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	<title>Marzo 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Sat, 29 Mar 2025 09:11:33 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marzo 2025 Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Chemioterapia “calda” contro il tumore dell’ovaio</title>
		<link>https://infarmaco.it/chemioterapia-calda-contro-il-tumore-dellovaio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 22:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[IPEC]]></category>
		<category><![CDATA[tumore dell’ovaio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chemioterapia intraperitoneale ipertermica durante l’intervento chirurgico migliora la sopravvivenza delle donne in caso di ripresa della malattia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama IPEC, acronimo che sta per chemioterapia intraperitoneale ipertermica, e si è dimostrata efficace nell’allungare la sopravvivenza delle donne anche quando, nonostante i cicli di chemioterapia, la malattia ricompaia.<br />
In caso di tumore dell’ovaio operabile, quando si pratica l’intervento chirurgico si può anche somministrare nell’addome, sotto forma di lavaggio peritoneale, un farmaco chemioterapico, che agisca direttamente sulle eventuali cellule tumorali rimaste. La somministrazione del farmaco antitumorale (di solito a base di platino) viene fatta alla temperatura di 41-42°C e per questo si parla di terapia ipertermica.<br />
Uno studio condotto in Francia, Belgio, Spagna e Canada suggerisce ora che l’IPEC sia efficace anche quando si ha una ripresa della malattia. Confrontando i risultati ottenuti in oltre 400 donne con una ripresa di tumore dell’ovaio, quelle sottoposte alla chemioterapia intraperitoneale ipertermica durante l’intervento chirurgico avevano una sopravvivenza significativamente maggiore.</p>
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		<item>
		<title>Farmaci per il dolore neuropatico e rischio di frattura dell’anca</title>
		<link>https://infarmaco.it/farmaci-per-il-dolore-neuropatico-e-rischio-di-frattura-dellanca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 07:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[frattura dell'anca]]></category>
		<category><![CDATA[gabapentinoidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Soprattutto nelle persone fragili o con malattia renale, l’uso dei gabapentinoidi come antidolorifici richiede cautela per l’aumento del rischio di frattura dell’anca.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, l’uso dei gabapentinoidi (pregabalin e gabapentin), farmaci indicati per il dolore neuropatico, è notevolmente aumentato, anche in Italia, in particolare tra gli anziani, come alternativa più sicura agli oppioidi nel trattamento del dolore. Tuttavia, questi farmaci, proprio perché agiscono sul sistema nervoso centrale, possono causare effetti collaterali come sonnolenza, vertigini e problemi di equilibrio, aumentando così il rischio di cadute e fratture.<br />
Uno studio condotto in Australia su oltre 28.000 persone ricoverate per una frattura dell’anca ha cercato di quantificare questo rischio.<br />
I risultati confermano che chi assumeva gabapentinoidi aveva maggiori probabilità di cadere e di avere una frattura dell’anca rispetto a chi non li assumeva. Il rischio era più elevato nelle persone fragili, notoriamente più sensibili agli effetti collaterali dei farmaci, e in quelle con un’insufficienza renale, in cui l’eliminazione ridotta del farmaco potrebbe favorirne l’accumulo e aumentare gli effetti indesiderati, soprattutto in caso di dosaggio non appropriato.</p>
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		<item>
		<title>Batteri resistenti nei malati di tumore</title>
		<link>https://infarmaco.it/batteri-resistenti-nei-malati-di-tumore-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 23:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antimicrobico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni ospedaliere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La frequenza di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici è maggiore nei pazienti ricoverati per cancro.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei malati di cancro ricoverati in ospedale il rischio di avere un’infezione causata da batteri resistenti agli antibiotici è più alto rispetto ai pazienti ricoverati per altre malattie. Poiché i malati di cancro sono di per sé fragili, la presenza di un batterio difficilmente trattabile aggrava la loro condizione. Si stima che un quinto dei pazienti ricoverati per un tumore vada incontro nel corso del ricovero a un’infezione e che ciò aumenti il rischio di morte in caso di infezioni gravi come una sepsi che richiedono il ricovero in terapia intensiva.<br />
