Batteri resistenti agli antibiotici si possono ritrovare anche nella frutta e nella verdura fresche, ma non c’è per ora una normativa europea a garanzia dei consumatori.
Le raccomandazioni dell’UE
Le Raccomandazioni dell’UE per combattere la diffusione della antibiotico resistenza secondo un approccio One Health (“una sola salute”, che mette insieme la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente) sottolineano l’importanza di un controllo degli alimenti. Ciò non si limita al controllo delle carni, ma anche a quello di frutta e verdura. In particolare la presenza nelle acque reflue degli antibiotici usati per uso umano e animale fa sì che questi siano diffusi nell’ambiente a concentrazioni subletali per i batteri, che in tal modo grazie a questa pressione selettiva possono sviluppare forme di resistenza. Questi batteri resistenti possono poi ritrovarsi su frutta e vegetali e arrivare così sulle nostre tavole.
Ciononostante la normativa europea al momento non contempla alcuna raccomandazione riguardo ai controlli microbiologici su frutta e verdure fresche, né prevede che venga fatta una ricerca a campione di batteri resistenti agli antibiotici nei vegetali a uso umano per garantirne la sicurezza ai consumatori.
Uno studio italiano
Per capire quanto sia diffusa la presenza di batteri resistenti agli antibiotici su frutta e verdura fresche è stata condotta in Italia una ricerca che ha analizzato 52 campioni di frutta e verdura (comprese le confezioni di verdure pronte all’uso, come i sacchetti di insalata).
Ebbene una percentuale significativa dei campioni ospitava batteri resistenti agli antibiotici. Mentre alcuni batteri, come le temute salmonelle, erano del tutto assenti, altri enterobatteri erano presenti nel 70% dei campioni e nella metà dei casi si trattava di ceppi microbici resistenti agli antibiotici.



