Bronchiolite: l’adesione alla campagna di immunizzazione riduce i ricoveri

10 Feb 2026

FOCUS: Pediatria

In Toscana l’immunizzazione universale dei neonati subito dopo la nascita con l’anticorpo monoclonale nirsevimab, ha ridotto drasticamente i ricoveri in ospedale per bronchioliti dovute a virus respiratorio sinciziale (RSV) e gli accessi in terapia intensiva per i casi più gravi.
I dati, raccolti nella pratica clinica quotidiana all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, confermano che proteggere i neonati alla prima stagione di circolazione del virus, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (leggi anche la news Le raccomandazioni dell’OMS per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale), può avere un impatto concreto sulla salute dei bambini e sull’organizzazione degli ospedali.

Che cos’è il virus respiratorio sinciziale e perché preoccupa

Il virus respiratorio sinciziale è una delle principali cause di ricovero nei bambini sotto l’anno di età. Nei lattanti più piccoli può causare una infezione dei piccoli bronchi (bronchiolite), con bisogno di ossigeno e, nei casi più gravi, di ricovero in terapia intensiva. Per ridurre il rischio di forme gravi oggi ci sono due strumenti di prevenzione: la vaccinazione della mamma in gravidanza e l’immunizzazione dei neonati con il nirsevimab.
Questo anticorpo monoclonale, approvato dall’Agenzia europea dei medicinali (EMA) nel 2022, è indicato per i neonati e i lattanti e, fino a 24 mesi, per i bambini più vulnerabili. In Italia è disponibile dal 2024, ma l’attivazione delle campagne è avvenuta in tempi diversi tra le regioni. Dopo la Val d’Aosta (leggi la news Un anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale) anche la Toscana nel 2024-2025 ha avviato una campagna di immunizzazione di massa.

Il confronto con le stagioni precedenti

I ricercatori dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze hanno confrontato i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva nei neonati con bronchiolite da RSV della stagione successiva all’inizio dell’utilizzo del farmaco rispetto agli anni precedenti e hanno così visto:

  • una riduzione di oltre l’80% del numero di ricoveri in ospedale per un’infezione da RSV
  • una riduzione di oltre l’85% degli accessi in terapia intensiva per curare i casi più gravi.

In pratica

Lo studio potrebbe essere influenzato dai conflitti di interesse di alcuni dei ricercatori e vanno quindi interpretati con cautela, ma i risultati sono in linea con quelli riportati nella letteratura scientifica. La somministrazione del nirsevimab ai neonati sembra quindi essere efficace, consentendo sia di proteggere i piccoli dalle infezioni gravi da RSV, sia di ridurre il carico sugli ospedali, dovuto, soprattutto nella stagione invernale, ai casi di bronchiolite più impegnativi. I genitori devono essere informati al riguardo in modo che l’adesione a questa prassi sia per tutti una scelta consapevole e condivisa.

Bibliografia

Nieddu F, Vignoli M, et al. Public health impact of nirsevimab and reduction of RSV hospitalisation in all infants: early real-world data from Tuscany (Italy) in the 2024-25 RSV season. Eur J Pediatrics 2025; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41182397/ Conflitti di interesse:
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