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	<title>Cefalosporine Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
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	<title>Cefalosporine Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Milioni di chili di antibiotici usati nel mondo</title>
		<link>https://infarmaco.it/milioni-di-chili-di-antibiotici-usati-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 23:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[consumo antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[penicilline]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Penicilline e cefalosporine impiegate per le infezioni delle basse vie respiratorie sono usate in tutto il mondo, non sempre in maniera appropriata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre due milioni di chili: è questa la montagna di penicilline che vengono usate all’anno nei venti Paesi più popolosi del mondo per contrastare le polmoniti e le riacutizzazioni delle broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La cifra è impressionante e fa capire bene quale possa essere l’effetto di questa cascata di antibiotici sulla salute delle persone, sulla resistenza dei batteri, che è tanto maggiore quanto più si ricorre agli antibiotici, e sull’ambiente per il loro smaltimento.<br />
Il dato viene da uno studio internazionale che si è posto l’obiettivo di valutare il consumo delle varie classi di antibiotici nelle infezioni delle basse vie respiratorie.</p>
<h3>Polmoniti e riacutizzazioni di BPCO</h3>
<p>Le polmoniti e le infezioni delle basse vie respiratorie in genere sono il motivo più frequente per cui viene iniziata una terapia antibiotica. Si calcola che riguardino globalmente il 19% dei pazienti trattati con un antibiotico.<br />
Se a ciò si aggiunge che queste infezioni sono responsabili di oltre il 30% delle morti dovute a batteri resistenti o multiresistenti, ben si comprende l’esigenza di avere dati mondiali sull’uso degli antibiotici nelle infezioni delle vie respiratorie, con l’obiettivo di ridurne l’utilizzo per contenere di conseguenza la diffusione della resistenza batterica.</p>
<h3>Quanti chili di antibiotici vengono usati?</h3>
<p>I dati presentati nello studio sono davvero eclatanti: si stima che nel 2019 nei 20 Paesi più popolosi del mondo siano stati usati per le infezioni delle basse vie respiratorie due milioni e ducentomila chili di penicilline e quasi 700.000 chili di cefalosporine. In effetti le penicilline erano usate nella maggior parte dei casi (76%), meno spesso le cefalosporine (22,6%).<br />
I Paesi in testa come consumi di penicilline erano l’India (37% del consumo totale) e la Cina (21%), seguiti da Stati Uniti, Brasile e Indonesia (15%). Se si considerava il consumo pro capite il dato più alto rimaneva quello dell’India, seguita da Brasile e Germania.</p>
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		<title>Troppa resistenza alle cefalosporine</title>
		<link>https://infarmaco.it/troppa-resistenza-alle-cefalosporine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 23:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni vie urinarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei malati giunti in Pronto soccorso con un’infezione delle vie urinarie i batteri sono resistenti alle cefalosporine di terza generazione nel 36% dei casi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I batteri che più spesso causano un’infezione delle vie urinarie nei pazienti che giungono in Pronto soccorso sono resistenti in un caso su tre alle cefalosporine di terza generazione, antibiotici molto usati che, essendo ad ampio spettro, andrebbero riservati come farmaci di seconda linea secondo quanto raccomandato dall’OMS.</p>
<h3>Le infezioni delle vie urinarie</h3>
<p>Quelle delle vie urinarie sono le infezioni più frequenti sia in ospedale sia al di fuori e nelle forme più gravi comportano una riduzione della qualità di vita e complicanze importanti, talora mortali, come la sepsi.<br />
Si stima che nel mondo nel 2019 i casi di infezioni delle vie urinarie siano stati 404 milioni e che ci siano state oltre duecentomila morti dovute a questo tipo di infezione, dato questo in continuo aumento.<br />
Responsabili delle forme più gravi sono soprattutto gli enterobatteri resistenti agli antibiotici, in particolare alle cefalosporine di terza generazione.</p>
<h3>La situazione in Italia</h3>
<p>Uno studio osservazionale prospettico che ha coinvolto sette ospedali della Campania e della Lombardia si è posto proprio l’obiettivo di valutare la frequenza di resistenza agli antibiotici nei batteri isolati con l’urinocoltura in quasi trecento pazienti giunti in Pronto soccorso con un’infezione delle vie urinarie dovuta a un enterobatterio.<br />
