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	<title>Febbraio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Feb 2026 07:40:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<title>Febbraio 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Garantire continuità delle cure tra ospedale e territorio</title>
		<link>https://infarmaco.it/garantire-continuita-delle-cure-tra-ospedale-e-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 07:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[continuità terapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[polifarmacoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo <em>Minidossier</em> COSIsiFA analizza i rischi della polifarmacoterapia durante le transizioni di cura e le soluzioni per garantire continuità terapeutica tra ospedale e territorio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La polifarmacoterapia è una delle sfide sanitarie più rilevanti, in particolare per i pazienti fragili e anziani. Il rischio si amplifica durante le transizioni di cura – nel passaggio cioè dall’ospedale al domicilio, una volta dimessi, o al trasferimento in una residenza assistenziale – momenti delicati in cui la frammentazione delle informazioni sanitarie e la mancanza di sistemi condivisi possono compromettere la continuità terapeutica. In questi passaggi delicati, i pazienti sono esposti a rischi concreti come errori nella gestione dei farmaci e comparsa di reazioni avverse che possono portare a nuovi ricoveri.<br />
Su questo tema si focalizza il nuovo <em>Minidossier</em> di COSIsiFA “<a href="https://infarmaco.it/wp-content/uploads/2026/02/14_minidossier_polifarmacoterapia_trasizioni_cura_def.pdf">Polifarmacoterapia nelle transizioni di cura: assistenza integrata per la continuità tra ospedale e territorio</a>”.<br />
Il <em>Minidossier</em> sottolinea quanto sia importante adottare processi strutturati di ricognizione e riconciliazione farmacologica che mettano al centro il paziente, valorizzando al contempo il lavoro delle figure professionali coinvolte. Un approccio multidisciplinare, insieme all’uso di strumenti digitali come la telemedicina e l’intelligenza artificiale, può davvero fare la differenza nella gestione delle terapie durante questi passaggi critici, a tutto vantaggio della salute del malato.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I videogiochi per imparare l’antimicrobico resistenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-videogiochi-per-imparare-lantimicrobico-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 23:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[videogame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivolti a cittadini e operatori sanitari, i videogame possono aiutare a formare sugli aspetti critici e fondamentali della resistenza agli antibiotici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <em>videogame</em> possono servire per migliorare la conoscenza sulla resistenza agli antibiotici e la consapevolezza di come vadano usati per ridurre la diffusione di ceppi resistenti.<br />
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, a seguito dei dati riportati dai vari Paesi che indicano che sempre più sono i germi resistenti agli antibiotici, ha lanciato nel 2015 un piano di azione globale che prevede cinque obiettivi: impegnarsi per aumentare la consapevolezza del fatto che l’antibioticoresistenza è un problema di salute grave; aumentare la sorveglianza e le attività di ricerca sulla diffusione del fenomeno; implementare misure di sanità pubblica per arginare il problema; aumentare gli investimenti economici per lo sviluppo di strumenti diagnostici più efficaci per identificare le forme infettive di origine batterica, di vaccini e di antibiotici innovativi; formare sull’uso responsabile e appropriato degli antibiotici (solo per malattie infettive dovute a batteri, solo ove strettamente necessario con i dosaggi e durata minimi per essere efficaci e sicuri).<br />
Proprio con lo scopo di formare i cittadini e gli operatori sanitari su questi temi negli ultimi anni sono stati pensati e realizzati diversi <em>videogame</em> che giocando e divertendo possono trasferire i concetti più importanti riguardo alla antibiotico resistenza. Una revisione li ha identificati e valutati, trovandone una dozzina. Di seguito sono riportati quelli ancora disponibili online, con il link diretto:</p>
<ul>
<li><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.gioelecasazza.Aporo&amp;amp;hl=en&amp;amp;gl=US">Aporo</a></li>
