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	<title>Tecnica Archivi - InFarmaco</title>
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	<link>https://infarmaco.it/category/tecnica/</link>
	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Feb 2026 21:37:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Tecnica Archivi - InFarmaco</title>
	<link>https://infarmaco.it/category/tecnica/</link>
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	<item>
		<title>L’immunizzazione dei neonati con nirsevimab ha ridotto i ricoveri in Toscana</title>
		<link>https://infarmaco.it/limmunizzazione-dei-neonati-con-nirsevimab-ha-ridotto-i-ricoveri-in-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 23:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[bronchiolite]]></category>
		<category><![CDATA[nirsevimab]]></category>
		<category><![CDATA[virus respiratorio sinciziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Toscana la campagna di immunizzazione con nirsevimab ha ridotto in modo significativo i ricoveri ospedalieri per le infezioni gravi da virus respiratorio sinciziale</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/limmunizzazione-dei-neonati-con-nirsevimab-ha-ridotto-i-ricoveri-in-toscana/">L’immunizzazione dei neonati con nirsevimab ha ridotto i ricoveri in Toscana</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella stagione 2024-2025 la campagna di immunizzazione universale con l’anticorpo monoclonale nirsevimab in Toscana è stata associata a una riduzione dei ricoveri per infezioni da virus respiratorio sinciziale (RSV) e accessi in terapia intensiva pediatrica. È quanto emerge da un’analisi condotta all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze confrontando i ricoveri per bronchiolite grave nella stagione 2024-2025 rispetto alle tre stagioni precedenti (2021-2024).</p>
<h3>I risultati osservati in Toscana</h3>
<p>Nella coorte presa in esame i ricoveri sono passati da oltre 175 casi medi stagionali a meno di 30, con una riduzione superiore all’80% dei ricoveri in reparto e superiore al’85% dei ricoveri in terapia intensiva. In particolare le ospedalizzazioni si sono ridotte dell’82,1% tra i neonati eleggibili per l’immunizzazione, dell’83,2% tra quelli nati durante la stagione dell’RSV e dell’81,5% tra quelli nati prima dell’inverno; i ricoveri in terapia intensiva sono calati rispettivamente in queste tre categorie dell’85,2%, dell’84,0% e dell’86,8%.<br />
La copertura regionale della campagna è stata intorno al 90%. Nel periodo osservato è stata inoltre riportata una riduzione degli indicatori di gravità respiratoria, con assenza di ricorso all’intubazione nei neonati ricoverati.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La profilassi antibiotica non sempre è l’ideale</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-profilassi-antibiotica-non-sempre-e-lideale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 07:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni urinarie]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli antibiotici sono normalmente prescritti per la prevenzione delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie, ma ciò aumenta il rischio di resistenze batteriche</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/la-profilassi-antibiotica-non-sempre-e-lideale/">La profilassi antibiotica non sempre è l’ideale</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Occorrono nuove strategie per prevenire le infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Secondo uno studio retrospettivo condotto in Canada, la profilassi con antibiotici è ampiamente utilizzata ma non è sempre risolutiva e aumenta il rischio di antimicrobico resistenza.</p>
<h3>Infezioni urinarie ricorrenti: la questione</h3>
<p>Il problema sollevato dai ricercatori canadesi è duplice: da un lato è necessario ridurre il ricorso a profilassi prolungate con antibiotici per contenere l’antimicrobico resistenza, dall’altro occorre definire quali bambini potrebbero trarre maggior benefici dagli antibiotici. In questa prospettiva, lo studio ha descritto il profilo clinico di 107 bambini con infezioni ricorrenti delle vie urinarie e ha valutato l’uso di antibiotici e la frequenza di resistenza batterica nelle infezioni che si verificano nonostante la profilassi.</p>
