L’immunoterapia contro i tumori comporta vantaggi, in termini di sopravvivenza, anche quando la malattia sembra in fase di progressione. Questo suggerisce una revisione sistematica sull’argomento condotta da ricercatori italiani.
L’immunoterapia antitumorale
Negli ultimi tempi l’avvento in terapia dei cosiddetti inibitori del checkpoint immunitario ha portato a una rivoluzione nel trattamento di alcuni tumori, in particolare il melanoma, le forme più comuni di tumore del polmone (quelli non a piccole cellule, vedi anche la news “L’immunoterapia allunga la vita nel tumore del polmone”) e il tumore del rene.
Il meccanismo con cui agiscono questi farmaci è semplice e sfrutta il fatto che i tumori tendono a bloccare le difese immunitarie dell’organismo, che faticano quindi a contrastare l’avanzata della malattia. Questi farmaci, con un’azione mirata verso specifiche molecole, riescono a riattivare le difese sopite stimolando i linfociti a reagire e a eliminare le cellule tumorali estranee all’organismo.
Via via nel tempo sono state sviluppate diversi farmaci con bersagli molecolari diversi, tanto che possono essere usati più d’uno insieme per ottenere la massima efficacia.
A volte, però, nonostante il ricorso all’immunoterapia, il tumore sembra progredire ai controlli strumentali che vengono fatti periodicamente. Ci si chiede allora se in questi casi la prosecuzione dell’immunoterapia abbia un senso o se esponga solo a un aumento degli affetti avversi, a volte importanti, associati a queste terapie.
Continuare o no la terapia?
Per cercare una risposta a questa domanda è stata condotta una revisione sistematica che ha identificato tutti gli studi pubblicati in letteratura scientifica che riportassero dati riguardo a malati che avevano continuato l’immunoterapia nonostante la progressione del tumore. Sono stati trovati 50 studi, la maggior parte dei quali di tipo osservazionale, per un totale di quasi 9.000 pazienti con una delle tre forme di tumore più sensibili agli inibitori del checkpoint immunitario.
Si è osservata una risposta al trattamento più frequente nel caso del melanoma (con percentuali che sono arrivate al 100% dei casi in alcuni studi e decisamente inferiori in altri), ma comunque possibili in un caso su 3 anche per il tumore del polmone e per il carcinoma renale.
In termini di sopravvivenza globale questa risposta al trattamento si è tradotta in una buona sopravvivenza globale, arrivata in media fino ai 18 mesi per il tumore del polmone non a piccole cellule, fino a 30 mesi per il melanoma e fino a 35 mesi per il tumore del rene.



