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	<title>cancro della mammella Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Feb 2026 07:40:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>cancro della mammella Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Scelte condivise tra medico e paziente</title>
		<link>https://infarmaco.it/scelte-condivise-tra-medico-e-paziente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 23:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La controindicazione all’uso di estrogeni nelle donne con tumore al seno andrebbe discussa e soppesata tra rischi di recidiva e benefici attesi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una decisione condivisa tra medico e paziente è la scelta migliore per stabilire se la terapia ormonale sostitutiva per contrastare i sintomi della menopausa possa essere sicura nelle donne che hanno un tumore della mammella.</p>
<h3>La terapia ormonale sostitutiva</h3>
<p>La terapia ormonale sostitutiva mira a controllare i sintomi della menopausa (non solo le cosiddette vampate) riportando i livelli di estrogeni nella donna a una soglia tale da ridurre anche il rischio di fratture legate all’osteoporosi secondaria alla carenza di estrogeni.<br />
Questa terapia, che viene oggi proposta con maggiore cautela alle donne in menopausa perché si associa a un aumento del rischio di tumore al seno, è controindicata quando si ha già un tumore della mammella, perché gli estrogeni, in particolare in alcune forme di cancro, stimolano la crescita del tumore, contrastando in tal modo l’azione delle terapie endocrine antitumorali.<br />
I farmaci endocrini usati nella cura del tumore della mammella (il tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi), che hanno appunto un’attività antiestrogenica, causano la comparsa dei sintomi tipici della menopausa (vampate di calore, secchezza vaginale, disfunzione sessuale, artralgie), riducendo la qualità di vita. Per ovviare a questi disturbi si cerca di prescrivere terapie non ormonali (per esempio antidepressivi e alcuni anticonvulsivanti) che però, oltre ad avere a loro volta effetti collaterali, sono meno efficaci della terapia ormonale sostitutiva.</p>
<h3>Il pannello di consenso</h3>
<p>Per valutare se veramente sia indispensabile evitare l’uso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne che hanno un tumore della mammella per non aumentare il rischio di recidiva della malattia, un gruppo di ricercatori britannici ha dapprima condotto una revisione per raccogliere i dati pubblicati in letteratura al riguardo e ha quindi organizzato una conferenza di consenso in cui ginecologi, oncologi e radiologi valutavano i dati per raggiungere un consenso sulle raccomandazioni da dare alle donne in questa condizione.<br />
Le prove trovate in letteratura scientifica erano di non buona qualità, alcune indagini però suggerivano che quasi la metà delle donne con tumore della mammella era disposta ad affrontare un piccolo incremento del rischio di recidiva a causa della terapia ormonale sostitutiva a fronte però degli effetti benefici di quest’ultima sui sintomi della menopausa, mettendo quindi la qualità di vita sullo stesso piano del controllo della malattia.</p>
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		<item>
		<title>L’olanzapina a basso dosaggio mantiene la sua azione antiemetica</title>
		<link>https://infarmaco.it/lolanzapina-a-basso-dosaggio-mantiene-la-sua-azione-antiemetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 22:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>
		<category><![CDATA[Olanzapina]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aggiunta dell’olanzapina a basso dosaggio dopo un ciclo chemioterapico rinforza, senza troppi effetti collaterali, l’azione anti vomito dei farmaci somministrati preventivamente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo uno studio controllato e randomizzato giapponese si può dimezzare la dose di olanzapina usata come antiemetico per ridurre la frequenza degli effetti collaterali e in particolare della lieve sedazione che è solita dare.</p>
<h3>Nausea e vomito da chemioterapia</h3>
<p>Come noto alcuni chemioterapici hanno un alto potere emetogeno, per cui prima della loro somministrazione si è soliti ricorrere a una terapia preventiva che prevede tre farmaci: uno steroide, un inibitore della 5 idrossitriptamina e l’aprepitant, quest’ultimo somministrato anche nei giorni successivi. Si è visto che l’aggiunta dell’olanzapina, somministrata a domicilio, dopo la conclusione del ciclo chemioterapico per via endovenosa, riduce ulteriormente il rischio di nausea e vomito, a fronte però di un aumentato rischio di sedazione. Per questo motivo si è pensato di valutarne l’efficacia dimezzandone la dose (5 mg invece di 10 mg).</p>
