Usare gli antibiotici pensando anche all’ambiente

6 Mag 2026

FOCUS: Antibiotico resistenza

Prolungare la terapia antibiotica per via endovenosa nei pazienti ricoverati in ospedale non solo aumenta il rischio di effetti avversi anche gravi e di diffusione dell’antibiotico resistenza ma incide anche negativamente sul bilancio ambientale.

Antibiotici per via endovenosa o per bocca

In ospedale alcune infezioni gravi vengono trattate con antibiotici somministrati direttamente per via endovenosa. Se questo approccio nei primi giorni di terapia offre vantaggi indubbi rispetto alla somministrazione per bocca, dopo qualche giorno, avendo anche disponibili i dati di sensibilità o resistenza del germe in causa ai diversi antibiotici, è possibile passare alla somministrazione per bocca, con notevoli vantaggi in termini di gestibilità della terapia. Se il passaggio viene fatto nei tempi stabiliti dalle linee guida ciò incide significativamente, riducendo le complicazioni della terapia endovenosa (per esempio la comparsa di ulteriori infezioni correlate all’uso del catetere) e favorendo la possibilità di dimettere il paziente, che a casa non avrebbe modo di continuare la terapia endovenosa.

Meglio gli antibiotici per bocca nel rispetto dell’ambiente

Il prolungamento di una terapia endovenosa con antibiotici o addirittura il suo inizio non giustificato, quando sarebbe possibile trattare un’infezione con i soli antibiotici per bocca, incide negativamente anche sulla salute dell’ambiente. In un ospedale irlandese, che ha attivo un piano per ridurre gli sprechi e l’impatto di tutte le attività intraospedaliere sull’ambiente, si è calcolato quanto le terapie endovenose con antibiotici prolungate inutilmente possano aumentare l’impronta di carbonio.
L’impronta di carbonio è un indicatore ambientale che misura la quantità totale di gas serra, espressa in tonnellate di anidride carbonica equivalente, emessa direttamente o indirettamente dalle attività umane. Include emissioni da combustibili fossili, produzione e consumo di beni, aiutando a valutare l’impatto sul riscaldamento globale.
La somministrazione per via endovenosa comporta un alto consumo di materiali plastici monouso (sacche per le soluzioni, cateterini, siringhe, confezioni, eccetera) che si accumulano rapidamente. Inoltre la produzione, la distribuzione e lo smaltimento degli antibiotici impiegati richiede energia e risorse, che aumentano l’impronta di carbonio.

I risultati dello studio irlandese

I clinici hanno rivalutato quasi duemila prescrizioni di antibiotici per via endovenosa somministrati nel loro ospedale, stabilendo che la metà circa o non erano appropriate o erano state somministrate per tempi troppo prolungati. Questo migliaio di prescrizioni non appropriate o prolungate ha generato 100 chilogrammi di rifiuti plastici e 245 chilogrammi di anidride carbonica equivalente, il corrispettivo per ogni prescrizione non appropriata delle emissione di CO2 che si hanno guidando per 6 chilometri con una macchina, o facendo 10 radiografie del torace, o mantenendo accesa una lampadina a bulbo da 10 watt per 1.200 ore.

In pratica

Anche nella sanità occorre avere sempre più presente l’importanza di rispettare l’ambiente, di ridurre gli sprechi e di considerare l’impronta carbonica delle attività svolte. Alcuni possono sembrare piccoli accorgimenti ma messi insieme consentono di ridurre significativamente il carico di CO2 introdotto nell’ambiente. Tra questi accorgimenti c’è la gestione corretta in ospedale delle terapie antibiotiche per via endovenosa, con il duplice vantaggio di ridurre il rischio di antibiotico resistenza e di effetti avversi e di ridurre parallelamente l’impronta carbonica globale e la produzione di rifiuti plastici.

Bibliografia

Ali S, Gash S, et al. Pollution control: a cross-sectional study on the role of antimicrobial stewardship in reducing healthcare’s carbon footprint. JAC Antimicrob Resist 2025; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12391753/ Conflitti di interesse:
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