Ogni anno nel mondo si verificano da 3 a 5 casi ogni 1.000 abitanti di herpes zoster, il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, una malattia che colpisce soprattutto gli anziani e può lasciare strascichi dolorosi per mesi, talvolta anni.
L’herpes zoster è causato dalla riattivazione del virus della varicella, rimasto latente nell’organismo dopo l’infezione primaria, avuta magari quando si era bambini. Si manifesta con un caratteristico rash vescicolare accompagnato da dolore bruciante, di solito in un solo lato del corpo.
Il peso delle complicanze
La frequenza della malattia aumenta con l’età e con essa cresce anche il rischio di complicanze. La più temuta è la nevralgia post erpetica, che si presenta nel 5-30% dei casi e riguarda prevalentemente (circa l’80%) le persone oltre i 50 anni d’età. Si manifesta con dolore cronico debilitante che persiste dopo la guarigione delle lesioni cutanee, compromettendo significativamente la qualità di vita.
L’importanza della vaccinazione
Eppure uno strumento per contrastare la riattivazione del virus c’è: la vaccinazione, al centro del nuovo Minidossier di COSIsiFA, che ne analizza l’efficacia e la sicurezza.
Il vaccino ha dimostrato un’efficacia superiore al 70%, che si mantiene anche a distanza di anni dalla somministrazione, con risultati positivi anche nelle persone immunodepresse e con una buona tollerabilità
A fronte di una popolazione sempre più anziana, in Italia il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023-2025 si è posto come obiettivo per la vaccinazione anti herpes zoster una copertura minima del 50% delle persone sopra i 65 anni d’età, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza della malattia e delle possibili complicanze.



