<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marzo 2026 Archivi - InFarmaco</title>
	<atom:link href="https://infarmaco.it/category/2026/marzo-2026/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://infarmaco.it/category/2026/marzo-2026/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Jun 2026 15:00:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2024/09/cropped-App_H-32x32.png</url>
	<title>Marzo 2026 Archivi - InFarmaco</title>
	<link>https://infarmaco.it/category/2026/marzo-2026/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Effetti indesiderati dei farmaci: la trasparenza è il primo passo</title>
		<link>https://infarmaco.it/effetti-indesiderati-dei-farmaci-la-trasparenza-e-il-primo-passo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[effetti negativi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5487</guid>

					<description><![CDATA[<p>I pediatri devono informare i genitori in modo chiaro e trasparente sui farmaci che prescrivono, non limitandosi all’efficacia, ma spiegando anche i possibili affetti avversi, in maniera tale però che non si generi un allarmismo che rischierebbe di portare a indebite interruzioni della terapia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/effetti-indesiderati-dei-farmaci-la-trasparenza-e-il-primo-passo/">Effetti indesiderati dei farmaci: la trasparenza è il primo passo</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Manca nei pediatri una formazione specifica che li aiuti a comunicare anche i possibili effetti indesiderati delle terapie senza generare allarme nei genitori.</p>
<h3>La comunicazione degli effetti negativi</h3>
<p>È importante che il pediatra chiarisca tutti i dubbi dei genitori ed eventualmente del ragazzo spiegando non solo i benefici della terapia ma anche i possibili effetti indesiderati. Questa comunicazione, però, deve essere gestita con attenzione perché può aumentare le aspettative negative, cioè alimentare timori e compromettere l’aderenza alla cura.<br />
Ma i pediatri sono davvero preparati a comunicare in modo efficace tali aspetti? Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori olandesi ha condotto un’indagine nazionale su oltre 400 pediatri.</p>
<h3>I risultati dell’indagine</h3>
<p>Dallo studio è emerso che meno di 7 pediatri su 100 hanno ricevuto, nel corso degli studi universitari, una formazione specifica sulla comunicazione degli effetti negativi delle terapie. È emersa inoltre una notevole variabilità nel modo in cui le informazioni sui possibil effetti avversi dei farmaci prescritti vengono fornite.<br />
Quasi la metà dei partecipanti ha riferito di non chiedere mai ai genitori se desiderino avere informazioni sugli effetti avversi della terapia. E proprio questi pediatri erano anche quelli meno propensi ad affrontare l’argomento al momento della prescrizione.<br />
Lo studio ha indagato anche l’effetto nocebo, cioè il fenomeno per cui aspettative negative (dovute alle informazioni sui possibili effetti avversi) possano favorire la comparsa o l’intensificazione di sintomi indesiderati. Solo poco più di 4 pediatri su 10 hanno dichiarato di conoscere questo effetto e di tenerne conto nella comunicazione. Chi ne è consapevole tende più spesso a fornire informazioni essenziali, evitando descrizioni troppo ampie che possono avere l’unico effetto di aumentare la preoccupazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/effetti-indesiderati-dei-farmaci-la-trasparenza-e-il-primo-passo/">Effetti indesiderati dei farmaci: la trasparenza è il primo passo</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Farmaci antitumorali e depressione</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-antitumorali-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5406</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso di alcuni farmaci oncologici si associa, tra i possibili effetti avversi, anche al rischio aumentato di depressione</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/farmaci-antitumorali-e-depressione/">Farmaci antitumorali e depressione</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I farmaci antitumorali hanno consentito di curare e controllare la maggior parte delle forme di cancro, a costo però di numerosi effetti avversi, tra i quali sono stati finora poco considerati quelli relativi al tono dell’umore.</p>
<h3>Tumori e depressione</h3>