<h3>Il disegno dello studio</h3>
<p>Sono state arruolate nello studio controllato e randomizzato 500 donne con tumore della mammella in stadio I-III, mai trattate prima con una chemioterapia altamente emetogena, sottoposte a un ciclo chemioterapico per via endovenosa con antracicline e ciclofosfamide. Tutte venivano trattate preventivamente con la tripletta di farmaci antiemetici mentre entro cinque ore dal rientro al domicilio, una volta finito il ciclo, venivano assegnate all’olanzapina per bocca (5 mg al giorno per 4 giorni) oppure al placebo.<br />
L’esito primario di efficacia era la percentuale di pazienti con una risposta completa, definita come assenza di vomito e nausea: si aveva una risposta completa nel 58,1% delle donne trattate con l’olanzapina rispetto al 35,5% di quelle che avevano ricevuto il placebo (p&lt;0,0001). Gli effetti sedativi erano analoghi nei due gruppi di pazienti, ma nel 2% delle trattate con olanzapina veniva segnalata una sonnolenza e nell’1% difficoltà di concentrazione, rispetto a nessuna nel gruppo placebo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia</title>
		<link>https://infarmaco.it/ce-modo-di-contrastare-la-nausea-e-il-vomito-da-chemioterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 22:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luglio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[nausea]]></category>
		<category><![CDATA[Olanzapina]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aggiunta dell’olanzapina a basso dosaggio dopo un ciclo chemioterapico rinforza, senza troppi effetti collaterali, l’azione anti vomito dei farmaci somministrati preventivamente</p>
<p>L'articolo <a href="https://infarmaco.it/ce-modo-di-contrastare-la-nausea-e-il-vomito-da-chemioterapia/">C’è modo di contrastare la nausea e il vomito da chemioterapia</a> proviene da <a href="https://infarmaco.it">InFarmaco</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni farmaci chemioterapici causano come effetto collaterale nausea e vomito, a volte incoercibili. Per ovviare a questo effetto, che peggiora molto la qualità di vita e la sopportazione delle terapie, si somministrano preventivamente più farmaci (di solito una combinazione di tre) che hanno un effetto antiemetico, riducono cioè la nausea e il vomito se somministrati prima del ciclo. A questi si può aggiungere un quarto farmaco, l’olanzapina, impiegata invece dopo il ciclo, quando si torna a casa, che riduce ulteriormente il rischio di vomito. Ha però il difetto di causare una certa sedazione al dosaggio abituale.</p>
<h3>Lo studio giapponese</h3>
<p>Uno studio clinico controllato e randomizzato condotto in Giappone si è posto l’obiettivo di valutare se un dosaggio ridotto dell’olanzapina (5 mg invece di 10 mg) potesse avere la medesima efficacia anti vomito riducendo però gli effetti indesiderati come la sedazione. Hanno partecipato alla ricerca 500 donne con un tumore al seno trattate con due chemioterapici per via endovenosa (un’antraciclina e la ciclofosfamide) che causano tipicamente nausea e vomito. Prima della somministrazione dei chemioterapici hanno ricevuto i tre farmaci impiegati a scopo preventivo , mentre una volta tornate a casa dopo il ciclo potevano prendere o l’olanzapina a basso dosaggio (5 mg) o un placebo di confronto.<br />
Il numero di donne che lamentavano ancora episodi di vomito nei cinque giorni successivi al ciclo era significativamente inferiore in quelle trattate con l’olanzapina rispetto al placebo, a indicare l’efficacia del farmaco. Ciò a fronte di sonnolenza o mancanza di concentrazione nell’1-2% dei casi.</p>
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		<item>
		<title>Troppi farmaci per le donne con un tumore al seno e metastasi?</title>
		<link>https://infarmaco.it/troppi-farmaci-per-le-donne-con-un-tumore-al-seno-e-metastasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 22:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[metastasi]]></category>
		<category><![CDATA[polifarmacoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la malattia è in fase avanzata occorre tenere presenti le possibili conseguenze negative dei molti farmaci prescritti, rivedendo la terapia e privilegiando la qualità di vita</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le donne con un tumore del seno metastatico, quindi con una forma di malattia in fase avanzata, ricevono spesso molti farmaci insieme, ciò comporta un aumento del rischio di reazioni avverse e di interazioni, con un peggioramento della qualità di vita. Di questi aspetti occorre tenere conto quando si propongono le terapie alle donne con questa condizione.<br />