<h3>Risultati e rischio di infezioni</h3>
<p>La maggior parte dei bambini aveva condizioni anatomiche tali da esporli a un rischio elevato di infezioni ricorrenti delle vie urinarie, in particolare:</p>
<ul>
<li>reflusso vescico-ureterale</li>
<li>vescica neurologica/spina bifida</li>
<li>duplicazioni del sistema escretore</li>
<li>ostruzione del giunto pielo-ureterale.</li>
</ul>
<p>L’87% dei bambini è stato trattato con antibiotici, spesso per periodi prolungati e talvolta con più antibiotici nel tempo. Circa il 70% dei bambini trattati ha sviluppato infezioni urinarie dovute a batteri resistenti ad almeno un farmaco, mentre il 41% aveva infezioni dovute a batteri resistenti a più farmaci (≥3 classi di antibiotici).</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Qual è l’efficacia e la sicurezza degli agonisti GLP-1 nel bambino?</title>
		<link>https://infarmaco.it/qual-e-lefficacia-e-la-sicurezza-degli-agonisti-glp-1-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 23:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[agonisti GLP-1]]></category>
		<category><![CDATA[diabete di tipo 2]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4632</guid>

					<description><![CDATA[<p>I farmaci agonisti del recettore GLP-1 sembrano efficaci per il controllo del peso e della glicemia anche nei bambini, ma occorrono cautela e studi a lungo termine </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel confronto con il placebo, gli agonisti del recettore GLP-1 nei bambini e negli adolescenti con diabete di tipo 2 o con obesità si associano a un miglioramento del controllo della glicemia, del peso e di alcuni parametri cardiometabolici.<br />
È quanto emerge da una revisione sistematica e metanalisi che ha analizzato 18 studi controllati e randomizzati per un totale di 1.402 partecipanti tra i 6 e i 17 anni (età media 13,7 anni).</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>L’efficacia dei farmaci è stata valutata considerando le variazioni dei principali indicatori cardiometabolici dopo circa 6 mesi di trattamento (durata mediana) confrontando i risultati con il placebo.<br />
L’analisi ha rilevato riduzioni significative di:</p>
<ul>
<li>emoglobina glicata (-0,44%, limiti di confidenza al 95% da -0,68% a -0,21%)</li>
<li>glicemia a digiuno (-9,92 mg/dl limiti di confidenza al 95% da -16,20 a -3,64)</li>
<li>peso corporeo (-3,02 kg limiti di confidenza al 95% da -4,98 a -1,06)</li>
<li>indice di massa corporea (-1,45 kg/m2, limiti di confidenza al 95% da -2,40 a -0,49)</li>
<li>pressione sistolica (-2,73 mmHg, limiti di confidenza al 95% da -4,04 a -1,43).</li>
</ul>
<p>A fronte di ciò però è stato osservato un aumento degli effetti avversi gastrointestinali rispetto al placebo, mentre non sono state osservate differenze significative riguardo a ideazione o comportamenti suicidari che erano stati segnalati in alcuni casi.</p>
<h3>I limiti dello studio</h3>
<p>Gli studi considerati prevedevano una durata mediana del trattamento di circa sei mesi. Ciò limita la possibilità di valutarne efficacia e sicurezza nel medio-lungo periodo.<br />
Non va trascurato infatti che altri studi hanno riportato una perdita di efficacia nel tempo degli agonisti GLP-1, forse a causa di una scarsa aderenza alla terapia (vedi news A<a href="https://infarmaco.it/agonisti-del-recettore-glp-1-in-eta-pediatrica/">gonisti del recettore GLP-1 in età pediatrica</a> e vedi news <a href="https://infarmaco.it/obesita-nei-bambini-serve-un-farmaco/">Obesità nei bambini serve un farmaco?</a>). Inoltre la mancanza di un follow up a lungo termine non consente di valutare l’eventuale comparsa di effetti avversi tardivi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Amfetamine e rischio di psicosi nell’ADHD</title>
