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	<title>deprescrizione Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Jun 2026 07:01:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>deprescrizione Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Il ruolo chiave del paziente per ridurre gli inibitori di pompa</title>
		<link>https://infarmaco.it/il-ruolo-chiave-del-paziente-per-ridurre-gli-inibitori-di-pompa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 22:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Inibitori di pompa protonica]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coinvolgendo il paziente nelle attività di deprescrizione si può ottenere una riduzione dell’uso inappropriato di inibitori di pompa protonica</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/il-ruolo-chiave-del-paziente-per-ridurre-gli-inibitori-di-pompa/">Il ruolo chiave del paziente per ridurre gli inibitori di pompa</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un intervento mirato a pazienti e medici prescrittori è possibile ridurre l’uso improprio degli inibitori di pompa protonica, farmaci che riducono l’acidità gastrica.<br />
Gli inibitori di pompa protonica sono largamente prescritti, spesso in modo inappropriato e per un tempo più lungo rispetto a quello necessario. L’ uso inappropriato può causare la comparsa di reazioni avverse e aumentare in modo significativo la spesa sanitaria (leggi anche il minidossier “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/05/minidossier_inibitori_di_pompa_protonica_def.pdf">Inibitori di pompa protonica: uso appropriato e reazioni avverse</a>”). Per queste ragioni, gli operatori sanitari sono chiamati ad attuare interventi di deprescrizione – cioè a valutare ed eventualmente sospendere le terapie con questi farmaci indebitamente prolungate nel tempo.</p>
<h3>Indicazioni d’uso degli inibitori di pompa protonica</h3>
<p>Gli inibitori di pompa protonica sono indicati nel trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo, dell’ulcera peptica, dell’eradicazione di <em>Helicobacter pylori</em> e altre condizioni associate a un’eccessiva produzione di acido nello stomaco.<br />
In Italia, le condizioni di prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale sono regolate dalla Nota AIFA N01, in vigore dal 22 marzo 2026 (che ha sostituito le precedenti Note 1 e 48) e che definisce le durate di trattamento specifiche per ciascuna indicazione e i criteri precisi per le eventuali terapie di mantenimento.</p>
<h3>Lo studio francese</h3>
<p>L’obiettivo dello studio è stato valutare se un intervento di deprescrizione rivolto al contempo ai pazienti e ai medici di famiglia funzioni per ridurre l’uso inappropriato degli inibitori di pompa protonica. Sono stati coinvolti oltre 34.000 pazienti di una certa età (età media vicina ai 70 anni) e 1.500 medici di medicina generale. I pazienti dovevano aver utilizzato gli inibitori di pompa protonica per almeno un anno. Gli ambulatori dei medici partecipanti allo studio sono stati assegnati in modo casuale (random) a tre tipi di intervento con l’obiettivo di ridurre l’uso (deprescrizione) di inibitori di pompa:</p>
<ol>
<li>un intervento rivolto sia ai pazienti sia ai medici di medicina generale, nel quale i pazienti ricevevano un opuscolo che spiegava efficacia e rischi degli inibitori di pompa, con una lettera motivazionale, e i medici ricevevano una lettera e un supporto decisionale basato su un algoritmo per facilitare la deprescrizione</li>
<li>un intervento rivolto solo ai medici, che ricevevano la lettera e il supporto decisionale</li>
<li>lo standard usato nella pratica clinica quotidiana, quindi senza la distribuzione di materiali per sensibilizzare rispetto all’importanza della deprescrizione.</li>
</ol>
<h3>È meglio coinvolgere anche i pazienti</h3>
<p>Dopo un anno, lo studio ha mostrato che l’intervento combinato rivolto insieme a medico e paziente riduce l’uso di inibitori di pompa protonica in modo significativamente maggiore rispetto agli altri due tipi di intervento.<br />
In particolare un gruppo di pazienti è stato seguito nel tempo anche riguardo alla eventuale ricomparsa di sintomi da reflusso gastroesofageo dopo l’interruzione della terapia con inibitori di pompa. Ebbene la riduzione dei farmaci non ha comportato un peggioramento clinicamente rilevante dei sintomi gastro-esofagei nel lungo termine.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come ridurre l’uso di benzodiazepine e altri farmaci ipnotici?</title>
