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	<title>acqua potabile Archivi - InFarmaco</title>
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	<title>acqua potabile Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’acqua potabile possono esserci sia batteri resistenti sia i geni di resistenza che i batteri possono scambiarsi tra loro</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici/">Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato l’approccio “<em>One Health</em>”, secondo il quale la salute umana, animale e ambientale vanno di pari passo e sono un tutt’uno (“una salute” appunto) ci si può chiedere se l’acqua che beviamo dal rubinetto possa in qualche modo influenzare la diffusione di malattie infettive dovute a batteri resistenti agli antibiotici.<br />
Per analizzare la questione è stata condotta da ricercatori italiani una revisione mirata a individuare gli studi pubblicati in letteratura che fornissero indicazioni sulla presenza di batteri resistenti, o dei geni che consentono loro di acquisire questa loro resistenza, nelle acque degli acquedotti dopo che sono state trattate per renderle potabili.<br />
Un quarto degli studi trovati sono stati condotti in Europa e possono quindi dare un’idea di quanto accade anche in Italia. Nelle acque sono stati identificati diversi batteri multiresistenti, così come diversi geni di resistenza. Alcuni dei trattamenti adottati per garantire la potabilità dell’acqua potrebbero in alcuni casi addirittura favorire la sopravvivenza dei germi resistenti, come potrebbe accadere con la filtrazione a sabbia, con la filtrazione a carbone attivo, o con la clorinazione delle acque.<br />
È possibile quindi che batteri resistenti agli antibiotici arrivino al rubinetto di casa. Ma quali sarebbero i rischi se si beve quest’acqua? Secondo l’OMS sono almeno due: il primo, che in Italia sembra essere molto raro considerati i controlli sulle acque, è l’ingestione di batteri che possono dare infezioni difficili da trattare con gli antibiotici, il secondo è che questi batteri entrino nel microbioma intestinale potendo così trasferire i loro geni di resistenza ad altri germi patogeni, che possono cioè causare infezioni.</p>
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		<title>Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’acqua potabile possono esserci sia batteri resistenti sia i geni di resistenza che i batteri possono scambiarsi tra loro</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici-2/">Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’acqua che arriva al rubinetto di casa potrebbe contenere germi resistenti agli antibiotici. In estrema sintesi è questa la conclusione di una revisione di scopo che è stata condotta da ricercatori italiani mirata a valutare la presenza di batteri resistenti, di geni di resistenza e di antibiotici nelle acque trattate degli acquedotti, poi distribuite alla cittadinanza.<br />
Sono stati identificati 45 studi, la metà dei quali riguardanti Paesi occidentali, quindi con situazioni simili a quella italiana.<br />
È emerso che nelle acque trattate possono essere presenti diversi batteri multiresistenti agli antibiotici, come <em>Pseudomonas</em> spp. e <em>Aeromonas</em> spp. particolarmente resistenti a penicilline, cefalosporine anche di terza generazione, macrolidi e tetracicline, e batteri fecali, tra cui <em>Enterobacteriaceae</em> resistenti ai fluorochinoloni e alle sulfonamidi.<br />
Nelle acque erano presenti anche i geni mobili di resistenza (in particolare <em>int1</em> e <em>tnpA</em>) che possono essere scambiati tra batteri, trasferendo così la resistenza.<br />
Sul piano delle molecole gli antibiotici maggiormente presenti nelle acque erano le sulfonamidi e i macrolidi, a concentrazioni comunque basse (inferiori a 10 ng/l).<br />
Il rischio che batteri resistenti arrivino al rubinetto di casa quindi non è poi così remoto, nonostante i trattamenti posti in atto per garantire la qualità chimica e microbiologica dell’acqua che si beve. Addirittura alcuni trattamenti (la filtrazione con sabbia, quella con carbone attivo, la clorinazione) potrebbero favorire qualche germe resistente.<br />
Secondo l’OMS i batteri resistenti presenti nell’acqua di casa potrebbero da un lato determinare malattie infettive, anche se questa evenienza per ora è stata dimostrata solo nei Paesi più poveri, ma anche portare a una modifica del microbioma intestinale di chi la beve e allo scambio di geni di resistenza con i batteri patogeni.</p>
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