		<link>https://infarmaco.it/amfetamine-e-rischio-di-psicosi-nelladhd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 07:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[ADHD]]></category>
		<category><![CDATA[amfetamine]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo da deficit dell'attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Metilfenidato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4619</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel bambino con ADHD non si può escludere una relazione tra uso di farmaci stimolanti e comparsa di sintomi psicotici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La somministrazione di amfetamine in ragazzi e ragazze con ADHD potrebbe aumentare il rischio di psicosi e disturbo bipolare.<br />
È la conclusione di una revisione sistematica con metanalisi che ha identificato 16 studi sull’argomento per un totale di 288.199 bambini (età media 12,6 anni). Veniva valutata la frequenza di sintomi psicotici, disturbi psicotici e disturbo bipolare, facendo anche un confronto diretto al riguardo tra amfetamine e metilfenidato.</p>
<h3>I risultati</h3>
<p>Tra i partecipanti circa il 3% ha manifestato sintomi psicotici, un disturbo psicotico o un disturbo bipolare. Il rischio di psicosi risultava significativamente più alto negli esposti alle amfetamine rispetto al metilfenidato (odds ratio 1,57, limiti di confidenza al 95% da 1,15 a 2,16).<br />
L’analisi per sottogruppi ha mostrato una prevalenza più alta di sintomi psicotici:</p>
<ul>
<li>negli studi condotti negli Stati Uniti</li>
<li>negli studi con follow up più lunghi.</li>
</ul>
<p>Inoltre, la comparsa di psicosi era associata a:</p>
<ul>
<li>sesso femminile</li>
<li>campioni dello studio di piccole dimensioni</li>
<li>dosi più elevate di stimolanti somministrate.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Il sorprendente effetto delle statine nel tumore della mammella</title>
		<link>https://infarmaco.it/statine-tumore-mammella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 23:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[statine]]></category>
		<category><![CDATA[tumore della mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle donne con tumore al seno in terapia con statine per motivi cardiovascolari si è osservato un effetto protettivo rispetto al tumore</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una revisione sistematica con metanalisi, le statine potrebbero avere un’azione positiva sulla mortalità da tumore della mammella e sulla probabilità di recidiva dello stesso.</p>
<h3>La possibile azione delle statine sul tumore</h3>
<p>Alcuni studi osservazionali, per lo più retrospettivi ma alcuni anche prospettici, hanno avanzato l’ipotesi che le pazienti con tumore della mammella già in trattamento con una statina per la riduzione del rischio cardiovascolare possano trarne una sorta di protezione nei confronti della neoplasia.<br />
A questa osservazione si affiancano i dati sul meccanismo d’azione delle statine. Queste infatti inibiscono l’HMGCR, l’enzima limitante la via metabolica del mevalonato che guarda caso è iperespressa nelle cellule del tumore della mammella. A ciò si aggiunge che in vitro le statine avrebbero effetti pleiotropici, tra cui l’induzione dell’apoptosi cellulare e il blocco della proliferazione cellulare, oltre a proprietà immunomodulatrici.<br />
Ci sono quindi elementi di partenza sufficienti per ipotizzare che le statine possano avere una qualche utilità nella terapia del tumore della mammella.</p>
<h3>I risultati della ricerca</h3>
<p>Nella revisione sistematica sono stati selezionati 34 studi osservazionali, 29 dei quali retrospettivi e 5 prospettici, per un totale di 689.990 donne con tumore della mammella.<br />
I risultati della metanalisi indicano che le donne che assumevano statine avevano una riduzione del rischio di morte (hazard ratio 0,81, limiti di confidenza al 95% da 0,75 a 0,87) e del rischio di recidiva di tumore (hazard ratio 0,81, limiti di confidenza al 95% da 0,74 a 0,89).<br />