<p>La depressione è comune tra i malati di cancro, si stima infatti che il 17% dei pazienti colpiti dalla malattia abbia una depressione da moderata a grave e che il 9% manifesti disturbi d’ansia. Percentuali che sono significativamente superiori a quelle che si riscontrano nella popolazione generale (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/antidepressivi-e-ansiolitici-nelle-persone-con-un-tumore/">Antidepressivi e ansiolitici nelle persone con un tumore</a>”).<br />
La malattia tumorale, quindi, si associa ai disturbi dell’umore e peraltro ricevere una diagnosi di cancro è di per sé un motivo che può portare alla comparsa di sintomi depressivi, che possono peggiorare durante le cure.<br />
A questo legame tra tumori e depressione si aggiunge il fatto che alcun farmaci antitumorali potrebbero favorire la comparsa dei sintomi depressivi.</p>
<h3>Lo studio statunitense</h3>
<p>Si sa poco su quali antitumorali possano avere tra gli effetti avversi anche quelli legati ai disturbi dell’umore. Per questo è stato condotto uno studio di farmacovigilanza che ha analizzato tutte le segnalazioni di depressione correlata all’uso di farmaci antitumorali nella banca dati statunitense dell’FDA.<br />
In totale sono stati segnalati oltre 200 farmaci antineoplastici associati a casi di depressione. Le segnalazioni riguardavano più spesso donne e le persone oltre i 45 anni d’età.<br />
I ricercatori hanno identificato i farmaci antitumorali più spesso sottoposti a segnalazione per la comparsa di depressione e tra questi i più associati al rischio sono:</p>
<ul>
<li>il docetaxel, usato nella cura di diversi tumori (seno, polmone, prostata, stomaco)</li>
<li>il palbociclib, usato nel tumore della mammella</li>
<li>l’ibrutinib, usato in diversi tumori del sangue.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/farmaci-antitumorali-e-depressione/">Farmaci antitumorali e depressione</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Classi di antibiotici e rischio di anafilassi</title>
		<link>https://infarmaco.it/classi-di-antibiotici-e-rischio-di-anafilassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 07:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[anafilassi]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5403</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un’ampia indagine sui dati di farmacovigilanza conferma che i betalattamici sono gli antibiotici più a rischio di anafilassi</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/classi-di-antibiotici-e-rischio-di-anafilassi/">Classi di antibiotici e rischio di anafilassi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le penicilline restano gli antibiotici che più spesso possono causare una anafilassi, anche se l’evenienza rimane rara.</p>
<h3>Farmaci e anafilassi</h3>
<p>L’anafilassi è una reazione acuta allergica grave che ha un’incidenza di circa 50-100 casi ogni centomila persone all’anno. La causa scatenante più comune è un’allergia a un farmaco e la classe di farmaci più spesso coinvolta è quella degli antibiotici.<br />
Gli antibiotici sono suddivisi in classi diverse in base alla loro struttura e al loro meccanismo d’azione, per questo motivo si può ipotizzare che alcune classi siano più a rischio di altre di scatenare un’anafilassi.</p>
<h3>Lo studio internazionale</h3>
<p>Per valutare i dati di farmacovigilanza su antibiotici e anafilassi è stata condotta un’ampia analisi che ha considerato 33 classi di antibiotici nell’arco di oltre cinquant’anni d’uso (dal 1968 al 2024). Sono stati individuati quasi 140.000 casi di anafilassi indotta da un antibiotico. In effetti gli antibiotici nel loro insieme sono risultati essere la categoria di farmaci cui era associato il rischio maggiore di anafilassi.<br />
Le classi di antibiotici più spesso in causa sono state le penicilline (al primo posto), altri antibiotici betalattamici, che hanno cioè una struttura simile alle penicilline, e i chinoloni.<br />
L’episodio acuto si è verificato per lo più entro un giorno dalla somministrazione e nella stragrande maggioranza dei casi (96%) il paziente è sopravvissuto senza conseguenze. C’è stata comunque una mortalità attorno all’1%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/classi-di-antibiotici-e-rischio-di-anafilassi/">Classi di antibiotici e rischio di anafilassi</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumore della prostata: terapie efficaci sì, ma attenzione all’osso</title>
