700 bambini e bambine, in cui in effetti alcuni farmaci sono risultati efficaci nel ridurre la frequenza degli attacchi emicranici. Nessuno, però, dei farmaci ha garantito un miglioramento della qualità della vita o ridotto la durata delle crisi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un’unica salute per uomo, animali e ambiente</title>
		<link>https://infarmaco.it/ununica-salute-per-uomo-animali-e-ambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 23:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salute umana, salute animale e salute ambientale sono interconnesse, per cui per contrastare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici bisogna agire anche in ambito veterinario</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici comunemente usati per contrastare le infezioni umane non è dovuta solo al loro uso non sempre appropriato ed eccessivo da parte dei medici e dei pazienti, ma trova una spiegazione anche nella diffusa abitudine di prescrivere antibiotici agli animali da allevamento.<br />
Proprio per evitare l’uso non terapeutico degli antibiotici, per esempio per stimolare la crescita degli animali o la prevenzione di alcun loro malattie, dal 2006 in Europa ne è stato vietato l’uso negli allevamenti se non per trattare eventuali infezioni batteriche. Ciononostante, poiché le infezioni sono comuni negli allevamenti, anche a causa della vicinanza dei capi e della ristrettezza dei luoghi, questi farmaci vengono spesso prescritti dal veterinario. Più si usano gli antibiotici, anche in veterinaria, e più i batteri divengono resistenti e si diffondono nell’ambiente.<br />
Una ricerca italiana condotta in tre allevamenti di pollame del Nord del Paese ha studiato proprio la diffusione di alcuni geni di resistenza batterica nei germi presenti nei polli di allevamento e nelle persone che lavorano negli allevamenti, per scoprire che i batteri resistenti negli animali sono presenti anche nel microbioma intestinale dei lavoratori, oltre che nell’ambiente, creandosi così una via di diffusione di germi che non solo possono causare infezioni nell’uomo ma che, essendo resistenti agli antibiotici, rendono difficile una cura efficace in caso di malattie batteriche anche gravi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contrastare la cachessia dovuta al cancro?</title>
		<link>https://infarmaco.it/contrastare-la-cachessia-dovuta-al-cancro-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 23:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cachessia]]></category>
		<category><![CDATA[ponsegromab]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2061</guid>

					<description><![CDATA[<p>Allo studio un farmaco che in futuro possa contrastare il deperimento fisico dei malati con cancro in fase avanzata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone con cancro, nella fase avanzata della malattia, possono deperire fisicamente, con perdita e un indebolimento fisico importante. In termine tecnico si parla di “cachessia”. Questa condizione peggiora grandemente la qualità di vita e incide anche sulla prognosi.<br />
A oggi non esiste una terapia specifica per contrastare questa condizione ma i medici ricorrono a interventi nutrizionali, per garantire il corretto apporto di vitamine, proteine, grassi e sali minerali. Apporti che vanno comunque discussi con la persona e condivisi prima di essere attuati.<br />
Potrebbe in futuro diventare disponibile un farmaco studiato proprio per contrastare questa cachessia. Si tratta di un anticorpo monoclonale, che è stato valutato nelle prime due fasi di una sperimentazione clinica (fase I e fase II), quelle che servono a stabilirne la tollerabilità e la potenziale efficacia di un medicinale. I risultati sono apparentemente incoraggianti in quanto in circa tre mesi si è osservato un aumento di peso fino a un paio di chili nelle persone che prendevano il farmaco rispetto a quelle che prendevano un placebo, cioè una sostanza senza attività farmacologica.<br />
Lo studio è stato interamente finanziato dall’azienda che ha sviluppato il farmaco e ciò suggerisce quindi di interpretare i dati con cautela, perché è ormai dimostrato da molti studi pubblicati in letteratura che le ricerche realizzate con finanziamenti privati hanno più spesso un esito favorevole per il farmaco oggetto della ricerca.</p>
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