<li><a href="https://sites.google.com/view/anshub/armor">ArMoR: The Game is On!</a></li>
<li><a href="https://download.cnet.com/bacteria-combat-lite/3000-20416_4-78485924.html">Bacteria Combat Lite</a></li>
<li><a href="https://bugsgames.github.io/bashthebacteria/">Bash the Bacteria</a></li>
<li><a href="https://bugsgames.github.io/battlingthebugs/">Battling the Bugs</a></li>
<li><a href="https://bugsgames.github.io/dicingwithdeath/">Dicing with Death</a></li>
<li><a href="https://portfolio.global-initiative.com/oxford-pharmagenesis">Dr Bug: Microbe Mayhem!</a></li>
<li><a href="https://www.sciencegamecenter.org/games/fungal-invaders">Fungal Invaders</a></li>
<li><a href="https://eu-jamrai.eu/raise-awareness/micro-combat/">Micro-Combat</a></li>
<li><a href="https://amr.longitudeprize.org/superbugs-game/">Superbugs &#8211; The Game</a></li>
</ul>
<p>Secondo gli autori dello studio questi giochi, rivolti agli operatori sanitari oppure ai comuni cittadini, possono raggiungere lo scopo prefisso di informare su un tema tanto rilevante, spingendo ad assumere comportamenti più responsabili riguardo all’uso appropriato degli antibiotici.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stimolare la risposta immunitaria comporta qualche rischio</title>
		<link>https://infarmaco.it/stimolare-la-risposta-immunitaria-comporta-qualche-rischio-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 23:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti avversi]]></category>
		<category><![CDATA[inibitori del checkpoint]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I farmaci usati per l’immunoterapia del cancro possono causare, con una certa frequenza, effetti avversi immunitari</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una classe di farmaci che agiscono contro i tumori stimolando la risposta del sistema immunitario alle cellule neoplastiche (immunoterapia) è molto efficace in alcuni casi ma può anche facilitare la comparsa di eventi avversi dovuti all’iperstimolo delle difese dell’organismo.<br />
I cosiddetti inibitori del <em>checkpoint</em> immunitario, che semplicemente tolgono il freno alle risposte immuni contro il tumore, promuovendo l’attività favorevole dei linfociti T, sono ormai divenuti parte dell’armamentario terapeutico contro il cancro. Usati dapprima solo per il melanoma e per il tumore del polmone sono stati utilizzati successivamente anche in altri tipi di cancro. Proprio perché stimolano la risposta del sistema immunitario contro il tumore possono però anche favorire malattie simili a quelle autoimmuni in cui l’organismo produce anticorpi contro alcuni suoi organi. È quindi importante sapere quanto frequenti sono questi eventi avversi immunologici per valutare ogni volta il rapporto rischi/benefici che si ha quando si deve iniziare una terapia con questi farmaci.<br />
Per questo motivo è stata condotta una revisione sistematica che ha raccolto i dati finora disponibili dai vari studi già completati per capire quanto frequenti siano questi disturbi in corso di terapia. Si è così visto, in oltre 300.000 pazienti, che nel 40% circa dei casi possono comparire effetti avversi immunologici verso vari organi e apparati (apparato gastrointestinale, sistema endocrino, pelle, sistema nervoso, cuore, polmoni) e che quasi nel 20% dei casi possono essere gravi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Antinfluenzale e anti zoster nella stessa seduta</title>
		<link>https://infarmaco.it/antinfluenzale-e-anti-zoster-nella-stessa-seduta-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 23:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[adiuvanti]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione anti herpes zoster]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione antinfluenzale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La somministrazione simultanea dei vaccini adiuvati contro l’herpes zoster e l’influenza è sicura negli anziani.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli adulti sopra i 65 anni d’età, la vaccinazione contro l’influenza e quella contro l’herpes zoster sono raccomandate per prevenire complicanze gravi. Mentre il vaccino antinfluenzale protegge dalle infezioni stagionali che possono avere conseguenze anche serie, quello contro l’herpes zoster aiuta a prevenire il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, una malattia debilitante causata dalla riattivazione del virus della varicella. Per migliorare l’adesione a queste vaccinazioni, viene proposta la somministrazione dei due vaccini nella stessa seduta, ma ci sono possibili rischi?<br />
