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	<title>InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Apr 2026 22:37:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Nei farmaci per i bambini conta anche il colore</title>
		<link>https://infarmaco.it/nei-farmaci-per-i-bambini-conta-anche-il-colore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 22:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[colore farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[palatabilità]]></category>
		<category><![CDATA[somministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colore dei farmaci non deve essere sottovalutato, in quanto può favorire o al contrario ostacolare l’accettazione della terapia e la sua efficacia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da uno studio internazionale, il colore dei farmaci non è un dettaglio secondario: nei bambini e nei ragazzi può influenzare l’aspettativa sul gusto e contribuire all’accettabilità della terapia.</p>
<h3>L’accettabilità della terapia</h3>
<p>Quando si sviluppano farmaci per i bambini occorre trovare un equilibrio tra efficacia terapeutica e accettabilità. Oltre alla palatabilità (leggi anche <a href="https://infarmaco.it/limportanza-del-sapore-dei-farmaci/">L’importanza del sapore dei farmaci</a>) e quindi al sapore che lascia la medicina, un aspetto da considerare è il colore delle compresse e delle formulazioni liquide.<br />
Proprio come accade con gli alimenti, il colore, e più in generale la presentazione della forma farmaceutica, può infatti orientare le aspettative di chi deve prendere il farmaco. Non va dimenticato però che la scelta del colore viene guidata anche da esigenze pratiche in quanto può contribuire a proteggere principi attivi sensibili alla luce, favorire il riconoscimento del prodotto, distinguere dosaggi o formulazioni diverse e ridurre il rischio di errori nell’assunzione.</p>
<h3>L’effetto del colore sui bambini</h3>
<p>Se negli adulti diversi studi hanno già mostrato che il colore può influenzare percezioni, emozioni, aderenza e perfino gli effetti attesi del trattamento, nei bambini i dati erano finora molto limitati. Per approfondire questo aspetto, un gruppo di ricercatori ha proposto un questionario online a bambini e ragazzi fra i 3 e i 18 anni d’età, tradotto in cinque lingue e diffuso in diversi Paesi. Hanno risposto al questionario in 382. L’obiettivo era raccogliere direttamente il punto di vista dei partecipanti sul colore delle medicine per bocca, sia liquide (sciroppi) sia solide (capsule e compresse).<br />
Dai risultati emerge che il colore non è percepito in modo neutro. Molti bambini associano infatti alcuni colori a sapori precisi: il rosa richiama spesso gusti dolci o alla fragola, l’arancione il sapore d’arancia, mentre i colori neutri come il bianco o il trasparente evocano più facilmente l’idea di un gusto assente, delicato o poco marcato. Per le formulazioni liquide, i colori più apprezzati sono risultati il rosa (23%), il trasparente/incolore (16,5%) e il blu (15,2%). Per le formulazioni solide, i colori preferiti sono stati il bianco (29,1%), il rosa (18%) e il blu (12,5%).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Farmaci incretino-mimetici per l’obesità: rischi e benefici</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-incretino-mimetici-per-lobesita-rischi-e-benefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 22:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[incretino mimetici]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<category><![CDATA[peso corporeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5506</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nuovo <i>Minidossier</i> di COSIsiFA fa il punto su benefici, rischi e sostenibilità degli incretino-mimetici nel trattamento dell’obesità</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Già a dicembre 2025 avevamo richiamato l’attenzione sulla prima linea guida dell’OMS dedicata ai farmaci incretino-mimetici agonisti del recettore GLP-1 per il trattamento dell’obesità negli adulti (vedi news “<a href="https://infarmaco.it/la-linea-guida-delloms-sugli-agonisti-del-glp-1-nellobesita/">La linea guida dell’OMS sugli agonisti del GLP-1 nell’obesità</a>”). Un tema tutt’altro che marginale, considerando che l’obesità è una patologia cronica complessa che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, interessa circa un miliardo di persone nel mondo. Nel 2024 i decessi a essa associati hanno raggiunto i 3,7 milioni, con proiezioni che indicano un possibile raddoppio entro il 2030.<br />
