A distanza di due anni dalla terapia endocrina per un tumore al seno si può già capire quali saranno le donne che concluderanno i cinque anni di terapia previsti e quelle che invece, a causa degli effetti collaterali, abbandoneranno la terapia anzitempo.
La terapia endocrina nel tumore al seno
Negli ultimi vent’anni la mortalità da tumore al seno si è significativamente ridotta grazie anche al ricorso alla terapia endocrina che viene fatta dopo essere state operate. Poiché il 70% delle forme di tumore del seno hanno recettori ormonali, l’uso di farmaci in grado di contrastare l’azione degli estrogeni ha allungato la sopravvivenza. La terapia endocrina prevede l’uso del tamoxifene o di un inibitore dell’aromatasi, che svolgono azioni simili, sono efficaci se presi quotidianamente per bocca per cinque anni, ma sono gravati da effetti collaterali che se presenti possono compromettere l’aderenza della donna alla terapia.
Il trattamento deve essere seguito con diligenza per il periodo minimo di cinque anni per poter essere efficace nel ridurre il rischio di ricomparsa del tumore (leggi anche la news “Si allunga la terapia endocrina per il tumore al seno”).
Gli effetti collaterali più frequenti e disturbanti associati all’uso di questi farmaci sono le vampate (analoghe a quelle della menopausa) e i dolori articolari, disturbi che, se presenti, peggiorano la qualità della vita tanto da indurre a volte la donna a interrompere la cura.
I diversi comportamenti delle donne in terapia
Uno studio francese ha valutato il comportamento delle donne trattate con terapia endocrina dopo essere state operate per un tumore al seno. Si sono presi come punto di riferimenti i due anni dall’inizio del trattamento per individuare quali sono le caratteristiche che fanno propendere per un abbandono della terapia prima del compimento dei cinque anni fondamentali per ridurre il rischio di recidiva della malattia.
Grazie a un’intervista telefonica fatta a oltre 600 partecipanti allo studio, i ricercatori d’oltralpe hanno scoperto che dopo due anni di trattamento il 70% delle donne aveva un’aderenza ottimale (avevano cioè seguito la terapia per più del 95% del tempo), il 20% erano state all’inizio diligenti con la terapia ma a lungo andare avevano saltato alcune pillole, il restante 10% aveva interrotto la terapia.
Nel campione esaminato, come previsto, gli effetti collaterali più frequenti sono state le vampate, presenti in quasi l’80% dei casi, e il dolore articolare in tre donne su quattro.
I ricercatori hanno analizzato quali potessero essere le caratteristiche associate a una scarsa aderenza alla terapia, scoprendo che più facilmente lasciavano il trattamento le donne che vivevano da sole, con umore depresso e a cui era stata cambiata la terapia endocrina proposta all’inizio; quelle che stavano ancora prendendo il farmaco ma non erano diligenti nel prenderlo erano invece più spesso donne più giovani (tra i 44 e i 54 anni), di classi sociali meno agiate nelle quali il disturbo più frequente erano le vampate piuttosto che i dolori articolari.