Il maggiore effetto protettivo si aveva con le statine lipofiliche (atorvastatina, simvastatina, lovastatina, fluvastatina, pitavastatina) piuttosto che con le statine idrofiliche (rosuvastatina, pravastatina).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le raccomandazioni aggiornate per la dermatite atopica grave nei bambini</title>
		<link>https://infarmaco.it/raccomandazioni-dermatite-atopica-grave-nei-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 23:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Dermatite atopica]]></category>
		<category><![CDATA[ezema atopico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4395</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le nuove linee guida europee ampliano le opzioni terapeutiche di seconda linea per la cura della dermatite atopica grave nei bambini </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito all’approvazione da parte di EMA di lebrikizumab dai 12 anni in su e l’estensione d’uso di upadacitinib dai 12 anni in su e di baricitinib dai 2 anni in su si è ampliata la gamma di opzioni terapeutiche sistemiche per i pazienti pediatrici con dermatite atopica moderata-grave. L’ultimo aggiornamento delle linee guida europee comprende quindi anche queste opzioni, concentrando l’attenzione sui farmaci biologici e sugli JAK inibitori, fornendo raccomandazioni ragionate sull’uso nei bambini, negli adolescenti e nelle donne in gravidanza.</p>
<h3>La terapia sistemica nella dermatite atopica</h3>
<p>La terapia sistemica è indicata solo nei casi in cui la dermatite atopica non sia controllata adeguatamente con la terapia topica o con la fototerapia.<br />
Per la terapia sistemica le linee guida raccomandano, come primo passo, l’impiego dei farmaci convenzionali, che comprendono ciclosporina, metotrexato, azatioprina, micofenolato mofetile e corticosteroidi. Questi farmaci vengono utilizzati soprattutto nei casi refrattari o come terapia ponte, in attesa dell’effetto dei farmaci a più lenta insorgenza d’azione.<br />
Nei bambini con dermatite atopica grave le linee guida indicano la ciclosporina come opzione terapeutica di riferimento, ma va considerato che in Italia il suo uso in età pediatrica è <em>off-label</em>.<br />
Qualora la risposta ai trattamenti convenzionali risulti insufficiente, è possibile passare, in seconda linea, ai farmaci biologici o agli inibitori di JAK.</p>
<h3>I farmaci biologici</h3>
<p>Tra i biologici, il dupilumab è indicato negli adulti, negli adolescenti e nei bambini a partire dai 6 mesi di età e il lebrikizumab dai 12 anni.<br />
Questi farmaci agiscono in modo selettivo sui principali mediatori dell’infiammazione di tipo 2, determinando una riduzione di prurito, lesioni cutanee e disturbi del sonno, con un miglioramento della qualità di vita.<br />
In molti casi consentono inoltre di ridurre o sospendere l’uso continuativo dei corticosteroidi topici.</p>
<h3>Gli inibitori di JAK</h3>
<p>Gli inibitori delle Janus chinasi (JAK) come abrocitinib, baricitinib e upadacitinib modulano la trasmissione intracellulare dei segnali infiammatori.<br />
Il baricitinib è stato approvato anche in Italia per il trattamento della dermatite atopica nei bambini dai due anni di età, mentre abrocitinib e upadacitinib possono essere impiegati dai 12 anni in su.<br />
Grazie alla rapidità d’azione e alla somministrazione orale, questi farmaci sono una valida alternativa o complemento ai biologici, pur richiedendo un monitoraggio periodico per il possibile rischio, seppur basso, di alterazioni ematiche e dislipidemie.</p>
<h3>Le donne in gravidanza</h3>
<p>Le linee guida forniscono anche indicazioni sull’uso dei farmaci sistemici in gravidanza, raccomandando come prima scelta la ciclosporina, previa attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio.<br />
L’impiego di azatioprina può essere considerato solo nelle donne già in trattamento prima del concepimento e in assenza di alternative, mentre i farmaci biologici e gli inibitori di JAK non sono raccomandati, per la mancanza di dati di sicurezza.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una formulazione pediatrica per il vaccino anti RSV?</title>