		<link>https://infarmaco.it/tumore-della-prostata-terapie-efficaci-si-ma-attenzione-allosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 23:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della prostata]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5400</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’aggiunta di un farmaco che inibisce la via degli androgeni al trattamento ormonale tradizionale aumenta ulteriormente il rischio di frattura</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/tumore-della-prostata-terapie-efficaci-si-ma-attenzione-allosso/">Tumore della prostata: terapie efficaci sì, ma attenzione all’osso</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il trattamento del tumore della prostata si usano terapie ormonali che contrastano l’azione degli ormoni maschili (gli androgeni), i quali aiutano il tumore a crescere. Queste cure (si parla di deprivazione androgenica) vengono sempre più spesso potenziate aggiungendo altri farmaci (chiamati ARPI), che rendono il blocco ormonale ancora più efficace, interagendo con un recettore specifico della via degli androgeni. Questo approccio permette di allungare la sopravvivenza ma aumenta il rischio di osteoporosi e di fratture. Per ridurre questo rischio la terapia dovrebbe prevedere un trattamento di protezione per le ossa.</p>
<h3>Cancro della prostata e salute dell’osso</h3>
<p>Le terapie che bloccano gli ormoni maschili possono rendere le ossa più fragili nel tempo favorendo la perdita di densità delle ossa e aumentando il rischio di osteoporosi e di frattura. Questo effetto non va sottovalutato in quanto si può compromettere l’autonomia e la mobilità soprattutto perché spesso si tratta di pazienti anziani. Per capire meglio l’impatto delle terapie potenziate un gruppo di ricercatori italiani ha condotto una revisione sistematica della letteratura scientifica per valutare se il rischio di frattura aumenta con le terapie potenziate e se vengono adottate strategie per salvaguardare la salute dell’osso.</p>
<h3>I dati dalla letteratura scientifica</h3>
<p>Sono stati analizzati 17 studi per un totale di oltre 16.000 uomini con tumore della prostata trattati con la terapie ormonale usuale o con quella potenziata con gli ARPI. I risultati mostrano che chi riceve la terapia combinata ha un rischio circa doppio di fratture rispetto a chi riceve la terapia singola, indipendente dal farmaco ARPI (ce ne sono diversi) che viene utilizzato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/tumore-della-prostata-terapie-efficaci-si-ma-attenzione-allosso/">Tumore della prostata: terapie efficaci sì, ma attenzione all’osso</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ci vuole cautela nell’uso della melatonina nei bambini</title>
		<link>https://infarmaco.it/ci-vuole-cautela-nelluso-della-melatonina-nei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 07:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[Melatonina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5395</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non ci sono prove di efficacia e sicurezza sufficienti per consigliare l’uso di melatonina nei bambini, anche se presenti in prodotti considerati naturali</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/ci-vuole-cautela-nelluso-della-melatonina-nei-bambini/">Ci vuole cautela nell’uso della melatonina nei bambini</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per problemi di insonnia dei figli sempre più genitori utilizzano la melatonina, considerata da molti, a torto, una soluzione sicura in quanto “naturale”. I dati scientifici invitano a una maggiore prudenza visti i possibili effetti avversi.</p>
<h3>La melatonina nei bambini</h3>
<p>La melatonina è approvata anche in Italia per i disturbi del sonno in età pediatrica ma solo nei bambini che abbiano un disturbo del neurosviluppo, come i disturbi dello spettro autistico o la sindrome del bambino iperattivo. Come spiegato anche nel minidossier <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/11/10_minidossier_terapia_sonno_bambino_def.pdf">Terapia del sonno nel bambino: tra luci e ombre</a>, la melatonina e in generale tutti i farmaci per l’insonnia vanno usati solo quando le strategie comportamentali non funzionano.<br />
