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	<title>Batteri resistenti Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Oct 2025 17:02:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Batteri resistenti Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Batteri resistenti si ritrovano anche negli animali selvatici</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-resistenti-si-ritrovano-anche-negli-animali-selvatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 22:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[animali selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presenza di batteri resistenti agli antibiotici negli animali selvatici mostra quanto sia diffusa e pervasiva la resistenza batterica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli animali selvatici possono infettarsi con gli stessi batteri che causano malattie negli uomini e possono a loro volta essere fonte di contagio più o meno indiretto per gli umani. Ma quanto è frequente che i batteri isolati negli animali selvatici siano resistenti agli antibiotici?<br />
Un gruppo di veterinari, compresi anche ricercatori italiani, ha condotto una revisione sistematica che ha raccolto tutti gli studi pubblicati in letteratura scientifica che riportavano dati sulla presenza di batteri, e in particolare modo degli enterobatteri, negli animali selvatici.</p>
<h3>Gli animali più spesso studiati</h3>
<p>Il maggior numero di studi presenti in letteratura riguardava proprio ricerche condotte su animali selvatici in Italia (20 studi sui 139 trovati) a dimostrazione che il nostro Paese è all’avanguardia sotto questo aspetto.<br />
Gli animali che più spesso erano studiati, con il ricorso a loro campioni biologici per isolare e caratterizzare i batteri, erano in ordine di frequenza i cinghiali, i cervi, i conigli selvatici, i caprioli, le volpi e le faine.</p>
<h3>I risultati dello studio</h3>
<p>La maggior parte dei dati provengono da Paesi europei e mostrano che i batteri più spesso ritrovati negli animali selvatici erano <em>Escherichia coli</em>, <em>Salmonelle</em> e <em>Campylobacter</em>, e che in diversi casi i germi isolati erano resistenti agli antibiotici, non solo quelli comuni ma anche quelli che l’OMS consiglia di usare solo in caso di infezioni più gravi, causate da germi multiresistenti agli altri antibiotici. I tassi più alti di resistenza agli antibiotici sono stati rilevati nei carnivori selvatici di Africa e Asia.</p>
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		<title>Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’acqua potabile possono esserci sia batteri resistenti sia i geni di resistenza che i batteri possono scambiarsi tra loro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato l’approccio “<em>One Health</em>”, secondo il quale la salute umana, animale e ambientale vanno di pari passo e sono un tutt’uno (“una salute” appunto) ci si può chiedere se l’acqua che beviamo dal rubinetto possa in qualche modo influenzare la diffusione di malattie infettive dovute a batteri resistenti agli antibiotici.<br />
Per analizzare la questione è stata condotta da ricercatori italiani una revisione mirata a individuare gli studi pubblicati in letteratura che fornissero indicazioni sulla presenza di batteri resistenti, o dei geni che consentono loro di acquisire questa loro resistenza, nelle acque degli acquedotti dopo che sono state trattate per renderle potabili.<br />
Un quarto degli studi trovati sono stati condotti in Europa e possono quindi dare un’idea di quanto accade anche in Italia. Nelle acque sono stati identificati diversi batteri multiresistenti, così come diversi geni di resistenza. Alcuni dei trattamenti adottati per garantire la potabilità dell’acqua potrebbero in alcuni casi addirittura favorire la sopravvivenza dei germi resistenti, come potrebbe accadere con la filtrazione a sabbia, con la filtrazione a carbone attivo, o con la clorinazione delle acque.<br />
È possibile quindi che batteri resistenti agli antibiotici arrivino al rubinetto di casa. Ma quali sarebbero i rischi se si beve quest’acqua? Secondo l’OMS sono almeno due: il primo, che in Italia sembra essere molto raro considerati i controlli sulle acque, è l’ingestione di batteri che possono dare infezioni difficili da trattare con gli antibiotici, il secondo è che questi batteri entrino nel microbioma intestinale potendo così trasferire i loro geni di resistenza ad altri germi patogeni, che possono cioè causare infezioni.</p>
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		<title>Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</title>
		<link>https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 23:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[one health]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’acqua potabile possono esserci sia batteri resistenti sia i geni di resistenza che i batteri possono scambiarsi tra loro</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/acqua-potabile-e-batteri-resistenti-agli-antibiotici-2/">Acqua potabile e batteri resistenti agli antibiotici</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’acqua che arriva al rubinetto di casa potrebbe contenere germi resistenti agli antibiotici. In estrema sintesi è questa la conclusione di una revisione di scopo che è stata condotta da ricercatori italiani mirata a valutare la presenza di batteri resistenti, di geni di resistenza e di antibiotici nelle acque trattate degli acquedotti, poi distribuite alla cittadinanza.<br />
Sono stati identificati 45 studi, la metà dei quali riguardanti Paesi occidentali, quindi con situazioni simili a quella italiana.<br />
