Quando si assumono molti farmaci, come accade per molti anziani che convivono quotidianamente con la polifarmacoterapia, può verificarsi un fenomeno poco piacevole chiamato “cascata prescrittiva”. Di che cosa si tratta?
La cascata prescrittiva si verifica quando un effetto collaterale di un farmaco viene scambiato per il sintomo di una nuova malattia, portando così alla prescrizione di un ulteriore farmaco per curare il nuovo disturbo, invece di ridurre o sospendere il vecchio per controllarne gli effetti collaterali. Il rischio, in questi casi, non è solo quello di moltiplicare terapie evitabili, ma anche quello di amplificarne gli effetti indesiderati (leggi al riguardo anche la news “Polifarmacoterapia e cascata prescrittiva: opinioni a confronto”).
Un fenomeno finora poco studiato in ospedale
Fino ad oggi il fenomeno della cascata prescrittiva è stato studiato prevalentemente nelle persone che vivono in comunità, molto meno in quelle ricoverate che pure ne sono probabilmente più esposte. Ora un gruppo di ricercatori irlandesi ha condotto uno studio osservazionale prospettico su 385 pazienti con età media di 80 anni, affetti da più malattie e che prendevano più d 5 farmaci al giorno, ricoverati in ospedale per una episodio acuto. Per identificare la eventuale cascata prescrittiva sono stati utilizzati due strumenti validati a livello internazionale, classificando i casi come certi, probabili, possibili, incerti o indeterminati.
Quattro anziani su dieci sono trascinati in una cascata prescrittiva
Il 39,4% dei pazienti presentava almeno una cascata prescrittiva potenziale, per un totale di 281 casi identificati. Nel 12% di questi il legame tra il primo farmaco e quello aggiunto era abbastanza chiaro da far ritenere che il secondo fosse stato prescritto per trattare un effetto collaterale del primo, non una nuova malattia.
Inoltre, i pazienti a rischio di cascata prescrittiva erano soprattutto quelli che prendevano più farmaci (in media 12 farmaci al giorno), a conferma che all’aumentare del numero di medicinali cresce anche la probabilità di scambiare un effetto collaterale per un nuovo sintomo da trattare.