Negli ultimi anni sono state approvate nuove formulazioni di entrambi i vaccini, contenenti nuovi adiuvanti, cioè sostanze che potenziano la risposta immunitaria e che hanno come obiettivo quello di rendere il vaccino più efficace. Gli adiuvanti, tuttavia, possono anche aumentare le probabilità di effetti collaterali, come dolore o arrossamento nella sede di iniezione e, in alcuni casi, febbre. Questo ha sollevato possibili preoccupazioni sulla sicurezza della somministrazione contemporanea dei due vaccini negli anziani.<br />
Per fugare i dubbi è stato condotto uno studio che ha coinvolto 267 ultrasessantacinquenni statunitensi. A un gruppo è stato somministrato il vaccino antinfluenzale con l’adiuvante insieme a quello contro l’herpes zoster, mentre un altro gruppo ha ricevuto il vaccino antinfluenzale tradizionale, oltre al vaccino contro l’herpes zoster.<br />
Le reazioni osservate dopo la vaccinazione erano quelle attese, senza alcuna differenza tra i due gruppi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paracetamolo sicuro in gravidanza</title>
		<link>https://infarmaco.it/paracetamolo-in-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 23:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[ADHD]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[paracetamolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’uso del paracetamolo in gravidanza non aumenta il rischio di alterazioni dello sviluppo neurologico del nascituro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è motivo di ritenere che l’uso del paracetamolo per la febbre o il dolore in gravidanza possa avere conseguenze sul nascituro. È bene precisare che da tempo le linee guida raccomandano questo farmaco come prima scelta nella donna in dolce attesa perché considerato sicuro.<br />
Negli ultimi anni, però, alcune ricerche hanno suggerito un possibile legame tra l’uso del paracetamolo in gravidanza e lo sviluppo di disturbi neurologici nei bambini, come il deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e il disturbo dello spettro autistico (ASD).<br />
Per questo motivo, sono stati valutati gli studi (nove studi originali e tre metanalisi, che raccolgono cioè e analizzano i dati di altri studi) pubblicati finora sull’argomento. La loro analisi ha concluso che le associazioni riportate non sono dovute a un effetto diretto del paracetamolo, ma probabilmente a fattori di confondimento (come la predisposizione genetica o l’ambiente familiare del bambino) di cui non si era tenuto conto negli studi. Al contrario, le ricerche più affidabili e metodologicamente rigorose non hanno trovato alcuna associazione tra l’uso del paracetamolo in gravidanza e problemi nello sviluppo neurologico del bambino.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’intelligenza artificiale aiuta la farmacovigilanza</title>
		<link>https://infarmaco.it/lintelligenza-artificiale-aiuta-la-farmacovigilanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 23:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti negativi]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale generativa]]></category>
		<category><![CDATA[LLM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale generativa potrebbe aumentare il numero di segnalazioni di eventi avversi interpretando i dati presenti in cartella clinica </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale può dare una mano significativa nel segnalare gli eventi avversi associati all’uso di farmaci.<br />
I medicinali vengono immessi in commercio dopo un’attenta valutazione della loro efficacia e sicurezza da parte delle agenzie regolatorie (l’EMA in Europa, l’AIFA in Italia). Tuttavia gli studi cosiddetti<em> pre marketing</em>, fatti cioè prima della commercializzazione, non possono far emergere tutti i possibili effetti avversi dei singoli farmaci, per cui è fondamentale continuare a monitorare la loro sicurezza nel tempo. Con l’uso su larga scala potrebbero emergere nuovi effetti avversi. La sorveglianza <em>post marketing</em> si basa sulle segnalazioni fatte dai medici o dai pazienti (nel sito dell’AIFA sono disponibili le schede da compilare &#8211; <a href="https://www.aifa.gov.it/moduli-segnalazione-reazioni-avverse" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a>) , ma molti eventi avversi risultano sottosegnalati, sia per la difficoltà di rilevarli sia per la mancanza di tempo nel segnarlarli e documentarli accuratamente.<br />
