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Batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi: implicazioni epidemiologiche e strategie di gestione clinica

Batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi: implicazioni epidemiologiche e strategie di gestione clinica

Tra le manifestazioni più allarmanti dell’antibiotico resistenza c’è la diffusione di enterobatteri resistenti ai carbapenemi, come Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli, responsabili di gravi infezioni ospedaliere ad alta letalità. Il problema è critico perché i carbapenemi sono antibiotici di ultima linea e la loro perdita di efficacia riduce drasticamente le opzioni di cura per alcune infezioni. Questo Minidossier fa il punto sul fenomeno e sulle strategie per contenerlo

Pubblicazioni | Antibiotico resistenza
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Si può accorciare la durata della terapia antibiotica?

In caso di batteriemia si può pensare di ridurre la durata della terapia antibiotica per via endovenosa passando dai tradizionali 14 giorni a 7 giorni, senza che questo implichi una riduzione dell’efficacia. È quanto suggerisce uno studio controllato e randomizzato internazionale che ha coinvolto 3.608 pazienti ricoverati in 74 ospedali (nel 55% dei casi in terapia intensiva e nel restante 45% in reparto). In tre quarti dei casi l’infezione era stata acquisita in comunità, nel 13,4% durante il ricovero in reparto e nell’11,2% in terapia intensiva. I partecipanti venivano assegnati alla classica terapia antibiotica per due settimane oppure a una terapia breve, di soli 7 giorni. In pratica quasi sempre sono stati rispettati questi tempi, anche se nel 23,1% dei pazienti in terapie breve si è prolungata la terapia oltre al previsto, come accaduto nel 10,7% di quelli trattati per due settimane. L’esito in studio era la mortalità a 90 giorni. Il tasso di morte nei due gruppi a tre mesi è...

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