In caso di infezioni delle vie urinarie nel bambino non è detto che serva per forza un ciclo di antibiotici della durata di 10 giorni, come di solito viene raccomandato: terapie antibiotiche più brevi, basate sull’andamento dei sintomi, potrebbero garantire una uguale efficacia a fronte di una riduzione degli effetti avversi.
Le infezioni delle vie urinarie nel bambino
Si stima che l’8% delle bambine e il 2% dei bambini nei primi sette anni di vita abbia una infezione delle vie urinarie che a volte può diventare ricorrente. In questo caso sono possibili a lungo andare complicanze, per cui le forme di cistite sintomatica in questa fascia d’età vengono sempre trattate con il ricorso ad antibiotici, dopo aver eseguito un esame delle urine e un antibiogramma per identificare il germe responsabile e l’antibiotico più adatto.
Il trattamento standard prevede 10 giorni di terapia antibiotica. Un uso prolungato degli antibiotici si associa però a una maggior frequenza di effetti collaterali e a un aumento della diffusione della resistenza batterica, per questo ci si è posti l’interrogativo se cicli di trattamento più brevi possano lo stesso guarire l’infezione.
Lo studio danese
In Danimarca è stato condotto uno studio controllato e randomizzato che ha riguardato quasi 700 tra bambine e bambini tra i 3 mesi e i 12 anni d’età. Come atteso erano molte di più le bambine (l’80%) perché hanno più spesso infezioni delle vie urinarie per motivi anatomici (la brevità dell’uretra e la sua posizione rispetto ai maschi).
Tutti i piccoli partecipanti erano giunti all’osservazione del medico per la comparsa di febbre (almeno 38°C) e un’infezione delle vie urinarie confermata dagli esami colturali. Veniva quindi raccomandata ai genitori la somministrazione di una terapia antibiotica per 10 giorni, oppure si consigliava di interrompere il trattamento alla scomparsa dei sintomi (febbre, dolore al fianco, difficoltà o bruciore a urinare) dopo almeno quattro giorni di terapia. Si valutava la frequenza di una nuova infezione delle vie urinarie a distanza di un mese e la comparsa di effetti collaterali.
Il ciclo breve di terapia non otteneva gli stessi risultati della terapia per 10 giorni, perché il rischio avere una recidiva era leggermente superiore (+5%) con i cicli brevi di terapia, era però significativamente inferiore il numero di effetti avversi legati al trattamento.