In questo contesto si inserisce il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA, “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/04/16_minidossier_incretino_mimetici_def.pdf">Incretino-mimetici e riduzione del peso corporeo</a>”, che analizza in modo critico questa classe di farmaci, approfondendone efficacia, profilo di sicurezza, impatto clinico e sostenibilità.<br />
Nati per il trattamento del diabete di tipo 2 vista la loro azione sulla riduzione della glicemia, gli incretino-mimetici hanno dimostrato benefici importanti nel favorire la perdita di peso, offrendo una concreta opportunità terapeutica alle persone con obesità che non hanno ottenuto risultati duraturi con le sole modifiche dello stile di vita. Gli studi clinici riportano infatti riduzioni ponderali significative, nonché benefici sul piano cardiovascolare.<br />
Accanto ai risultati promettenti, restano tuttavia questioni aperte da considerare nell’appropriatezza d’uso: la sicurezza e l’efficacia a lungo termine, il rischio di ripresa del peso dopo la sospensione, l’uso <em>off-label</em> e la sostenibilità economica di terapie che possono richiedere un impiego di lungo periodo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Incretino-mimetici e riduzione del peso corporeo</title>
		<link>https://infarmaco.it/5499-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 22:07:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[incretino mimetici]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<category><![CDATA[peso corporeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5499</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni anno nel mondo si stima che oltre un miliardo di persone conviva con l'obesità, una malattia cronica complessa associata a gravi rischi cardiovascolari, metabolici e oncologici. Gli incretino-mimetici rappresentano una svolta nella terapia, ma il loro uso si sta diffondendo ben oltre i pazienti per cui sono stati approvati, sollevando interrogativi sulla sicurezza a lungo termine. Questo <i>Minidossier</i> fa il punto su efficacia, rischi e uso appropriato di questi farmaci nel controllo del peso corporeo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno nel mondo si stima che oltre un miliardo di persone conviva con l&#8217;obesità, una malattia cronica complessa associata a gravi rischi cardiovascolari, metabolici e oncologici. Gli incretino-mimetici rappresentano una svolta nella terapia, ma il loro uso si sta diffondendo ben oltre i pazienti per cui sono stati approvati, sollevando interrogativi sulla sicurezza a lungo termine. Questo <em>Minidossier</em> fa il punto su efficacia, rischi e uso appropriato di questi farmaci nel controllo del peso corporeo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando si rimpiange la scelta fatta</title>
		<link>https://infarmaco.it/quando-si-rimpiange-la-scelta-fatta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[qualità di vita]]></category>
		<category><![CDATA[rimpianto tumore in fase avanzata]]></category>
		<category><![CDATA[scelta terapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5496</guid>

					<description><![CDATA[<p>I pazienti anziani con tumore in fase avanzata in diversi casi si rammaricano di avere iniziato le terapie per il carico non indifferente degli effetti collaterali</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta nell’anziano di iniziare una terapia antitumorale anche quando la malattia è già in fase avanzata non sempre è considerata dal malato la migliore. In molti, dopo qualche mese di terapia, cambiano parere sull’opportunità di averla iniziata.</p>
<h3>Il rimpianto della scelta fatta</h3>
<p>Oltre la metà dei casi di cancro e delle relative morti si verificano nelle persone anziane. Ciononostante negli studi clinici condotti per valutare l’efficacia dei farmaci gli anziani sono spesso sotto rappresentati, per cui restano dubbi in particolare sulla sicurezza e tollerabilità delle cure, considerato che spesso si tratta di pazienti fragili, con altre malattie per le quali prendono già numerosi farmaci.<br />
Negli ultimi anni si è sempre più posta l’attenzione sulla persona per valutare le scelte terapeutiche soppesando benefici e rischi anche rispetto alla situazione generale. Tra gli altri parametri di cui si è cominciato a tenere conto c’è l’opinione del malato sulla scelta terapeutica fatta a distanza di qualche mese dall’inizio, quando cioè si possono considerare i primi risultati ottenuti ma anche gli effetti delle cure sulla qualità di vita.<br />