Tuttavia la disponibilità di integratori a base di melatonina acquistabili liberamente in farmacia e nei supermercati fa sì che molti genitori la acquistino per se stessi, somministrandola poi anche ai propri figli senza chiedere un parere al medico.<br />
Ma quali sono le prove sull’uso della melatonina nei bambini sani, che non hanno alcun disturbo del neurosviluppo?<br />
Una revisione della letteratura scientifica ha analizzato gli studi disponibili sull’uso della melatonina in età pediatrica, sottolineando la mancanza di dati proprio nei bambini sani.<br />
I risultati suggeriscono che la melatonina può ridurre il tempo di addormentamento e migliorare alcuni parametri del sonno, tuttavia i benefici sono generalmente modesti e variabili da bambino a bambino. Ciò a fronte di una mancanza di studi prospettici che valutino gli effetti a lungo termine, soprattutto in una fase delicata dello sviluppo come l’infanzia.<br />
La melatonina infatti, sebbene sia generalmente ben tollerata, se usata per brevi periodi, può nel lungo periodo causare reazioni avverse come mal di testa, vertigini e nausea. Inoltre non va trascurato che l’American Association of Poison Control Centers ha raccolto oltre 250.000 segnalazioni di intossicazioni pediatriche da melatonina tra il 2012 e il 2021, delle quali oltre il 94% in bambini sotto i 5 anni di età: circa il 20% riguardava disturbi gastrointestinali, cardiovascolari o del sistema nervoso centrale e circa il 15% dei piccoli ha dovuto essere ricoverato in ospedale; cinque bambini hanno dovuto essere sottoposti alla ventilazione meccanica assistita e due, di età inferiore ai due anni, sono morti a casa. Questi dati hanno spinto le agenzie regolatorie americane a emanare dal 2019 periodici avvisi per raccomandare un uso consapevole dei prodotti a base di melatonina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/ci-vuole-cautela-nelluso-della-melatonina-nei-bambini/">Ci vuole cautela nell’uso della melatonina nei bambini</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per la sindrome dell’occhio secco serve un approccio su misura</title>
		<link>https://infarmaco.it/per-la-sindrome-dellocchio-secco-serve-un-approccio-su-misura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 15:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[lacrime artificiali]]></category>
		<category><![CDATA[occhio secco]]></category>
		<category><![CDATA[xeroftalmia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5391</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sindrome dell’occhio secco è una condizione infiammatoria multifattoriale con fattori causali diversi secondo l’età, per cui serve un approccio terapeutico personalizzato</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/per-la-sindrome-dellocchio-secco-serve-un-approccio-su-misura/">Per la sindrome dell’occhio secco serve un approccio su misura</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome dell’occhio secco (in termine tecnico xeroftalmia) è un disturbo multifattoriale della superficie oculare, caratterizzato dall’instabilità e carenza del film lacrimale, dovuta a una ridotta produzione o a una eccessiva evaporazione, cui consegue un’infiammazione cronica che tende ad autoalimentarsi. Colpisce milioni di persone nel mondo e cambia volto con l’età. Si presenta infatti in modo diverso nelle varie fasi della vita e di conseguenza cambia anche il modo di trattarla. Una revisione narrativa ha analizzato i fattori di rischio e le opzioni terapeutiche disponibili per ciascuna fascia d’età, con particolare attenzione all’anziano in politerapia.</p>
<h3>I fattori di rischio sono vari</h3>
<p>I fattori di rischio per la secchezza oculare si distribuiscono in modo molto diverso lungo l’arco della vita:</p>
<ul>
<li>nei bambini le cause più comuni sono le allergie stagionali e la dermatite atopica, che causano un’infiammazione della superficie oculare e destabilizzano il film lacrimale. A queste si aggiunge l’uso sempre più precoce di dispositivi mobili (tablet e smartphone), che riduce la frequenza di ammiccamento e favorisce l’evaporazione delle lacrime. Fumo passivo e ambienti troppo secchi completano il quadro</li>
<li>nei giovani adulti il principale responsabile è l’esposizione prolungata agli schermi digitali, soprattutto in chi supera le quattro ore al giorno trascorse davanti a uno schermo. Si aggiungono l’uso di lenti a contatto, l’aria condizionata e l’inquinamento atmosferico, che insieme contribuiscono a destabilizzare il film lacrimale e ad alimentare l’infiammazione</li>