		<link>https://infarmaco.it/una-formulazione-pediatrica-per-il-vaccino-anti-rsv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 23:23:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[RSV]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione]]></category>
		<category><![CDATA[virus respiratorio sinciziale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si stanno valutando sicurezza ed efficacia di un vaccino contro l’RSV che potrebbe essere somministrato al neonato</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/una-formulazione-pediatrica-per-il-vaccino-anti-rsv/">Una formulazione pediatrica per il vaccino anti RSV?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un vaccino vivo attenuato contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), somministrato per via intranasale, potrebbe essere la soluzione per vaccinare i neonati e i bambini, per i quali attualmente non è raccomandato il vaccino già in commercio per la mancanza di dati in questa fascia d’età. Uno studio controllato e randomizzato di fase I-II, sponsorizzato dall’azienda produttrice e quindi passibile di conflitti d’interesse, fornisce risultati promettenti.</p>
<h3>Le strategie profilattiche attuali</h3>
<p>Considerato che l’RSV è una delle principali cause di infezioni respiratorie gravi e di ospedalizzazione nei lattanti, le strategie profilattiche messe in atto per prevenire l’infezione sono cruciali per ridurre il rischio di contagio.<br />
Le raccomandazioni ufficiali dell’OMS per la prevenzione dell’RSV prevedono due strategie:</p>
<ul>
<li>la vaccinazione materna durante la gravidanza (dalla 28a settimana di gestazione)</li>
<li>la somministrazione di un anticorpo monoclonale (il nirsevimab) direttamente al neonato alla nascita entro la dimissione a tutti i bambini o eventualmente solo a quelli che nascono nel periodo del virus</li>
</ul>
<p>Per approfondire ulteriormente leggi anche il <a href="https://www.who.int/publications/i/item/who-wer-10022-193-218">documento ufficiale dell’OMS</a> e le news pubblicata su Infarmaco, <a href="https://infarmaco.it/le-raccomandazioni-delloms-per-proteggere-i-neonati-dal-virus-respiratorio-sinciziale/">Le raccomandazioni dell’OMS per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale</a>, <a href="https://infarmaco.it/un-anticorpo-monoclonale-contro-il-virus-respiratorio-sinciziale-2/">Un anticorpo monoclonale contro il virsu respiratorio sinciziale</a>).</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>Per valutare la sicurezza di un nuovo vaccino vivo attenuato contro l’RSV, somministrato per via intranasale, è stato condotto uno studio controllato e randomizzato di fase I/II, in 26 centri distribuiti tra Stati Uniti, Cile e Honduras. Sono stati arruolati 180 bambini randomizzati a ricevere due dosi del vaccino a basso dosaggio (LD) somministrate a distanza di 56 giorni l’una dall’altra, oppure due dosi del vaccino ad alto dosaggio (HD) oppure al placebo,.<br />
Nella prima mezz’ora dalla somministrazione delle due dosi di vaccino non sono stati segnalati eventi avversi in nessuno dei partecipanti.<br />
A distanza di quattro settimane su specifica richiesta dei ricercatori ai genitori sono stati riportati eventi avversi sia locali (rinorrea e congestione nasale) sia sistemici (febbre, irritabilità, perdita di appetito, sonnolenza, vomito). Le reazioni locali sono state per lo più lievi e transitorie, con frequenze simili tra i gruppi a basso dosaggio, alto dosaggio e placebo (83,1%, 74,5% e 68,9% dei casi dopo la prima dose e 75,6%, 77,8% e 55,6% dei casi dopo la seconda).<br />
La frequenza di reazioni sistemiche era analoga nei tre gruppi di studio (79,7%, 73,2% e 77,0%).<br />
