Graduare le terapie nelle donne anziane con tumore al seno

4 Mag 2026

FOCUS: Oncologia

Nelle donne anziane con tumore al seno la riduzione delle terapie rispetto a quelle standard potrebbe garantire un’efficacia simile ma con minori effetti negativi sulla qualità di vita.

Il tumore al seno dopo i 70 anni d’età

Si stima che una donna su mille dai settanta anni in su abbia un tumore al seno, tanto che più del 30% dei casi di tumore al seno sarebbero diagnosticati proprio a 70 anni o oltre.
Ciò pone due problemi. Il primo è la situazione di queste donne che spesso hanno anche altre malattie (comorbilità), per cui prendono diversi farmaci, e possono essere considerate in molti casi fragili. Il secondo è che le ricerche condotte sull’efficacia delle varie terapie antitumorali in questa fascia d’età sono ancora scarse: si stima infatti che negli studi controllati e randomizzati per valutare efficacia e sicurezza dei farmaci contro il tumore della mammella le donne con 70 o più anni siano al massimo il 10-15% del totale delle partecipanti. Per questo motivo non è sempre facile sapere con certezza se una terapia può essere considerata efficace e sicura nelle donne anziane con tumore al seno.

La terapia ridotta

A causa della comorbilità e della fragilità molte donne, dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore al seno, vengono trattate con terapie più “blande” rispetto a quelle standard definite ideali (per esempio si ricorre all’immunoterapia senza associarla alla chemioterapia, oppure si riduce il numero di cicli di terapia).
La domanda che si sono posti alcuni ricercatori giapponesi è se questo approccio di riduzione (definito de-escalation) garantisca comunque un efficacia simile sul controllo della malattia tumorale.
Sono state valutate retrospettivamente, recuperando le cartelle cliniche, 400 donne con tumore al seno che avevano ricevuto, in base alle loro condizioni generali di salute, o il trattamento standard oppure il trattamento ridotto. L’obiettivo era vedere se negli anni successivi all’intervento si aveva una ricomparsa (recidiva) della malattia.
In entrambi i gruppi di donne la recidiva del tumore al seno è stata rara e comunque non ci sono state differenze significative sulla base del trattamento (standard o ridotto), quanto meno nelle forme di tumore etichettate come meno aggressive.

In pratica

La decisione di quali farmaci impiegare, a quali dosaggi e per quanto tempo viene presa dall’oncologo, condividendola con la donna che ha il tumore al seno, sulla base della situazione clinica generale, delle caratteristiche del tumore e della efficacia e sicurezza delle cure. La possibilità nelle donne anziane di ridurre i dosaggi o modificare gli schemi non compromette per forza l’efficacia delle terapie e consente di ridurne il peso in termini di effetti avversi, migliorando in tal modo la qualità di vita. Per avere certezze al riguardo occorrerebbero studi prospettici che coinvolgano le donne di 70 anni e oltre, che sono state in passato invece poco presenti nelle sperimentazioni condotte per ottenere l’approvazione, da parte delle autorità regolatorie, di nuovi farmaci antitumorali.

Bibliografia

Ikeda M, Kataoka Y, et al. Prognostic impact of de-escalation therapy in older adults with breast cancer: a retrospective cohort study. Cureus 2025; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12584074/ Conflitti di interesse:
Condividi: