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	<title>animali Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2026 06:57:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>animali Archivi - InFarmaco</title>
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		<title>Dimezzare il consumo di antibiotici in veterinaria</title>
		<link>https://infarmaco.it/dimezzare-il-consumo-di-antibiotici-in-veterinaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 06:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[veterinaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno degli obiettivi dell’Unione europea è di ridurre del 50% l’uso di antibiotici, in particolare negli animali d’allevamento, entro il 2030</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/dimezzare-il-consumo-di-antibiotici-in-veterinaria/">Dimezzare il consumo di antibiotici in veterinaria</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo definito dalla Unione Europea di ridurre del 50%, entro il 2030, l’uso degli antibiotici in ambito veterinario potrebbe essere raggiunto, stando all’andamento attualmente in corso nella maggior parte dei Paesi membri.</p>
<h3>Gli antibiotici in veterinaria</h3>
<p>L’uso eccessivo di antibiotici in ambito sia umano sia animale comporta un aumento della diffusione di batteri resistenti ai comuni antibiotici. La preoccupazione al riguardo è notevole perché le infezioni causate da germi resistenti sono molto più difficili da trattare e a volte letali.<br />
Nell’ambito dell’approccio “One Health” (una sola salute, intesa come la salute umana, animale e ambientale nel loro insieme) si mira perciò a ridurre il più possibile l’uso degli antibiotici. Per quanto riguarda l’uso in medicina veterinaria l’UE ha lanciato il programma “Dalla fattoria alla tavola” (F2F, Farm to Fork), parte del Green Deal europeo, fissando l’obiettivo di ridurre le vendite di antibiotici veterinari del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 2018.<br />
In questa prospettiva l’UE ha anche introdotto alcuni regolamenti che vietano per esempio l’uso degli antibiotici a basso dosaggio per favorire la crescita negli animali da allevamento, vietando l’uso anche di alcuni antibiotici critici per la medicina umana.<br />
Peraltro si stima che fino alla metà degli antibiotici in medicina veterinaria (e in medicina umana) siano usati in maniera inappropriata, per cui c’è margine per raggiungere l’obiettivo di una riduzione drastica del loro utilizzo.</p>
<h3>Le tendenze in Europa</h3>
<p>L’obiettivo di ridurre del 50% l’uso degli antibiotici entro il 2030 è ambizioso, significa passare da 6.181 tonnellate di antibiotici a uso animale nel 2018 a poco più di tremila tonnellate nell’arco di 12 anni.<br />
A che punto è questa riduzione? Come si stanno comportando i Paesi dell’UE?<br />
Uno studio fa il punto, offrendo i dati aggiornati al 2022. In un quinquennio (dal 2018 al 2022) si è osservata una riduzione globale del 31% delle vendite di antibiotici per gli animali da allevamento. Questa riduzione non è stata però omogenea nei vari Paesi: i cali più significativi si sono registrati in Portogallo (-57%), a Malta (-48%), in Francia (-44%) e in Lettonia (-43%). L’Italia ha fatto la sua parte, con una riduzione del 37%. Solo due Paesi membri hanno avuto un andamento inverso, con un aumento delle vendite di antibiotici a uso animale (Lituania, + 36%, e Polonia, + 7%).<br />
In questo puzzle geografico occorre però anche tenere presenti i dati di partenza e qui l’Italia non è messa bene, essendo al terzo posto tra i Paesi che fanno un maggiore uso di antibiotici veterinari (585 tonnellate nel 2022) dopo la Spagna (1.027 tonnellate) e la Polonia (838 tonnellate). Se a queste si assomma la Germania (531 tonnellate) si arriva al 70% del consumo globale di antibiotici veterinari in Europa: saranno quindi questi quattro Paesi a dover ridurre più significativamente il ricorso agli antibiotici per raggiungere l’obiettivo europeo globale di ridurre del 50% l’uso di antibiotici negli animali.</p>
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		<title>Troppi antibiotici nel mondo per gli animali d’allevamento</title>