Sul piano dell’efficacia, trattandosi di uno studio di fase I-II ci si è limitati a valutare la capacità del vaccino di indurre una risposta anticorpale: i titoli medi di anticorpi neutralizzanti sono aumentati in modo significativo dopo la vaccinazione, particolarmente dopo la seconda dose.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/una-formulazione-pediatrica-per-il-vaccino-anti-rsv/">Una formulazione pediatrica per il vaccino anti RSV?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Età e polifarmacoterapia influiscono sull’aderenza alla terapia anti glaucoma</title>
		<link>https://infarmaco.it/eta-e-polifarmacoterapia-influiscono-sulla-aderenza-alla-terapia-anti-glaucoma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 22:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[aderenza]]></category>
		<category><![CDATA[Glaucoma]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4362</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel caso del glaucoma, sul lungo periodo molti malati non seguono la terapia in modo costante, aumentando così il rischio di progressione fino alla cecità</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/eta-e-polifarmacoterapia-influiscono-sulla-aderenza-alla-terapia-anti-glaucoma/">Età e polifarmacoterapia influiscono sull’aderenza alla terapia anti glaucoma</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante la disponibilità di trattamenti farmacologici efficaci, l’aderenza alle terapie anti glaucoma è un problema concreto. La scarsa aderenza è favorita dalla natura spesso asintomatica del glaucoma nelle fasi iniziali, dai regimi terapeutici complessi, dagli effetti collaterali dei farmaci e dal costo delle terapie.<br />
Nei pazienti più anziani e in quelli con comorbilità la gestione della terapia per il glaucoma può essere ulteriormente complicata da limitazioni cognitive o fisiche e dalla polifarmacoterapia. Tali difficoltà sono strettamente correlate a una prognosi peggiore, con una maggiore probabilità di progressione del danno visivo e di perdita permanente della vista.</p>
<h3>Uno studio per indagare l’aderenza alla terapia anti glaucoma</h3>
<p>Uno studio osservazionale condotto in Lombardia che ha coinvolto 10.515 persone affette da glaucoma di età pari o superiore ai 50 anni, ha analizzato l’utilizzo dei farmaci anti glaucoma, i tassi di aderenza e i predittori di modifica o interruzione della terapia. I pazienti inclusi avevano ricevuto almeno tre prescrizioni consecutive di farmaci anti glaucoma nel 2010, con <em>follow up</em> fino al 31 dicembre 2018.<br />
Le terapie iniziali più utilizzate erano i betabloccanti (37,8%), le combinazioni di timololo (26,2%) e gli analoghi della prostaglandina (25,2%). Dallo studio è emerso che solo il 41,0% dei partecipanti è stato aderente alla terapia, mentre il 73,4% ha modificato o interrotto il trattamento iniziale durante il periodo di osservazione.<br />
L’età avanzata e la polifarmacoterapia cronica sono emerse come i principali predittori di mancata aderenza alla terapia, associandosi a un rischio più elevato di modifica (<em>hazard ratio</em> – HR età avanzata 1,16, limiti di confidenza al 95% da 1,09 a 1,25; HR polifarmacoterapia 1,12, limiti di confidenza al 95% da 1,07 a 1,17) o interruzione del trattamento (HR età avanzata 1,25, limiti di confidenza al 95% da 1,16 a 1,34; HR polifarmacoterapia 1,21, limiti di confidenza al 95% da 1,15 a 1,27).<br />
Tra le diverse classi farmacologiche, gli analoghi delle prostaglandine e i betabloccanti si associavano a una maggiore aderenza terapeutica, con un rischio inferiore di modifica o interruzione rispetto ad altre classi di farmaci.</p>
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		<title>Gli effetti della deprescrizione negli anziani a domicilio</title>
		<link>https://infarmaco.it/gli-effetti-della-deprescrizione-negli-anziani-a-domicilio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 22:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4331</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra gli anziani che vivono a casa, la deprescrizione comporta una riduzione modesta dei farmaci assunti, ma il suo impatto sulla salute della collettività può essere rilevante</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La deprescrizione, la diminuzione o sospensione mirata dei farmaci assunti cronicamente, è un’opportunità per migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure, riducendo la polifarmacoterapia e l’uso di farmaci potenzialmente inappropriati, spesso associati a eventi avversi.<br />