		<link>https://infarmaco.it/come-ridurre-luso-di-benzodiazepine-e-altri-farmaci-ipnotici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 22:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[Benzodiazepine]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[ipnotici]]></category>
		<category><![CDATA[sedativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Informare i pazienti e renderli parte attiva, insieme a medico e farmacista, in un percorso condiviso di revisione della terapia può favorire la deprescrizione dei farmaci per l’insonnia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le benzodiazepine e gli altri farmaci per il sonno, come zolpidem e zopiclone, sono tra i farmaci più prescritti in Italia e in Europa per il trattamento dell’insonnia (ne abbiamo parlato anche nel Minidossier di COSIsiFA “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2025/07/M6_minidossier_farmaci_insonnia_def.pdf">I farmaci per l’insonnia</a>”). Le linee guida ne raccomandano un utilizzo limitato nel tempo, ma nella pratica clinica il trattamento tende spesso a protrarsi per mesi o anni, soprattutto nelle persone anziane, trasformandosi in un’abitudine difficile da interrompere.<br />
Le conseguenze dell’uso cronico non sono trascurabili: aumento del rischio di cadute e fratture, rallentamento cognitivo, disturbi della memoria e dell’attenzione, fino allo sviluppo di dipendenza fisica e psicologica. Per questo motivo, da tempo, le principali linee guida internazionali invitano a ridurne gradualmente l’impiego e a favorirne la deprescrizione. Tuttavia, interrompere questi farmaci è tutt’altro che semplice, sia per i pazienti sia per i medici. Chi prova a sospenderli può andare incontro a insonnia di rimbalzo, ansia, irritabilità e sintomi di astinenza che scoraggiano il percorso. D’altra parte, molti professionisti sanitari riferiscono dubbi sulle strategie più efficaci e una conoscenza limitata delle alternative non farmacologiche (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/si-possono-ridurre-o-sospendere-i-farmaci-per-il-sonno-negli-anziani/">Si possono ridurre o sospendere i farmaci per il sonno negli anziani?</a>”).</p>
<h3>Tanti interventi valutati</h3>
<p>Per chiarire quali interventi siano realmente utili nel favorire la sospensione di benzodiazepine e altri farmaci per l’insonnia, è stata condotta una revisione sistematica che ha analizzato 49 studi clinici controllati, per un totale di oltre 39.000 partecipanti. Gli autori hanno confrontato strategie molto diverse tra loro, tra cui la riduzione graduale della dose del farmaco, l’educazione del paziente, la formazione dei medici, la terapia cognitivo-comportamentale, le interviste motivazionali, la revisione periodica della terapia, gli interventi guidati dal farmacista e la sospensione assistita con altri farmaci.</p>
<h3>Che cosa sembra funzionare meglio</h3>
<p>Nel complesso, la revisione non ha trovato prove convincenti a sostegno di molti degli interventi tradizionalmente proposti, inclusi la semplice riduzione graduale della dose, la formazione dei medici o le combinazioni di approcci psicologici e farmacologici.<br />
Gli interventi che hanno mostrato i risultati più promettenti nel favorire la riduzione dell’uso di questi farmaci sono:</p>
<ul>
<li>l’informazione strutturata al paziente, spiegandogli i rischi legati all’uso cronico</li>
<li>la revisione periodica dell’intera terapia farmacologica da parte del medico</li>
<li>il coinvolgimento attivo del farmacista nel supporto al paziente e nel confronto con il medico.</li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa accade se si sospendono i farmaci antipertensivi negli anziani?</title>
		<link>https://infarmaco.it/che-cosa-accade-se-si-sospendono-i-farmaci-antipertensivi-negli-anziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 22:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antipertensivi]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5616</guid>