Un’indagine statunitense ha analizzato quello che si chiama il “rimpianto della scelta” fatta, se cioè a distanza di tempo si ritiene che forse sarebbe stato meglio non iniziare le cure. La valutazione di questo parametro, prettamente soggettivo e legato alla singola persona, è particolarmente rilevante quando si propone una cura a un anziano con una malattia tumorale già in fase avanzata, in cui l’efficacia delle terapie si riduce.<br />
A oltre 600 pazienti con queste caratteristiche a distanza di tre mesi dall’inizio della cura proposta è stato somministrato un questionario che richiedeva quanto si fosse o meno d’accordo su cinque affermazioni: “Penso che iniziare la terapia sia stata la scelta giusta”, “Mi pento della scelta che è stata fatta”, “Avrei fatto la stessa scelta se mi trovassi nuovamente in questa situazione”, “La scelta fatta mi ha causato un sacco di problemi”, “La decisione presa è stata saggia”.<br />
Ebbene quasi i tre quarti dei partecipanti hanno mostrato un pentimento sulla scelta fatta, che in un quinto dei casi era assoluto e negli altri meno deciso. A pentirsi di avere accettato di iniziare una terapia sono stati soprattutto, come attendibile, i pazienti che hanno avuto più effetti avversi associati alle terapie o che avevano le forme più avanzate di malattia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quale farmaco è meglio scegliere per l’ipertensione nel bambino?</title>
		<link>https://infarmaco.it/quale-farmaco-e-meglio-scegliere-per-lipertensione-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 22:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5494</guid>

					<description><![CDATA[<p>In caso di insufficienza renale cronica nel bambino e nell’adolescente il ricorso a un ACE inibitore o a un sartano sembra essere più efficace dell’uso di un calcioantagonista</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/quale-farmaco-e-meglio-scegliere-per-lipertensione-nel-bambino/">Quale farmaco è meglio scegliere per l’ipertensione nel bambino?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini e adolescenti che hanno un’insufficienza renale cronica hanno anche un’ipertensione e la riduzione dei valori pressori è uno dei capisaldi della terapia per proteggere il rene. Ma quali sono i farmaci più efficaci a tal fine?</p>
<h3>Il legame rene e ipertensione</h3>
<p>Nei bambini e nei giovani con malattia renale cronica i reni fanno più fatica a filtrare il sangue in modo corretto e a eliminare acqua e sodio in eccesso. Questo porta a un aumento dei liquidi in circolo e favorisce l’aumento della pressione arteriosa. A sua volta, la pressione alta danneggia i piccoli vasi sanguigni e i filtri del rene, riducendone ulteriormente la capacità di funzionare bene. Si crea così un circolo vizioso: il rene malato favorisce lo sviluppo di ipertensione e l’ipertensione accelera il danno renale.<br />
Si stima che nel mondo ci siano sette milioni e mezzo di giovani con meno di 20 anni che convivono con un’insufficienza renale cronica.</p>
<h3>I farmaci antipertensivi nei bambini</h3>
<p>Nei bambini con malattia renale e ipertensione i farmaci più usati appartengono soprattutto a due classi: quelli che agiscono sul sistema renina-angiotensina (ACE inibitori e sartani) e i calcioantagonisti che agiscono invece dilatando i vasi sanguigni.<br />
Ma quale di queste due classi di farmaci è preferibile? Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori statunitensi ha confrontato nella pratica clinica quotidiana i due approcci terapeutici.<br />
Sono stati valutati oltre 2.700 bambini e adolescenti: circa 1.700 erano stati trattati con farmaci attivi sul sistema renina-angiotensina e un migliaio con calcioantagonisti. Dall’analisi è emerso che il rischio di peggioramento dell’insufficienza renale cronica, fino al ricorso alla dialisi, era significativamente inferiore in chi era stato trattato con i farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina piuttosto che con i calcioantagonisti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batteri presenti in frutta e verdura fresche</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-presenti-in-frutta-e-verdura-fresche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 09:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5492</guid>

