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	<title>Terapia endocrina Archivi - InFarmaco</title>
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	<description>l’informazione indipendente sul farmaco</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 22:12:11 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Terapia endocrina Archivi - InFarmaco</title>
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	<item>
		<title>Tumore al seno: perché seguire con diligenza la terapia</title>
		<link>https://infarmaco.it/tumore-al-seno-perche-seguire-con-diligenza-la-terapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 22:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[effetti collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Tamoxifene]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[tumore della mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aderenza alla terapia endocrina da assumere quotidianamente dopo un intervento per un tumore al seno è fondamentale per garantirne l’efficacia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di due anni dalla terapia endocrina per un tumore al seno si può già capire quali saranno le donne che concluderanno i cinque anni di terapia previsti e quelle che invece, a causa degli effetti collaterali, abbandoneranno la terapia anzitempo.</p>
<h3>La terapia endocrina nel tumore al seno</h3>
<p>Negli ultimi vent’anni la mortalità da tumore al seno si è significativamente ridotta grazie anche al ricorso alla terapia endocrina che viene fatta dopo essere state operate. Poiché il 70% delle forme di tumore del seno hanno recettori ormonali, l’uso di farmaci in grado di contrastare l’azione degli estrogeni ha allungato la sopravvivenza. La terapia endocrina prevede l’uso del tamoxifene o di un inibitore dell’aromatasi, che svolgono azioni simili, sono efficaci se presi quotidianamente per bocca per cinque anni, ma sono gravati da effetti collaterali che se presenti possono compromettere l’aderenza della donna alla terapia.<br />
Il trattamento deve essere seguito con diligenza per il periodo minimo di cinque anni per poter essere efficace nel ridurre il rischio di ricomparsa del tumore (leggi anche la news “<a href="https://infarmaco.it/si-allunga-la-terapia-endocrina-per-il-tumore-al-seno/">Si allunga la terapia endocrina per il tumore al seno</a>”).<br />
Gli effetti collaterali più frequenti e disturbanti associati all’uso di questi farmaci sono le vampate (analoghe a quelle della menopausa) e i dolori articolari, disturbi che, se presenti, peggiorano la qualità della vita tanto da indurre a volte la donna a interrompere la cura.</p>
<h3>I diversi comportamenti delle donne in terapia</h3>
<p>Uno studio francese ha valutato il comportamento delle donne trattate con terapia endocrina dopo essere state operate per un tumore al seno. Si sono presi come punto di riferimenti i due anni dall’inizio del trattamento per individuare quali sono le caratteristiche che fanno propendere per un abbandono della terapia prima del compimento dei cinque anni fondamentali per ridurre il rischio di recidiva della malattia.<br />
Grazie a un’intervista telefonica fatta a oltre 600 partecipanti allo studio, i ricercatori d’oltralpe hanno scoperto che dopo due anni di trattamento il 70% delle donne aveva un’aderenza ottimale (avevano cioè seguito la terapia per più del 95% del tempo), il 20% erano state all’inizio diligenti con la terapia ma a lungo andare avevano saltato alcune pillole, il restante 10% aveva interrotto la terapia.<br />
Nel campione esaminato, come previsto, gli effetti collaterali più frequenti sono state le vampate, presenti in quasi l’80% dei casi, e il dolore articolare in tre donne su quattro.<br />
I ricercatori hanno analizzato quali potessero essere le caratteristiche associate a una scarsa aderenza alla terapia, scoprendo che più facilmente lasciavano il trattamento le donne che vivevano da sole, con umore depresso e a cui era stata cambiata la terapia endocrina proposta all’inizio; quelle che stavano ancora prendendo il farmaco ma non erano diligenti nel prenderlo erano invece più spesso donne più giovani (tra i 44 e i 54 anni), di classi sociali meno agiate nelle quali il disturbo più frequente erano le vampate piuttosto che i dolori articolari.</p>
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		<item>
		<title>Scelte condivise tra medico e paziente</title>
		<link>https://infarmaco.it/scelte-condivise-tra-medico-e-paziente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 23:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[terapia ormonale sostitutiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La controindicazione all’uso di estrogeni nelle donne con tumore al seno andrebbe discussa e soppesata tra rischi di recidiva e benefici attesi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una decisione condivisa tra medico e paziente è la scelta migliore per stabilire se la terapia ormonale sostitutiva per contrastare i sintomi della menopausa possa essere sicura nelle donne che hanno un tumore della mammella.</p>
