Il farmaco in parole semplici
Ogni settimana rispondiamo a una nuova domanda, con contenuti semplici, aggiornati e pensati per aiutarti a orientarti meglio nel mondo dei farmaci.
La domanda della settimana
Sono incinta e ho la febbre: posso prendere il paracetamolo o rischio di far male al bambino?
Il paracetamolo può essere assunto senza rischi in gravidanza per ridurre febbre e dolore. Un ampio studio – pubblicato a inizio 2026 – ha confermato che non c’è nessuna associazione tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e il rischio di autismo, ADHD e disabilità intellettive nel nascituro. Il paracetamolo, come qualsiasi farmaco in gravidanza, deve essere assunto solo se necessario e alle dosi raccomandate dal medico.
I fondamentali del farmaco
Come faccio a sapere se sono attendibili e di buona qualità le informazioni su salute e farmaci in internet e social media?
La fonte è autorevole? È indicata una data chiara che indica se la notizia è aggiornata? Vengono fornite le prove a supporto di quanto viene affermato (su quali studi, in base a quali dati…)? Sono alcune domande da porsi.
Inoltre un’informazione che parla di farmaci deve dire chiaramente per quale condizione il farmaco è indicato, riportarne i benefici e i rischi, e spiegare quali aspetti sono ancora incerti. È importante anche sapere chi ha finanziato la ricerca, se è l’azienda che produce il farmaco potrebbero esserci conflitti d’interesse.
Valutare la qualità della fonte è il primo passo per informarsi in modo consapevole ed evitare di fidarsi di notizie incomplete o fuorvianti.
Come nasce un farmaco?
Prima di tutto i ricercatori studiano la malattia per individuare un bersaglio – per esempio una proteina – che ha un ruolo nello sviluppo della malattia stessa. In seguito identificano una sostanza in grado di interagire con il bersaglio e dare un potenziale effetto terapeutico. Il farmaco viene studiato prima in laboratorio e poi in modelli animali. Se dà prova di avere effetto e in questa fase non presenta rischi, i ricercatori possono passare agli studi clinici che coinvolgono le persone. A questo punto vengono condotti studi di diverso tipo per valutarne prima la sicurezza, coinvolgendo persone sane, e poi l’efficacia, coinvolgendo un gruppo ristretto e successivamente più numeroso di persone con la malattia. Gli studi vengono sottomessi alle autorità competenti per una valutazione. Dopo l’approvazione delle autorità competenti e l’immissione sul mercato, il farmaco resta soggetto a farmacovigilanza per il monitoraggio continuo di possibili reazioni avverse.
I 4 focus tematici
Il bambino vomita dopo aver preso un farmaco per bocca: cosa fare?
In linea generale, se il bambino vomita 30 minuti dopo che ha preso il farmaco, il farmaco va somministrato nuovamente; se avviene dopo un’ora, è meglio non prendere un’altra dose di farmaco perché molto probabilmente il farmaco è già stato assorbito, almeno in parte. Più complicata è la valutazione se l’episodio è accaduto tra 30 e 60 minuti dopo aver preso il farmaco. In questa situazione, va valutato il singolo caso tenendo conto in particolare del motivo per cui è stato preso (febbre alta, infezione, dolore, o per una malattia cronica) e bisogna rivolgersi al pediatra e fornirgli tutte le informazioni utili per una corretta valutazione.
Mio figlio ha pochi mesi, perché dovrei vaccinarlo così piccolo?
I bambini molto piccoli sono più vulnerabili alle infezioni, per questo dare loro una protezione precoce con i vaccini è così importante. Il numero di vaccini previsti dal calendario nazionale nel primo anno di vita non deve spaventare: il sistema immunitario dei bambini non viene caricato troppo e risponde agli stimoli che gli vengono dati, riducendo il rischio di avere malattie infettive anche gravi. Rispettare i tempi previsti dal calendario vaccinale consente di proteggere il bambino proprio nella fase in cui il rischio di complicanze è maggiore.
Sono incinta e ho la febbre: posso prendere il paracetamolo o rischio di far male al bambino?
