Il ruolo dei chirurghi nell’antibiotico resistenza

24 Feb 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

I chirurghi hanno un ruolo importante nel contrastare l’antibiotico resistenza, ne sono consapevoli ma a volte prescrivono antibiotici quando non ci sono vantaggi nel farlo. È quanto emerge da una quadro della situazione nella vicina Francia.

L’uso degli antibiotici in chirurgia

Le infezioni post operatorie, cioè a seguito dell’intervento chirurgico, sono una delle possibili temute complicanze legate all’operazione. Per ridurne il rischio è ormai prassi comune e condivisa la somministrazione nelle ore precedenti all’intervento di una profilassi antibiotica, che si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di infezione della ferita chirurgica.
Nonostante tutte le precauzioni antisettiche prese, a volte i batteri riescono comunque a entrare nell’organismo, con infezioni che possono essere anche gravi nei pazienti più fragili. In questi casi l’uso degli antibiotici non ha più uno scopo preventivo (l’infezione è già avvenuta) ma terapeutico, mira cioè a debellare il germe e a risolvere il quadro clinico.
Sono queste le due condizioni in cui l’uso degli antibiotici, prima e dopo un intervento chirurgico, sono non solo efficaci ma essenziali. Non ha invece alcuna dimostrazione di efficacia il prolungamento della profilassi antibiotica una volta terminato l’intervento chirurgico, perché non riduce il rischio di infezioni e aumenta invece la probabilità di effetti avversi e di selezionare germi resistenti.

Lo studio francese

Per capire quanto i colleghi siano consapevoli del rischio di antibiotico resistenza e quindi di un uso appropriato degli antibiotici, un gruppo di chirurghi, attraverso la Accademia nazionale francese di chirurgia, ha distribuito un questionario che indagava sia le conoscenze sia i comportamenti al riguardo.
In totale hanno risposto 234 chirurghi di varie specialità. Quasi la metà (il 48,7%) ha convenuto sul fatto che l’antibiotico resistenza potrebbe incidere negativamente sulla qualità delle cure chirurgiche, anche se solo un quarto (il 23,9%) dei rispondenti ha detto di avere avuto nell’ultimo mese pazienti con infezioni da batteri resistenti alla terapia. In un terzo dei casi i chirurghi stessi sono stati coinvolti nella scelta dell’antibiotico prima dell’intervento chirurgico, ma quasi la metà (47,3%) ha detto di avere prolungato la profilassi antibiotica anche nella fase post operatoria con l’idea errata di proteggere meglio il paziente.
In caso di infezioni successive all’intervento, la terapia antibiotica iniziale veniva scelta direttamente dal chirurgo nella maggior parte dei casi, con il coinvolgimento successivo dell’infettivologo.

In pratica

I dati di questo studio riguardano la Francia e non possono quindi essere riportati pari pari all’Italia, inoltre i chirurghi che hanno risposto (essendo una piccola percentuale di quelli che sono stati invitati a partecipare all’indagine) potrebbero essere soprattutto quelli più virtuosi, che sono cioè consapevoli dell’importanza dell’antibiotico resistenza e dell’uso appropriato degli antibiotici. Ciononostante il quadro che emerge sottolinea ancora una volta come la lotta alla diffusione della antibiotico resistenza riguardi tutti i protagonisti, compresi i chirurghi. Questa consapevolezza è il punto di partenza per qualunque programma che miri a contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza.

Bibliografia

Birgand H, Jacquet N, et al. Surgeons’ contributions to antibiotic stewardship and resistance prevention. JAMA Netw Open 2025; https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2836429 Conflitti di interesse:
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