					<description><![CDATA[<p>La deprescrizione sembra essere una strada percorribile, ma va decisa dal medico caso per caso sulla base delle condizioni cliniche e del rapporto rischi/benefici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ipertensione arteriosa è una condizione sempre più frequente con l’avanzare dell’età, colpendo oltre due terzi delle persone <em>over</em> 60, ed è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare: aumenta infatti il rischio di ictus, di infarto del miocardio, di scompenso cardiaco e di malattia renale cronica. Controllarla con le modifiche dello stile di vita e con i farmaci è quindi importante per preservare la salute nel lungo periodo.<br />
I farmaci antipertensivi, tuttavia, come tutti i medicinali, non sono privi di rischi. Possono avere effetti indesiderati, interagire con altri farmaci e, soprattutto negli anziani, spesso già alle prese con regimi terapeutici complessi (polifarmacoterapia), rendere ancora più difficile la gestione quotidiana delle cure. Per questo, in alcuni casi, è giusto chiedersi se sia possibile sospenderli o ridurne la dose senza correre rischi (ne abbiamo parlato anche in questa news “<a href="https://infarmaco.it/a-volte-si-puo-ridurre-la-terapia-antipertensiva-senza-intaccarne-lefficacia/">A volte si può ridurre la terapia antipertensiva senza intaccarne l’efficacia</a>”).</p>
<h3>La revisione della Cochrane Collaboration</h3>
<p>A questa domanda ha cercato di rispondere una revisione sistematica pubblicata nel Cochrane Database of Systematic Reviews, la principale raccolta internazionale di revisioni sistematiche in campo medico. L’analisi ha incluso sei studi clinici randomizzati, per un totale di poco più di mille partecipanti sopra i 50 anni d’età, confrontando rispetto alla comparsa di eventi cardiovascolari maggiori chi interrompeva o riduceva la terapia antipertensiva con chi invece la continuava.</p>
<h3>Un quadro ancora incompleto</h3>
<p>I risultati mostrano che chi sospende i farmaci antipertensivi va incontro, come atteso, a un rialzo dei valori pressori, con un aumento medio di circa 10 mmHg. Questo incremento, tuttavia, non sembra tradursi in un maggior rischio di morte, ricovero ospedaliero o ictus, suggerendo quindi la possibilità di interrompere la terapia antipertensiva in alcuni casi.<br />
Va però sottolineato un limite importante: gli studi valutati erano di piccole dimensioni e di breve durata (da un mese a poco più di un anno), con un periodo di osservazione probabilmente insufficiente per rilevare eventi gravi ma relativamente rari, come l’infarto cardiaco. Per questo motivo, non si possono trarre conclusioni definitive sulla sicurezza della sospensione della terapia antipertensiva nel lungo periodo.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coinvolgere i pazienti nella deprescrizione fa davvero la differenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/coinvolgere-i-pazienti-nella-deprescrizione-fa-davvero-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[opuscoli informativi]]></category>
		<category><![CDATA[paziente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fornire ai pazienti informazioni chiare sulla deprescrizione aumenta la probabilità che ne parlino  e discutano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La deprescrizione, ovvero la riduzione o sospensione di farmaci non più necessari o potenzialmente dannosi, è sempre più riconosciuta come una strategia importante per favorire l’appropriatezza prescrittiva e ridurre i rischi della polifarmacoterapia (dover prendere cioè più di 5 farmaci al giorno). Nonostante ciò, la sua applicazione nella pratica clinica resta limitata: da un lato i medici non sono sempre formati adeguatamente sulla deprescrizione, dall’altro i malati possono percepirla come un abbandono delle cure.<br />
Ma come si può favorire un dialogo più efficace tra medico e paziente su questo tema? Uno studio statunitense condotto su oltre 3.000 anziani seguiti in ambulatori di medicina generale ha valutato se l’invio, prima di una visita programmata, di opuscoli informativi specifici sul farmaco potesse aumentare il coinvolgimento dei pazienti e stimolare discussioni sulla deprescrizione.</p>
<h3>I farmaci analizzati e i risultati</h3>
<p>Lo studio ha preso in esame tre categorie di farmaci potenzialmente a rischio d’uso inappropriato:</p>
<ul>
