Occorrono nuove strategie per prevenire le infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Secondo uno studio retrospettivo condotto in Canada, la profilassi con antibiotici è ampiamente utilizzata ma non è sempre risolutiva e aumenta il rischio di antimicrobico resistenza.
Infezioni urinarie ricorrenti: la questione
Il problema sollevato dai ricercatori canadesi è duplice: da un lato è necessario ridurre il ricorso a profilassi prolungate con antibiotici per contenere l’antimicrobico resistenza, dall’altro occorre definire quali bambini potrebbero trarre maggior benefici dagli antibiotici. In questa prospettiva, lo studio ha descritto il profilo clinico di 107 bambini con infezioni ricorrenti delle vie urinarie e ha valutato l’uso di antibiotici e la frequenza di resistenza batterica nelle infezioni che si verificano nonostante la profilassi.
Risultati e rischio di infezioni
La maggior parte dei bambini aveva condizioni anatomiche tali da esporli a un rischio elevato di infezioni ricorrenti delle vie urinarie, in particolare:
- reflusso vescico-ureterale
- vescica neurologica/spina bifida
- duplicazioni del sistema escretore
- ostruzione del giunto pielo-ureterale.
L’87% dei bambini è stato trattato con antibiotici, spesso per periodi prolungati e talvolta con più antibiotici nel tempo. Circa il 70% dei bambini trattati ha sviluppato infezioni urinarie dovute a batteri resistenti ad almeno un farmaco, mentre il 41% aveva infezioni dovute a batteri resistenti a più farmaci (≥3 classi di antibiotici).


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