Proteggere i bambini con la ricerca, non dalla ricerca. È il principio che emerge dal nuovo rapporto delle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine statunitense. Secondo gli autori, l’eccessiva cautela nell’inclusione dei bambini nelle sperimentazioni cliniche rischia di limitare concretamente la possibilità di migliorare la salute dei piccoli.
L’importanza di cambiare approccio
Fino ai primi anni Duemila, i bambini sono stati esclusi dagli studi clinici, per ragioni di sicurezza. L’intento era evitare esposizione a farmaci non ancora adeguatamente valutati. Ciò però ha determinato l’uso off-label dei farmaci, che vengono cioè usati in modo diverso (per età, dosaggio, via di somministrazione o indicazione) rispetto alle indicazioni ufficialmente approvate (leggi anche la notizia Farmaci nei bambini ancora troppo poco studiati).
Nonostante i progressi normativi e scientifici degli ultimi anni, negli studi clinici per valutare l’efficacica e la sicurezza dei farmaci i bambini sono raramente coinvolti.
Il nuovo rapporto
Il nuovo documento d’oltreoceano sottolinea la necessità di includere in modo sistematico i bambini negli studi clinici. La tutela resta imprescindibile ma deve essere bilanciata con il diritto dei bambini a ricevere cure fondate su prove solide, che possono essere acquisite solo attraverso le sperimentazioni.
Secondo gli esperti, l’esclusione dei bambini dalla ricerca:
- limita lo sviluppo delle conoscenze cliniche specifiche
- aumenta il ricorso a trattamenti non adeguatamente studiati
- riduce le possibilità di migliorare gli esiti di salute nel lungo periodo.



