Nelle persone dopo i 75 anni d’età, la polifarmacoterapia, ovvero l’assunzione quotidiana di 5 o più farmaci, è molto frequente. Non di rado, il numero di medicinali presi ogni giorno sale addirittura a dieci o più e in tal caso si parla di iperpolifarmacoterapia, con il rischio sempre maggiore di ricevere prescrizioni che sono potenzialmente inappropriate e quindi più dannose che utili.
Ma quanto incide la presenza di una demenza o una condizione di fragilità sul numero dei farmaci che vengono presi quotidianamente? Se lo è chiesto uno studio condotto su una coorte di quasi 4.000 anziani americani (età media 80 anni).
I numeri della polifarmacoterapia negli anziani
Nello studio di oltreoceano, i due terzi degli anziani prendevano cinque o più farmaci al giorno e quasi uno su cinque partecipanti ne assumeva dieci o più. Analizzando le prescrizioni si è anche visto che nel 24% dei casi almeno uno dei farmaci prescritti era potenzialmente inappropriato per l età, sconsigliato sulla base dei Criteri di Beers, criteri validati e periodicamente aggiornati che identificano i farmaci da usare con cautela o da evitare del tutto negli anziani per via di un profilo rischio-beneficio sfavorevole.
Il ruolo aggravante di fragilità e demenza
Le persone con demenza avevano quasi un raddoppio del rischio di ricevere almeno un farmaco potenzialmente inappropriato rispetto a chi era ancora lucido. Inoltre, il rischio di iperpolifarmacoterapia era circa 8 volte più alto nelle persone fragili rispetto a quelle in discreta salute fisica. Rischio che quasi 3 volte più alto anche nelle persone in uno stato di pre fragilità, ovvero in una condizione intermedia tra la buona salute e la fragilità conclamata, ancora reversibile con interventi mirati su attività fisica e nutrizione.



