Quando un bambino ha l’otite, un’infiammazione dell’orecchio accompagnata da dolore e febbre, gli antibiotici dovrebbero essere utilizzati solo nei casi in cui i sintomi peggiorano o non migliorano dopo qualche giorno senza terapia mirata. Nella pratica clinica, però, la tendenza è spesso quella di prescriverli subito, anche quando non sarebbero necessari.
L’uso degli antibiotici per l’otite nel bambino
Le prove disponibili in letteratura scientifica mostrano che nella maggior parte dei casi l’approccio più corretto per trattare l’otite media acuta del bambino è quello della vigile attesa, nella quale l’antibiotico viene utilizzato solo se i sintomi peggiorano o non migliorano entro 2-3 giorni (leggi anche Nell’otite media acuta ricorrente all’inizio basta una vigile attesa). Tuttavia, sovente l’antibiotico viene prescritto immediatamente (anche su pressione dei genitori che sono preoccupati), esponendo così molti bambini al rischio di effetti indesiderati e aumentando la diffusione dell’antibiotico resistenza.
Per valutare ciò che accade realmente nella pratica quotidiana, quindi al di fuori degli studi clinici, negli Stati Uniti è stata condotta un’analisi sull’uso degli antibiotici rispetto alla strategia della vigile attesa e gli esiti dei due approcci.
La pratica clinica quotidiana
Nel corso di cinque anni sono state analizzate oltre 140.000 visite ambulatoriali per otite media acuta nei bambini. L’antibiotico è stato prescritto immediatamente in circa l’85% dei casi, mentre la strategia della vigile attesa è stata utilizzata solo nel 15% dei casi. L’esito clinico è stato simile sia che fosse somministrato l’antibiotico sia che si aspettasse a darlo solo in caso di peggioramento dei sintomi, a dimostrazione che la strategia di vigile attesa è quella che andrebbe adottata in questi casi, se non gravi.