Una ricerca condotta oltreoceano ha analizzato la frequenza di infezioni resistenti agli antibiotici in oltre quattro milioni e mezzo di pazienti ricoverati in ospedale, 300 mila dei quali avevano un tumore. Dai risultati è emerso che la probabilità di avere un’infezione causata da un germe resistente agli antibiotici era quasi doppia in chi aveva un cancro di qualunque tipo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza del sapore dei farmaci</title>
		<link>https://infarmaco.it/limportanza-del-sapore-dei-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 23:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[palatabilità]]></category>
		<category><![CDATA[somministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte nel bambino il sapore di un antibiotico in formulazione liquida è un ostacolo alla somministrazione corretta della terapia prescritta dal medico.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Far prendere un farmaco ai bambini, se il sapore è sgradevole, può essere una vera e propria impresa. Lo sanno bene i genitori, ma ciò che spesso si sottovaluta è quanto la palatabilità, ovvero il gusto del medicinale, incida sull’aderenza alla terapia e persino sulle scelte prescrittive dei medici o i consigli dei farmacisti.<br />
Un’indagine irlandese condotta su 244 medici e farmacisti, ha gettato un po’ di luce su questo aspetto spesso poco considerato, concentrando l’attenzione sulla somministrazione degli antibiotici in formulazione liquida: quasi l’80% dei medici ha dichiarato che il motivo più frequente per non seguire le raccomandazioni delle linee guida nella scelta dell’antibiotico destinato ai bambini è proprio il tentativo di privilegiare formulazioni più “buone” come gusto per favorire l’aderenza alla terapia. Analogamente, oltre la metà dei farmacisti (52%) ha dichiarato di consigliare ai genitori che avevano difficoltà a far assumere l’antibiotico in formulazione liquida di modificare la modalità di somministrazione – per esempio diluendolo o mescolandolo con gli alimenti – per migliorarne l’accettabilità.<br />
Gli antibiotici meno tollerati dai bambini, secondo quanto riportato da medici e farmacisti irlandesi, sono la flucloxacillina e la claritromicina: il primo per il cattivo odore, il secondo per la consistenza. Al contrario, amoxicillina e cefaclor risultano tra i più apprezzati. Tuttavia il cefaclor – sebbene gradito – è un antibiotico ad ampio spettro, che secondo le linee guida non dovrebbe essere prescritto come prima scelta. Il rischio è di favorire un uso non ottimale degli antibiotici pur di assicurarsi l’aderenza alla terapia, con possibili ricadute sul piano della resistenza antimicrobica.</p>
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		<item>
		<title>Vitamina D e omega 3 non migliorano la salute muscolare dell’anziano</title>
		<link>https://infarmaco.it/vitamina-d-e-omega-3-non-migliorano-la-salute-muscolare-dellanziano-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 09:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[massa muscolare]]></category>
		<category><![CDATA[omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[sarcopenia]]></category>
		<category><![CDATA[Vitamina D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli anziani in buona salute e fisicamente attivi, l’integrazione di vitamina D e omega 3 non comporta benefici per la salute muscolare e la prevenzione della sarcopenia.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’integrazione di vitamina D e acidi grassi omega 3 è una pratica diffusa tra gli anziani, nella convinzione che possa contribuire al mantenimento della salute generale e alla prevenzione di diverse patologie. La loro assunzione è in realtà raccomandata solo in presenza di specifiche condizioni cliniche.<br />
Uno studio, condotto in cinque Paesi europei (Austria, Francia, Germania, Portogallo e Svizzera), ha valutato gli effetti dell’integrazione quotidiana di vitamina D, omega 3 ad alte dosi e dell’esercizio fisico sulla salute muscolare di poco più di duemila anziani in buona salute, fisicamente attivi e senza carenza di vitamina D (nei limiti di norma negli esami del sangue).<br />
I risultati hanno mostrato che negli anziani fisicamente attivi né l’assunzione quotidiana di vitamina D (2.000 UI al giorno) né quella di omega 3 (1 g al giorno) né la loro combinazione con un programma di esercizi fisici migliorano la massa muscolare o aiutano a prevenire la sarcopenia, cioè il progressivo declino della massa e della forza muscolare associato all’invecchiamento.</p>
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		<item>
		<title>Quali farmaci per il dolore neuropatico nel bambino</title>