</ul>
<p>Negli anziani il quadro si fa più complesso: al progressivo deterioramento delle ghiandole lacrimali si associa una forma di infiammazione cronica tipica dell’invecchiamento. Non va poi sottovalutata la polifarmacoterapia e in particolare l’assunzione di antidepressivi, antistaminici e colliri per il glaucoma contenenti conservanti, che sono tra i farmaci più spesso implicati nel peggioramento della condizione.</p>
<h3>L’importanza di un trattamento personalizzato</h3>
<p>Se i fattori di rischio cambiano con l’età, cambia via via anche l’approccio terapeutico. La gestione della sindrome dell’occhio secco va calibrata sulla causa predominante e sulle caratteristiche specifiche del paziente, per esempio:</p>
<ul>
<li>nei bambini si parte trattando le allergie o le infezioni palpebrali, se presenti, e si associano lacrime artificiali senza conservanti, l’igiene palpebrale e l’educazione all’ammiccamento</li>
<li>negli anziani il primo passo è spesso rivedere i farmaci sistemici che aggravano la condizione, valutando la possibilità di ridurne il numero o la dose. È possibile inoltre ricorrere alle lacrime artificiali senza conservanti e ad antinfiammatori topici.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/per-la-sindrome-dellocchio-secco-serve-un-approccio-su-misura/">Per la sindrome dell’occhio secco serve un approccio su misura</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>BPCO e polifarmacoterapia: un binomio da non sottovalutare</title>
		<link>https://infarmaco.it/bpco-e-polifarmacoterapia-un-binomio-da-non-sottovalutare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 09:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza alla terapia]]></category>
		<category><![CDATA[BPCO]]></category>
		<category><![CDATA[polifarmacoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[reazioni avverse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5373</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei pazienti con BPCO, la coesistenza di più patologie croniche espone un numero crescente di persone ai rischi della polifarmacoterapia</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/bpco-e-polifarmacoterapia-un-binomio-da-non-sottovalutare/">BPCO e polifarmacoterapia: un binomio da non sottovalutare</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia respiratoria cronica che richiede spesso terapie continuative. Il trattamento si basa principalmente su broncodilatatori e corticosteroidi inalatori, ai quali possono affiancarsi altri farmaci nelle forme più gravi.<br />
Oltre alle difficoltà respiratorie, la BPCO si associa frequentemente ad altre patologie croniche portando molti pazienti ad assumere più farmaci contemporaneamente con il rischio di polifarmacoterapia.<br />
Una revisione della letteratura scientifica ha cercato di far luce proprio sulla relazione tra BPCO e polifarmacoterapia.</p>
<h3>Un fenomeno diffuso, ma difficile da misurare</h3>
<p>La revisione ha analizzato 28 studi relativi a contesti molto diversi, dalle cure primarie alla comunità, in numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Turchia, Regno Unito, Spagna e anche l’Italia. In 13 studi la polifarmacoterapia era definita come l’assunzione di almeno cinque farmaci, mentre negli altri le definizioni variavano considerevolmente rendendo difficile quantificare il peso della polifarmacoterapia nei pazienti con BPCO.<br />
Globalmente è emerso che la prevalenza di polifarmacoterapia oscillava dal 3,9% fino all’81,4%, quella dell’iperpolifarmacoterapia, cioè l’assunzione di dieci o più farmaci, dal 6,6% al 74,6%.</p>
<h3>Cause e conseguenze del problema</h3>
<p>I fattori più frequentemente associati alla polifarmacoterapia sono l’età avanzata, il numero crescente di comorbilità e una storia di fumo di sigaretta. Sul piano clinico, le conseguenze sono tutt’altro che trascurabili: ile persone con BPCO in polifarmacoterapia hanno un rischio più elevato di reazioni avverse dovute ai farmaci, come sanguinamenti, depressione del sistema nervoso centrale, stitichezza, ritenzione urinaria, cadute e insufficienza renale. A ciò si aggiunge la scarsa aderenza terapeutica, particolarmente marcata negli anziani oltre i 65 anni d’età, che a sua volta aumenta il rischio di riacutizzazioni della malattia e ricoveri in ospedale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/bpco-e-polifarmacoterapia-un-binomio-da-non-sottovalutare/">BPCO e polifarmacoterapia: un binomio da non sottovalutare</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando le caratteristiche dell’ago fanno la differenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/quando-le-caratteristiche-dellago-fanno-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza alla terapia]]></category>
