L’obiettivo definito dalla Unione Europea di ridurre del 50%, entro il 2030, l’uso degli antibiotici in ambito veterinario potrebbe essere raggiunto, stando all’andamento attualmente in corso nella maggior parte dei Paesi membri.
Gli antibiotici in veterinaria
L’uso eccessivo di antibiotici in ambito sia umano sia animale comporta un aumento della diffusione di batteri resistenti ai comuni antibiotici. La preoccupazione al riguardo è notevole perché le infezioni causate da germi resistenti sono molto più difficili da trattare e a volte letali.
Nell’ambito dell’approccio “One Health” (una sola salute, intesa come la salute umana, animale e ambientale nel loro insieme) si mira perciò a ridurre il più possibile l’uso degli antibiotici. Per quanto riguarda l’uso in medicina veterinaria l’UE ha lanciato il programma “Dalla fattoria alla tavola” (F2F, Farm to Fork), parte del Green Deal europeo, fissando l’obiettivo di ridurre le vendite di antibiotici veterinari del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 2018.
In questa prospettiva l’UE ha anche introdotto alcuni regolamenti che vietano per esempio l’uso degli antibiotici a basso dosaggio per favorire la crescita negli animali da allevamento, vietando l’uso anche di alcuni antibiotici critici per la medicina umana.
Peraltro si stima che fino alla metà degli antibiotici in medicina veterinaria (e in medicina umana) siano usati in maniera inappropriata, per cui c’è margine per raggiungere l’obiettivo di una riduzione drastica del loro utilizzo.
Le tendenze in Europa
L’obiettivo di ridurre del 50% l’uso degli antibiotici entro il 2030 è ambizioso, significa passare da 6.181 tonnellate di antibiotici a uso animale nel 2018 a poco più di tremila tonnellate nell’arco di 12 anni.
A che punto è questa riduzione? Come si stanno comportando i Paesi dell’UE?
Uno studio fa il punto, offrendo i dati aggiornati al 2022. In un quinquennio (dal 2018 al 2022) si è osservata una riduzione globale del 31% delle vendite di antibiotici per gli animali da allevamento. Questa riduzione non è stata però omogenea nei vari Paesi: i cali più significativi si sono registrati in Portogallo (-57%), a Malta (-48%), in Francia (-44%) e in Lettonia (-43%). L’Italia ha fatto la sua parte, con una riduzione del 37%. Solo due Paesi membri hanno avuto un andamento inverso, con un aumento delle vendite di antibiotici a uso animale (Lituania, + 36%, e Polonia, + 7%).
In questo puzzle geografico occorre però anche tenere presenti i dati di partenza e qui l’Italia non è messa bene, essendo al terzo posto tra i Paesi che fanno un maggiore uso di antibiotici veterinari (585 tonnellate nel 2022) dopo la Spagna (1.027 tonnellate) e la Polonia (838 tonnellate). Se a queste si assomma la Germania (531 tonnellate) si arriva al 70% del consumo globale di antibiotici veterinari in Europa: saranno quindi questi quattro Paesi a dover ridurre più significativamente il ricorso agli antibiotici per raggiungere l’obiettivo europeo globale di ridurre del 50% l’uso di antibiotici negli animali.