Uno studio condotto in Germania su una novantina di donne con il tumore della mammella in fase avanzata e con metastasi in vari organi ha valutato quanti farmaci prendessero queste pazienti e quali conseguenze si possono avere per la salute e la qualità della vita.<br />
Quando la malattia è in fase avanzata, l’obiettivo è allungare la sopravvivenza, somministrando farmaci che possano contrastare le cellule maligne, ma anche controllare i sintomi, mantenendo al contempo una buona qualità di vita. Per questo, oltre ai chemioterapici o ad altri farmaci oncologici, vengono prescritti anche diversi farmaci di supporto. Ma tutti questi farmaci sono sempre necessari e non hanno effetti negativi?<br />
Il 44% dei farmaci usati nelle donne di questo studio erano diretti contro il tumore, il 18% erano terapie di supporto e il 38% erano farmaci per controllare comorbilità, cioè altre malattie compresenti, o supplementi. In quattro donne su cinque il numero di farmaci da assumere quotidianamente era superiore a 5, configurando quindi una situazione di polifarmacoterapia, che aumenta il rischio di conseguenze negative per la salute. In effetti nella rivalutazione fatta a posteriori nel 10% circa dei casi i farmaci erano prescritti in maniera inappropriata, nel 13% dei casi c’erano possibili interazioni negative tra i farmaci assunti e nel 65% dei casi il numero di farmaci da prendere era tale da rendere difficile l’aderenza al trattamento, con la possibilità quindi per la persona di dimenticarsi una pillola o di fare confusione. Ciò a fronte di una qualità di vita non sempre conservata.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Conciliare terapia e gravidanza nel cancro della mammella</title>
		<link>https://infarmaco.it/conciliare-terapia-e-gravidanza-nel-cancro-della-mammella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 22:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2814</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si può sospendere la terapia ormonale per un tumore della mammella nelle giovani donne in cerca di una gravidanza, ma è fondamentale poi riprenderla dopo il parto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si può sospendere la terapia ormonale per un tumore della mammella se si è in cerca di una gravidanza, ma l’importante è poi riprenderla per tempo una volta che si è partorito.<br />
Sono sempre più frequenti i casi di diagnosi di tumore del seno in età fertile e in molti casi la malattia richiede una terapia ormonale da seguire per almeno 5 anni. Questo porta le giovani a rinviare la gravidanza nell’attesa di concludere la terapia. Secondo uno studio controllato è possibile comunque interrompere temporaneamente la terapia per affrontare una gravidanza, a condizione che il trattamento venga ripreso e completato dopo il parto. In questo contesto controllato, i risultati infatti sono stati incoraggianti: oltre il 70% delle donne ha ripreso la terapia e meno del 10% ha avuto una ricaduta della stessa.<br />
Ma cosa succede nella vita reale, fuori dai protocolli di ricerca?<br />
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori in California ha seguito nel tempo l’andamento della malattia in oltre 200 donne con tumore al seno che sono rimaste incinte dopo la diagnosi. È emerso che meno della metà delle donne con tumore al seno riprendeva la terapia entro dieci anni dalla gravidanza e solo una su tre lo faceva entro due anni. Ciò comportava una raddoppio del rischio di ricaduta della malattia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Poche donne con cancro mammario riprendono la cura dopo una gravidanza</title>
		<link>https://infarmaco.it/poche-donne-con-cancro-mammario-riprendono-la-cura-dopo-una-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 22:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da uno studio osservazionale condotto in California, nella pratica clinica quotidiana solo il 48% delle donne con tumore della mammella positivo per i recettori degli estrogeni riprende la terapia endocrina entro 10 anni da una gravidanza e solo il 34% entro 2 anni, con un rischio di recidiva o di decesso del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da uno studio osservazionale condotto in California, nella pratica clinica quotidiana solo il 48% delle donne con tumore della mammella positivo per i recettori degli estrogeni riprende la terapia endocrina entro 10 anni da una gravidanza e solo il 34% entro 2 anni, con un rischio di recidiva o di decesso del 19%, doppio rispetto a quello osservato in donne che concludono invece i cinque anni di trattamento previsti. Questi dati si discostano sensibilmente da quanto emerso nello studio controllato POSITIVE, che aveva registrato un tasso di ripresa della terapia nel 73% delle donne dopo la gravidanza.<br />