<li>gli inibitori di pompa protonica, spesso utilizzati per il reflusso gastroesofageo per periodi più lunghi del necessario</li>
<li>il gabapentin, impiegato nel trattamento del dolore neuropatico ma associato, soprattutto ad alte dosi, a un aumento del rischio di cadute</li>
<li>alcuni farmaci per il diabete, che possono causare episodi di ipoglicemia.</li>
</ul>
<p>I risultati mostrano che circa un malato su tre ha discusso con il proprio medico la possibilità di ridurre o sospendere il farmaco durante la visita successiva al ricevimento dell’opuscolo. Tra questi, il 78% ha avviato spontaneamente la conversazione e il 57% ha fatto esplicito riferimento al materiale informativo ricevuto.</p>
<h3>Chi è più propenso a discutere e chi meno</h3>
<p>Il coinvolgimento non è risultato uniforme. I pazienti con un livello di istruzione più elevato o con una buona alfabetizzazione sanitaria, cioè la capacità di comprendere e utilizzare le informazioni mediche, si sono dimostrati più propensi ad avviare il confronto.<br />
Al contrario, quelli in trattamento con insulina e quelli con minore familiarità con le informazioni sanitarie hanno partecipato meno attivamente, suggerendo la necessità di sviluppare materiali informativi semplici e comprensibili anche alle fasce di popolazione più vulnerabili.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Deprescrizione dei farmaci negli anziani: il “come” fa la differenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/deprescrizione-dei-farmaci-negli-anziani-il-come-fa-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[reazione avversa]]></category>
		<category><![CDATA[ricovero ospedaliero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=5330</guid>

					<description><![CDATA[<p>Interruzioni della terapia o riduzioni della dose possono incidere sulla successiva necessità di un ricovero ospedaliero, specie se riguardano i farmaci cardiovascolari</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una quota significativa dei ricoveri ospedalieri degli anziani è causata dai farmaci e circa la metà di questi casi sarebbe prevenibile. I motivi che portano al ricovero sono diversi e vanno dalle reazioni avverse alle terapie non più efficaci nel controllo della malattia. Meno sospettabile, ma comunque implicata in questi ricoveri, è la riduzione o la sospensione di un farmaco, volontaria e suggerita dal medico secondo una vera e propria deprescrizione.<br />
Se da un lato ridurre il carico farmacologico negli anziani è un obiettivo importante, perché meno farmaci significa anche meno effetti collaterali e meno interazioni pericolose, dall’altro smettere di prendere un medicinale, specie se in modo brusco, può provocare sintomi di rimbalzo o il peggioramento della malattia di base, con conseguenze anche gravi, portando a nuovi ricoveri.<br />
Ma quanto è frequente questa situazione? E quanto può pesare sulla salute di un anziano già fragile?</p>
<h3>Uno studio pilota per capire il ruolo della deprescrizione nei ricoveri</h3>
<p>Uno studio australiano di piccole dimensioni ha analizzato le cartelle cliniche di 10 pazienti over 65 che nel corso di un ricovero avevano ricevuto una deprescrizione (sospsensione o riduzione della dose) di uno o più farmaci. L’obiettivo era capire quanti nuovi ricoveri ospedalieri fossero riconducibili alla deprescrizione avvenuta durante il ricovero precedente. Si tratta di uno studio pilota, quindi condotto su un numero limitato di persone e non generalizzabile, ma i cui risultati offrono spunti importanti. I partecipanti erano “grandi anziani”, avevano un’età mediana di 93 anni assumevano in media 10 farmaci al giorno e durante il ricovero erano stati modificati, in media, due trattamenti per persona.</p>
<h3>Sospendere un farmaco può portare a nuove ospedalizzazioni?</h3>
<p>Su 33 sospensioni farmacologiche analizzate, 6 hanno verosimilmente contribuito a un nuovo ricovero ospedaliero.<br />
I medicinali più spesso coinvolti erano i diuretici (usati nel controllo della pressione arteriosa o nei casi si scompenso cardiaco) e altri farmaci cardiovascolari. La loro interruzione o riduzione di dosaggio ha frequentemente determinato il ritorno della ritenzione idrica, con edemio un peggioramento dello scompenso cardiaco, condizioni che nei pazienti molto anziani possono rapidamente richiedere un nuovo ricovero per riequilibrare la situazione.<br />