		<link>https://infarmaco.it/quali-farmaci-per-il-dolore-neuropatico-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 23:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci analgesici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei piccoli malati di tumore è importante riconoscere la presenza del dolore per poterlo trattare adeguatamente, anche se non ci sono dati certi su quali farmaci siano più efficaci </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dolore va sempre riconosciuto e trattato. Eppure nei bambini capita spesso che venga trascurato o sottovalutato, anche quando è dovuto a un tumore.<br />
Il dolore neuropatico è un tipo particolare di dolore frequente nei bambini colpiti da cancro, che si manifesta con bruciore, formicolii, scosse elettriche. Può essere causato direttamente dalla malattia, per esempio quando il tumore comprime un nervo, ma è spesso una conseguenza della chemioterapia, della radioterapia o della chirurgia. Nonostante sia frequente si sa ancora poco su come valutare e affrontare in modo efficace questo tipo di dolore nei bambini. Le difficoltà iniziano dalla diagnosi perché i bambini spesso non riescono a esprimere chiaramente ciò che provano e gli strumenti per valutare la presenza e l’intensità del dolore neuropatico non sono adeguati all’età pediatrica. Inoltre mancano prove su quale sia la terapia antalgica da preferire perché la maggior parte dei farmaci usati negli adulti non è stata studiata nei bambini e viene usata fuori indicazione (off label), cioè senza le prove specifiche a supporto.<br />
Per questo un gruppo di esperti italiani ha analizzato la letteratura scientifica disponibile per cercare di offrire delle indicazioni concrete. Quando possibile, è bene agire direttamente sulla causa del dolore, per esempio se c’è una compressione di un nervo può essere efficace il ricorso ai cortisonici. Dei comuni farmaci analgesici, il paracetamolo può essere usato come trattamento di supporto, ma non è di solito sufficiente da solo a controllare il dolore, mentre i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) non sono efficaci nel dolore neuropatico e vanno quindi evitati. Gli oppioidi sono spesso utilizzati nel dolore neuropatico del bambino, ma il loro utilizzo è accompagnato da effetti collaterali significativi e mancano studi che ne confermino l’efficacia specifica in ambito pediatrico. Infine, come per gli adulti, in cui hanno dimostrato la loro efficacia nel ridurre il dolore neuropatico, anche nel bambino si ricorre a farmaci che hanno altre indicazioni, come alcuni anticonvulsivanti e alcuni antidepressivi, anche se le prove di efficacia nei bambini sono ancora scarse.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Attenzione alle interazioni tra farmaci quando c’è una fibrillazione atriale</title>
		<link>https://infarmaco.it/attenzione-alle-interazioni-tra-farmaci-quando-ce-una-fibrillazione-atriale-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 23:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[fibrillazione atriale]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni]]></category>
		<category><![CDATA[pronto soccorso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei pazienti con fibrillazione atriale giunti in Pronto soccorso aumenta  il rischio di interazioni tra farmaci già assunti e farmaci nuovi.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovere prendere più farmaci al giorno è una realtà comune per chi ha una fibrillazione atriale, una aritmia cardiaca che spesso porta al Pronto soccorso e che si stima riguardi tra il 2% e il 4% della popolazione in Europa. Se alle terapie di base per altre patologie presenti si aggiungono i farmaci somministrati in Pronto soccorso per il controllo della frequenza e del ritmo cardiaco, il rischio di interazioni tra farmaci cresce con conseguenze che possono essere anche gravi.<br />
Secondo uno studio austriaco, che ha coinvolto 200 pazienti con fibrillazione atriale arrivati in Pronto soccorso, la somministrazione in acuto di nuovi farmaci per il controllo della frequenza o del ritmo cardiaco per curare la fibrillazione atriale aumentava di oltre tre volte il rischio di interazioni ed era tanto maggiore quanto più numerosi erano i farmaci assunti.<br />
Le interazioni variavano per gravità: quasi il 20% dei pazienti ha ricevuto combinazioni di farmaci assolutamente controindicate, mentre il 70% ha ricevuto farmaci per i quali sarebbe stato necessario un aggiustamento delle altre terapie. Le conseguenze più comuni di queste interazioni comprendevano un aumento del rischio di sanguinamenti gravi, ulteriori alterazioni del ritmo cardiaco e danni muscolari.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Infezioni delle vie urinarie: per quanti giorni la terapia?</title>