I ricercatori hanno voluto verificare se i risultati dello studio POSITIVE fossero replicabili nella realtà quotidiana. A tal fine è stato utilizzato il database Oncoshare, che integra dati clinici, demografici e oncologici del sistema sanitario californiano. Sono state analizzate donne con diagnosi di carcinoma della mammella in stadio da zero a III, che dopo la diagnosi avevano avuto una gravidanza.<br />
Dall’analisi è emerso che il 30% delle pazienti con tumore sensibile alla terapia endocrina non aveva mai iniziato il trattamento, nonostante l’indicazione clinica. Tra coloro che avevano iniziato la terapia e sono successivamente rimaste incinta, la durata mediana della sospensione della terapia è risultata di 21 mesi. Riprendevano più spesso la terapia le donne che di partenza avevano uno stadio di malattia più avanzato prima della gravidanza e quelle che oltre alla terapia ormonale erano state sottoposte a radio o chemioterapia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’acido acetilsalicilico non previene la recidiva</title>
		<link>https://infarmaco.it/lacido-acetilsalicilico-non-previene-la-recidiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 09:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[acido acetilsalicilico]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=1854</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’aspirina non sembra avere lo sperato effetto protettivo nei confronti del tumore della mammella.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La supposta azione protettiva dell’acido acetilsalicilico nei confronti delle recidive di tumore della mammella, emersa da studi osservazionali, sembra essere smentita da un ampio studio controllato e randomizzato statunitense. L’ipotesi è che l’azione antinfiammatoria e antiaggregante del farmaco possa ridurre la nuova comparsa del tumore o incidere sulla sopravvivenza.<br />
Sono state prese in esame 3.020 donne con cancro della mammella non metastatico ad alto rischio suddivise in due gruppi: trattate con 300 mg di acido acetilsalicilico al giorno per cinque anni oppure con un placebo. Esito primario valutato era la sopravvivenza libera da malattia.<br />
Lo studio è stato interrotto anzitempo per la mancanza di efficacia del trattamento. A un follow up mediano di 33 mesi si è avuta una ricomparsa della malattia o un decesso in 253 donne (141 nel gruppo trattato con acido acetilsalicilico e 112 nel gruppo placebo, hazard ratio 1,27, limiti di confidenza al 95% da 0,99 a 1,63, p=0,06). Non sono emerse differenze neppure nella sopravvivenza globale tra i due gruppi (hazard ratio 1,19, limiti di confidenza al 95% da 0,82 a 1,72). Simili erano pure i tassi di eventi avversi medio-gravi: 9,3% nel gruppo in trattamento rispetto a 10,2% nel gruppo placebo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Non solo farmaci per prevenire le recidive</title>
		<link>https://infarmaco.it/non-solo-farmaci-per-prevenire-le-recidive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 09:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[acido acetilsalicilico]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[infiammazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=1857</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’aspirina non sembra avere lo sperato effetto protettivo nei confronti del tumore della mammella.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prendere tutti i giorni un’aspirina (acido acetilsalicilico) non protegge dalla ricomparsa di un tumore della mammella. Alcuni studi avevano suggerito che grazie alla sua azione antinfiammatoria il farmaco potesse ridurre il rischio di recidiva della malattia in donne curate per un tumore del seno.<br />
Per confermare questi dati i ricercatori hanno condotto uno studio ampio e con un gruppo di controllo per confrontare l’efficacia dell’aspirina rispetto al placebo, una sostanza inerte.<br />
Secondo quanto emerge dallo studio, che ha coinvolto oltre tremila donne negli Stati Uniti, prendere una compressa al giorno del farmaco non riduce il rischio di ammalarsi nuovamente di tumore della mammella.</p>
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			</item>
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