Quale anticoagulante negli anziani fragili con fibrillazione atriale?

13 Apr 2026

FOCUS: Cronicità e polifarmacoterapia

La fibrillazione atriale è l’aritmia più frequente negli anziani e richiede una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di emboli e quindi di ictus. Per decenni il warfarin è stato il farmaco di riferimento, ma negli ultimi quindici anni l’arrivo degli anticoagulanti orali diretti, come apixaban, rivaroxaban e dabigatran, lo ha soppiantato. Il motivo? In parte pratico: a differenza del warfarin, che richiede controlli periodici della coagulazione e frequenti aggiustamenti della dose, gli anticoagulanti diretti si assumono a dosi fisse e non richiedono un monitoraggio così stringente, oltre ad avere un profilo di sicurezza complessivamente più favorevole. Resta però una domanda aperta: ha senso cambiare la terapia anche negli anziani fragili che assumono già il warfarin da tempo e lo tollerano bene?

Benefici e rischi a confronto

Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricerca internazionale ha analizzato i dati di quattro grandi studi clinici, per un totale di oltre 71.000 partecipanti con fibrillazione atriale trattati con un anticoagulante diretto o con il warfarin. Tra questi, in particolare sono state identificate 5.913 persone di età pari o superiore a 75 anni, in condizione di fragilità e con una storia d’uso di warfarin, nei quali si valutavano gli effetti di un possibile passaggio a un anticoagulante orale diretto.

Il quadro favorevole agli anticoagulanti diretti

Dopo circa due anni di osservazione è emerso un quadro prevalentemente favorevole agli anticoagulanti diretti anche negli anziani fragili che in precedenza prendevano il warfarin:

  • il rischio di ictus, mortalità ed emorragie intracraniche e fatali si è ridotto in modo significativo
  • l’unica nota negativa riguardava le emorragie gastrointestinali. Negli anziani fragili il rischio con gli anticoagulanti diretti aumentava in misura maggiore rispetto al warfarin, mentre rimaneva simile il rischio per altre emorragie maggiori.

In pratica

I risultati di questo studio suggeriscono che passare a un anticoagulante orale diretto sia una scelta appropriata negli anziani fragili già in terapia con warfarin. La semplicità d’uso dei nuovi anticoagulanti è indubbiamente un vantaggio concreto in questa popolazione, spesso gravata da più patologie e terapie concomitanti. D’altra parte, il rischio aumentato di sanguinamento gastrointestinale impone una valutazione caso per caso, che tenga conto della storia clinica della persona e della presenza di altri fattori di rischio, tra cui malattie gastrointestinali o uso di farmaci antinfiammatori che aumentano il rischio di sanguinamento.

Bibliografia

Nicolau A, Giugliano R, et al. Outcomes in older patients after switching to a newer anticoagulant or remaining on warfarin: the COMBINE-AF substudy. J Am Coll Cardiol 2025; https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jacc.2025.05.060 Conflitti di interesse:
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