<h3>La terapia ormonale sostitutiva</h3>
<p>La terapia ormonale sostitutiva mira a controllare i sintomi della menopausa (non solo le cosiddette vampate) riportando i livelli di estrogeni nella donna a una soglia tale da ridurre anche il rischio di fratture legate all’osteoporosi secondaria alla carenza di estrogeni.<br />
Questa terapia, che viene oggi proposta con maggiore cautela alle donne in menopausa perché si associa a un aumento del rischio di tumore al seno, è controindicata quando si ha già un tumore della mammella, perché gli estrogeni, in particolare in alcune forme di cancro, stimolano la crescita del tumore, contrastando in tal modo l’azione delle terapie endocrine antitumorali.<br />
I farmaci endocrini usati nella cura del tumore della mammella (il tamoxifene e gli inibitori dell’aromatasi), che hanno appunto un’attività antiestrogenica, causano la comparsa dei sintomi tipici della menopausa (vampate di calore, secchezza vaginale, disfunzione sessuale, artralgie), riducendo la qualità di vita. Per ovviare a questi disturbi si cerca di prescrivere terapie non ormonali (per esempio antidepressivi e alcuni anticonvulsivanti) che però, oltre ad avere a loro volta effetti collaterali, sono meno efficaci della terapia ormonale sostitutiva.</p>
<h3>Il pannello di consenso</h3>
<p>Per valutare se veramente sia indispensabile evitare l’uso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne che hanno un tumore della mammella per non aumentare il rischio di recidiva della malattia, un gruppo di ricercatori britannici ha dapprima condotto una revisione per raccogliere i dati pubblicati in letteratura al riguardo e ha quindi organizzato una conferenza di consenso in cui ginecologi, oncologi e radiologi valutavano i dati per raggiungere un consenso sulle raccomandazioni da dare alle donne in questa condizione.<br />
Le prove trovate in letteratura scientifica erano di non buona qualità, alcune indagini però suggerivano che quasi la metà delle donne con tumore della mammella era disposta ad affrontare un piccolo incremento del rischio di recidiva a causa della terapia ormonale sostitutiva a fronte però degli effetti benefici di quest’ultima sui sintomi della menopausa, mettendo quindi la qualità di vita sullo stesso piano del controllo della malattia.</p>
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		<item>
		<title>Terapia endocrina e funzioni cognitive</title>
		<link>https://infarmaco.it/terapia-endocrina-e-funzioni-cognitive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 22:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[funzioni cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Inibitori dell'aromatasi]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[tumore della mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terapia con inibitori dell’aromatasi nelle donne con tumore al seno non si associa nel lungo periodo, come invece era stato ipotizzato, alla comparsa di disturbi cognitivi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli inibitori dell’aromatasi, usati nella terapia endocrina del tumore al seno, non causano problemi cognitivi, come era invece stato ipotizzato sulla base dell’impressione riferita da alcune donne in cura, secondo le quali una delle conseguenze negative della terapia su lungo periodo erano proprio le difficoltà cognitive.</p>
<h3>Che cosa sono gli inibitori dell’aromatasi</h3>
<p>Gli inibitori dell’aromatasi sono farmaci spesso impiegati nelle donne con un tumore al seno grazie alla loro azione endocrina: bloccano infatti un enzima, l’aromatasi appunto, che è fondamentale per la produzione degli estrogeni nell’organismo, in tal modo riducono gli ormoni femminili che tenderebbero invece a stimolare la crescita del tumore.<br />
Sono farmaci di solito abbastanza ben tollerati, che hanno comunque effetti collaterali che possono indurre ad abbandonare la terapia come la nausea, le vampate di calore, la stanchezza, i dolori articolari. Alcune donne hanno segnalato anche una aumentata frequenza di problemi cognitivi.</p>
<h3>Lo studio italiano</h3>
<p>Per valutare se veramente questi farmaci possano interferire negativamente con le funzioni cognitive, uno studio multicentrico italiano ha valutato 77 donne con un tumore al seno in fase iniziale che sono state trattate per 12 mesi con un inibitore delle aromatasi.<br />
Prima delle terapia è stata fatta una valutazione delle funzioni cognitive delle partecipanti, valutazione che è stata rifatta a distanza di un anno per vedere se ci fossero peggioramenti.<br />
In effetti a distanza di un anno due donne su tre hanno riferito la sensazione soggettiva di avere difficoltà cognitive. Se però si valutava la situazione oggettivamente la loro performance neuropsicologica era sovrapponibile a quella precedente alla terapia, a significare che il farmaco non peggiorava le funzioni cognitive.<br />
In realtà è emersa una differenza tra le donne che erano state trattate in passato anche con una chemioterapia e quelle che invece avevano usato solo la terapia endocrina: le prime infatti riferivano più spesso di avere problemi di memoria. Sembra quindi che sia la chemioterapia e non la terapia endocrina con inibitori dell’aromatasi a incidere sulle funzioni cognitive</p>