Un dato particolarmente significativo riguarda le modalità con cui è stata effettuata la deprescrizione: in diversi casi i farmaci erano stati interrotti bruscamente, senza una riduzione graduale della dose, oppure erano stati sospesi contemporaneamente più medicinali utili nel controllo della stessa condizione clinica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/deprescrizione-dei-farmaci-negli-anziani-il-come-fa-la-differenza/">Deprescrizione dei farmaci negli anziani: il “come” fa la differenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Troppi farmaci negli anziani: quali interventi riducono i rischi?</title>
		<link>https://infarmaco.it/troppi-farmaci-negli-anziani-quali-interventi-riducono-i-rischi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 23:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[polifarmacoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[revisione della terapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4933</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una ampia revisione degli studi pubblicati in letteratura fa il punto sugli interventi per gestire al meglio la polifarmacoterapia negli anziani</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/troppi-farmaci-negli-anziani-quali-interventi-riducono-i-rischi/">Troppi farmaci negli anziani: quali interventi riducono i rischi?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si stima che quasi il 40% della popolazione anziana nel mondo assuma quotidianamente 5 o più farmaci (polifarmacoterapia), soprattutto nei Paesi economicamente più sviluppati e tra gli ultrasettantenni. Le conseguenze sono importanti e vanno dalle interazioni tra farmaci agli effetti collaterali, fino ai ricoveri ospedalieri e alle cadute associate all’uso di farmaci, rendendo prioritaria una gestione attenta. Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi per chiarire quali interventi possano aiutare a gestire questa condizione riducendone i rischi, con risultati eterogenei.</p>
<h3>Una revisione a ombrello per fare il punto</h3>
<p>Per riassumere le prove disponibili sul tema un gruppo di ricercatori italiani ha condotto una revisione “a ombrello”, che ha raccolto e analizzato cioè i risultati da altre 6 revisioni sistematiche con metanalisi, per un totale di 110 studi controllati e randomizzati. L’obiettivo era valutare l’efficacia di diversi interventi messi in campo per modificare la polifarmacoterapia nelle persone anziane, con particolare attenzione ai risultati clinici rilevanti, come la mortalità, i ricoveri in ospedale e le cadute. Sono stati esaminati diversi approcci: dalla revisione dei farmaci alla deprescrizione (la riduzione controllata dei medicinali), dagli interventi educativi a quelli comportamentali mirati all’appropriatezza, alla riduzione o all’aderenza alle terapie prescritte.</p>
<h3>Che cosa funziona meglio</h3>
<p>I risultati variano molto a seconda del tipo di intervento e del contesto e anche la qualità degli studi lascia spesso a desiderare:</p>
<ul>
<li>le revisioni delle terapie in atto mirate alla deprescrizione hanno dimostrato di ridurre la mortalità del 26% quando condotte sul territorio, ma non hanno dato lo stesso beneficio in contesti ospedalieri. In entrambi i casi hanno migliorato l’appropriatezza prescrittiva, senza però ridurre significativamente ricoveri o cadute. In ospedale risultano più efficaci le revisioni multidisciplinari, valutazioni più ampie volte a ottimizzare e non solo ridurre la terapia, condotte da team di professionisti (medici, farmacisti, infermieri) che lavorano in modo coordinato e che hanno dimostrato di ridurre i ricoveri dell’11%</li>
<li>gli interventi comportamentali basati su promemoria, supporto motivazionale e aiuto nella creazione di abitudini hanno dato i risultati più promettenti riducendo i ricoveri fino al 79% quando applicati da soli e del 30% se combinati con interventi educativi, soprattutto in comunità. Non sono però emersi benefici in termini di mortalità o cadute</li>
<li>gli interventi esclusivamente educativi o basati su sistemi informatici non hanno mostrato benefici significativi su nessuno degli esiti considerati.</li>
</ul>