Se sulla carta il concetto è semplice, la sua applicazione nella pratica clinica è complessa, specialmente tra gli anziani che vivono a casa e che sono generalmente più autonomi nella gestione delle terapie rispetto a quelli ospedalizzati o assistiti in strutture di lungodegenza.<br />
Un gruppo di ricercatori statunitensi si è quindi chiesto se gli interventi di deprescrizione riducano davvero il numero totale di farmaci, in particolare quelli potenzialmente inappropriati, tra gli anziani che vivono al domicilio.</p>
<h3>Uno studio per valutare i benefici della deprescrizione</h3>
<p>Per rispondere a questa domanda è stata condotta una revisione sistematica con metanalisi che ha incluso 17 studi pubblicati tra il 2019 e il 2024.<br />
Chi ha partecipato ai programmi di deprescrizione ha assunto, in media, 0,14 farmaci in meno rispetto al gruppo di confronto, un risultato statisticamente significativo anche se di entità modesta (limiti di confidenza al 95% da −0,27 a −0,01).<br />
La deprescrizione non consentiva invece una riduzione significativa della percentuale di anziani che faceva uso di almeno un farmaco potenzialmente inappropriato (odds ratio 0,92, limiti di confidenza al 95% da 0,74 a 1,14).<br />
In altre parole, i programmi di deprescrizione sembrano ridurre lievemente il numero complessivo di farmaci assunti, ma il loro impatto sull’appropriatezza terapeutica resta incerto.</p>
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		<title>Le conferme della Cochrane sulla desmopressina per l’enuresi notturna</title>
		<link>https://infarmaco.it/le-conferme-della-cochrane-sulla-desmopressina-per-lenuresi-nortturna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Desmopressina]]></category>
		<category><![CDATA[enuresi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4309</guid>

					<description><![CDATA[<p>La desmopressina nel bambino che soffre di enuresi notturna riduce il numero di notti con perdita di urina, ma va usata solo su indicazione del pediatra e prima bisogna suggerire semplici modifiche comportamentali </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due revisioni sistematiche hanno valutato l’efficacia della desmopressina da sola o in associazione rispetto al placebo e ad altri interventi, farmacologici e non. Nel complesso, il farmaco si è confermato sicuro ed efficace, ma restano incertezze sull’effettivo vantaggio dell’associazione con gli anticolinergici nel lungo periodo.</p>
<h3>La desmopressina da sola</h3>
<p>Una revisione della Cochrane Collaboration ha identificato 95 studi per un totale di 8.473 partecipanti: la desmopressina rispetto al placebo riduceva significativamente il numero di notti bagnate a settimana (in media due in meno), con un aumento della probabilità di raggiungere 14 notti asciutte consecutive (rischio relativo 3,18, limiti di confidenza al 95% da 1,75 a 5,80). Il profilo di sicurezza era buono, con effetti collaterali lievi (cefalea, disturbi gastrointestinali, vertigini).<br />
Rispetto alla terapia con sistemi di allarme otteneva i medesimi risultati, senza differenze significative nel numero di notti bagnate.</p>
<h3>La desmopressina in associazione</h3>
<p>Secondo un’altra revisione con metanalisi, che ha preso in esame 23 studi randomizzati per un totale di 1.658 bambini e adolescenti con enuresi notturna, la combinazione di desmopressina con farmaci anticolinergici (in particolare propiverina, solifenacina o tolterodina) sembrava aumentare le probabilità di ottenere una risposta completa rispetto alla sola desmopressina. Tuttavia, nessuna delle combinazioni analizzate ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di ricadute dopo la sospensione del trattamento.</p>
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