Troppa resistenza alle cefalosporine

5 Gen 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

I batteri che più spesso causano un’infezione delle vie urinarie nei pazienti che giungono in Pronto soccorso sono resistenti in un caso su tre alle cefalosporine di terza generazione, antibiotici molto usati che, essendo ad ampio spettro, andrebbero riservati come farmaci di seconda linea secondo quanto raccomandato dall’OMS.

Le infezioni delle vie urinarie

Quelle delle vie urinarie sono le infezioni più frequenti sia in ospedale sia al di fuori e nelle forme più gravi comportano una riduzione della qualità di vita e complicanze importanti, talora mortali, come la sepsi.
Si stima che nel mondo nel 2019 i casi di infezioni delle vie urinarie siano stati 404 milioni e che ci siano state oltre duecentomila morti dovute a questo tipo di infezione, dato questo in continuo aumento.
Responsabili delle forme più gravi sono soprattutto gli enterobatteri resistenti agli antibiotici, in particolare alle cefalosporine di terza generazione.

La situazione in Italia

Uno studio osservazionale prospettico che ha coinvolto sette ospedali della Campania e della Lombardia si è posto proprio l’obiettivo di valutare la frequenza di resistenza agli antibiotici nei batteri isolati con l’urinocoltura in quasi trecento pazienti giunti in Pronto soccorso con un’infezione delle vie urinarie dovuta a un enterobatterio.
Come atteso il germe più spesso in causa era l’Escherichia coli (70% dei casi). Nel 36% dei casi i batteri isolati non erano sensibili alle cefalosporine di terza generazione. Si trattava quindi di germi resistenti, per sconfiggere i quali bisognava ricorrere ad altre classi di antibiotici.
Studiando la storia precedente di questi malati si è visto anche che un ricovero nei tre mesi precedenti o il fatto di venire da un reparto di lunga degenza erano entrambi fattori di rischio per sviluppare un’infezione delle vie urinarie da germi resistenti.
Lo studio ha consentito inoltre di porre in relazione la risposta agli antibiotici e la mortalità a distanza di un mese. Erano infatti più a rischio di morte i pazienti che avevano una mancata risposta agli antibiotici dopo una settimana di cura.

In pratica

Anche in Italia la diffusione degli enterobatteri resistenti alle cefalosporine di terza generazione è preoccupante perché rende difficile la cura delle infezioni delle vie urinarie specie nelle forme più gravi. L’uso avveduto degli antibiotici, con il loro ricorso solo quando necessario e secondo una scala progressiva di molecole in base alla gravità dell’infezione, è fondamentale per il contenimento dell’antibiotico resistenza e consente di avere a disposizione antibiotici ancora efficaci contro i batteri.

Bibliografia

Monari C, Onorato L, et al. Prevalence and outcomes of urinary tract infections caused by Enterobacterales resistant to third-generation cephalosporins in the Emergency Department: results from UTILY cohort, a prospective multicentre study. Infection 2025; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12460482/ Conflitti di interesse:
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