Per migliorare questo processo, un gruppo di ricercatori giapponesi ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale generativa che utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale (quello che usiamo tutti i giorni) per comprendere e generare testo. Sono state “date in pasto” a questa intelligenza artificiale le cartelle cliniche elettroniche anonimizzate di oltre 44.000 malati di tumore. Ebbene l’intelligenza artificiale era in grado di individuare, con una adeguata precisione, quali erano gli eventi avversi associati alle varie terapie somministrate, fornendo delle percentuali sovrapponibili a quelle già note per quei farmaci. Lo studio ha valutato tre classi di chemioterapici (platino, taxani e pirimidine) e quattro gruppi di effetti avversi (neuropatie periferiche, mucosite orale, alterazioni del gusto e perdita di appetito).</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se si perdono i chili se ne giova il ginocchio</title>
		<link>https://infarmaco.it/se-si-perdono-i-chili-se-ne-giova-il-ginocchio-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 08:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Gonartrosi (artrosi del ginocchio)]]></category>
		<category><![CDATA[Obesita']]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La semaglutide, oltre a favorire la perdita di peso, potrebbe ridurre il dolore e migliorare la funzionalità articolare nelle persone obese con artrosi del ginocchio.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La comune artrosi del ginocchio comporta dolore e una ridotta mobilità. Le persone obese sono particolarmente a rischio a causa dello stress meccanico esercitato dall’eccesso di peso sulle articolazioni portanti e dell’infiammazione sistemica legata all’obesità.<br />
In questi casi, la perdita di peso unita all’attività fisica è l’intervento di prima linea per ridurre il dolore e migliorare la funzionalità articolare. Dimagrire e mantenere i risultati nel tempo però può essere particolarmente difficile, tanto che nei casi più gravi si può ricorrere a farmaci che supportano il percorso di perdita di peso in aggiunta all’esercizio fisico e a una dieta ipocalorica. Uno di questi è la semaglutide. Un gruppo internazionale di ricercatori ora si è chiesto se alla riduzione del peso ottenuta con il farmaco possa corrispondere una riduzione del dolore da artrosi del ginocchio.<br />
Per rispondere a questa domanda è stato condotto uno studio, sponsorizzato dall’azienda che produce il farmaco e quindi passibile di conflitti d’interesse, che ha coinvolto circa 400 persone obese e con un’artrosi del ginocchio. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto una somministrazione settimanale sottocutanea del farmaco, l’altro un placebo. In aggiunta, entrambi i gruppi hanno seguito un programma di consulenza per favorire l’attività fisica e una dieta ipocalorica.<br />
I risultati emersi sono stati incoraggianti ma vanno interpretati con cautela: chi ha assunto il farmaco ha perso in effetti diversi chili e ha anche riferito di avere meno dolore al ginocchio, osservando anche un miglioramento nella funzionalità dell’articolazione. Tuttavia, non è ancora chiaro se questo miglioramento sia dovuto solo alla perdita di peso, che si può ottenere anche solo con l’attività fisica e la dieta, o se il farmaco abbia effetti specifici sull’infiammazione o sul dolore.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre più farmaci usati dagli anziani</title>
		<link>https://infarmaco.it/sempre-piu-farmaci-usati-dagli-anziani-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 23:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[uso farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2349</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il numero di anziani che vivono con malattie croniche e prendono più farmaci è aumentato negli ultimi vent’anni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo uno studio che ha coinvolto quasi 15.000 ultrasessantacinquenni statunitensi, il numero di anziani che assumono cinque o più farmaci al giorno tutti i giorni è quasi raddoppiato negli ultimi vent’anni.<br />
Nel periodo di studio, dal 1999 al 2020, il numero medio di farmaci assunti per persona è aumentato da 3,0 a 4,3 e la percentuale di anziani in polifarmacoterapia, cioè che assumevano 5 o più farmaci, è salita dal 23% al 43%. È cresciuto anche il numero di anziani che assumevano 10 o più farmaci, passando dal 2% del 1999 al 6%.<br />