<p>Nessun intervento quindi ha ridotto in modo significativo il rischio di cadute, uno degli esiti più temuti della polifarmacoterapia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/troppi-farmaci-negli-anziani-quali-interventi-riducono-i-rischi/">Troppi farmaci negli anziani: quali interventi riducono i rischi?</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nell’anziano ridurre il rischio di cadute partendo dai farmaci è possibile</title>
		<link>https://infarmaco.it/nellanziano-ridurre-il-rischio-di-cadute-partendo-dai-farmaci-e-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 23:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cadute]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[revisione della terapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4755</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo Minidossier di COSIsiFA parliamo di farmaci e rischio di cadute, dai medicinali maggiormente coinvolti alle strategie attuabili per ridurne il pericolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/nellanziano-ridurre-il-rischio-di-cadute-partendo-dai-farmaci-e-possibile/">Nell’anziano ridurre il rischio di cadute partendo dai farmaci è possibile</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I farmaci sono spesso implicati nelle cadute negli anziani e rappresentano un importante fattore di rischio. Il tema è al centro del nuovo <em>Minidossier</em> COSIsiFA “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/01/11_minidossier_farmaci_e_cadute_def.pdf">Rischio di cadute e uso di farmaci: che cosa c’è da sapere</a>”, che fa luce su un problema di rilevante impatto sanitario e sociale.<br />
Ogni anno oltre il 30% degli <em>over</em> 65 va incontro ad almeno una caduta, con conseguenze che possono essere gravi: fratture, ospedalizzazioni, paura di cadere nuovamente e quindi timore di muoversi, perdita dell’autonomia con conseguenze significative sulla qualità della vita e sui costi sanitari.<br />
Tra i principali fattori di rischio modificabili, su cui si può intervenire, emergono i farmaci, in particolare quelli che agiscono sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare, che possono favorire la comparsa di vertigini, instabilità o ipotensione ortostatica, aumentando il pericolo di caduta.<br />
Il <em>Minidossier</em> analizza i dati più recenti della letteratura scientifica, evidenziando come una revisione periodica delle terapie e una deprescrizione mirata dei farmaci, quando appropriata, possano ridurre in modo significativo il rischio di cadute nell’anziano. Un processo che deve sempre basarsi su una valutazione multidisciplinare e personalizzata.</p>
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		<title>Rischio di cadute e uso di farmaci: che cosa c’è da sapere</title>
		<link>https://infarmaco.it/4749-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 22:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Minidossier]]></category>
		<category><![CDATA[cadute]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[revisione della terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA parliamo di farmaci e rischio di cadute, dai medicinali maggiormente coinvolti alle strategie attuabili per ridurne il pericolo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo <em>Minidossier</em> si parla di farmaci e rischio di cadute, dai medicinali maggiormente coinvolti alle strategie attuabili per ridurne il pericolo.</p>
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		<title>Una app può aiutare il medico nella deprescrizione dei farmaci?</title>
		<link>https://infarmaco.it/una-app-puo-aiutare-il-medico-nella-deprescrizione-dei-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 23:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[appropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strumenti di supporto decisionale potrebbero aiutare il medico nelle decisioni riguardo all’opportunità di ridurre o sospendere un farmaco in caso di polifarmacoterapia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno molti anziani si trovano ad assumere più farmaci contemporaneamente, una condizione nota come polifarmacoterapia se i farmaci sono almeno cinque, che comporta un aumento del rischio di ricevere prescrizioni potenzialmente inappropriate, in cui i danni superano i benefici. Questa situazione si associa a un incremento delle reazioni avverse, tra cui cadute, fratture, declino cognitivo, ma anche ospedalizzazione e morte.<br />
