Gli antibiotici non servono nelle infezioni virali, ma vengono usati

19 Gen 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

Uno dei motivi che comportano un aumento della diffusione delle resistenze batteriche è la somministrazione di antibiotici quando non ce n’è bisogno, quando per esempio la causa dell’infezione è un virus e non un batterio. Questa abitudine è più radicata di quanto si pensi e nella realtà quotidiana non è poi così rara, neppure in ospedale. Uno studio italiano conferma questa tendenza.

Perché gli antibiotici non sono attivi contro i virus

Le varie classi di antibiotici agiscono contro i batteri perché bloccano alcune loro funzioni vitali: possono essere letali per il batterio, causandone la morte (antibiotici battericidi), oppure limitarsi a bloccarne la moltiplicazione (antibiotici batteriostatici). La loro azione è possibile proprio perché i batteri sono microrganismi composti da un’unica cellula che ha una parete esterna, una membrana, una serie di organelli funzionali e del materiale genetico. I virus, invece, non sono cellule ma particelle più piccole dei batteri che non possono sopravvivere di per sé nell’ambiente: per vivere e moltiplicarsi devono invadere una cellula (per esempio una cellula umana), sfruttandone i “macchinari” per moltiplicarsi e diffondersi. I bersagli contro cui sono diretti gli antibiotici (parete o membrana cellulare, altri organelli del batterio) non sono quindi presenti nei virus, per cui nessun antibiotico può agire contro i virus.
La difficoltà sta quindi nel porre una diagnosi corretta: se la forma infettiva è dovuta a un batterio l’antibiotico può essere efficace, se è dovuta a un virus l’antibiotico può solo causare effetti avversi.

Lo studio italiano

Uno studio retrospettivo ha analizzato i dati di 171 bambini ricoverati in ospedali italiani per un’infezione delle vie respiratorie rivelatasi poi di natura virale. Poco più della metà aveva un’infezione da adenovirus, altri forme virali diverse e meno frequenti, per cui l’attenzione si è concentrata sui piccoli infettati da adenovirus. Si è così visto, riguardando i dati clinici, che i piccoli con adenovirus avevano una febbre di più lunga durata, avevano indici infiammatori più elevati rispetto agli altri ed erano più spesso trattati con antibiotici (77% dei casi).

In pratica

Nei bambini ospedalizzati per un’infezione delle vie respiratorie poi dimostratasi causata da un adenovirus si è ricorsi in tre quarti dei casi alla somministrazione di un antibiotico, in realtà inutile. La tendenza a somministrarlo nelle prime fasi del ricovero, quando non sono ancora stati fatti i test diagnostici per identificare forme batteriche e forme virali, era legata alla gravità dell’impegno respiratorio e agli indici infiammatori.
Per ridurre l’uso di antibiotici in questi casi sarebbero quindi utili sistemi in grado di fornire informazioni immediate per distinguere tra forme virali e forme batteriche nelle infezioni delle vie respiratorie del bambino di gravità tale da portare al ricovero ospedaliero.

Bibliografia

Moracas C, Poeta M, et al. Bacterial-like inflammatory response in children with adenovirus leads to inappropriate antibiotic use: a multicenter cohort study. Infection 2025; https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39377906/ Conflitti di interesse:
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