È emerso che nelle acque trattate possono essere presenti diversi batteri multiresistenti agli antibiotici, come <em>Pseudomonas</em> spp. e <em>Aeromonas</em> spp. particolarmente resistenti a penicilline, cefalosporine anche di terza generazione, macrolidi e tetracicline, e batteri fecali, tra cui <em>Enterobacteriaceae</em> resistenti ai fluorochinoloni e alle sulfonamidi.<br />
Nelle acque erano presenti anche i geni mobili di resistenza (in particolare <em>int1</em> e <em>tnpA</em>) che possono essere scambiati tra batteri, trasferendo così la resistenza.<br />
Sul piano delle molecole gli antibiotici maggiormente presenti nelle acque erano le sulfonamidi e i macrolidi, a concentrazioni comunque basse (inferiori a 10 ng/l).<br />
Il rischio che batteri resistenti arrivino al rubinetto di casa quindi non è poi così remoto, nonostante i trattamenti posti in atto per garantire la qualità chimica e microbiologica dell’acqua che si beve. Addirittura alcuni trattamenti (la filtrazione con sabbia, quella con carbone attivo, la clorinazione) potrebbero favorire qualche germe resistente.<br />
Secondo l’OMS i batteri resistenti presenti nell’acqua di casa potrebbero da un lato determinare malattie infettive, anche se questa evenienza per ora è stata dimostrata solo nei Paesi più poveri, ma anche portare a una modifica del microbioma intestinale di chi la beve e allo scambio di geni di resistenza con i batteri patogeni.</p>
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		<title>Batteri resistenti nei nostri mari</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-nostri-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle acque del Mediterraneo si ritrovano molti geni di resistenza agli antibiotici che possono essere trasferiti a batteri responsabili di malattie umane</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le acque del Mediterraneo albergano molti geni di resistenza agli antibiotici che possono essere trasmessi ai batteri che causano malattie nell’uomo e nell’animale: in questo modo i batteri diventano resistenti alle terapie, per cui malattie infettive prima curabili con un dato antibiotico non lo sono più.<br />
Uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità insieme alla Marina Militare Italiana mirava proprio a identificare la presenza di alcuni geni di resistenza agli antibiotici nelle acque marine, sia del bacino del Mediterraneo, sia dell’oceano. Nel Mediterraneo i prelievi di acqua marina erano fatti a circa 12 miglia nautiche dalla costa, quindi ben lontano dalle acque di scarico. Ogni campione prevedeva la raccolta di cinque litri d’acqua che dopo diverse filtrazioni erano congelati ed esaminati per la ricerca dei geni di resistenza agli antibiotici.<br />
Si è così scoperto che i geni di resistenza ad alcuni degli antibiotici comunemente usati (betalattamici, sulfonamidi, tetracicline) sono praticamente ubiquitari e non solo nel Mediterraneo, dove hanno le concentrazioni maggiori, ma anche nelle acque oceaniche lontane dall’uomo, come nell’Artico.</p>
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		<title>La resistenza agli antibiotici negli scenari di guerra</title>
		<link>https://infarmaco.it/la-resistenza-agli-antibiotici-negli-scenari-di-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 15:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni umanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei contesti di guerra, le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici stanno diventando una crescente emergenza. Medécins Sans Frontières segnala che povertà, sovraffollamento e disastri favoriscono la resistenza batterica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i tanti problemi sanitari negli scenari di guerra, non va sottovalutata la crescente segnalazione di infezioni dovute a batteri resistenti agli antibiotici e per questo difficilmente curabili.<br />
A lanciare un grido di allarme dalle pagine di una rivista scientifica è l’Associazione umanitaria Medécins Sans Frontières (MSF), presente sul territorio sia a Gaza sia in Ucraina e in molte altre parti del mondo. In un editoriale i medici dell’Associazione sottolineano come i disastri naturali, le guerre e il vivere in condizioni di sovraffollamento e povertà siano tutte condizioni che favoriscono l’insorgenza di resistenze nei germi.<br />
Per fare un esempio a Gaza il 60-70% di una particolare specie di stafilococchi (lo stafilococco aureo) è resistente agli antibiotici comunemente usati, se quindi causa un’infezione grave questa è difficilmente controllabile.<br />
Le difficoltà sul campo sono molteplici, non è facile infatti in situazioni d’emergenza avere a disposizione gli antibiotici necessari e decidere quali siano le condizioni più appropriate per usarli. Se a ciò si aggiunge la mancanza di laboratori di microbiologia per identificare e tipizzare i germi responsabili delle infezioni, si capisce quanto possa essere alta la mortalità in questi casi.<br />
Per ovviare a questa difficoltà in Ucraina l’OMS ha donato quanto necessario per l’attività di 24 laboratori di microbiologia, realizzati per lo più vicino alla linea del fronte di guerra per curare i feriti con infezioni nella maniera più appropriata.<br />
I medici di MSF sottolineano come da un quarto a un quinto delle spese della loro Associazione per l’acquisto di farmaci riguardi proprio gli antibiotici, ma se questi diventano un’arma spuntata per il diffondersi della antibiotico resistenza si tratta di soldi che possono avere una scarsa ricaduta diretta per la salute delle persone.</p>
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