		<link>https://infarmaco.it/troppi-antibiotici-nel-mondo-per-gli-animali-dallevamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 23:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotico resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’uso estensivo degli antibiotici negli animali da reddito incide sulla diffusione dei batteri resistenti e quindi anche sulla salute umana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’uso degli antibiotici negli animali rimane un grosso problema di salute pubblica che incide pesantemente sulla diffusione delle resistenze batteriche e quindi sulla scarsa efficacia degli antibiotici disponibili per la cura delle infezioni umane.<br />
Ma quanto è diffuso questo uso e quanti antibiotici si ritrovano nei derivati animali (carni, latte, uova) che arrivano sulle nostre tavole? Una revisione analitica della letteratura scientifica ha scattato una fotografia della situazione mondiale.</p>
<h3>Le norme dell’Unione Europea</h3>
<p>Rispetto alle altre regioni del mondo l’Europa ha cercato di arginare l’uso degli antibiotici negli animali d’allevamento, emanando prima norme che impediscono l’uso di questi farmaci per promuovere la crescita degli animali, uso molto diffuso un tempo e ancora presente in molte aree del mondo, e successivamente, nel 2019 (con un regolamento entrato in vigore nel 2022), limitando ulteriormente l’uso degli antibiotici negli animali d’allevamento proibendo l’uso di molti antibiotici per la prevenzione delle malattie nell’animale.<br />
Ciò garantisce il consumatore europeo, e in effetti indagini condotte sul territorio italiano hanno fornito dati confortanti al riguardo. Ma come noto i prodotti che arrivano sulle nostre tavole possono giungere da varie parti del mondo dove non ci sono regole così stringenti.</p>
<h3>La situazione mondiale</h3>
<p>Le concentrazioni di antibiotici nei cibi di origine animale variano tantissimo nei vari continenti, si passa da livelli record nel SudAmerica (125,19 μg/kg), ai 58,76 μg/kg dell’Asia agli 8,41 μg/kg dell’Europa. Differenze dovute alle diverse normative più o meno garantiste. Per sempio né in Cina né in Brasile è vietato l’uso degli antibiotici nell’animale da allevamento con lo scopo di aumentarne la crescita.<br />
Gli antibiotici più spesso ritrovati negli alimenti di derivazione animale sono quelli più usati anche nell’uomo e cioè i betalattamici (penicillina e derivati), gli aminoglicosidi, le sulfonamidi e i chinoloni. I cibi più a rischio sono risultati i pesci, seguiti dalle uova, dalla carne di pollo e dal latte di mucca.</p>
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		<title>Un’unica salute per uomo, animali e ambiente</title>
		<link>https://infarmaco.it/ununica-salute-per-uomo-animali-e-ambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 23:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salute umana, salute animale e salute ambientale sono interconnesse, per cui per contrastare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici bisogna agire anche in ambito veterinario</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici comunemente usati per contrastare le infezioni umane non è dovuta solo al loro uso non sempre appropriato ed eccessivo da parte dei medici e dei pazienti, ma trova una spiegazione anche nella diffusa abitudine di prescrivere antibiotici agli animali da allevamento.<br />
Proprio per evitare l’uso non terapeutico degli antibiotici, per esempio per stimolare la crescita degli animali o la prevenzione di alcun loro malattie, dal 2006 in Europa ne è stato vietato l’uso negli allevamenti se non per trattare eventuali infezioni batteriche. Ciononostante, poiché le infezioni sono comuni negli allevamenti, anche a causa della vicinanza dei capi e della ristrettezza dei luoghi, questi farmaci vengono spesso prescritti dal veterinario. Più si usano gli antibiotici, anche in veterinaria, e più i batteri divengono resistenti e si diffondono nell’ambiente.<br />
Una ricerca italiana condotta in tre allevamenti di pollame del Nord del Paese ha studiato proprio la diffusione di alcuni geni di resistenza batterica nei germi presenti nei polli di allevamento e nelle persone che lavorano negli allevamenti, per scoprire che i batteri resistenti negli animali sono presenti anche nel microbioma intestinale dei lavoratori, oltre che nell’ambiente, creandosi così una via di diffusione di germi che non solo possono causare infezioni nell’uomo ma che, essendo resistenti agli antibiotici, rendono difficile una cura efficace in caso di malattie batteriche anche gravi.</p>
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