					<description><![CDATA[<p>La presenza di batteri resistenti nei vegetali mangiati freschi pone qualche preoccupazione e richiede che l’UE definisca i controlli a tutela dei consumatori</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Batteri resistenti agli antibiotici si possono ritrovare anche nella frutta e nella verdura fresche, ma non c’è per ora una normativa europea a garanzia dei consumatori.</p>
<h3>Le raccomandazioni dell’UE</h3>
<p>Le Raccomandazioni dell’UE per combattere la diffusione della antibiotico resistenza secondo un approccio <em>One Health</em> (“una sola salute”, che mette insieme la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente) sottolineano l’importanza di un controllo degli alimenti. Ciò non si limita al controllo delle carni, ma anche a quello di frutta e verdura. In particolare la presenza nelle acque reflue degli antibiotici usati per uso umano e animale fa sì che questi siano diffusi nell’ambiente a concentrazioni subletali per i batteri, che in tal modo grazie a questa pressione selettiva possono sviluppare forme di resistenza. Questi batteri resistenti possono poi ritrovarsi su frutta e vegetali e arrivare così sulle nostre tavole.<br />
Ciononostante la normativa europea al momento non contempla alcuna raccomandazione riguardo ai controlli microbiologici su frutta e verdure fresche, né prevede che venga fatta una ricerca a campione di batteri resistenti agli antibiotici nei vegetali a uso umano per garantirne la sicurezza ai consumatori.</p>
<h3>Uno studio italiano</h3>
<p>Per capire quanto sia diffusa la presenza di batteri resistenti agli antibiotici su frutta e verdura fresche è stata condotta in Italia una ricerca che ha analizzato 52 campioni di frutta e verdura (comprese le confezioni di verdure pronte all’uso, come i sacchetti di insalata).<br />
Ebbene una percentuale significativa dei campioni ospitava batteri resistenti agli antibiotici. Mentre alcuni batteri, come le temute salmonelle, erano del tutto assenti, altri enterobatteri erano presenti nel 70% dei campioni e nella metà dei casi si trattava di ceppi microbici resistenti agli antibiotici.</p>
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		<title>I rischi tra farmaci e integratori alimentari negli anziani</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-rischi-tra-farmaci-e-integratori-alimentari-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 08:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Integratori alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5489</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cresce tra gli anziani in polifarmacoterapia l’uso di integratori alimentari e con essi il rischio di interazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’avanzare dell’età cresce la probabilità di convivere con più patologie croniche e, di conseguenza, di assumere più farmaci contemporaneamente. Questo fenomeno, la polifarmacoterapia, ovvero l’assunzione di almeno cinque farmaci al giorno, è noto e sempre più diffuso tra gli anziani, con rischi ben documentati. A complicare il quadro si aggiunge il ricorso crescente agli integratori alimentari. Sono infatti sempre di più gli anziani già in polifarmacoterapia che assumono quotidianamente vitamine, minerali o altri prodotti, spesso decidendo da soli di assumerli, senza chiedere il parere del medico, per far fronte a piccoli disturbi o nella convinzione errata di migliorare così il proprio benessere generale. La facilità di accesso a questi prodotti, acquistabili senza prescrizione, contribuisce alla diffusione del fenomeno. Ma quanto è davvero esteso? E quali conseguenze può avere?<br />
Per fare luce sul tema è stata condotta una revisione di 16 studi pubblicati tra il 1997 e il 2024 in letteratura scientifica, con l’obiettivo di analizzare le interazioni tra integratori alimentari e farmaci negli anziani, individuare le combinazioni più frequenti e valutarne l’impatto sulla salute.</p>
<h3>L’uso degli integratori tra gli anziani è diffuso</h3>
<p>Dalla revisione emerge che il ricorso agli integratori varia dal 23% all’82,5% a seconda delle popolazioni studiate e che nel 29-40% dei casi gli anziani assumono già cinque o più farmaci da prescrizione, con un carico farmacologico elevato.<br />
Le potenziali interazioni tra integratori e farmaci sono numerose, ma gli effetti avversi clinicamente più significativi si concentrano su alcune combinazioni ad alto rischio che coinvolgono principalmente:</p>