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		<item>
		<title>Si allunga la terapia endocrina per il tumore al seno</title>
		<link>https://infarmaco.it/si-allunga-la-terapia-endocrina-per-il-tumore-al-seno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 22:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giugno 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[terapia adiuvante]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[tumore mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La somministrazione della terapia endocrina in donne operate per tumore del seno in fase precoce, attualmente raccomandata per cinque anni, può essere proseguita con vantaggio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un intervento chirurgico per un tumore al seno identificato in fase precoce il consiglio è di fare anche una terapia endocrina adiuvante, che aiuta cioè a mantenere la situazione sotto controllo, evitando la ripresa della malattia. Ma quanto a lungo deve essere protratta?</p>
<h3>La terapia endocrina per il tumore del seno</h3>
<p>In molti casi le cellule di un tumore al seno hanno alla loro superficie i recettori per gli estrogeni, gli ormoni femminili. Si è visto che se, dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore, si blocca l’attività estrogenica, si hanno benefici a lungo termine, con un allungamento della sopravvivenza. A tal fine sono stati impiegati diversi farmaci: il primo è stato il tamossifene, seguito dai cosiddetti inibitori dell’aromatasi e negli ultimi tempi da alcuni farmaci in grado di bloccare la funzione ovarica.<br />
Le linee guida attuali raccomandano di prolungare la terapia endocrina per cinque anni, periodo sufficiente per ridurre del 30% la mortalità nel lungo periodo.<br />
I ricercatori, però, ora si chiedono se tali trattamenti non vadano prolungati oltre i cinque anni se cioè la somministrazione dei farmaci per altri anni comporti un ulteriore vantaggio in termini di sopravvivenza.</p>
<h3>Prolungare o no la terapia?</h3>
<p>Per rispondere a questa domanda è stata condotta una revisione sistematica che ha consentito di trovare nella letteratura scientifica 37 studi clinici, controllati, nei quali si era confrontato l’uso di questi farmaci per cinque anni o oltre, mettendolo in relazione alla sopravvivenza. Sono stati così valutati insieme i dati relativi a oltre 100.000 donne con un tumore al seno in fase precoce trattate per periodi diversi con la terapia endocrina adiuvante. I risultati confermano quanto già noto e cioè che la terapia endocrina adiuvante se condotta per cinque anni migliora la sopravvivenza, ma suggeriscono anche che se si continua la terapia per altri cinque anni, in particolare con gli inibitori dell’aromatasi, si ha un ulteriore miglioramento della sopravvivenza rispetto alle donne che dopo i primi cinque anni hanno interrotto il trattamento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Proseguire la terapia endocrina adiuvante nel tumore della mammella</title>
		<link>https://infarmaco.it/proseguire-la-terapia-endocrina-adiuvante-nel-tumore-della-mammella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Emendi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 22:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[terapia adiuvante]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<category><![CDATA[tumore mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La somministrazione della terapia endocrina in donne operate per tumore del seno in fase precoce, attualmente raccomandata per cinque anni, può essere proseguita con vantaggio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una metanalisi a rete, la prosecuzione della terapia endocrina adiuvante oltre i cinque anni nelle donne operate di tumore della mammella non metastatico positivo per i recettori degli estrogeni comporta un allungamento della sopravvivenza rispetto ai tradizionali cinque anni di terapia oggi raccomandati.<br />
È ormai dimostrato che la terapia endocrina adiuvante somministrata per un lustro dopo l’intervento chirurgico per l’asportazione della massa tumorale riduce del 30% il rischio relativo di morte rispetto al non fare alcun trattamento.</p>
<h3>I vari farmaci a disposizione</h3>
<p>La terapia endocrina può oggi essere condotta ricorrendo a vari farmaci, la cui scelta deve tenere conto delle caratteristiche della paziente. Al vecchio tamossifene si sono via via affiancati gli inibitori dell’aromatasi (letrozolo, anastrozolo, exemestane) e ultimamente i farmaci che sopprimono la funzione ovarica (agonisti dell’ormone di rilascio delle gonadotropine).<br />
La metanalisi è stata condotta sui dati relativi a 37 studi controllati e randomizzati per un totale di 107.684 donne per valutare le varie strategie di terapia endocrina adiuvante.</p>
<h3>I risultati dello studio</h3>