Come atteso il germe più spesso in causa era l’<em>Escherichia coli</em> (70% dei casi). Nel 36% dei casi i batteri isolati non erano sensibili alle cefalosporine di terza generazione. Si trattava quindi di germi resistenti, per sconfiggere i quali bisognava ricorrere ad altre classi di antibiotici.<br />
Studiando la storia precedente di questi malati si è visto anche che un ricovero nei tre mesi precedenti o il fatto di venire da un reparto di lunga degenza erano entrambi fattori di rischio per sviluppare un’infezione delle vie urinarie da germi resistenti.<br />
Lo studio ha consentito inoltre di porre in relazione la risposta agli antibiotici e la mortalità a distanza di un mese. Erano infatti più a rischio di morte i pazienti che avevano una mancata risposta agli antibiotici dopo una settimana di cura.</p>
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		<title>Cefalosporine: antibiotici preziosi da usare con prudenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/cefalosporine-antibiotici-preziosi-da-usare-con-prudenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 22:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[nuove molecole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settimo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA esplora usi clinici e rischi di resistenza delle cefalosporine, con un focus sulle molecole di nuova generazione e sull’importanza di un impiego appropriato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al centro del <a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/08/M7_minidossier_cefalosporine_def.pdf">settimo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA</a> ci sono le cefalosporine, antibiotici che, in decenni di utilizzo clinico, hanno rivoluzionato il trattamento di molte infezioni grazie alla capacità di agire su batteri sia Gram positivi sia Gram negativi.<br />
In Italia, le cefalosporine rappresentano il 14,1% degli antibiotici usati in ambito umano. Nel 2023 i consumi hanno registrato un aumento del 13,2% rispetto al 2022. A guidarne l’uso è il Sud, dove il ricorso a questi antibiotici resta molto alto, fino a cinque volte superiore al Nord.<br />
Oggi ne conosciamo cinque generazioni, ognuna con un profilo di attività più ampio e maggiore resistenza agli enzimi batterici che inattivano gli antibiotici. Le più recenti, come la quinta generazione, sono efficaci contro ceppi multiresistenti come lo <em>Staphylococcus aureus</em> meticillino-resistente (MRSA).<br />
Le nuove combinazioni con inibitori delle betalattamasi rappresentano un’arma contro le infezioni più difficili, ma richiedono un uso mirato e consapevole. L’uso inappropriato infatti favorisce lo sviluppo di ceppi batterici resistenti, come <em>Escherichia coli</em> e <em>Klebsiella pneumoniae</em> produttori di enzimi inattivanti, che impongono il ricorso a molecole “di riserva”, più costose e con maggiori rischi per i pazienti.<br />
Per questo, l’uso delle cefalosporine deve avvenire solo su prescrizione medica e seguendo attentamente le linee guida aggiornate, così da garantirne l’efficacia e limitare il rischio di resistenze.</p>
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		<item>
		<title>Cefalosporine di uso consolidato e di nuova generazione</title>
		<link>https://infarmaco.it/cefalosporine-di-uso-consolidato-e-di-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 12:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agosto 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[Cefalosporine]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[nuove molecole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cefalosporine rappresentano oltre il 14% degli antibiotici usati in ambito umano in Italia. Un impiego così esteso non è privo di rischi, primo tra tutti lo sviluppo di batteri resistenti e la conseguente perdita di efficacia terapeutica. Questo <em>Minidossier</em> affronta il tema offrendo una panoramica sulle molecole oggi disponibili e sulle innovazioni di ultima generazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/cefalosporine-di-uso-consolidato-e-di-nuova-generazione/">Cefalosporine di uso consolidato e di nuova generazione</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le cefalosporine rappresentano oltre il 14% degli antibiotici usati in ambito umano in Italia. Un impiego così esteso non è privo di rischi, primo tra tutti lo sviluppo di batteri resistenti e la conseguente perdita di efficacia terapeutica. Questo <em>Minidossier</em> affronta il tema offrendo una panoramica sulle molecole oggi disponibili e sulle innovazioni di ultima generazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/cefalosporine-di-uso-consolidato-e-di-nuova-generazione/">Cefalosporine di uso consolidato e di nuova generazione</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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