<ul>
<li>integratori con proprietà anticoagulanti o antiaggreganti, come aglio, <em>Ginkgo biloba</em> e olio di pesce, che possono potenziare l’effetto di farmaci antitrombotici come il warfarin e l’acido acetilsalicilico, aumentando il rischio di sanguinamenti</li>
<li>minerali come calcio e ferro che legandosi ad alcuni farmaci possono ridurne l’assorbimento intestinale, compromettendo l’efficacia di terapie essenziali come la levotiroxina per l’ipotiroidismo, o alcuni betabloccanti per le malattie di cuore.</li>
</ul>
<h3>Il nodo della comunicazione tra medico e paziente</h3>
<p>C’è un fattore che rende tutto più complesso: la comunicazione con il medico, o meglio la sua assenza. La revisione conferma un dato già noto e cioè che molti anziani non riferiscono al medico l’uso di integratori per i motivi più disparati: non li considerano alla stregua di medicinali, li ritengono innocui perché naturali, dimenticano di menzionarli o semplicemente temono una reazione negativa da parte del medico.<br />
D’altra parte, anche i medici non sempre chiedono ai pazienti se fanno sull’uso di integratori o prodotti da banco, perfino quando il paziente dichiara di ricorrere a medicine complementari e alternative.<br />
Il risultato è una storia clinica incompleta per cui nessuno, eccetto il paziente, possiede un quadro realmente completo di ciò assume ogni giorno ed è proprio in questa zona grigia che si insinuano i rischi.</p>
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		<title>Effetti indesiderati dei farmaci: la trasparenza è il primo passo</title>
		<link>https://infarmaco.it/effetti-indesiderati-dei-farmaci-la-trasparenza-e-il-primo-passo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[effetti negativi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5487</guid>

					<description><![CDATA[<p>I pediatri devono informare i genitori in modo chiaro e trasparente sui farmaci che prescrivono, non limitandosi all’efficacia, ma spiegando anche i possibili affetti avversi, in maniera tale però che non si generi un allarmismo che rischierebbe di portare a indebite interruzioni della terapia. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Manca nei pediatri una formazione specifica che li aiuti a comunicare anche i possibili effetti indesiderati delle terapie senza generare allarme nei genitori.</p>
<h3>La comunicazione degli effetti negativi</h3>
<p>È importante che il pediatra chiarisca tutti i dubbi dei genitori ed eventualmente del ragazzo spiegando non solo i benefici della terapia ma anche i possibili effetti indesiderati. Questa comunicazione, però, deve essere gestita con attenzione perché può aumentare le aspettative negative, cioè alimentare timori e compromettere l’aderenza alla cura.<br />
Ma i pediatri sono davvero preparati a comunicare in modo efficace tali aspetti? Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori olandesi ha condotto un’indagine nazionale su oltre 400 pediatri.</p>
<h3>I risultati dell’indagine</h3>
<p>Dallo studio è emerso che meno di 7 pediatri su 100 hanno ricevuto, nel corso degli studi universitari, una formazione specifica sulla comunicazione degli effetti negativi delle terapie. È emersa inoltre una notevole variabilità nel modo in cui le informazioni sui possibil effetti avversi dei farmaci prescritti vengono fornite.<br />
Quasi la metà dei partecipanti ha riferito di non chiedere mai ai genitori se desiderino avere informazioni sugli effetti avversi della terapia. E proprio questi pediatri erano anche quelli meno propensi ad affrontare l’argomento al momento della prescrizione.<br />
Lo studio ha indagato anche l’effetto nocebo, cioè il fenomeno per cui aspettative negative (dovute alle informazioni sui possibili effetti avversi) possano favorire la comparsa o l’intensificazione di sintomi indesiderati. Solo poco più di 4 pediatri su 10 hanno dichiarato di conoscere questo effetto e di tenerne conto nella comunicazione. Chi ne è consapevole tende più spesso a fornire informazioni essenziali, evitando descrizioni troppo ampie che possono avere l’unico effetto di aumentare la preoccupazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Farmaci antitumorali e depressione</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-antitumorali-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 05:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci antitumorali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5406</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso di alcuni farmaci oncologici si associa, tra i possibili effetti avversi, anche al rischio aumentato di depressione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I farmaci antitumorali hanno consentito di curare e controllare la maggior parte delle forme di cancro, a costo però di numerosi effetti avversi, tra i quali sono stati finora poco considerati quelli relativi al tono dell’umore.</p>