<p>La strategia più efficace a distanza di cinque anni è risultata l’associazione tra inibitori dell’aromatasi e soppressione della funzione ovarica nelle donne in premenopausa, mentre in quelle in post menopausa i risultati migliori si sono ottenuti con i soli inibitori dell’aromatasi o con un cambio di farmaci (tamossifene e inibitori dell’aromatasi) strada facendo.<br />
Una volta terminati i cinque anni oggi consigliati di terapia, la prosecuzione per altri cinque anni degli inibitori dell’aromatasi si associava a un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia a 8 anni (85,8%) rispetto alle donne in cui era stato interrotto il trattamento (78,1%) o a quelle che avevano proseguito con il tamossifene (81%).</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Conciliare terapia e gravidanza nel cancro della mammella</title>
		<link>https://infarmaco.it/conciliare-terapia-e-gravidanza-nel-cancro-della-mammella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 22:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aprile 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Sintetica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può sospendere la terapia ormonale per un tumore della mammella nelle giovani donne in cerca di una gravidanza, ma è fondamentale poi riprenderla dopo il parto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si può sospendere la terapia ormonale per un tumore della mammella se si è in cerca di una gravidanza, ma l’importante è poi riprenderla per tempo una volta che si è partorito.<br />
Sono sempre più frequenti i casi di diagnosi di tumore del seno in età fertile e in molti casi la malattia richiede una terapia ormonale da seguire per almeno 5 anni. Questo porta le giovani a rinviare la gravidanza nell’attesa di concludere la terapia. Secondo uno studio controllato è possibile comunque interrompere temporaneamente la terapia per affrontare una gravidanza, a condizione che il trattamento venga ripreso e completato dopo il parto. In questo contesto controllato, i risultati infatti sono stati incoraggianti: oltre il 70% delle donne ha ripreso la terapia e meno del 10% ha avuto una ricaduta della stessa.<br />
Ma cosa succede nella vita reale, fuori dai protocolli di ricerca?<br />
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori in California ha seguito nel tempo l’andamento della malattia in oltre 200 donne con tumore al seno che sono rimaste incinte dopo la diagnosi. È emerso che meno della metà delle donne con tumore al seno riprendeva la terapia entro dieci anni dalla gravidanza e solo una su tre lo faceva entro due anni. Ciò comportava una raddoppio del rischio di ricaduta della malattia.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Poche donne con cancro mammario riprendono la cura dopo una gravidanza</title>
		<link>https://infarmaco.it/poche-donne-con-cancro-mammario-riprendono-la-cura-dopo-una-gravidanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 22:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[cancro della mammella]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia endocrina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://infarmaco.it/?p=2812</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da uno studio osservazionale condotto in California, nella pratica clinica quotidiana solo il 48% delle donne con tumore della mammella positivo per i recettori degli estrogeni riprende la terapia endocrina entro 10 anni da una gravidanza e solo il 34% entro 2 anni, con un rischio di recidiva o di decesso del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge da uno studio osservazionale condotto in California, nella pratica clinica quotidiana solo il 48% delle donne con tumore della mammella positivo per i recettori degli estrogeni riprende la terapia endocrina entro 10 anni da una gravidanza e solo il 34% entro 2 anni, con un rischio di recidiva o di decesso del 19%, doppio rispetto a quello osservato in donne che concludono invece i cinque anni di trattamento previsti. Questi dati si discostano sensibilmente da quanto emerso nello studio controllato POSITIVE, che aveva registrato un tasso di ripresa della terapia nel 73% delle donne dopo la gravidanza.<br />
I ricercatori hanno voluto verificare se i risultati dello studio POSITIVE fossero replicabili nella realtà quotidiana. A tal fine è stato utilizzato il database Oncoshare, che integra dati clinici, demografici e oncologici del sistema sanitario californiano. Sono state analizzate donne con diagnosi di carcinoma della mammella in stadio da zero a III, che dopo la diagnosi avevano avuto una gravidanza.<br />
Dall’analisi è emerso che il 30% delle pazienti con tumore sensibile alla terapia endocrina non aveva mai iniziato il trattamento, nonostante l’indicazione clinica. Tra coloro che avevano iniziato la terapia e sono successivamente rimaste incinta, la durata mediana della sospensione della terapia è risultata di 21 mesi. Riprendevano più spesso la terapia le donne che di partenza avevano uno stadio di malattia più avanzato prima della gravidanza e quelle che oltre alla terapia ormonale erano state sottoposte a radio o chemioterapia.</p>
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