Con l’avanzare dell’età cresce la probabilità di convivere con più patologie croniche e, di conseguenza, di assumere più farmaci contemporaneamente. Questo fenomeno, la polifarmacoterapia, ovvero l’assunzione di almeno cinque farmaci al giorno, è noto e sempre più diffuso tra gli anziani, con rischi ben documentati. A complicare il quadro si aggiunge il ricorso crescente agli integratori alimentari. Sono infatti sempre di più gli anziani già in polifarmacoterapia che assumono quotidianamente vitamine, minerali o altri prodotti, spesso decidendo da soli di assumerli, senza chiedere il parere del medico, per far fronte a piccoli disturbi o nella convinzione errata di migliorare così il proprio benessere generale. La facilità di accesso a questi prodotti, acquistabili senza prescrizione, contribuisce alla diffusione del fenomeno. Ma quanto è davvero esteso? E quali conseguenze può avere?
Per fare luce sul tema è stata condotta una revisione di 16 studi pubblicati tra il 1997 e il 2024 in letteratura scientifica, con l’obiettivo di analizzare le interazioni tra integratori alimentari e farmaci negli anziani, individuare le combinazioni più frequenti e valutarne l’impatto sulla salute.
L’uso degli integratori tra gli anziani è diffuso
Dalla revisione emerge che il ricorso agli integratori varia dal 23% all’82,5% a seconda delle popolazioni studiate e che nel 29-40% dei casi gli anziani assumono già cinque o più farmaci da prescrizione, con un carico farmacologico elevato.
Le potenziali interazioni tra integratori e farmaci sono numerose, ma gli effetti avversi clinicamente più significativi si concentrano su alcune combinazioni ad alto rischio che coinvolgono principalmente:
- integratori con proprietà anticoagulanti o antiaggreganti, come aglio, Ginkgo biloba e olio di pesce, che possono potenziare l’effetto di farmaci antitrombotici come il warfarin e l’acido acetilsalicilico, aumentando il rischio di sanguinamenti
- minerali come calcio e ferro che legandosi ad alcuni farmaci possono ridurne l’assorbimento intestinale, compromettendo l’efficacia di terapie essenziali come la levotiroxina per l’ipotiroidismo, o alcuni betabloccanti per le malattie di cuore.
Il nodo della comunicazione tra medico e paziente
C’è un fattore che rende tutto più complesso: la comunicazione con il medico, o meglio la sua assenza. La revisione conferma un dato già noto e cioè che molti anziani non riferiscono al medico l’uso di integratori per i motivi più disparati: non li considerano alla stregua di medicinali, li ritengono innocui perché naturali, dimenticano di menzionarli o semplicemente temono una reazione negativa da parte del medico.
D’altra parte, anche i medici non sempre chiedono ai pazienti se fanno sull’uso di integratori o prodotti da banco, perfino quando il paziente dichiara di ricorrere a medicine complementari e alternative.
Il risultato è una storia clinica incompleta per cui nessuno, eccetto il paziente, possiede un quadro realmente completo di ciò assume ogni giorno ed è proprio in questa zona grigia che si insinuano i rischi.



