Non sempre gli antibiotici vengono somministrati come una cura per una malattia infettiva batterica in atto, a volte sono usati anche a scopo profilattico per impedire cioè che i batteri possano causare un’infezione. È il caso della profilassi antibiotica prima di un intervento chirurgico, che andrebbe fatta almeno mezz’ora prima dell’intervento, ma ora uno studio tedesco sembra suggerire che non serve essere così rigidi riguardo al tempo.
La profilassi antibiotica preoperatoria
Nonostante tutte le precauzioni di asepsi che vengono prese, l’intervento chirurgico porta con sé il rischio di sviluppare nei giorni successivi una complicazione infettiva, che può essere della ferita chirurgica oppure del sangue o di qualche organo.
È dimostrato che la pratica, ormai applicata di routine, di somministrare una profilassi antibiotica prima di eseguire l’intervento riduce significativamente il rischio di incorrere in un’infezione. Le linee guida raccomandano di somministrare l’antibiotico almeno mezz’ora prima dell’intervento perché così l’antibiotico avrebbe il tempo di raggiungere le concentrazioni più efficaci durante l’operazione. A volte però, per vari motivi, il farmaco viene dato in ritardo, poco prima che inizi l’intervento. Ci si è chiesti perciò se tale tempistica incida o meno sull’efficacia della profilassi.
Lo studio tedesco
In uno studio retrospettivo, che ha analizzato cioè le cartelle cliniche dei pazienti a ritroso sulla base del momento in cui era stato somministrato l’antibiotico prima di procedere a un intervento di chirurgia addominale, è stata valutata la frequenza di infezioni in 1.200 pazienti operati non in urgenza, ai quali l’antibiotico era stato somministrato o secondo i tempi canonici (almeno mezz’ora prima dell’intervento) oppure nei 30 minuti precedenti all’operazione.
In totale si è avuta una complicanza infettiva nel 16% dei pazienti operati, senza che ci fossero differenze significative in base al tempo in cui era stata somministrata la profilassi antibiotica.