		<category><![CDATA[ago]]></category>
		<category><![CDATA[diabete]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5369</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scelta dell’ago per la somministrazione dell’insulina è determinante non solo per l’efficacia della terapia, ma anche per l’aderenza nel tempo</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/quando-le-caratteristiche-dellago-fanno-la-differenza/">Quando le caratteristiche dell’ago fanno la differenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per milioni di persone con diabete, iniettarsi l’insulina è una routine quotidiana che si ripete più volte al giorno. Eppure la paura del dolore correlato all’ago rimane uno degli ostacoli principali all’aderenza alla terapia: molti pazienti ritardano o saltano le iniezioni proprio per questo motivo. Per capire come le caratteristiche degli aghi per le penne da insulina influenzino l’esperienza del paziente durante l’iniezione, è stata condotta una revisione della letteratura da parte di due gruppi di ricerca delle Università di Firenze e Milano.</p>
<h3>Come è stata condotta la ricerca</h3>
<p>Lo studio ha passato in rassegna la letteratura scientifica disponibile, selezionando 22 ricerche che valutavano il dolore percepito alla somministrazione di insulina tramite una Scala Analogica Visiva (<em>Visual Analogue Scale</em> &#8211; VAS), uno strumento standardizzato molto usato in ambito clinico. La scala consiste in una linea numerata da 0 a 10 su cui il paziente indica l’intensità del dolore percepito, dove 0 corrisponde all’assenza di dolore e 10 al dolore massimo immaginabile.</p>
<h3>Più sottile e corto è l’ago, minore è il dolore</h3>
<p>I risultati mostrano che, oltre alla riduzione del dolore già nota con aghi più sottili, anche altre caratteristiche geometriche contribuiscono significativamente al <em>comfort</em>: la lunghezza ridotta dell’ago, le pareti più sottili, la geometria della punta e il rivestimento con lubrificante sono tutti fattori associati a una minore sensazione di dolore al momento dell’iniezione.<br />
Un aspetto particolarmente importante riguarda poi la sicurezza: le caratteristiche dell’ago che riducono il dolore non aumentano né la frequenza né l’intensità delle reazioni locali nel sito di iniezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/quando-le-caratteristiche-dellago-fanno-la-differenza/">Quando le caratteristiche dell’ago fanno la differenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La terapia antibiotica evita l’intervento chirurgico in caso di appendicite?</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-terapia-antibiotica-evita-lintervento-chirurgico-in-caso-di-appendicite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 12:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[Appendicite acuta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5353</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intervento chirurgico si conferma il trattamento di scelta in caso di appendicite acuta non complicata in età pediatrica</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-terapia-antibiotica-evita-lintervento-chirurgico-in-caso-di-appendicite/">La terapia antibiotica evita l’intervento chirurgico in caso di appendicite?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Optare per la terapia antibiotica invece dell’intervento chirurgico in caso di appendicite acuta non è sempre la scelta più adeguata.</p>
<h3>Farmaci o intervento chirurgico?</h3>
<p>L’intervento chirurgico, l’appendicectomia, cioè l’asportazione dell’appendice infiammata, è il trattamento più utilizzato per i bambini che si presentano al Pronto soccorso con i sintomi di un’appendicite acuta. Durante la pandemia di COVID-19, però, si è fatto più spesso ricorso alla terapia antibiotica come alternativa, riaprendo il dibattito sull’efficacia di un approccio conservativo. La terapia farmacologica, che può essere usata nelle forme non complicate della malattia, presenta il vantaggio di ridurre i rischi propri dell’intervento chirurgico ed eviterebbe anche di fare eventuali operazioni non necessarie, rimane però il dubbio sulla sua reale efficacia nel tempo.</p>