Ad aumentare in particolare è stato l’uso di farmaci per le malattie cardiovascolari, per i disturbi metabolici come il diabete, per problemi gastrointestinali e psicologici.<br />
Un dato positivo però c’è: l’uso di farmaci potenzialmente inappropriati pur rimanendo troppo elevato, è sceso negli anni dal 49% al 45%.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come gli antibiotici debellano i batteri</title>
		<link>https://infarmaco.it/come-gli-antibiotici-debellano-i-batteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 23:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[battericidi]]></category>
		<category><![CDATA[batteriostatici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2340</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’armamentario terapeutico contro le infezioni batteriche gli antibiotici batteriostatici non sono per forza meno efficaci dei battericidi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come funzionano gli antibiotici? Come agiscono sui batteri? Sono molti i meccanismi d’azione, ma in linea di massima tutti gli antibiotici si possono dividere in due grandi categorie: quelli che uccidono i batteri, perciò detti battericidi e quelli che ne prevengono la crescita, perciò detti batteriostatici. Per fare qualche esempio la penicillina è un battericida, mentre l’eritromicina è un batteriostatico.<br />
Da tempo si crede che vista la loro azione più “radicale” i battericidi siano più efficaci nel contrastare le infezioni gravi (come endocarditi o sepsi) rispetto ai batteriostatici e si pensa anche che una terapia di associazione con un battericida e un batteriostatico sia sconsigliabile perché quest’ultimo interferirebbe con l’azione dell’antibiotico battericida.<br />
Ora una revisione, che ha raccolto e analizzato le ricerche pubblicate finora nella letteratura scientifica al riguardo, sembra voler smentire almeno in parte questi due principi, dati invece come assodati. È emerso infatti che alcuni batteriostatici, come il linezolid, non sono inferiori ai battericidi in infezioni importanti come le polmoniti o le infezioni addominali; inoltre gli antibiotici batteriostatici sarebbero utili in alcune terapie di salvataggio in infezioni gravi come le endocarditi. A corollario non tutte le associazioni di un batteriostatico più un battericida sarebbero sempre da evitare, in alcuni casi infatti non ci sarebbe un antagonismo ma un effetto favorevole.</p>
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		<title>Rischio effetti avversi nei bambini</title>
		<link>https://infarmaco.it/leffetto-dei-farmaci-sui-bambini-fragili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 23:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[effetti collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2337</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come per l’adulto anche nel bambino la fragilità aumenta il rischio di effetti avversi ai farmaci, ma nel bambino l’impatto può essere maggiore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta a un trattamento farmacologico varia da persona a persona ed è influenzata da numerosi fattori, tra cui l’ambiente, la dieta, l’età, il sesso, lo stile di vita e la predisposizione genetica. Nei bambini, questa variabilità è ancora più marcata a causa dei continui cambiamenti legati alla crescita. Queste differenze si riflettono sia nell’assorbimento sia nell’eliminazione dei farmaci, creando differenze non solo tra bambini e adulti, ma anche tra bambini di età diverse.<br />
Una revisione, che ha raccolto e interpretato i dati pubblicati nella letteratura scientifica, si è posta l’obiettivo di capire quali sono i fattori che aumentano il rischio di effetti avversi legati all’uso dei farmaci nei bambini. Dall’analisi è emerso che i bambini più esposti agli effetti avversi sono quelli che hanno più di una malattia (comorbilità) per cui prendono più farmaci, quelli ospedalizzati per periodi prolungati e i più piccoli. I farmaci usati in età pediatrica che più spesso causano effetti avversi sembra siano gli antistaminici, i farmaci per le malattie endocrine, i farmaci per l’epilessia, gli antibiotici, i farmaci per malattie del sistema nervoso centrale e gli anestetici.<br />
Sebbene molti dei fattori di rischio siano simili a quelli degli adulti, il loro impatto può essere molto diverso nei bambini, con conseguenze che possono compromettere il loro sviluppo e la loro qualità di vita</p>
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