Il paracetamolo può essere assunto senza rischi in gravidanza per ridurre febbre e dolore. Un ampio studio – pubblicato a inizio 2026 – ha confermato che non c’è nessuna associazione tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e il rischio di autismo, ADHD e disabilità intellettive nel nascituro. Il paracetamolo, come qualsiasi farmaco in gravidanza, deve essere assunto solo se necessario e alle dosi raccomandate dal medico.
Negli studi sui nuovi farmaci antitumorali si considera anche la qualità di vita?
La maggior parte degli studi clinici in oncologia misura l’efficacia di un farmaco in base al tempo trascorso prima della ricomparsa del tumore, si parla di sopravvivenza libera dalla malattia. Sono pochi invece gli studi che valutano la qualità di vita, fondamentale per il malato. Un recente studio americano offre un’istantanea di questa situazione e invita a ripensare la ricerca, chiedendo che i nuovi farmaci siano valutati su ciò che conta davvero per chi affronta la malattia: qualità di vita e allungamento della sopravvivenza globale.
È importante che il pubblico, e in particolare le persone con tumore, possano sapere su quali esiti vengono valutati i farmaci oncologici e quanto sono solidi gli studi a supporto del loro utilizzo. Il foglietto illustrativo è una delle fonti disponibili per queste informazioni, ma – secondo uno studio recente – spesso non le riporta in modo completo e accurato.
Sto prendendo farmaci ormonali per un tumore al seno e mi capita di avere vampate e sudorazione eccessiva. Ho sentito parlare di un integratore a base di cimicifuga per alleviare questi disturbi: è un prodotto naturale, quindi è sicuro?
No, l’impiego di preparati a base di cimicifuga (black kohosh) non è raccomandato per le donne in trattamento ormonale adiuvante per un tumore della mammella. Le prove disponibili sull’efficacia e sicurezza di questi prodotti sono scarse e di non buona qualità. Diverse fonti di letteratura riportano casi di tossicità al fegato e svariati effetti collaterali. L’origine naturale non garantisce la sicurezza né l’efficacia. Prima di assumere qualsiasi integratore durante una terapia oncologica è sempre necessario parlarne con il proprio medico.
Ho mal di gola. Posso prendere l’antibiotico che ho in casa?
La risposta è no. È bene prendere un antibiotico solo dopo aver sentito il parere del medico, il quale nel caso sia necessario darà le indicazioni d’uso. L’antibiotico preso in autonomia potrebbe essere scaduto, non essere necessario e causare effetti avversi. In aggiunta, l’uso inappropriato comporta l’aumento di resistenze dei batteri agli antibiotici più usati.
Tutti ne parlano come un pericolo per la salute e per l’ambiente, ma che cosa si fa in Italia per contrastare la resistenza agli antibiotici?
L’Italia ha un piano nazionale dedicato (PNCAR) e l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha prodotto linee guida aggiornate sull’uso mirato degli antibiotici e sostiene con investimenti iniziative globali che supportano lo sviluppo di nuovi antimicrobici. Tali iniziative sono importanti, considerando il disinteresse delle aziende farmaceutiche a investire nella ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici. Accanto allo sviluppo di nuove molecole è però fondamentale utilizzare in modo appropriato gli antimicrobici già disponibili, evitando di assumerli quando non necessari.
È possibile ridurre o sospendere i farmaci di una persona anziana quando sono molti?
Sì, è possibile, ma deve farlo il medico. Una persona anziana che ha più malattie croniche può arrivare ad assumere cinque o più farmaci al giorno (polifarmacoterapia). Questo può aumentare il rischio di reazioni avverse, di interazioni tra farmaci, di non assumere correttamente la terapia e di dover essere ricoverati in ospedale. Ridurre o sospendere i farmaci non necessari o potenzialmente dannosi (deprescrizione) è quindi fondamentale a seguito di una valutazione sistematica dei farmaci da parte del medico (revisione della terapia). Non bisogna mai decidere di interrompere o modificare la dose di un farmaco da soli, ma occorre sempre parlarne con il medico.

