Gli oppioidi sono farmaci antidolorifici, derivati sintetici dell’oppio, indicati per il trattamento del dolore da moderato a grave in diverse condizioni cliniche: dal dolore post operatorio a quello oncologico, fino al dolore muscolo-scheletrico cronico e neuropatico.
Se è vero che si tratta di farmaci dall’efficacia comprovata, è altrettanto vero che il loro impiego si accompagna a rischi non trascurabili, soprattutto in caso di uso prolungato o improprio, visto che si può creare dipendenza, rendendone la prescrizione particolarmente delicata.
Negli ultimi anni, in alcuni Paesi, Stati Uniti in testa, si è parlato apertamente di “crisi degli oppioidi”, con milioni di persone diventate dipendenti da questi farmaci, inizialmente assunti per una reale necessità clinica e successivamente utilizzati senza adeguato controllo. Ma cosa succede nel resto del mondo?
La situazione globale
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori ha analizzato i dati di prescrizione degli oppioidi in 19 Paesi compresa l’Italia), distribuiti in sei aree geografiche:
- Asia orientale (Regione speciale di Hong Kong, Giappone, Corea del Sud, Taiwan)
- Oceania (Australia, Nuova Zelanda)
- Nord America (Canada, Stati Uniti)
- Nord Europa (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia)
- Europa occidentale (Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito)
- Europa meridionale (Italia, Spagna).
Il periodo analizzato va dal 2001 al 2019 e include complessivamente oltre 248 milioni di persone, rendendo lo studio uno dei più ampi sul tema.
La forbice tra Asia, Nord Europa e Nord America
Come prevedibile, è emersa un’ampia variabilità nella prescrizione degli oppioidi tra i diversi Paesi. La prevalenza d’uso media si attestava intorno al 9%, con valori che andavano dal 2,7% in Giappone al 19,7% in Islanda nel 2015 riflettendo differenze profonde nelle culture sanitarie, nei sistemi regolatori e nelle linee guida cliniche.
In generale, i Paesi dell’Asia orientale si collocano sistematicamente ai livelli più bassi di prescrizione, mentre Nord Europa e Nord America mostrano i livelli più elevati. L’Europa meridionale, Italia e Spagna comprese, si posiziona su valori intermedi, pari al 9,4%, con una tendenza all’aumento.
La tendenza nel tempo
Il cambiamento più marcato ha riguardato gli Stati Uniti, dove le prescrizioni sono diminuite in modo significativo come risultato delle politiche restrittive mirate a contenere la crisi degli oppioidi. In direzione opposta si è mossa la Corea del Sud, che ha registrato l’incremento più rapido tra tutti i Paesi analizzati (+1,24 punti percentuali all’anno) e che potrebbe trovarsi in futuro ad affrontare problematiche simili a quelle statunitensi.
Un elemento comune a tutte le aree geografiche però c’è: donne e anziani ricevono oppioidi più frequentemente di uomini e giovani, nonostante rappresentino le fasce di popolazione più vulnerabili agli eventi avversi.