<h3>Dati ancora incerti</h3>
<p>Hanno cercato di chiarire la situazione due revisioni sistematiche della letteratura scientifica che hanno però raggiunto conclusioni contrastanti.<br />
Una prima revisione, condotta da ricercatori cinesi, ha identificato cinque studi controllati e randomizzati per un totale di oltre 1.400 bambini che erano stati trattati con il solo antibiotico o con l’intervento chirurgico. L’analisi cumulativa dei dati suggerisce che il trattamento antibiotico si associ a un rischio maggiore di fallimento della terapia, sia a breve sia a distanza di un anno.<br />
La seconda revisione, condotta da ricercatori italiani, si è focalizzata su tre studi controllati e randomizzati per un totale di 270 bambini trattati con il solo antibiotico o sottoposti all’intervento. In questa le conclusioni sono state più favorevoli per gli antibiotici, il cui uso si associava a esiti analoghi a quelli dell’intervento chirurgico.<br />
Le diverse conclusioni dei due studi sono probabilmente dovute alle caratteristiche cliniche dei pazienti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-terapia-antibiotica-evita-lintervento-chirurgico-in-caso-di-appendicite/">La terapia antibiotica evita l’intervento chirurgico in caso di appendicite?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per l’otite media acuta del bambino l’antibiotico non è sempre necessario</title>
		<link>https://infarmaco.it/otite-media-acuta-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 23:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[otite]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5346</guid>

					<description><![CDATA[<p>A differenza di quanto raccomandato, nella realtà di tutti i giorni ai bambini con otite media acuta viene spesso prescritto un antibiotico, quando meglio sarebbe attendere</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/otite-media-acuta-bambino/">Per l’otite media acuta del bambino l’antibiotico non è sempre necessario</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando un bambino ha l’otite, un’infiammazione dell’orecchio accompagnata da dolore e febbre, gli antibiotici dovrebbero essere utilizzati solo nei casi in cui i sintomi peggiorano o non migliorano dopo qualche giorno senza terapia mirata. Nella pratica clinica, però, la tendenza è spesso quella di prescriverli subito, anche quando non sarebbero necessari.</p>
<h3>L’uso degli antibiotici per l’otite nel bambino</h3>
<p>Le prove disponibili in letteratura scientifica mostrano che nella maggior parte dei casi l’approccio più corretto per trattare l’otite media acuta del bambino è quello della vigile attesa, nella quale l’antibiotico viene utilizzato solo se i sintomi peggiorano o non migliorano entro 2-3 giorni (leggi anche <a href="https://infarmaco.it/otite-media-acuta-ricorrente-allinizio-basta-una-vigile-attesa/">Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa</a>). Tuttavia, sovente l’antibiotico viene prescritto immediatamente (anche su pressione dei genitori che sono preoccupati), esponendo così molti bambini al rischio di effetti indesiderati e aumentando la diffusione dell’antibiotico resistenza.<br />
Per valutare ciò che accade realmente nella pratica quotidiana, quindi al di fuori degli studi clinici, negli Stati Uniti è stata condotta un’analisi sull’uso degli antibiotici rispetto alla strategia della vigile attesa e gli esiti dei due approcci.</p>
<h3>La pratica clinica quotidiana</h3>
<p>Nel corso di cinque anni sono state analizzate oltre 140.000 visite ambulatoriali per otite media acuta nei bambini. L’antibiotico è stato prescritto immediatamente in circa l’85% dei casi, mentre la strategia della vigile attesa è stata utilizzata solo nel 15% dei casi. L’esito clinico è stato simile sia che fosse somministrato l’antibiotico sia che si aspettasse a darlo solo in caso di peggioramento dei sintomi, a dimostrazione che la strategia di vigile attesa è quella che andrebbe adottata in questi casi, se non gravi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/otite-media-acuta-bambino/">Per l’otite media acuta del bambino l’antibiotico non è sempre necessario</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