Il problema riguarda in particolare gli anziani che vivono in residenze sanitarie assistenziali (RSA), dove sono più frequenti quadri clinici complessi che richiedono l’assunzione di più farmaci per periodi prolungati. In questi contesti, deprescrivere i farmaci, ossia ridurre o sospendere quelli non strettamente necessari, è essenziale, anche se non sempre facile da applicare nella pratica clinica. Per facilitare questo processo, negli ultimi anni sono stati sviluppati supporti elettronici decisionali con l’obiettivo di aiutare i medici nella revisione periodica delle terapie.</p>
<h3>Una <em>app</em> per la deprescrizione</h3>
<p>Uno studio canadese ha valutato una <em>app</em> in grado di accedere a un <em>software</em> di supporto decisionale, per vedere se la sua disponibilità potesse rendere la deprescrizione più efficace e più facilmente applicabile. La ricerca ha coinvolto 725 anziani residenti in cinque residenze sanitaria assistenziali.<br />
In una prima fase dello studio la deprescrizione veniva fatta senza l’aiuto della <em>app</em>, valutando ogni tre mesi l’opportunità di ridurre o sospendere alcune terapie. Successivamente, alcune RSA hanno fornito la <em>app</em> ai propri medici, che potevano così avere per ogni residenteun rapporto personalizzato che indicava quali farmaci potessero non essere più necessari, quali ridotti e quali sospesi. Il tutto senza sostituirsi al giudizio del medico, ma semplicemente fornendogli un supporto nella valutazione delle terapie attraverso informazioni basate sulle prove scientifiche.<br />
All’inizio dello studio, ogni residente assumeva in media 10 farmaci, di cui 3 considerati potenzialmente inappropriati, ciononostante solo al 12,7% dei residenti era stato ridotto o tolto un farmaco.<br />
Quando è stato introdotto l’uso della <em>app</em>, la situazione è cambiata in meglio: più di un residente su tre (36,4%) ha avuto almeno un farmaco potenzialmente inappropriato deprescritto.</p>
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		<title>Come ridurre i troppi farmaci è il tema del secondo podcast di COSIsiFA</title>
		<link>https://infarmaco.it/come-ridurre-i-troppi-farmaci-e-il-tema-del-secondo-podcast-di-cosisifa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[deprescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[polifarmacoterapia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=4595</guid>

					<description><![CDATA[<p>È online nella sezione “Media” del portale il podcast <a href="https://www.spreaker.com/episode/anziano-e-politerapia-quando-si-possono-ridurre-i-farmaci--68882754" target="_blank">“Anziano e politerapia: quando si possono ridurre i farmaci?”</a> È il secondo episodio della collana “I podcast di COSIsiFA”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’avanzare dell’età aumenta inevitabilmente anche il numero dei farmaci che si devono prendere. I dati lo confermano: la maggior parte delle persone anziane convive con più malattie croniche e, di conseguenza, tende ad accumulare prescrizioni nel tempo. Ma questa escalation terapeutica è sempre necessaria? E soprattutto: tutti i farmaci devono essere mantenuti o alcuni potrebbero essere rivalutati e, in sicurezza, ridotti o addirittura sospesi su indicazione del medico?<br />
A queste domande risponde il nuovo podcast “<a href="https://www.spreaker.com/episode/anziano-e-politerapia-quando-si-possono-ridurre-i-farmaci--68882754">Anziano e politerapia: quando si possono ridurre i farmaci”</a>. Con Luca Pasina, responsabile del Laboratorio di farmacologia clinica e appropriatezza dell’Istituto Mario Negri di Milano, e Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di Medicina interna dell’Università degli Studi di Milano discutiamo di politerapia, deprescrizione e uso appropriato dei farmaci nell’anziano.<br />
Gli esperti analizzano rischi e opportunità per le persone che devono prendere più farmaci e, attraverso esempi pratici, mostrano quanto sia importante rivedere periodicamente la terapia farmacologica, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e ridurre gli effetti indesiderati evitabili.</p>
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