<h3>Tumori e depressione</h3>
<p>La depressione è comune tra i malati di cancro, si stima infatti che il 17% dei pazienti colpiti dalla malattia abbia una depressione da moderata a grave e che il 9% manifesti disturbi d’ansia. Percentuali che sono significativamente superiori a quelle che si riscontrano nella popolazione generale (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/antidepressivi-e-ansiolitici-nelle-persone-con-un-tumore/">Antidepressivi e ansiolitici nelle persone con un tumore</a>”).<br />
La malattia tumorale, quindi, si associa ai disturbi dell’umore e peraltro ricevere una diagnosi di cancro è di per sé un motivo che può portare alla comparsa di sintomi depressivi, che possono peggiorare durante le cure.<br />
A questo legame tra tumori e depressione si aggiunge il fatto che alcun farmaci antitumorali potrebbero favorire la comparsa dei sintomi depressivi.</p>
<h3>Lo studio statunitense</h3>
<p>Si sa poco su quali antitumorali possano avere tra gli effetti avversi anche quelli legati ai disturbi dell’umore. Per questo è stato condotto uno studio di farmacovigilanza che ha analizzato tutte le segnalazioni di depressione correlata all’uso di farmaci antitumorali nella banca dati statunitense dell’FDA.<br />
In totale sono stati segnalati oltre 200 farmaci antineoplastici associati a casi di depressione. Le segnalazioni riguardavano più spesso donne e le persone oltre i 45 anni d’età.<br />
I ricercatori hanno identificato i farmaci antitumorali più spesso sottoposti a segnalazione per la comparsa di depressione e tra questi i più associati al rischio sono:</p>
<ul>
<li>il docetaxel, usato nella cura di diversi tumori (seno, polmone, prostata, stomaco)</li>
<li>il palbociclib, usato nel tumore della mammella</li>
<li>l’ibrutinib, usato in diversi tumori del sangue.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Classi di antibiotici e rischio di anafilassi</title>
		<link>https://infarmaco.it/classi-di-antibiotici-e-rischio-di-anafilassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 07:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[anafilassi]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5403</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un’ampia indagine sui dati di farmacovigilanza conferma che i betalattamici sono gli antibiotici più a rischio di anafilassi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le penicilline restano gli antibiotici che più spesso possono causare una anafilassi, anche se l’evenienza rimane rara.</p>
<h3>Farmaci e anafilassi</h3>
<p>L’anafilassi è una reazione acuta allergica grave che ha un’incidenza di circa 50-100 casi ogni centomila persone all’anno. La causa scatenante più comune è un’allergia a un farmaco e la classe di farmaci più spesso coinvolta è quella degli antibiotici.<br />
Gli antibiotici sono suddivisi in classi diverse in base alla loro struttura e al loro meccanismo d’azione, per questo motivo si può ipotizzare che alcune classi siano più a rischio di altre di scatenare un’anafilassi.</p>
<h3>Lo studio internazionale</h3>
<p>Per valutare i dati di farmacovigilanza su antibiotici e anafilassi è stata condotta un’ampia analisi che ha considerato 33 classi di antibiotici nell’arco di oltre cinquant’anni d’uso (dal 1968 al 2024). Sono stati individuati quasi 140.000 casi di anafilassi indotta da un antibiotico. In effetti gli antibiotici nel loro insieme sono risultati essere la categoria di farmaci cui era associato il rischio maggiore di anafilassi.<br />
Le classi di antibiotici più spesso in causa sono state le penicilline (al primo posto), altri antibiotici betalattamici, che hanno cioè una struttura simile alle penicilline, e i chinoloni.<br />
L’episodio acuto si è verificato per lo più entro un giorno dalla somministrazione e nella stragrande maggioranza dei casi (96%) il paziente è sopravvissuto senza conseguenze. C’è stata comunque una mortalità attorno all’1%.</p>
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