		<link>https://infarmaco.it/infezioni-delle-vie-urinarie-per-quanti-giorni-la-terapia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 23:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[durata terapia]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni urinarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel bambino, se non c’è la febbre, potrebbero bastare pochi giorni di antibiotico per curare l’infezione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando i bambini hanno un’infezione delle vie urinarie è necessario il trattamento con antibiotici. Per molti anni si è raccomandata una terapia di una o due settimane a seconda dei casi, ma nuovi studi suggeriscono che qualora non ci sia anche la febbre potrebbe essere sufficiente una terapia più breve, di 2-5 giorni.<br />
Un’analisi condotta su un migliaio di bambini con infezioni delle vie urinarie valutati in nove studi clinici ha trovato che non ci sono differenze nel rischio di avere una nuova infezione urinaria nei bambini trattati più a lungo rispetto a quelli che hanno ricevuto l’antibiotico per meno giorni. I risultati sono stati positivi anche nei bambini con febbre ma poiché i dati disponibili in questo sottogruppo sono limitati non si possono ancora trarre conclusioni definitive.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Terapie troppo lunghe per la polmonite</title>
		<link>https://infarmaco.it/terapie-troppo-lunghe-per-la-polmonite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 23:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[durata terapia]]></category>
		<category><![CDATA[polmonite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In caso di ricovero per una polmonite acquisita fuori dall’ospedale la durata della terapia antibiotica è spesso più lunga di quanto raccomandato.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le linee guida indicano ai medici che in caso di polmonite acquisita al di fuori dall’ospedale che richieda un ricovero la terapia antibiotica sia il più possibile mirata e non sia troppo lunga. Nella realtà dei fatti, però, spesso si somministrano gli antibiotici per periodi di tempo più lunghi di quelli ottimali, con il rischio di resistenze batteriche.<br />
Secondo uno studio prospettico condotto in Norvegia su oltre cinquecento persone ricoverate in ospedale per una polmonite, nell’80% dei casi la scelta dell’antibiotico era in linea con quanto raccomandato, ma il problema era la durata della terapia che eccedeva i 5-6 giorni definiti dalle linee guida. In particolare nell’8o% dei casi la terapia durava alcuni giorni più di quanto consigliato e ciò accadeva soprattutto perché al momento della dimissione si consigliava di proseguire una terapia antibiotica per bocca ancora per qualche giorno una volta giunti a casa.<br />
L’alta percentuale di casi con una terapia prolungata non è spiegabile con i pochi pazienti in cui la prosecuzione della terapia sarebbe necessaria per le condizioni cliniche gravi o di fragilità ma indica piuttosto una scarsa attenzione a una buona gestione della terapia antibiotica. La somministrazione dell’antibiotico per più tempo del necessario non solo infatti aumenta il rischio di effetti avversi, senza migliorare l’efficacia della cura, ma seleziona anche ceppi batterici resistenti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I tanti farmaci aumentano i rischi per la salute nel caso di demenza</title>
		<link>https://infarmaco.it/i-tanti-farmaci-aumentano-i-rischi-per-la-salute-nel-caso-di-demenza-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 23:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[inappropriatezza]]></category>
		<category><![CDATA[reazioni avverse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle persone con demenza, la polifarmacoterapia aumenta il rischio di  avere reazioni avverse e di essere ricoverate in ospedale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle persone affette da demenza, l’assunzione quotidiana di più farmaci, una pratica nota come polifarmacoterapia, per controllare le varie malattie tipiche dell’età avanzata, aumenta il rischio di usare farmaci potenzialmente inappropriati, ovvero medicinali dal rapporto rischio-beneficio sfavorevole. Aumenta infatti il pericolo di avere reazioni avverse e di essere ricoverati in ospedale.<br />
La gestione terapeutica nelle persone con demenza è particolarmente complessa e richiede quindi una particolare attenzione. Secondo una revisione sistematica che ha raccolto e analizzato i dati ricavati da 19 ricerche, le persone con demenza in polifarmacoterapia hanno una probabilità quasi tre volte maggiore di ricevere farmaci potenzialmente inappropriati, tanto da avere un rischio significativamente maggiore di reazioni avverse, ricoveri ospedalieri e mortalità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/i-tanti-farmaci-aumentano-i-rischi-per-la-salute-nel-caso-di-demenza-2/">I tanti farmaci aumentano i rischi per la salute nel caso di demenza</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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